Le parole di Spalletti e la prestazione contro l’Udinese

Atalanta-Lazio è appena terminata e lo spettacolare pareggio rende meno amara la sconfitta dell’Inter contro l’Udinese, anche se, in verità, aumenta i rimpianti per quello che poteva somigliare a un set point (per i match point si aspetterà marzo/aprile) importante a una giornata dallo scontro diretto.

Quella tra Inter e Udinese è stata una partita piuttosto strana, ovvero una di quelle partite che se segni per primo entro i primi 20-25 minuti l’avversario non ti prende più e, anzi, si disunisce e prende un’imbarcata clamorosa.

Il primo tempo dell’Inter è stato a tratti persino un ottimo primo tempo, nonostante la scarsa vena di Icardi nel sostegno dell’azione, la poca brillantezza di Perisic e Vecino, la latitanza di Brozovic fatta eccezione per gli ultimi 6-7 minuti in cui l’Udinese aveva lasciato sin troppo campo all’Inter.

Anche il grosso di chi ha votato il sondaggio nell’intervallo ha individuato nel croato una spina nel fianco della manovra nerazzura:

Il primo tempo, per numeri, rimane imbarazzante, a maggior ragione per un’Inter che aveva qualche uomo sotto tono:

esthia immmobiliareL’Udinese ha fatto il suo gol approfittando di uno svarione difensivo, individuale e collettivo. Per il resto l’Inter aveva tenuto bene i reparti, ottime le distanze, controllato benissimo la palla e tenuta l’Udinese lì tutta indietro, impedendo a Lasagna e De Paul di ripartire.

Cos’ha tenuto in vita l’Udinese?

Sostanzialmente tre cose: l’imprecisione in fase di tiro, l’imprecisione in fase di assistenza finale, la mancanza della grinta necessaria per chiudere subito la partita.

I nerazzurri hanno commesso appena un paio di errori, due/tre, non di più. Oltre a quello gravissimo di Santon sul gol (ma ce ne sono altri due/tre, vedi almeno Skriniar che si perde clamorosamente Lasagna, e D’Ambrosio a gol fatto glielo fa notare), ci sono state un paio di situazioni che Spalletti ha evidenziato benissimo (le seguenti dichiarazione sono un collage di quello che ho sentito delle dichiarazioni post partita):

Nel primo tempo De Paul non prendeva palla tra le linee, è successo due volte dove i centrali hanno deciso di scappare anziché montargli addosso, però c’era questa possibilità sia quando si è preso il primo gol, si è deciso di staccare mentre la distanza poteva esser quella che si andava a contrastare lì sulla palla ricevuta…

Spalletti è persino più entusiasta di me nell’analizzare il primo tempo:

Primo tempo bellissimo, che se avessimo continuato avremmo sicuramente portato a casa la partita […] la squadra aveva le distanze giuste, era aggressiva […]

E analizza con straordinaria lucidità quel paio di errori di cui parlavamo prima:

Nel primo tempo abbiamo fatto molto bene, non si erano mai allungati. Solo in un paio di situazioni in cui abbiamo deciso di scappare mentre c’era la possibilità di montargli addosso lì sulla trequarti con la linea difensiva e un paio di palloni persi nel primo tempo che ci sono costati tanto.

Ancora prima di sentire Spalletti, nelle pagelle di ieri ho scritto che Skriniar e Miranda si sono lasciati prendere troppo la mano sugli arretramenti difensivi del secondo tempo, in alcuni casi anche scambiandosi di posizione nella fretta di arretrare.

L’ho evidenziato molte volte come uno dei mali più chiari di questa squadra (l’anno scorso addirittura a livello patologico), perché con le distanze più lunghe tutti gli avversari diventano improvvisamente più bravi di quanto non siano: ed ecco perché poi ti ritrovi i carneadi come Verdi o De Paul fare pezzi di partita da fantascienza.

Nel primo tempo, eccellente la prestazione di Candreva:

Cosa è successo nel secondo tempo?

