L’analisi di #InterLazio che non trovi da altre parti

Doveva essere la settimana della resilienza, ricordate?

L’abbiamo chiamata così, della resilienza e non della resistenza perché sono due concetti profondamente diversi. Si definisce “resilienza” l’insieme di caratteristiche interne di un corpo legate alla sua elasticità, come quella di assorbire l’energia di un urto contraendosi, o di riassumere la forma originaria una volta sottoposto a una deformazione.

Resistenza, invece, indica la capacità di opporsi, resistere, finché non si arriva al punto di rottura, si spezza.

esthia immmobiliareC’è chi lega il termine al latino “resalio“, che si riferirebbe all’atto di risalire su una barca ribaltata durante una tempesta. L’associazione l’ho trovata piuttosto azzeccata per l’Inter di questo periodo.

Con resilienza, quindi, indichiamo la capacità di ammortizzare e assorbire il colpo, grazie alle proprietà elastiche della propria struttura.

In psicologia, il termine si usa per indicare la capacità di un individuo, o un gruppo di individui, di affrontare le avversità, superarle e al tempo stesso uscire dall’esperienza rinforzato e trasformato positivamente. C’è chi associa anche una funzione persino “creativa”, perché a volte nel processo dell’affrontare una crisi è necessario trovare risorse là dove credevi non ve ne fossero, o dove non hai mai cercato.

Perché questa deviazione? Anzitutto perché mi piace, lo sapete: ogni tanto ci mettiamo dentro letteratura o musica o quant’altro, perché… perché ho sempre visto lo sport come un insieme di elementi che raccontano l’uomo, o sfaccettature dell’uomo: le partite, le gare, le sfide non sono mai soltanto l’evento che vediamo.

D’altra parte è innegabile che lo sport, e a maggior ragione il calcio che è diventato “il gioco” universale per eccellenza, abbia una connessione con il mondo che lo circonda, così come… “chi sa solo di calcio non sa niente di calcio“.

Quindi siete qua e vi sorbite i sermoni, quando capita. Altrimenti c’è sempre l’ottima Gazzetta dello Sport.

L’Inter ha affrontato la sua settimana pensando che la barca fosse stata rovesciata dopo la sconfitta contro il Sassuolo, mentre invece non aveva previsto l’onda più alta da lì a venire, ovvero la sconfitta contro il Milan.

Ma era davvero rovesciata? Io ho creduto di no.

Perché ho avuto e ho fiducia in questa squadra, in questo allenatore: ho scelto di avere fiducia. E questa fiducia mi ha fatto parlare di “resilienza” invece che di “resistenza”.

La maledizione

In molti hanno richiamato alla memoria l’Inter degli ultimi anni, soprattutto quel maledetto anno manciniano che ha visto i nerazzurri affondare dopo essere stati in testa col vantaggio di 4 punti.

Quel quarto posto non può essere paragonato al quarto posto di quest’anno, che vale la Champions League e che sarà combattuto con le unghie e con i denti nelle ultime giornate se sarà ancora anche solo vagamente raggiungibile: per onestà dovremmo paragonare quel 4° posto al 5° posto di quest’anno.

 Dicevamo, maledetto anno manciniano che ci vide colare a picco a partire proprio dalla sfida contro la Lazio, anche quella sfida dicembrina: la barca rovesciata e nessuna capacità di risalire.

Il colpo arrivato violento come il calcio volante di Felipe Melo: nessuna resilienza, solo resistenza. E prima o poi, se non “rimbalzi” il colpo, arrivi al punto massimo di resistenza. Oltre ti spezzi.

Le ricorrenze sembravano davvero tutte nefaste.

Tra l’altro siamo arrivati a dicembre proprio con tutto un vociare attorno che non faceva altro che riallacciare collegamenti con quell’anno: l’Icardi-dipendenza, i (relativi) pochi gol, la fortuna, i pali, il… “cattivo gioco” e tutto lo sciocchezzaio che avete avuto modo di leggere e sentire in questi mesi.

Ci abbiamo provato a ribattere nel nostro piccolo, piccolissimo: ma è chiaramente molto più che Davide contro Golia. Solo che c’è della testardaggine in questa barca e insistiamo: le due situazioni sono diverse, poi la storia ci dirà chi ha ragione.

Quella squadra tirava in porta 13 a partita, questa ne tira 16 con un dato in calando nelle ultime. Tutti e 3 i tiri in più vengono da dentro l’area.

