L’Inter e la settimana della resilienza

Forse è perché il periodo migliora lo stato d’animo.

O forse no, perché sono come il 99,9% di noi che non amano particolarmente le feste, anche se non perdiamo l’occasione di celebrarle anche nei riti più… “di pancia”, ecco.

Sbollita la delusione di Sassuolo-Inter, però… avete presente quando crollano improvvisamente una serie di pensieri e ti resta qualcosa, come se il tuo inconscio avesse passato al setaccio per te e lasciato solo quei pensieri che più contano? Ecco, mi è successo così.

esthia immmobiliareE il pensiero più grosso, quello che non è andato via con il resto è che ho fiducia.

Ho fiducia in Spalletti, ho fiducia nella statistica che non può deriderci ancora anno dopo anno, ho fiducia nelle qualità di buona parte di questi calciatori, ai quali ho spesso rimproverato un atteggiamento sbagliato ma raramente buone qualità, a meno di non farlo per provocazione. Buone eh, non eccelse, non eccezionali, non buonissime: niente superlativi, niente esagerazioni. Buone.

E quel “buone” mi sembra che sia abbastanza per le necessità di quest’anno.

La mente ha razionalizzato, senza chiedermene il permesso. L’Inter ha subito il gol contro il Sassuolo al primo vero tiro, sbagliato un rigore, fallito alcune occasioni assolutamente buone… anche qui, buone eh, non buonissime, non eccezionali, non eccelse. Buone, ma che per 99 squadre su 100 bastano per fare almeno un gol.

Idem contro l’Udinese, figuriamoci contro il Pordenone.

Per 99 su 100 basta e avanza: la centesima squadra è l’Inter di oggi.

La forma fisica è in calando, su questo non c’è dubbio e, anzi, chi ci legge da sempre ricorderà come a inizio anno immaginassi che il primo periodo di inceppamento fisico sarebbe arrivato da post Napoli a metà novembre, più o meno: siamo andati meglio del previsto anche dal punto di vista fisico. E nonostante la forma in calando, l’Inter ha comunque creato occasioni.

Buone, ripeto. Buone, senza strafare, senza calcio champagne, senza strabiliare, ma facendo delle partite più che oneste, da squadra che deve vincere.

Se c’è una vera discontinuità con il passato è questa: l’Inter comunque crea, anche se poi le è mancato qualcosa soprattutto nell’ultimo passaggio.

Ma faccio fatica a pensare che la squadra uscita indenne dagli scontri con i titani Juventus e Napoli, la squadra che ha fatto 40 punti in 16 partite, si sia trasformata improvvisamente in una squadra di brocchi.

Se escludiamo una imprevedibile quanto impronosticabile e incomprensibile, e pertanto al momento inesistente, rivoluzione interna, qualche insoddisfazione generale, possiamo parlare di partite in cui un pizzico di fortuna non gira neanche a pagarla a peso d’oro.  Perché non parlare anche della fortuna? Ogni cammino ne ha la sua dose.

Ci mettiamo dentro tutto, come la traversa di Skriniar contro l’Udinese.

E quando le cose ti girano male perché non stai benissimo, perché non fai le cose al meglio, perché ci sono troppi sbagli individuali e collettivi, quando  vedi che manca qualcosa anche nella volontà (chissà, messa a dura prova anche dalla stanchezza), ci sono due grandi modi di reagire.

Il primo è vedere il mondo come una grande rievocazione della legge di Murphy. Non sapete cos’è? Male: è un insieme di frasi, di paradossi, in cui si dimostra scientificamente che non è solo questione di Sfiga, con la S maiuscola: è proprio destino, è qualcosa che ci trascende.

Se qualcosa può andar male, lo farà.

Niente è facile come sembra.

Tutto richiede più tempo di quanto si pensi.

Lasciate a sé stesse, le cose tendono a andare di male in peggio.

Ogni soluzione genera nuovi problemi.

I Brozovic sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedirgli di nuocere (è proprio così eh, nella versione originale già sapevano di Brozovic!)

Sorridi! Domani sarà peggio.

Tutto va male nello stesso tempo. 

E via di questo passo.

Se cerchi qualche tifoso interista sui social in questo momento è molto probabile che sia la riedizione inconsapevole della legge di Murphy. A proposito, quando cominciamo a scriverla? Chi si vuole aggregare mi faccia un cenno.

Oppure c’è il secondo modo, quello che è più serio e che tutti ci auguriamo sia quello dell’Inter di oggi.