Per quanto mi riguarda 3 cose: sottovalutazione dell’avversario (o sopravvalutazione dei propri mezzi), avversario che è entrato in campo meglio ed è riuscito ad allungare l’Inter, gambe dei nerazzurri che non hanno risposto più come avrebbero dovuto perché quando sei in svantaggio, o quando cominciano a correre più di te o tu fai troppi errori anche banali, più o meno chiunque rischia di saltarti in testa:

L’aspetto fisico ha inciso, anche se Spalletti non è d’accordissimo, ma per me ha inciso nella misura in cui, a testa “scarica”, le gambe non hanno più risposto quando è stato necessario rimettersi a correre:

L’aspetto fisico… mi è sembrato che sia stato apposto anche nel secondo tempo quando si è persa un po’ di distanza tra i reparti, ma soprattutto abbiamo sbagliato alcuni gesti tecnici abbastanza semplici da sviluppare.

E la differenza l’ha fatta il secondo tempo quando non siamo stati più capaci di gestire la palla e non si è fatto più girare la palla in quei 10 minuti.

L’Inter ha perso il controllo della palla, si è allungata, la difesa ha cominciato a scappare indietro costringendo i centrocampisti a correre; mentre in fase offensiva c’è stata una eccessiva tendenza alla complicazione, al risolvere il problema velocemente… e forse il pareggio di Icardi ha illuso i calciatori in campo che si trattasse soltanto di volontà:

Il vantaggio non se lo sono presi da soli, noi gli abbiamo concesso qualcosa.

Bisognava essere più forti da un punto di vista mentale, di scegliere cose più giuste e diverse soprattutto da quelle che abbiamo fatto.

Il “punto di vista mentale” c’entra anche col Pordenone? Dal mio punto di vista no, perché l’Inter nei primi 15 minuti ha avuto 4 occasioni per segnare, è partita bene anche se non con quella “furia” che mi attendevo. Se Pordenone ha trasmesso qualcosa forse è il senso di “impunibilità”, di averla sfangata comunque, forse di poterlo fare a prescindere vista l’assenza di sconfitte in amichevoli anche prestigiose e in campionato anche contro avversari più forti dell’Udinese, in condizioni di svantaggio e spesso dando di più negli ultimi minuti:

Nonostante questo, però, a fine partita i numeri racconterebbero un’altra partita che se la rigiochi altre 100 volte la vinci in almeno 99 occasioni.

Spazzate (a sinistra quelle dell’Inter, a destra quelle dell’Udinese):

Tiri 26 a 8:

Chance create:

Insomma, una di quelle partite che sembrano maledette per molti versi e che fa (nefasta) coppia con quella contro il Pordenone: in totale oltre 60 tiri in porta e 1 solo gol in 210 minuti: sfido chiunque a trovare numeri così da qualche altra parte.

A livello tattico c’è stata troppa imprecisione negli ultimi 30 metri e un mancato raccordo centrale nonostante la presenza di trequartisti per tutto il tempo della partita, anche qui le immagini sono impietose:

Insomma, una partita che l’Inter avrebbe potuto tranquillamente vincere se non si fosse (s)montata la testa nel secondo tempo e se non avesse peccato di superficialità nel primo.

Ci sono, inevitabilmente, anche gli errori di Spalletti: non lo prescrive il dottore di giocare col trequartista e la scelta dei cambi, compreso tempismo, è sembrata avventata: il terzo gol si prende perché la squadra è messa male, Gagliardini non ha capito il suo ruolo in quel momento e si perde Barak, Perisic ci prova, nonostante la sua posizione sia di pressing alto sull’esterno anche se in teoria dovrebbe fare lo stantuffo tutta la fascia: la famosa difesa 3 1/2, quella che se hai l’esterno alto difendi a 3 (come in questo caso) e se ce la fa difendi a 4.

Solo che Gagliardini non aveva compreso che la mezz’ala bianconera doveva essere sua e non di Perisic, visto che si stava difendendo chiaramente a 3:

Poi è anche chiaro che fisicamente qualcosa stiamo cedendo: per la prima volta, come detto ieri, l’Inter ha corso meno dell’avversario, mentre il contrario era successo in ogni condizione di gioco, contro qualunque avversario, con goleada o vittoria risicata, pareggio o vittoria, segnando prima o dopo: insomma, una certezza.