Quella squadra spesso non sapeva cosa fare del pallone, soprattutto a causa di una metà campo che nasceva per fare un altro mestiere: nonostante il possesso palla quasi pari (53,4 per quella, 54,5 per questa), c’è uno scarto di 3 punti percentuali nella precisione dei passaggi. E questa squadra gestisce almeno 50 passaggi in più a partita.

Quella squadra creava circa 10 potenziali assist a partita (sesta in campionato), questa arriva a 13,3 (terza in campionato), frutto anche di situazioni più studiate in determinati contesti di gioco.

Nonostante la frenata nelle ultime partite chiuse con pochissimi gol, l’Inter di quest’anno ha già raggiunto quota 22 assist: quella si è fermata a 35. In Serie A è la squadra che gioca con meno palle lunghe, anche se questo talvolta si è rivelato un limite, d’altra parte ha agevolato molte situazioni in cui l’Inter ha mantenuto il controllo della partita.

Non solo: Mancini si ritrovò, perché costretto o per formazione (a voi la scelta), a dovere improvvisare non meno di 5 moduli già nel primo quarto di campionato: dal rombo al 4-3-3, dal 3-5-2 al 4-4-2 puri al 4-2-3-1, senza considerare altre variazioni sui temi.

Questa ha giocato praticamente con un solo modulo, fatta eccezione per alcuni momenti di gioco in cui si è sperimentato un 4-3-3 o un 3-4-3.

Il 4-2-3-1 per certi versi è stato un limite, perché ha reso in qualche modo prevedibile la manovra anche per mancanza di un trequartista vero. Dall’altra parte, però, ha consentito a questa squadra di trovare subito fondamenta solide e quadratura: nonostante i cambi (3 titolari) e un allenatore nuovo, ricordando che Spalletti è a Milano da pochi mesi e miracoli non sa ancora farne, anche se i 41 punti hanno tutta l’aria di somigliarli.

Sul punto di spezzarsi…

Per queste ragioni, e altre che avete letto in queste settimane, ho parlato di resilienza e non di resistenza.

Al contrario di molti tifosi che si sono lasciati trascinare dal pessimismo e dall’ambiente. Come se l’Inter si trovasse in quella situazione in cui non c’era alternativa che lo schianto, da affrontare a occhi chiusi e sperare di uscirne, se non indenni, quantomeno vivi. Perché si era già raggiunto il punto di massima resistenza: oltre c’era soltanto lo spezzarsi.

E la Lazio era quella forza che avrebbe dato il colpo definitivo.

La Lazio avrebbe annientato l’Inter. L’avrebbe maltrattata. L’avrebbe annichilita.

Il risultato migliore che proveniva da quel versante dell’interismo era uno 0-3 secco senza discussioni. E ci sarebbe andata persino bene.

E invece non è andata così.

Probabilmente è troppo presto per dire se si è trattato di resilienza o resistenza, però le indicazioni che sono arrivate dalla partita contro la Lazio sono per molti versi confortanti.

Spalletti ha deciso di puntare sull’usato sicuro: fatta eccezione per gli assenti, ha giocato con la squadra che finora gli ha garantito più equilibrio.

La parola esatta è proprio questa: equilibrio.

Spalletti sa che ha dovuto letteralmente inventarlo e che è facile perderlo facilmente: questa è l’unica chiave di lettura possibile per tutti i suoi cambi, fatta eccezione per le “mosse disperate” in certe situazioni.

Ecco perché nel momento più importante ha detto “stop” con gli esperimenti e ha messo dentro la squadra che gli dà più garanzie di equilibrio.

Come spesso succede quest’anno, la partita è stata preparata bene soprattutto nella fase di pressing e nel provare a limitare i pregi della Lazio. Per molti versi è stato impossibile farlo del tutto: sia perché le qualità individuali dei biancocelesti sono notevoli, e in particolare sul lavoro di Milinkovic Savic, Immobile e successivamente di Felipe Anderson, sia perché l’Inter fisicamente sta concedendo qualcosa.

Ma soprattutto nel primo tempo l’atteggiamento è stato giusto, l’Inter arrivava spesso sui palloni persi nella cosiddetta terra di nessuno:

E questo succedeva sia perché c’era più voglia da parte dei nerazzurri, sia perché la Lazio è stata per molti versi rinunciataria.

Una incanta, l’altra fa pena

Qui si deve aprire una piccola parentesi e ci dobbiamo mettere d’accordo.