Che il momento di difficoltà sarebbe arrivato prima o poi non c’erano dubbi. E non è questione di “se”: si trattava solo ed esclusivamente di “quando”. Ecco, è oggi il quando: non fate finta di aver pensato per 16 giornate che si sarebbe arrivati a fine campionato imbattuti.

E come si reagisce alle difficoltà?

La cosa che sappiamo è che è necessario farlo, reagire, perché che si tratti di piccolo o grande, ogni viaggio ha bisogno di un primo passo… e l’Inter deve farlo in fretta perché la partita contro la Lazio decide molto più di quel che avremmo voluto e sperato 15 giorni fa.

È, però, il momento buono per vedere di che pasta sono fatti questi calciatori e questo allenatore. Credo lo sappiano anche loro che è il momento buono per dimostrare di che pasta sono fatti.

Se lasciarsi travolgere dagli eventi oppure trovare nella difficoltà l’opportunità di riscoprirsi migliori.

Se chiudersi nella paura di fallire, fallendo, oppure metterci quel quid in più che non pensavano neanche di avere e riscoprirsi più forti.

Nessun disfattimso, questo è il senso del pensiero che è rimasto. Perché non era squadra da scudetto prima e non è squadra da 5° posto adesso.

Nessun disfattismo.

Sassuolo

La partita contro il Sassuolo ci ha raccontato molte cose, soprattutto delle difficoltà dell’Inter nella fase terminale, della abulia di Brozovic, dell’assenza ingiustificata di Perisic e Icardi, dell’inutile insistere di Candreva, delle scelte sbagliate di Spalletti.

Eppure, rimane il pensiero che nonostante tutto questo l’Inter non meritava né di perderla né di pareggiarla, al netto di aver lasciato delle occasioni nel secondo tempo vista la necessità di recuperare lo svantaggio.

Rivista dopo aver rimosso la nebbia della delusione dagli occhi, è rimasta l’impressione di incompiuta, non di bruttezza; di spreco, non di improduttività; di occasione mancata, non di meritare la sconfitta.

Ha ragione Spalletti: globalmente una partita migliore della somma dei singoli.

L’Inter ha attaccato troppo a destra, addirittura oltre il 50% delle azioni. Questo è il risultato di almeno due fattori: la catena di sinistra che non ha funzionato granché, con D’Ambrosio timidissimo in avanzata e Perisic in difficoltà fisica, mentre dall’altra parte si è sfruttata la buona vena di Cancelo.

Anche se poi il flusso dell’azione tende a convergersi e imbucarsi in mezzo, dove Icardi nelle ultime due/tre è tornato al vecchio vizietto di accucciarsi tra i due difensori centrali. Mauro deve capire che il suo variare il gioco è assolutamente fondamentale per questa squadra, non è più prescindibile: se lui resta inchiodato sulla marcatura diventa prevedibile, ma fa diventare prevedibile tutta la manovra che ha bisogno, disperato bisogno della sua finalizzazione.

Altro fattore, all’Inter sono mancati i recuperi palla in alto e che lo sfruttamento di quei 3/4 che hanno portato a una interessante transizione positiva.

Non che fosse una statistica strepitosa nelle giornate precedenti, ma era un pressing diverso

Da una parte, avendola rivista, ribadisco il parere su Doveri, anzi, se possibile lo peggioro anche. Il Sassuolo ha tenuto palla per meno di 16 minuti e si è visto fischiare ben 18 falli: se non è un record poco ci manca.

Nel fare le pagelle ho preso l’esempio del gol di Allan in Napoli-Sampdoria: il recupero palla che lo precedede è un 50%-50%, anzi, qualcosa di più perché sembra che il contatto ci sia proprio stato. Quelli per l’Inter sono sempre falli. Sempre.

A maggior ragione con Doveri, secondo arbitro romano dopo Mariani, che vanta uno score particolare con l’Inter: 3 vittorie nerazzurre, 4 pareggi e 5 sconfitte di cui una sola con squadre di alta classifica (Juventus). Poi due volte Sassuolo, Atalanta e Siena.

Il Sassuolo ha fatto una partita onesta, improntata a baricentro bassissimo e lanci lunghi. La precisione dei passaggi è stata addirittura del 61% con oltre 73 passaggi lunghi su 251: quasi il 30% delle azioni. L’Inter ne ha fatti sì una sessantina, ma su oltre 600 passaggi.

Questo le ha consentito di smantellare la pressione interista: di quei 16 minuti di possesso, però, è stata bravissima a usarne solo 5 scarsi per rimanere nella propria metà campo, visto che il resto l’ha giocato in quella nerazzurra, tenendo la lunghezza media sotto i 24 metri e baricentro sui 44. Proporzioni che sono in genere quelli di chi ha molto possesso palla, come nel caso dell’Inter: 72% di possesso palla e 74% del possesso usato nella metà campo avversaria, baricentro sui 57.

