Sassuolo-Inter 1-0: l’Inter si è fermata

L’Inter si è fermata.

Juventus, Pordenone, Udinese e Sassuolo: in quattro partite 2 pareggi nei 90 minuti, 2 sconfitte, ma la cosa più grave è il solo gol segnato contro l’Udinese.

L’Inter di Spalletti non ingrana più neanche in partite dove produce un’infinità di palle gol (Pordenone) o gioca una buona partita (almeno fino al gol avversario, Udinese) o quando sembra controllare la partita, senza pur affondare il colpo decisivo.

Qualcosa si è inceppato.

In questo momento è difficile dirlo, sia perché è appena finita la partita e inevitabilmente si è preda di sensazioni a caldo che sono cattive consigliere, sia perché l’unico che può dire qualcosa di veramente definitivo è Spalletti che li segue ogni giorno.

Oppure può essere un mix di tutto, a partire dalla condizione fisica, che in realtà mi aspettavo calasse prima e che invece si sta pagando adesso; oppure l’aver spremuto troppo i titolari; o anche aver sbagliato a introdurre il tarlo del dubbio, dell’insicurezza, dell’errore con la partita contro il Pordenone; o, anche qui inevitabilmente, si pagano le voci di mercato e forse, con il senno di poi, le parole di Spalletti non sono state certo un buon segnale alla squadra.

Si pagano anche alcune scelte non proprio felici, ma ci torneremo quando faremo l’analisi della partita.

A poco vale il ragionamento del “ci è andata bene fino a ora”, perché tutte le squadre di testa, chi più chi meno, hanno avuto la loro dose di buona sorte.

Rimane l’amaro in bocca perché contro Crotone, Bologna o Benevento l’Inter aveva giocato decisamente peggio. Al di là della monotematicità di certe soluzioni offensive, soprattutto nel primo tempo, sono d’accordo con Spalletti, ovvero l’Inter ha fatto la sua partita, punita soprattutto da errori individuali: proprio la prima frazione era quella dove non sembrava neanche ipotizzabile subire gol, mentre nel secondo tempo si è giocato sostanzialmente in una sola metà campo.

Come a Udine, l’Inter paga carissimo situazioni che in genere non si pagano e che prima non aveva mai pagato. E su questo ci sarà comunque da indagare, perché sui 14 in campo è sembrata evidente meno convinzione nella reazione.

Ovviamente le pagelle risentono del “peso” della sconfitta e dei tanti errori individuali, prestazioni peggiori rispetto a quanto espresso complessivamente dalla squadra.

Le pagelle

HANDANOVIC 5,5: fa un paio di parate importanti che tengono in vita l’Inter, ma sul gol sembra essere posizionato male, troppo avanti, addirittura quasi davanti al palo: la posizione gli impedisce di arretrare sufficientemente per prendere una palla a mezzo metro dalla linea.

CANCELO 6+: la sorpresa più positiva. Per 15 minuti sembra letteralmente terrorizzato dall’idea stessa di attaccare, al punto che Candreva gli chiama col braccio tre volte la sovrapposizione che non arriva o arriva in ritardo: alla mezz’ora, convinto che Cancelo abbia imparato, gli dà una palla no look che finisce nel vuoto.

Sul gol non chiude benissimo la diagonale anche se nella catena degli errori è davvero l’ultimo anello.

Detto questo, la spinta offensiva è eccezionale per qualità e quantità: sbaglia pochissimo, crossa discretamente bene, salta l’uomo, dà superiorità numerica che però non riescono a sfruttare. Al netto di doverlo registrare in partite in cui difensivamente sarà più complicata, se Spalletti tira fuori una buona collaborazione con Candreva l’Inter avrebbe una alternativa offensiva importante.

SKRINIAR 5,5: grave l’errore sul gol del Sassuolo, l’ennesima situazione in cui manifesta una chiara difficoltà a seguire l’uomo alle spalle: troppa zona e poca marcatura.

Per il resto non sembra lucidissimo e sembra in forma calante.

MIRANDA 5: sul gol è quello meno responsabile, anzi, per me non ha responsabilità alcuna perché nessuno si sarebbe aspettato la frenata di Brozovic e lui tiene la linea giusta per l’eventuale cross.

Ma non riesce a prendere mai l’anticipo su Falcinelli, scappa sempre indietro (come sempre) creando troppo spazio e anche lui appare insicuro, con l’aggravante di trasmettere l’insicurezza agli altri con il suo modo di giocare.