Non sono un teorico del “bel calcio”, nel senso che non mi appassiono a un certo stile: difesa alta o bassa, possesso palla o ripartenze rapide. Questa continua contrapposizione tra quelli che si definiscono esteti e utilitaristi mi sembra uno dei più grossi equivoci del calcio.

Tutte le squadre, tutte, nessuna esclusa… oibò, a parte chi si scansa… tutte, dicevamo, provano sempre a ottenere il massimo possibile da una partita: e il massimo possibile è la vittoria.

 

Quello che cambia è, naturalmente, il mezzo per arrivare al traguardo. Ma non tutti i mezzi sono gli stessi: mettete Guardiola ad allenare il Benevento e vediamo se pure il buon Pep non diventa il più mourinhesco degli amanti delle ripartenze.

La differenza è e sarà sempre tra le cose fatte bene e quelle fatte male, tra un calcio che è efficace e un calcio che non lo è. Una delle squadre più belle, divertenti e formidabili che abbia visto in vita mia è il primo Chelsea di Mourinho: un inno alla velocità di esecuzione, alla compattezza, alla verticalità sulla ripartenza fatta come dogma. Ma non solo, perché quel Chelsea sapeva anche tenere palla, aggredire alto o basso, sapeva variare il suo gioco. Questo però non significa non apprezzare altri modi di condurre una partita.

Ma la cosa che mi piaceva di più era che si trattava sempre e comunque di calcio efficace (purtroppo per José, letteralmente derubato in almeno due delle sue 3 esperienze Champions di quel periodo).

La Lazio di Inzaghi è una squadra che sa essere efficacissima, non si fa alcuna fatica ad ammetterlo e rendere merito. E secondo i miei parametri, quindi, una bella squadra. Bella in genere e che contro l’Inter non è riuscita a esprimersi al massimo, pur essendo stata comunque buona e a tratti piacevole, che ha concesso “il giusto” visto i rapporti di forza ma ha anche saputo costruire sui propri pregi.

Il problema è che in Italia non c’è tutto questo amore per questo genere di gioco, nonostante sembri essere davvero radicato nel dna della nazione e sia quello che ci ha portato più soddisfazioni in ogni ambito calcistico.

Poco apprezzato, a meno che non lo faccia la Juventus (in quel caso è il cinismo della grande squadra) o la Lazio… e in certi casi, beh, sì, incanta. Diverte e incanta.

Io ho visto una buona Lazio, lo ammetto. A me è piaciuta.

E nonostante mi sia piaciuta faccio fatica a dire “incanta”. Una fatica tremenda.

Perché la Lazio non ha incantato. Non solo perché per gli esteti pallonari che scrivono sui giornali e parlano in tv, in genere quello non è un calcio “che piace”, ma proprio perché la Lazio è stata decisamente al di sotto delle sue potenzialità e del suo meglio espresso in questo campionato.

Inzaghi ha imposto, letteralmente, ai suoi di tornare subito sotto palla e di fare pressing alto solo a condizione che ci fosse un alta possibilità di diventare pericolosi: successo sì e no un paio di volte. Per il resto, vi fornisco una gallery di proposito, difficile parlare di squadra alta, aggressiva, propositiva, con possesso palla. Ovvero la definizione stereotipata di “bel calcio” che si sta pericolosamente diffondendo su e giù per lo stivale.

Vi inserisco delle immagini, mischiando quelle che riguardano il pressing dell’Inter con quelle relative alla Lazio:

Ho anche estratto un paio di video per testimoniare proprio la vocazione biancoceleste di tornare prima possibile con più uomini sotto palla, anche a costo di lasciare liberi di giostrare i difensori, talvolta anche Gagliardini e Vecino, ma rimanere corti e compatti. In uno di questi video c’è persino un “finto pressing” che serve solo per guadagnare tempo al fine di ricompattarsi.

Qui è proprio chiaro l’atteggiamento della Lazio che non affonda mai il pressing neanche quando avrebbe la possibilità di farlo: l’unica cosa che gli interessa davvero è restare compatta il più possibile:

In quest’altra situazione l’Inter si deve ridisporre dopo una palla recuperata: ci sono tanti uomini fuori posto che alla chetichella recuperano la loro posizione e sarebbe il momento ideale per un pressing più alto e più deciso. La Lazio, invece, decide scientificamente di restare con almeno 9 uomini sotto palla lasciando all’Inter il controllo del pallone:

Tanto che il contatore della Lega Serie A che dovrebbe evidenziare le azioni in pressing non riesce neanche a innescarsi:

Tra le immagini che avete visto e i video, si può apprezzare anche come la Lazio si sia difesa spesso con un 5-3-1-1, con i due esterni davvero bassi nonostante in questo campionato non sia stato così frequente, anzi. In Italia sono davvero rarissimi gli allenatori che giocano con una difesa a 3 e esterni come Lulic e Marusic che stanno molto alti, figuriamoci l’anno scorso quando a farlo era anche un attaccante vero come Felipe Anderson.