E hanno corso, quelli del Sassuolo, tanto: per la seconda volta in stagione l’Inter corre meno dell’avversario:

A Iachini vanno fatti i complimenti.

Nonostante il dato del possesso palla, l’Inter ha comunque manifestato troppa frenesia individuale nel voler risolvere le cose, con l’aggravante di minor movimento da parte più o meno di tutti. Prova ne è che gente come Skriniar e Borja Valero, solitamente abbondantemente sopra il 90% di precisione nei passaggi, questa volta scende a 88% circa per entrambi.

Cambiare o no?

Contro Udinese e Sassuolo l’Inter ha comunque creato, dicevamo, ed è il dato più confortante. Solo che quello che abbiamo visto nelle ultime due non basterà contro la Lazio… e, no, se “dimentico” il Milan non è per errore.

E la soluzione mi sembra ovviare: rimanere sé stessi e cambiare.

Al netto del voluto paradosso, va detto che ritornerà Vecino, pertanto Spalletti potrà e dovrà riproporre la squadra più solida e coesa possibile, ovvero quella che prevede Borja Valero, Gagliardini e l’uruguaiano a metà campo.

Spalletti dovrà ritrovare l’Inter che ha prodotto i risultati migliori, perché l’Inter è quasi sempre riuscita a rimanere sé stessa anche quando in svantaggio, anche quando in difficoltà: solo che ora sarà un po’ più difficile perché la sfida ha anche un valore diverso dalle altre e rimanere sé stessi diventa la proverbiale cosa più difficile al mondo.

E sarà anche più difficile perché mancheranno Miranda e D’Ambrosio.

Un po’ se l’è complicata lui, Spalletti: nel calcio le cose migliori sono spesso le più semplici… gli allenatori, però, amano complicarle un po’, e non vorrei che le voci di mercato, il continuo rincorrersi dei titoli su Cancelo scontento abbia “imposto” a Spalletti l’idea di proporlo contro il Sassuolo.

Poco prima della partita avevo scritto un pensiero:

Ecco, pur rimanendo fedele a sé stessa, l’Inter deve riscoprire anche l’arte di soffrire: l’ha fatto contro la Juventus, contro il Napoli, se necessario dovrà essere fatto anche con squadre come il Sassuolo, senza lasciarsi prendere dalla frenesia.

La stessa frenesia che impone agli esterni di ricevere palla e provare a finalizzare. No: se fai la stessa cosa una, due, tre volte, dalla quarta in poi devi provare a differenziare, portare la palla altrove, farla girare e far correre l’avversario. È stata una delle mosse più utili per Spalletti in certe situazioni (l’anno scorso anche per Pioli nel periodo delle 7 vittorie): la scomposizione dell’equilibrio difensivo dell’avversario con scelte precise nel possesso palla e nel pressing.

Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi.

Ecco perché c’è da metterci anche più testa e non soltanto cuore e voglia: perché nel secondo tempo contro il Sassuolo ci sono stati 20 minuti di reazione, ma è mancata clamorosamente la testa, la calma, la serenità di pensarsi più forti, sovrastate dall’ansia individuale di essere decisivi.

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Che in questo momento si paghi una rosa incompleta e con poche alternative davanti è risaputo dal 1° settembre ed è inutile tornarci su, anche perché, sempre che mercato si faccia, questa è e questa rimane per almeno altri 15/20 giorni. Ma a questo punto la variazione potrebbe arrivare dai movimenti degli esterni d’attacco, che sono tornati a muoversi di meno orizzontalmente, fatta eccezione per qualche rara sortita.

E poi sarà assolutamente necessario ritrovare compattezza e, se serve, riscoprire l’umiltà di sapersi chiudere, aspettare l’avversario, farlo uscire dal suo guscio e dalla sua tattica.

Insomma, ritrovare l’equilibrio perduto, ma anche quello tra rimanere fedeli a sé stessi e cambiare il giusto, quello che serve per rialzarsi. Perché resilienza non è soltanto resistenza passiva, ma anche reazione attiva e positiva.

E se tutto persiste nell’andare male, bisognerà fare proprio come l’albero di Kalaloch che Vi abbiamo mostrato in apertura.

Forza, Inter: questa tifoseria si merita un 2018 migliore degli anni precedenti, ha bisogno di ritrovare nel 2018 un’Inter ancora là davanti. Non fermarti sul più bello.

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