D’AMBROSIO 5: il sinistro proprio non gli funziona, azzecca un solo cross. Sul gol è troppo avanti e esce in maniera scriteriata.

GAGLIARDINI 5: meglio da difensore centrale che da centrocampista: quando la palla arriva a lui si perde sempre uno tempo di gioco, talvolta due. Non osa quasi nulla perché Spalletti gli chiede di dare equilibrio anche per coprire le avanzate di Cancelo, ma spesso sbaglia appoggi facili.

In fase di non possesso è spesso in ritardo, lotta ma sembra girare a vuoto: appena le distanze si fanno più ampie annega.

BORJA VALERO 5,5: molto meglio nel primo tempo, quando diventa l’unica alternativa al gioco sulla fascia, quando con la squadra più corta riesce a cucire gioco come nessun altro: dopo 15/20 minuti il Sassuolo gliene piazza davanti persino due in certi casi e lui talvolta è costretto a prendere palla 10 metri più avanti senza quasi mai trovare la collaborazione nei movimenti dei compagni.

Nel secondo tempo si lascia prendere dalla frenesia e sbaglia troppo per uno come lui.

CANDREVA 5: quanti sono? 20? 25? Sembrato il replay della partita contro il Bologna: cross su cross a ripetizione, anche se di migliore qualità rispetto al match contro i felsinei.

Quasi del tutto spariti gli accentramenti, fatta eccezione per alcune situazioni del secondo tempo. Sarebbe utile fargli capire che la palla può tornare a girare dopo la seconda/terza volta in cui si ripete la stessa azione.

Quando si dovrebbe cambiare passo lui sparisce, forse stanco.

PERISIC 5-: e dire che avrebbe le occasioni per segnare oltre che per fare assist, tutti di testa praticamente. Almeno un tiro è giusto, para Consigli: poi un paio sono errori, un altro paio sono utili rimesse in mezzo dove però non c’è nessuno e non lo segue nessuno.

Gli manca spunto e velocità: come scriviamo già da qualche giornata (Chievo, a questo punto, è un caso isolato nel periodo) sembra il più in difficoltà fisicamente perché non riesce praticamente a saltare più nessuno.

BROZOVIC 3: non me ne abbiano i #Brozzers, non si tratta né di persecuzione né di accanimento. Anzi, se accanimento c’è è terapeutico: nel senso che sembra davvero irrecuperabile.

Abbiamo visto Brozovic nella sua versione peggiore, pascolante, un osanna al correre inutilmente e con l’atteggiamento svogliato di chi non ha la testa altrove e non vede l’ora di tornarci a fine partita. Assolutamente inutile, assente, senza logica per la stragrande maggioranza del suo tempo di permanenza in campo.

E uno avrebbe anche la pazienza di perdonargli l’assenza in attesa di quella palla (come quella data a Icardi) che può cambiare la partita. Ma lo farebbe a condizione che non diventi dannoso, come invece diventa lui quando perde palla oppure quando dimostra di non sapere cosa fare in campo e non ci mette neanche la grinta per sopperire con la voglia all’ignoranza manifesta.

Da questo punto di vista il gol di Falcinelli è emblematico. Sappiate che Brozovic risulta spesso tra quelli con più alta velocità massima registrata, quindi quella corsetta impettita, cantilenante, a petto dritto verso Politano (che ha la palla) al quale non recupera neanche mezzo metro sembra una clamorosa presa per il culo al tifoso: cosa che si conferma quando Politano si accorge che si sta andando a imbucare e rallenta. Si conferma perché Brozovic si ferma, letteralmente, a 3/4 metri dall’avversario che riprende a correre e lui continua a corricchiare.

Inguardabile, inconcepibile in qualunque ambiente professionistico. Brozovic is the new Guarin: due/tre partite l’anno non valgono la sofferenza di tutte le altre in cui sviluppi una mania omicida nei suoi confronti.

ICARDI 3: già visto con l’Udinese e con il Pordendone, sembra essere tornato alla vecchia tendenza di accucciarsi tra due centrali difensivi e aspettare la palla buona: non servono neanche tutte le dita di una mano per contare le volte in cui decide di accorciare invece che scappare.

Nonostante questo, avrebbe anche le sue chance… che sbaglia, le sbaglia tutte clamorosamente. E il rigore tirato male, malissimo, è solo la ciliegina su una torta indigesta: il linguaggio del corpo era chiaro, non era sicuro di tirarlo… perché non lasciarlo ad altri?