A darci conferma del fatto che si trattasse di un 3-5-1-1 (che si trasforma in un  anche le posizioni medie in campo:

A fare da contraltare, il pressing dell’Inter, completamente diverso. Rischioso per molti versi, visto che soprattutto nel primo tempo un paio di palle perse non sono state sfruttate dai biancocelesti. Ma un pressing che racconta molto di quanto Spalletti stia lavorando anche a livello psicologico: in tanti tra i tifosi, me compreso, avrebbero impostato la partita aspettando.

Spalletti, invece, con questo atteggiamento è convinto di dare sicurezza e forza alla sua squadra. E probabilmente ha ragione.

Purtroppo sono diversi i casi in cui si è fallita l’opportunità di fare ottime cose nell’ultimo passaggio, come abbiamo appena visto con Candreva.

L’Inter, però, finché ne ha avuto ha giocato più alta del solito e con l’intento di portare non meno di 5 uomini nella metà campo avversaria in fase di non possesso.

Nella somma, le quattro occasioni migliori si dividono equamente: quella di Perisic fermato da Strakosha, l’auto-traversa di Borja Valero e poi due tocchi falliti di poco, il liscio di Icardi a un metro dalla porta su assist di Perisic, la ciccata di Anderson in contropiede su assist di Immobile, azione innescata dal regalo di Joao Mario.

I miracoli non li ha fatti solo Handanovic: alla buona parata su Milinkovic Savic nel primo tempo e alla gran parata su tiro di Anderson defilato (nell’unico vero errore nella partita di Santon) nel secondo, fa il paio il tiro da fuori di Borja Valero al 57esimo su cui Strakosha fa davvero un miracolo con palla che poi sbatte sul palo.

Tra l’altro, nessuna delle moviole di fine partita e sui giornali ha parlato di un possibile fallo da rigore in area su corner, con Milinkovic Savic che trattiene la maglia di Vecino e lo trascina giù. Rigore? Non rigore? Non importa, perché tanto lo hanno fatto sparire dalle moviole, dai giornali: non c’è, non è esistito. Perché porsi il problema?

Detto, senza alcun problema, che la Lazio ha fatto qualcosa in più dell’Inter, anche se questo “qualcosa” è concentrato sul secondo tempo e, pertanto, rimane più facilmente impresso, nel complesso è stata una partita alla pari, decisamente lontana parente dalla Lazio che diverte e incanta, che è addirittura evidenziata come “brillante”:

Le statistiche, inoltre, danno conforto a due squadre che si sono battute sostanzialmente alla pari:

Poi prendi i giornali e riesci a trovare la contraddizione in pochi centimetri quadrati:

È chiaro che le statistiche possono dire tutto e il contrario di tutto. La Gazzetta dello Sport, per esempio, in un articolo di Andrea Schianchi fa un uso che reputo “piuttosto bizzarro” delle statistiche, prendendo in considerazione esclusivamente quella dei “tocchi”:

Al lettore meno smaliziato arriverà un messaggio chiaro e inoppugnabile: vorrai mica opporti alla verità dei numeri?

Sì, certo, se serve sì.

Perché il concetto di “tocco” per Opta è piuttosto vago e riguarda tutte quelle situazioni in cui fisicamente il calciatore tocca il pallone, escludendo i contrasti di gioco persi, compresi quelli aerei. Quindi capite che è una statistica piuttosto vaga e indefinita: molto meno precisa di quella che riguarda il passaggio, ovvero tutte le volte che il giocatore ha effettuato un vero e proprio passaggio a un compagno. Presuppone il controllo del pallone.

Secondo questa statistica le cose cambiano: Cancelo va a 52 passaggi e diventa il 6° giocatore dell’Inter come numero di passaggi, dopo Gagliardini (62), Skriniar (61), Vecino (58), Borja Valero e Santon (55) .

Nessun giocatore della Lazio ha raggiunto quota 50 passaggi. Peccato per il buon Schianchi che in testa alla classifica dei passaggi per la Lazio ci sia proprio un difensore, Radu: primo a 49 con Lucas Leiva. Milinkvoci-Savic 47.