Ma al di là dei numeri è evidente che qualcuno sta pagando l’aver tirato la carretta tutto il tempo: Skriniar, Vecino e Perisic su tutti, mentre traballa pericolosamente D’Ambrosio.

Le parole di Spalletti

E questo apre un altro scenario, che in realtà conosciamo bene. La rosa corta e il mancato spalmare dei minuti su un numero più ampio dei calciatori.

I giornalisti hanno cominciato da tempo e ilMalpensante.com è colpevole perché avrebbe dovuto già pubblicare l’aggiornamento sul mercato, visto che si sta cominciando a macinare lo stesso genere di grano dell’estate: ovvero accostare all’Inter nomi su nomi.

Spalletti venerdì ha chiesto aiuto alla società, anzi, ha chiesto due aiuti: chiarezza dentro lo spogliatoio, chiarezza fuori dallo spogliatoio. Ma andiamo con ordine, analizzando le parole di Ausilio:

Fare il mercato di gennaio è molto complicato, a maggior ragione per una squadra fatta da giocatori forti come l’Inter che è prima in classifica. Abbiamo fatto un patto con questi ragazzi: all’Inter sono cambiati l’allenatore e 3-4 giocatori, tutti ci stanno mettendo qualità e i risultati sono questi. Non penso che cambieranno le valutazioni da qui a gennaio, dobbiamo pensare se ci sono giocatori migliori dei nostri. Siamo attenti a tutto ma crediamo in questi ragazzi”.

Chi mi legge da tempo sa cosa penso di Ausilio e quindi non posso essere tacciato di partigianeria: Ausilio fa bene, perché la legge del mercato vuole che più hai bisogno e più rischi di pagare più care le cose che ti servono, più hai bisogno e più rischiano di valere meno le cose che vuoi vendere.

Ausilio non può dire “una metà squadra fa cagare e dobbiamo venderla prima possibile” perché questo ridurrebbe il valore della rosa per il semplice fatto che l’abbia detta.

Quindi, no, non sentirete ma un DS dire che la rosa fa schifo, a meno che non voglia farsi licenziare.

Spalletti venerdì si è espresso in maniera chiara.

Prima di mettere su le sue parole, però, è necessario introdurle nel contesto di questa esperienza: Spalletti non si è mai agitato contro la società, non ha mai dato contro i suoi calciatori, li ha sempre difesi, sempre definiti professionisti, sempre protetti.

Che così, di punto in bianco, Spalletti sia impazzito rivoltando una linea che dura da 5 mesi mi sembra improbabile.

Per quanto riguarda il mercato… secondo me bisogna fare un po’ d’attenzione. Cioè, credo che fino a che la società non presenterà le vere intenzioni che ha, fino a che il Presidente non farà chiarezza sulle vere intenzioni che ha, su come agire in questo mercato qui, dovremmo fare tutti un po’ di silenzio.

Di silenzio perché poi creare quelle aspettative che si è creato prima di questo inizio di campionato, avere poi quella sfiducia su quello che era venuto fuori in base a quelli che erano i nomi che avevamo fatto, questo non fa bene ai tifosi, non fa bene ai calciatori dell’Inter che hanno pedalato forte fino a questo momento qui, non fa bene all’Inter, ma soprattutto non fa bene ai risultati dell’Inter.

Di conseguenza se mi chiedete tre nomi ve lo dico chi voglio [Ramos, Iniesta e Sanchez].

No, se no poi si ricomincia con le telefonatine, a quelli che giocano e che hanno pedalato fino a ora e hanno portato l’Inter a essere prima in classifica bisogna dargli il rispetto che meritano, se no poi rifaccio quello poco simpatico, rifaccio l’antipatico… è una figura che mi riesce benissimo quella lì, dell’antipatico, mi metto lì e si ricomincia. 

Mi sembra che Spalletti abbia detto a tutti “meglio fare silenzio“, meglio non inventarsi cose, a giornalisti e magari anche a gente vicina all’Inter, chissà anche qualche dirigente che parla troppo, che ha qualche amico giornalista di troppo oppure che pensa di potere manipolare le operazioni di mercato usando i media (prima o poi ci torniamo in senso generale).

