Inter-Udinese: conosciamo l’avversario dei nerazzurri

Avevamo lasciato Massimo Oddo a Gennaio 2017, quando l’Inter era allenata da Stefano Pioli, rifilando al suo Pescara un secco e indiscutibile 0-3, dopo averlo battuto 1-2, non senza sofferenze, nella sfida d’andata quando in panchina c’era Frank De Boer.

Va detto che all’andata il Pescara aveva fatto comunque una buona partita, molto ordinata, con un formale 4-3-2-1 che diventava 4-1-4-1 in fase di non possesso e 4-3-3 in fase di attacco, dove giocava un ruolo fondamentale Caprari.

Nella seconda partita non inganni il risultato: al Pescara mancavano Caprari più altri 7, di cui almeno 5 potenziali titolari. Insomma, partita impari e, en passant, fummo gli unici a sottolineare la coincidenza particolare e fortunosa di Pioli nel trovare comunque avversari con diverse assenze.

Oddo mi aveva fatto un’ottima impressione, a partire all’andata, quando ha costretto De Boer a un triplo cambio (carpiato) per rivoluzionare squadra e assetto, salvo poi rimetterla in difficoltà con Bahebeck; e per finire al ritorno, quando per 20 minuti aveva mostrato idee e quadrature interessanti nonostante le tante assenze, segnando anche prima del’Inter (un minuto prima) ma con Verre in fuorigioco.

In quella situazione ho scritto:

Il tecnico ha indubbiamente buone idee, il Pescara talvolta è davvero bello da guardare, ha chiare idee senza però avere tecnica e personalità per metterle in campo. Personalmente ne apprezzo certe qualità, perché sembra chiaro che l’allenatore sia portato per altri palcoscenici, dall’altra è incomprensibile una certa mancanza di adattamento: come si possa pretendere che questo Pescara imponga il suo gioco contro l’Inter è mistero che solo il buon Massimo potrebbe spiegare.ilMalpensante.com

Insomma, non sono di quelli che pensano che Oddo sia lì per i buoni uffici dei suoi procuratori… o almeno non solo, ecco.

La sua scelta, però, mi lasciava perplesso perché l’integralismo tattico di Del Neri appariva sostituito con un altro integralista tattico, anche se non ai livelli dell’allenatore friulano.

La partita contro il Napoli, la prima di Oddo, sembrava certificare la scelta sbagliata, nonostante non sia stata in assoluto una cattiva partita, anzi; e nonostante alcune scelte tattiche e di uomini avessero lasciato più che una perplessità, a partire dalla rinuncia a Jankto per finire alla posizione del giovanissimo Balic.

Poi, però, sono arrivate le altre due partite e qualcosa è cambiato: Oddo ha mostrato (purtroppo per l’Inter) di sapersi adattare.

Al suo arrivo, Oddo ha evidenziato subito la principale carenza tattica della squadra, soprattutto a livello individuale: vuoi perché sono troppo giovani, vuoi perché Del Neri probabilmente allena di più i sistemi che gli individui. E, pur non avendo una squadra di straordinarie individualità, certo è che l’Udinese non valeva la classifica che aveva.

Oltre ad altri generi di cambiamenti che gli allenatori amano apportare, vuoi per convinzione vuoi per semplice voglia di differenziarsi, Oddo ha variato l’assetto tattico in maniera sostanziale, passando al 3-5-2, avendo a disposizione mezz’ali ottime nella corsa e esterni dalla buona gamba e bravi a chiudere la linea difensiva.

Linea che è risultata già molto ordinata e difesa che ha già digerito i cambiamenti: quando è necessario, l’Udinese si chiude a 4 in difesa, ma lo fa anche in fase offensiva. Questo ha garantito coperture e buoni meccanismi benché con avversari come Crotone e Benevento, che comunque sono arrivate al tiro molto più di quanto non fosse prevedibile.

In difesa mancheranno Angella e probabilmente anche Samir: l’impressione è che, con Danilo, questi sarebbero con Oddo i titolari in condizioni di normalità. Dovrebbero quindi giocare Bram Nuytinck, che per minutaggio complessivo è tra i più utilizzati, e Jens Stryger Larsen.

A metà campo c’è materiale più interessante che, con il nuovo modulo, sembrano avere trovato nuove prospettive.

Non è un caso che proprio Jankto e Barak siano stati i protagonisti delle vittorie, discretamente protetti da un Fofana che sembrava invece essere arrivato come mezz’ala (quello che in realtà sembra essere) o addirittura trequartista alla bisogna (Mancini lo avrebbe apprezzato, per dire) e che non sembrava al centro del progetto di quest’anno.

Non è certamente il suo ruolo e probabilmente l’adattamento è piuttosto forzato ma, al momento, difficile immaginare altre soluzioni contro l’Inter, a meno di un miglioramento delle condizioni di Halfredsson (al momento meno probabile, ma più adatto) o la conferma di Behrami, decisamente più a suo agio in quel ruolo ma con pochi allenamenti sulle gambe. Soluzione più probabile: Fofana, con il rischio che diventi una delle vulnerabilità più importanti.