Chissà dove vuole arrivare questa Lazio se lascia che un mediano di esclusiva rottura e un terzino facciano più passaggi di un fuoriclasse conclamato. E se ha solo 3 calciatori con più di 40 passaggi: il quarto è De Vrij con 36 passaggi…

Insomma, raccontiamoci un po’ tutti la partita che vogliano, no?

 

 

Icardi e le soluzioni d’attacco

Anche se il problema di Icardi si pone, sì, senza alcun dubbio.

Ne abbiamo parlato a bizzeffe qua dentro e ho fatto anche un video di approfondimento, che non serviva a criticare Icardi ma a analizzare quanto possa essere terribilmente più efficace in altre situazioni di gioco.

La Lazio, per esempio, ha un paio di schemi collaudati e che ripete con una costanza feroce. Uno di questi è il lancio lungo su Milinkovic Savic che di testa appoggia al compagno che accorre; un altro vede protagonista Immobile come sponda per il terzo uomo accorrente. Una situazione cercata ossessivamente e sul quale Immobile si sta davvero mostrando eccellente.

Questo genere di azioni, che fa bene anche a metà campo, gli consentono di fare il doppio dei passaggi che fa Icardi (31 a 16), di rimanere nel vivo dell’azione costantemente e di non dare riferimenti precisi alla difesa avversaria. In questa azione potete vedere come si muova di pochi metri ma toglie riferimenti sia a Skriniar e che a Ranocchia.

Icardi per i primi 20 minuti ha sonnecchiato come spesso gli succede, là, in mezzo agli avversari al centro dell’attacco.

Poi, però, è scattato qualcosa e l’azione dell’Inter è migliorata esponenzialmente. Come scrivevo tempo fa, l’Inter è stata finora molto più pericolosa e convincente quando ha giocato con Perisic e Candreva più centrali… anzi, con più tendenza ad accentrarsi.

Per farlo, però, è assolutamente necessario che il centro rimaga libero per potersi inserire. Non è un caso, ma per niente, che l’azione migliore della partita dell’Inter (e probabilmente l’occasione migliore in assoluto) sia capitata sui piedi di Perisic proprio con Icardi che inizia l’azione svariando:

Se riguardate l’azione, vedrete come l’assenza del riferimento-Icardi sia un problema per i laziali, perché non riescono a leggere la posizione di Perisic: e con Icardi lontano dal centro, sbucano improvvisamente tre uomini (Candreva, Perisic e Vecino) in mezzo all’area.

Su questo Spalletti dovrebbe essere maniacale e ossessivo: ne guadagna tutta la manovra. È tutta un’altra Inter.

Insomma, anche a partita rivista il giudizio espresso a fine partita non cambia: pareggio giusto, Lazio che si lascia preferire quel tanto che basta ma senza arrivare alle esagerazioni di certi giornali: niente incanto, niente che faccia gridare al miracolo.

La differenza vera l’hanno fatta le alternative, questo sì.

Mentre nella Lazio entrava Felipe Anderson, la pericolosità fatta calciatore (se ne ha voglia), nell’Inter entravano due calciatori con il rendimento che sappiamo quello che è: Brozovic e Joao Mario.

Nella Lazio è entrato anche Lukaku, che ha cominciato benissimo soprattutto perché dal suo lato c’era un Cancelo ormai al limite dello sfinimento. Lukaku è straripante dal punto di vista fisico, anche se tecnicamente è ancora tutto da sgrezzare.

La Lazio lo ha aspettato molto l’anno scorso, tra panchine e infortuni, diventando più costante nell’ultima parte della stagione e soprattutto giocando come esterno di un 3-5-2, che è totalmente diverso che fare l’esterno di difesa in un 4-4-2 e varianti. Alla Lazio hanno avuto pazienza e hanno messo il calciatore nelle condizioni di rendere.

All’Inter questo non succede praticamente mai: Cancelo era già stato bocciato senza ritegno nonostante una manciata di minuti, mentre adesso il bersaglio si è spostato più su Dalbert. Vero è che il costo è sostanzialmente diverso (Lukaku è costato 5 milioni), ma il concetto rimane tale e quale, perché tanto si applica a prescindere (vedi Karamoh) e raramente si ragiona in prospettiva e questa tensione i calciatori l’avvertono.

Avere dubbi è lecito (sulla fase difensiva ce li avevo e ce li ho ancora, benché smorzati dalle buone indicazioni), non avere pazienza no.