Tanto che due punti mi hanno convinto: bisogna dare rispetto a chi ha tirato la carretta, non ricominciate con le “telefonatine“, ovvero quelle dei giornalisti a calciatori e Spalletti stesso.

Sabato altra dose, in tv.

 

La domanda: ci può precisare che messaggio intendeva lanciare alla società a proposito di mercato. Che la coperta è un po’ corta per questa Inter o che servono rinforzi a livello qualitativo, anche se poi Ausilio ha detto che è difficile migliorare questa squadra nel mercato di Gennaio.

La risposta: No ma io ho detto… la cosa è chiara, poi gli si può dare duemila versioni perché tanto succede sempre così, poi ci sono i professionisti dell’interrogativo. Facciamo parlare la società. Non c’è interpretazione. Di quello che può essere il mercato facciamo prima parlare la società…

[intervistatrice: ha parlato Ausilio e ha detto che è difficile migliorare questa squadra a gennaio]

Ausilio è un direttore sportivo, la società è la proprietà. Ausilio penso che non sappia le possibilità di investimento che abbiamo. Poi in base a quelle che sono le possibilità si va a parlare di calciatori, se no si fa come a Giugno, quando mi sono sentito attraversare le orecchie da duemila nomi e non si sono potuti prendere.

Per cui facciamo parlare la proprietà e vediamo quello che diventa meglio per noi per andarlo a rincorrere o vedere se è possibile portarlo a casa.

Ma la squadra è forte, la squadra rimane ugualmente di un certo livello. Chiaro che quando ci sono queste finestre bisogna per forza riunirsi, ma non è una riunione che riguarda solo noi, riguarda anche i calciatori, perché poi mi avete detto che c’è qualcuno che vuole andar via. Per cui si rifà il punto della situazione e si guarda a quello che abbiamo intorno, rimanendo assolutamente convinti che abbiamo una forza che ci può portare fino in fondo.

Un attimo dopo aver parlato di Ausilio ha avuto una esitazione, forse accorgendosi di essere andato un po’ oltre.

L’argomentazione è chiara: ci sono degli scontenti, è necessario sapere su chi posso contare e, nel caso, sapere su quanto possiamo fare sul mercato per sostituirli o integrarli. Ma, beninteso, per me è soprattutto un modo per provare a fermare l’ondata mediatica che già monta e rischia di abbattersi sul gennaio nerazzurro mettendo a repentaglio un equilibrio di spogliatoio che Spalletti ci descrive indirettamente, questo sì, come fragile.

Che poi chieda aiuto alla proprietà anche in termini assoluti, nel senso “qualcosa è necessario“, è chiaro, ma è una richiesta che fa ogni dannato allenatore sulla faccia della Terra, compreso quel Guardiola che ha 11 punti di vantaggio sull’avversario più diretto. Anche perché i risultati non hanno intaccato il ragionamento estivo, ovvero che questa Inter è incompleta e almeno uno o due innesti sembrano necessari proprio dal punto di vista numerico prima ancora che qualitativo.

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Ma quando lo fa, non manca mai di ricordare a sé stesso, ai suoi calciatori e ai giornalisti che la base c’è, è buona e che questi hanno bisogno di rispetto. Insomma, non mi sembra siano parole e atteggiamenti pensate e finalizzate a “colpire” qualcuno all’interno.

Spalletti per me sta diventando una garanzia, ma adesso si apre una fase importante e nuova, dove dovrà imparare, anche se credo già lo sappia, che la vera grande avversaria dell’Inter è… l’Inter stessa. E lui un po’ c’è abituato perché a Roma era così, pur con situazioni diversissime sotto molti punti di vista: solo che a Milano si corre il rischio di essere soli come da nessun’altra parte al mondo.

Noi probabilmente abbiamo bisogno di qualcosa per fare quel passettino, quel completamento… però noi siamo una squadra forte e rimaniamo forti anche se oggi abbiamo perso.

Poi è chiaro che ci sono i “professionisti dell’interrogativo” anche tra i tifosi e magari rischiamo di buttarla in caciara senza motivi. 

Anche perché la classifica ci sorride ancora, nonostante la sconfitta.

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