#InterUdinese 1-3: perché la scelta di Mariani e #Var è sbagliata

La premessa necessaria questo articolo è una: il Var è una benedizione, guai a eliminarlo.

Deve essere chiaro che l’utilizzo del mezzo tecnologico non serve, né potrebbe farlo, per eradicare l’errore dal calcio: l’errore c’è e ci sarà sempre perché si tratta di uomini, di sport, di velocità. Il Var, però, serve a chiarire quelle occasioni di chiaro errore arbitrale.

Questo è un punto fondamentale e lo incidiamo sulle tavole tavole della legge mapensante: qua non si criticherà mai e poi mai il mezzo, che è cosa buona e giusta.

Diverso, però, come con con tutte le regole, è la valutazione sull’applicazione. E in questo caso è evidente che l’applicazione è fallace.

Aggiungiamo alla premessa che è fallace perché evidentemente non c’è ancora chiarezza al 100% sul protocollo da usare.

Cosa è successo

Su un intervento scomposto di Miranda, la palla arriva a Widmer che sbaglia il controllo, si lancia verso il pallone e la mette in mezzo, dove incontra il braccio di Santon largo. La palla poi finisce a Skriniar che spazza un attimo prima che l’arbitro fischi chiaramente, inequivocabilmente e senza possibilità di discussione una rimessa dal fondo.

A darcene conferma le immagini:

Beninteso, la palla spazzata da Skriniar non esce dal campo e l’arbitro interrompe il gioco perché l’arbitro fischia e indica la rimessa. Non sappiamo, in questo caso, se l’assistente abbia alzato o meno la bandierina.

Chiaro?

Il regolamento

Il regolamento dice chiaramente che ci sono casistiche in cui il fischio non è necessario: ovvero quando è chiaramente gol, rimessa, fallo laterale, calcio d’angolo etc…

Questo perché il momento in cui l’azione deve considerarsi interrotta è la sua uscita dal campo. Anzi, più precisamente il momento in cui l’arbitro decide che sia uscita dal campo.

Per comprendere meglio questo concetto facciamo due esempi.

Il primo: un calciatore corre verso l’area, viene strattonato appena fuori area, cade in area e l’arbitro fischia. Se valesse il concetto di sequenza temporale sarebbe rigore: in realtà è l’arbitro che decide quando un’azione è finita o meno.

Esempio numero due. Palla che esce chiaramente dalla linea e giocatore che la prende con le mani per accelerare il tempo di gioco. L’arbitro può permettersi anche di non fischiare, ma soprattutto quel mani non è punibile solo perché manca il fischio,il calciatore, chiaramente, si prende la sua dose di scommessa che l’arbitro assegnerà la rimessa, ma la cosa importante è che l’infrazione (ovvero palla fuori) non arriva quando l’arbitro fischia ma quando la palla supera la linea.

A darcene conferma il regolamento del gioco calcio:

Qui è necessario notare che chi ha redatto il regolamento ha previsto due casistiche: una è l’interruzione arbitrale, l’altra è l’uscita dal terreno di gioco.

Non appena la palla esce, tutto quello che succede dopo è da intendersi “a gioco fermo”, fischio o meno.

Il protocollo Var

Giova ricorda che il Var è utilizzabile per sole 4 casistiche:

  • decretare o meno un gol;
  • assegnazione di un rigore;
  • cartellini rossi;
  • scambio di identità.

Quattro casistiche. Quella che sembra interessarci è la seconda. Questo è quello che dice il protocollo Ifab:

Nel caso specifico, sembra che occorra l’ultima casistica: palla fuori dal (rettangolo di) gioco prima del fallo da rigore.

Attenzione, perché in questi mesi abbiamo sentito una delle raccomandazioni principali sul Var fatta proprio dal responsabile ex arbiro Rosetti: l’indicazione è quella di far terminare le azioni vista la possibilità di rivederle con la videoassistenza.

Perché questa indicazione? Perché dal momento in cui un arbitro prende una decisione e interrompe il gioco, tutto quello che succede dopo non esiste, a meno che non si tratti di episodi violenti da punire anche a gioco fermo.

Perché Mariani sbaglia

Arriva il momento in cui è necessario tirare le fila.

L’arbitro ha chiaramente fermato il gioco, tanto da fischiare mentre la palla di Skriniar era ancora in aria. E lo ha fatto perché, secondo lui, la palla è uscita fuori dal campo.

Quindi lui ha preso una decisione precedente rispetto al fallo di mani di Santon: in quel preciso momento in cui Widmer tocca la palla, l’azione è già ferma. Non è necessario il suo fischio per dire che è quello il momento, quella l’infrazione, quello il punto: l’arbitro ha preso quella specifica decisione fermando l’azione.

Mariani poi va a rivedere l’azione, ma non va a rivedere soltanto il fallo di mani di Santon, bensì due casistiche: il fuori di Widmer e il mani di Santon. Scelta che sarebbe stata nelle sue possibilità se avesse seguito l’indicazione di Rosetti e avesse lasciato proseguire il gioco (tra l’altro la palla sarebbe finita fuori da lì a un secondo).

Il fatto che Mariani abbia fischiato la rimessa dal fondo, indicandola chiaramente, fischiando ben prima che la palla uscisse, ha reso tutto quello che c’è dopo il tocco di Widmer azione “a gioco fermo”.