Nel derby di Coppa Italia, ad un certo punto Joao Mario ha un tentennamento e il pubblico ha cominciato a urlare: Joao Mario si gira, prova un’apertura e sbaglia.

Candreva sbaglia un paio di cross, il pubblico si lamenta, ha quel battibecco con un tifoso al 15esimo circa: ha praticamente smesso di crossare: e dire che dei 60 potenziali assist in 19 partite (primo in campionato: Insigne e Luis Alberto a 49) buona parte sono stati prodotti proprio dalla fascia.

Ma qui entriamo in un altro discorso che approfondiremo a parte.

Caro 2018…

Esthia immobiliare

Inter-Lazio ci restituisce un’Inter viva e vegeta, che lotta ancora e ci crede. Un’Inter che non si è spezzata, anche se ancora non abbiamo la risposta definitiva alla domanda principale: è resilienza o resistenza? L’Inter reagirà o si spezzerà?

Spalletti ha fatto bene a ripartire dalle certezze, ritrovando solidità dietro dopo alcune incertezze: la media della difesa nei nostri voti è stata di 7, una delle rarissime volte da quando c’è ilMalpensante.

Non ha sbracato, ha mantenuto la concentrazione anche quando nel 2° tempo è calata fisicamente in modo vertiginoso. E, anzi, negli ultimi 5 minuti ha dato un colpo di coda d’orgoglio quando anche la Lazio aveva finito la benzina.

Adesso c’è la Fiorentina, l’ultimo ostacolo prima di due settimane di tempo per rigenerarsi, fare un lavoro fisico specifico e affrontare la partita con la Roma, magari con un paio di aiuti dal mercato: due tappe fondamentali per capire se l’Inter è già risalita sulla barca.

sostieni ilmalpensante.com

  • Viktor85 (WaitingForGodot)

    ….ma perché l’Inter di quest’anno avrebbe dovuto sbracare? La partita con la Lazio è stata affrontata in condizioni tutt’altro che ideali, sia per il momento opaco sia per i 120 minuti, tiratissimi, giocati appena tre giori prima (sciocchezza della lega enorme, far giocare il 26 e il 27 dicembre 2 quarti di coppa italia…), ma la squadra ha tenuto discretamente almeno fino all’ingresso di Felipe Anderson (che di solito con con noi “spacca” sempre) …. li sì è visto che le gambe non c’erano più : come avevo già twittato a fine pt : buon punto da tenersi stretto.
    P.S. secondo le statistiche della lega il nostro MVP è stato Perisic (che – peraltro – ha perso 7 palloni non 19, come fantasiosamente contati da questo schianchi, ennesimo fallito in carta rosa)

  • Frydge

    Sabato scorso ero allo stadio (in una delle mie rarissime scorribande milanesi, dato che abito piuttosto lontano) e devo dire che la differenza maggiore che ho notato è stata la freschezza fisica. L’Inter è stanca, molto stanca, soprattutto nei 3 davanti.
    Non so se è un problema di preparazione estiva incentrata sul partire al massimo, preparazione invernale pesante in vista della primavera o se è solo fisiologico visto quanto hanno sempre corso, ma Candreva, Perisic e Icardi hanno bisogno di riposarsi.
    Non solo per la mancanza di spunto in avanti (palese), ma soprattutto per la difficolta di rientrare di Candreva, Perisic e alle volte anche Borja che per lo più camminavano o corricchiavano. Cosa che invece fino alla fine del filotto vincente era l’arma in più (basti pensare alla marea di ripiegamenti di Perisic in quel periodo).
    La Lazio invece al contrario appena perdeva palla era molto brava a compattarsi dietro stringendo tutte le linee.
    Io capisco che Spalletti voglia puntare sulla formazione più consolidata, ma sta diventando decisamente controproducente. Credo che Eder e magari Karamoh dovrebbero essere utilizzati per dare un po’ di respiro in questo momento.
    Vedremo se arriveranno altri rinforzi.
    Forza Inter.

  • Chun-Li Chung

    mi son permesso di salvare in archivio lo screenshot della speranza (gufata? analisi no di certo) di Schianchi. a tempo debito la ritiro fuori, citando ovviamente la Malpen-fonte 🙂

    • Alberto Di Vita

      Salviamo, salviamo tutto!
      Ad ogni modo rimangono all’interno del sito 🙂

  • willerneroblu

    Io continuo a stupirmi che voi possiate leggere quella roba lì…non leggeteli non guardateli non cliccateli da dopo calciopoli le redazioni sportive sono invase da antiinteristi militanti tra l’altro sono più i milanisti che si esercitano in questo sport nazionale!!!Comunque non possiamo lasciare fare tutto a Spalletti non voglio dire niente su bandiere a cui sono affezionato ma non abbiamo un dirigente decente che si presenti e cerchi di zittire le merde scribacchine!!!