DALBERT 5: dovrebbe dare spinta offensiva e invece è solo frenesia senza costrutto.

JOAO MARIO 4: entra con la faccia da Brozovic, ha sui piedi una palla gol e lui sta lì a guardarla come se quella palla dovesse rivelargli tutti i misteri dell’universo in quel preciso istante: perché rischiare di calciarla in porta?

Mentalmente fuori dalla squadra, con la voglia sotto le scarpe. Peccato, stesso discorso che per Brozovic: sarebbero utili, utilissimi entrambi, ma con questo atteggiamento meglio niente, grazie.

EDER 5: ad un certo punto Spalletti urla talmente tanto a lui e Icardi che pure noi dalla tv sentiamo: uno scappa e l’altro accorcia.

Niente, tutti scappano e Eder non c’è quasi mai quando serve.

Alla faccia di chi vuole una seconda punta accanto a Icardi (e lui è l’unica in squadra), non azzecca mai un rimorchio, non trova mai una combinazione, non riesce a dare né profondità né assistenza sugli esterni. L’unica volta che azzecca il movimento con Icardi la calcia fuori.

La cosa che più insospettisce, però, è il fatto che non ci metta più la stessa voglia, la stessa grinta, la stessa corda di inizio campionato… e Eder, lo abbiamo imparato l’anno scorso, è una buona cartina di tornasole degli umori dello spogliatoio. Un caso oppure qualcosa non gira più?

SPALLETTI 5: non ha torto a mettere Cancelo, perché da quel lato si è spinto tanto, tantissimo. Sbaglia, però, a mettere D’Ambrosio a sinistra che di mancino avrà soltanto un pezzo di cuore. Sbaglia a riproporre Brozovic nonostante le prestazioni evidenti a tutti: l’Inter per un tempo gioca in 10 e con una fascia monca dove il solo Perisic non può e non riesce a fare di più.

Nel secondo tempo saltano tutti gli schemi e stupisce che ancora non si sia intervenuto sulla marcatura dell’uomo alle spalle di Skriniar e sul continuo arretrare soprattutto di Miranda: dirlo in tv non basta.

La partita col Sassuolo era la prima tappa di una settimana cruciale per tutta la stagione: vediamo di arrivare in carrozza a Milano, come nel Giro d’Italia.

ARBITRO DOVERI 5: due metri e due misure: Duncan fa quattro falli tattici e riesce a concludere la partita senza gialli; a ogni sfioramento sugli attaccanti avversario fischio, su quelli dell’Inter lascia correre; ogni intervento dubbio fischiato sempre e comunque a senso unico, al punto che nel secondo tempo i giocatori del Sassuolo si improvvisavano tuffatori con risata incredula annessa dopo il fischio. Stessa cosa dicasi per tutti i palloni post-fischio trattenuti con annesso rallentamento: mai neanche un richiamo.

Anche per capire, guardate il gol di Allan in Napoli-Sampdoria: c’è un recupero palla che Doveri in questa partita ha fischiato fallo contro i nerazzurri sempre e comunque, senza eccezioni. Il Napoli su una palla del genere segna un gol, l’Inter su una dozzina di palle del genere ha ricevuto 13 fischi contro.

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Tabellino

SASSUOLO-INTER 1-0 
PRIMO TEMPO 1-0
MARCATORI: Falcinelli (S) al 34′.
SASSUOLO (4-3-3): Consigli; Lirola, Goldaniga, Acerbi, Peluso; Missiroli, Magnanelli, Duncan (dal 50′ st Cannavaro); Berardi (dal 18′ st Ragusa), Falcinelli, Politano (dal 38′ st Mazzitelli). (Pegolo, Cannavaro, Gazzola, Rogerio, Mazzitelli, Frattesi, Ragusa, Pierini, Scamacca, Matri). All: Iachini.
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio (dal 32′ st Dalbert), Skriniar, Miranda (dal 35′ st Joao Mario), Cancelo; Gagliardini, Borja Valero; Candreva, Brozovic (dal 1′ st Eder), Perisic; Icardi. (Padelli, Berni, Ranocchia, Dalbert, Santon, Nagatomo, Joao Mario, Karamoh, Eder, Pinamonti). All: Spalletti.
ARBITRO: Doveri di Volterra.
SANZIONI: Ammoniti Brozovic (I), Magnanelli (S), Cancelo (I).

 

 

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