Il concetto non può essere né contestabile né fraintendible né interpretabile. Non è questione di “quanti secondi passano” tra una decisione e l’altra, perché si entrerebbe in un ambito di discrezionalità inaccettabile in situazioni del genere: quando va bene? 1 secondo? 2 secondi? 3,5? 4,1?

Comprenderete che il problema diventerebbe enorme. Ecco perché la raccomandazione di Rosetti: perché fermare il gioco impedisce l’utilizzo successivo del Var in molte situazioni.

Qualcuno starà pensando al fallo di Lichtsteiner contro l’Atalanta, ma se riguardate il protocollo Ifab parla chiaramente di un fallo durante la costruzione dell’azione d’attacco, esattamente come nella casistica del rigore:

Questo significa che se l’Atalanta avesse prima rubato il pallone, interrotto l’azione, recupero Juventus e gol: perché sarebbero state due azioni distinte e separate: non sarebbe stato possibile usare il Var.

Tornando a noi, la cosa più importante da notare è che Mariani non decide sul fallo di mani, almeno non solamente: lui prende la decisione di rivedere la rimessa dal fondo che aveva già decretato, che però non è azione che può “attivare” il Var, non a gioco fermo.

E questa scelta è totalmente fuori dal protocollo Var: ribadiamo il concetto perché si capisca senza fraintendimenti, nel momento in cui ha fischiato e indicato la rimessa dal fondo ha decretato che tutto ciò che succede dopo il tocco di Widmer è “a gioco fermo”, è come se non esistesse. La stessa cosa che è successa, per esempio, in Bologna-Torino con il gol annullato a  Belotti: l’arbitro fischia un attimo prima del tiro, ma fischia fuorigioco, pertanto l’azione è da ritenersi ferma nel momento del calcio del pallone, indipendentemente dal fatto che a calciarlo sia stato uno del Bologna e indipendentemente dal momento in cui ha deciso di fischiare.

Per l’arbitro, quindi, l’azione si è conclusa prima che Santon toccasse con mano.

Mariani, quindi, per l’utilizzo corretto e in regola del Var avrebbe dovuto lasciare correre l’azione.

Questo è un punto che Rizzoli e Rosetti devono chiarire senza possibilità di dubbio: a gioco fermo non è possibile intervenire se non per episodi violenti, a meno che l’oggetto della revisione non sia proprio quell’azione fermata dal fischio. In questo caso, ribadiamo, è l’azione precedente.

Ripeto quanto detto in premessa: questo articolo non è una critica al Var ma a un suo uso non consapevole e fuori dal regolamento, fuori dal protocollo e fuori dalla logica stessa del Var.

E non si tratta neanche di stabilire se è giusto o meno il rigore: il tifoso interista non deve “fare lo splendido”, non deve soffrire di inferiorità nei confronti di nessuno, non deve mostrarsi superiore a niente e nessuno perché l’Inter è estranea al Var e il Var non ha agevolato né danneggiato nessuno. A farlo, se è stato fatto, sono state le interpretazioni.

Il Var non nasce per sanare tutti gli errori, non è una vera “moviola in campo”, non serve per dirimere tutto ciò che è giusto da tutto ciò che è sbagliato. Serve per correggere un evidente e chiaro errore arbitrale, purché rientri nella casistica in questione.

Per essere più chiari sull’utilizzo dello strumento e sul ruolo del Var, sono convinto che su Miranda ci sia rigore. L’arbitro non può né deve valutare la consistenza del fallo (altrimenti su Cuadrado non ce ne sarebbe neanche uno), ma stabilire se un fallo c’è o meno. Perché non è intervenuto il Var? Perché evidentemente ha valutato che non si trattasse di un chiaro errore, non è il suo mestiere (suo dell’assistente video): il paradosso vuole che il Var non sarebbe intervenuto probabilmente neanche a rigore concesso.

L’errore è ancora di Mariani (e lo sarebbe stato in caso anche di rigore: si rivede sempre!) che avrebbe potuto e dovuto chiedere l’assistenza e decidere lui su revisione dell’episodio.

Inoltre, abbiamo persino dubbi sul fatto che si tratti chiaramente di palla in gioco o meno. L’unico fermo immagine che si riesce a ricavare (diamo credito anche all’utente Twitter che ce lo segnala) è questo:

Mi chiedo: se non ci sono immagini chiare, come ha fatto Mariani a decretare che la sua decisione fosse chiaramente errata?

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Update: c’è un video in cui è chiaro che il guardalinee segna il fallo laterale: l’arbitro avalla la segnalazione e fischia la rimessa dal fondo. Errore certificato senza alcuna possibilità di discussione.

UPDATE DELL’UPDATE

Un utente Twitter ci segnala una intervista a Rizzoli su un altro caso. Interessante notare che Rizzoli parla di un fischio su un fuori successivo all’infrazione: qua Mariani decide addirittura prima! Nessun dubbio: Mariani sbaglia.

 

E, beninteso, questo prescinde e deve prescindere da come ha giocato una squadra, se ha meritato o meno: non lo prescrive il dottore che si debba vincere facendo gli splendidi, con possesso palla e 800 tiri. Se non tiro in porta e non subisco ma devo battere un rigore e lo segno, vinco: perché il calcio è così. E se non vi piace, se pensate che si debba per forza meritare, datevi alla ginnastica artistica o a qualunque altro sport che preveda un voto dei giudici.

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