    • Alberto Di Vita

      per quanto possiamo farlo noi, sai quanta gente ne legge?
      La Gazzetta dello sport vende non meno di 200mila copie giornaliere, di cui una parte enorme è la cosiddetta “copia da bar”: ne compri 1 e la leggono in 20.
      In media fa non meno di 3,5 milioni di “lettori unici” sul cartaceo.

      L’impatto è devastante.

      • Alberto Di Vita
      • Chun-Li Chung

        il cartaceo perderà ancora colpi ma sul web è ancora peggio perché hanno voragini di territori ancora da conquistare. “Nel mondo ci sono milioni di smartphone, ma ancora più numerosi sono gli stronzi che li manovrano” (semicit. della Gialappa’s).
        vedo tanti utenti interisti anche con molto seguito e mediamente “consapevoli” retwittare involontariamente articoli della gazzetta pur se per prenderli in giro. per non dire, sull’altro versante, delle badilate di commenti-minkia sotto un articolo “provocatorio” (ovviamente solo nel titolo e a volte manco in quello) e che sono la vera e propria manna dal cielo per siti che oramai vivono solo di quello.

  • LOTHAR10

    AUGURONI DI UN FELICE 2018

  • Amstaf

    Hanno aspettato lukaku, ma hanno aspettato sopratutto luis alberto.
    A me è parsa una di quelle partite in cui chi segna per primo al 90% vince.
    In quest’ottica i primi che avrebbero potuto segnare siamo stati noi.
    Alla fine il pareggio rispecchia la partita.

  • scanziani2001

    Io sintetizzerei diversamente. Una buona inter per quasi 70 minuti senza ricambi in panchina ne`alternative di gioco davanti per i limiti evidenti soprattutto del suo giocatore piu` rappresentativo. Piuttosto vorrei capire che cosa ha strakosha nel IV eV dito della mano dx, con cui ha deviato sul palo il tiro di Borja. O studiarne i tempi di reazione. In porta lui, il tiro di Cutrone sarebbe stato fermato a due mani dipigendo sulla palla uno smile prima del rinvio 🙂

  • Mark Hollis

    Alberto, visto che sei in linea, vorrei spiegato la dinamica del fallo in area con tocco del braccio.Facciamo finta che Skriniar colpisca direttamente la palla col braccio; per me e per tutti è calcio di rigore. Chiuso…Ma è veramente così? Una volta si diceva che ci doveva essere la volontarietà, e non penso che ogni volta che la palla sbatte sul braccio ci sia volontarietà; a questo punto sono rigori tutti i falli di mano, nessuno escluso.Tutto questo discorso per arrivare a juve-Inter. Tiro di Icardi, palla che colpisce il braccio del difensore, palla che è diretta nello specchio della porta…e magicamente per tutti non è rigore.Ora visto che sei un esperto vorrei spiegato come stanno le cose.

    • Amstaf

      La volontarietà è solo uno degli elementi…anche perché una “volontarietà dolosa” non c’è quasi mai. Va valutato se “amplia il volume”, se il movimento sia, o meno, “congruo”.
      A mio parere troppa discrezionalità, ci vorrebbe una codifica, anche “giurisprudenziale”, più stringente.

    • RanieroB

      Rigore per l’Inter contro la Juventus? L’ultimo che ricordo lo dette qualche anno fa Tagliavento a Torino (era netto, su Milito, abbiamo vinto ahehm 1-3) ma solo su suggerimento di Orsato arbitro di porta, altrimenti a chissà quando si risaliva… Ah sì, Ceccarini fischiò per un fallo su Ronaldo abbattuto da Iuliano nel… ah no, forse mi sbaglio…

    • Alberto Di Vita

      Il regolamento parla chiaro: si deve anzitutto valutare se è il pallone che si muove verso la mano o viceversa, successivamente si deve valutare la “volontarietà”.
      È un concetto spinoso, perché deve essere analizzato secondo alcuni parametri, tra i quali la distanza di gioco. Attenzione, per “distanza” si intende anche eventualmente un mancato intervento, un liscio: credo che il mani di Mertens non l’abbiano dato perché c’è un liscio di Hamsik che fa diventare quel pallone “inaspettato” (definizione del regolamento).