La metà campo potrebbe mettere in difficoltà quella dell’Inter in fase di costruzione, anche perché c’è l’esempio della Juventus da poter replicare: sia Jankto che Barak hanno davvero ottime doti di corsa e di tackle (il secondo decisamente meglio del primo).

Sugli esterni altri due “intoccabili”, Widmer e Adnan, decisamente più bravi a difendere che a offendere: entrambi piuttosto imprecisi, con il secondo che sembra essere davvero predisposto a perdere palloni.

Il nuovo modulo sembrerebbe penalizzare il giocatore di maggior talento tra i bianconeri, quel Rodrigo De Paul che per molti sarebbe diventato il nuovo tesoro di Udine, una riedizione di Alexis Sanchez, vuoi anche per il ruolo di partenza, anche se in Italia ha girovagato un po’ per il campo giocando anche da interno.

Questo perché la scelta è finora caduta sul duo Lasagna (che in realtà gioca più alle spalle della punta centrale) e Maxi Lopez. Formalmente, perché il gioco a ritroso di Lopez è risultato importante, con relativa libertà per Lasagna… che l’Inter se lo ricorda bene, visto che fu lui a segnare nel 2016 in Inter-Carpi con Mancini in panchina.

L’impressione che ho, però, è che De Paul per caratteristiche rischia di poter fare male all’Inter e che Oddo potrebbe essere portato a dargli delle chance: rinunciare a Lasagna o a Lopez? Se dovessi fare una scommessa, toglierei il secondo (tra l’altro difficile che scelga Perica). Diciamo che il “suggerimento” viene dalla prima partita tra Inter e Pescara quando Oddo non diede punti di riferimento, salvo poi affidarsi a Bahebeck negli ultimi minuti: stesso destino per Lopez? Vedremo.

Sarà interessante, a partita in corso, vedere le sostituzioni e soprattutto l’utilizzo di un giocatore piuttosto interessante, quell’Andrija Balic che Oddo potrebbe schierare proprio in mezzo al posto di Fofana, per alzare la qualità del palleggio: il calciatore sembra davvero molto promettente anche se davvero immaturo dal punto di vista tattico, motivo per cui si era meritato l’indifferenza di Del Neri.

Insomma, il cambio è arrivato in un momento ideale per l’Udinese, che ha potuto sperimentare soluzioni contro avversari più abbordabili: Napoli è servita proprio per capire che certe strade erano impraticabili.

L’impressione è che Oddo, al di là delle dichiarazioni di facciata, giocherà con una squadra molto corta e con grande lotta a metà campo piuttosto che pressing alto: se Crotone e Benevento hanno costretto l’Udinese a un baricentro sotto i 50 metri, non ci sono motivi per immaginare che con l’Inter possa andare meglio.

Oddo potrebbe essere tentato dal replicare il grande controllo juventino sulle fasce con 3 uomini, o talvolta 4 se necessario, e quindi sarà necessaria una prestazione super da parte del trequartista nerazzurro: la scelta sembra ricadere di nuovo su Brozovic e in questo caso appare più logica che contro la Juventus.

Per Oddo sarà importantissimo il lavoro di Jankto e Barak su Borja Valero e su Vecino.

Dal punto di vista ambientale l’Inter dovrà essere brava a lasciarsi alle spalle lo spauracchio Pordenone e relegarlo a mero spaventapasseri di metà stagione. Anzi, mi aspetto che i titolari vogliano partire proprio bene per scacciare ogni sorta di fantasma.

La speranza è di un gol nei primi 15 minuti per costringere l’Udinese a lasciare campo: l’Udinese è squadra che finora ha subito parecchio nella prima mezz’ora, ovvero 11, parziale che arriva a 14 se includiamo il primo tempo. L’Inter, da parte sua, è squadra che ha subito 1 solo gol nella prima mezz’ora, 3 in tutto il primo tempo.

Da registrare per l’Udinese, quindi, la difesa e i nuovi meccanismi che nei due incontri, inevitabilmente più semplici, hanno garantito zero gol subiti.

Per l’Inter, invece, sarà importante concedere meno che nelle ultime 4 partite di campionato dove ha concesso una media di 12 conclusioni a partita, pur soltanto una parte di esse davvero pericolose. E occhio a Jankto e Barak, che sono stati i protagonisti di 7 degli ultimi 8 gol fatti dai bianconeri, con 5 gol e 3 assist (uno degli assist li riguarda direttamente, per questo la somma fa 8).

Come contro la Juventus, due pronostici: 1-0 se l’Inter non sblocca subito, 3-1 se lo fa.

Questa partita ha un sapore particolare perché la pressione esterna in settimana è stata forte: Spalletti è stato bravo a deresponsabilizzare i calciatori e addossandosi tutte le colpe: per questa ragione può diventare un test importante per verificare la fase di crescita dei nerazzurri.

Loading Disqus Comments ...