      Si è parlato spesso di “volume corporeo”, come dice Amstaf. È una formula che prova a racchiudere il concetto contenuto nelle linee guida: ovvero quel movimento che fa il calciatore, con le mani e/o le braccia, “con l’intenzione di costituire maggior ostacolo alla traiettoria del pallone”.
      Quindi sì, si potrebbe parlare di “volume corporeo” ma potrebbe essere fuorviante.

      C’è un ultimo aspetto che va valutato, ovvero se il movimento è da considerarsi naturale o meno rispetto al movimento del corpo, e si deve valutare anche la congruità di questo movimento rispetto a quello di tutto il corpo.
      Ma i calciatori devono sapere che un braccio distante dal corpo, che occupa uno spazio maggiore e limita la traiettoria della palla, può essere sanzionabile.

      Secondo questi parametri, e per me, il mani di Benatia non è rigore, perché il movimento è congruo rispetto al resto del corpo anche se occupa uno spazio aggiuntivo di traiettoria.
      Quello di Santon, invece, mi sembra decisamente più chiaro.

  • Stefano Cattaneo

    Sono un po’ controcorrente, sinceramente io non ho visto una bella Inter, mi è sembrata impacciata, casuale e soprattutto npon squadra, Vecino sta confermando che l’inizio di campionato è stato un caso e adesso si sta confermando il giocatore medio, non certo un Naiggolan, magari serve tempo.
    Concordo su Icardi, peró è anche vero che non lo si cerca mai con il lancio in profiondità, Candreva piú volte invece di passare la palla di prima cerca i dribbling facendo perdere tempi di gioco, la forza di Icardi è anche quella di liberarsi indiedreggiando rispetto la linea di porta, ma sembra che non l’abbia capito solo lui ce continua a proporre cross o passaggi sulla linea di porta.
    Credo che la nostra fortuna sia stata che ancora una volta inzaghi ha dimostrato di essere un buon allenatore quando si puó anche non vincere, perchè per vincere avrebbe dovuto osare e lasciare dentro Luis Alberto con Felipe Andersson e allora lí si che sarebbero stati dolori per noi……
    Comunque anche io ho fiducia in questa squadra e ricordo che con l’Udinese abbiamo perso (con applicazione del VAR discutibile) ma non subito, il Sassuolo ha fatto un tiro in porta e il derby, beh loro hanno giocato al 120% e hanno impiegato 112 minuti per vincere contro una squadra che, per un calo fisico abbastanza evidente che l’Inter ha dalla partita col Pordenone, se ha giocato al 70% è tanto,
    Avrei preferito che la sosta ci fosse state prima della Fiorentina, ma ultimamente chi fa i calendari prima di farli passa dal pub.
    Buon 2018 a tutti e soprattutto FORZA INTER!

    • bruneroblu

      Vecino lo vedo un po’ impacciato nei movimenti e poco sciolto nella corsa: secondo me ha affrettato il rientro dall’infortunio per giocare contro quelli là e lo sta ancora pagando.

  • Gio-Bonimba ’61

    Scusate se insisto…..ma gioie come queste dello scorso anno solare vanno ricondivise https://uploads.disquscdn.com/images/584544693516cff4feeff8fd848d2a30d9f3c981f96b86b4fd6ccb1e4f7f9fbc.jpg

  • Marco C.

    non ho da fare commenti specifici sull’articolo, ma devo scrivere che Alberto è fantastico nelle analisi delle situazioni. sopratutto nello sbugiardare gli scribacchini e pennivendoli prezzolati dai ladri e dagli uomini di serie B. ad maiora

  • Mark Hollis

    Amstaf, grazie per la risposta.Hai detto bene ” a mio parere troppa discrezionalità “. Un mio amico me l’ ha spiegata così :” la discrezionalità cambia dal nome della squadra in campo “. Tutto semplicissimo.

    • mordecai

      un po come “la legge è uguale per tutti”
      solo che alcuni sono più uguali di altri

  • Amstaf

    Secondo Whoscored.com, Gagliardini con 85,2% passaggi realizzati con esattezza, sarebbe uno de più precisi in tutta la serie A…
    Dati volatili quanto le criptovalute?

    • Nic!

      Me lo chiedo anche io.
      Il ragazzo a me non dispiace in assoluto.
      Tuttavia è monopasso, e se vorrà essere titolare in un Inter che si spera crescerà verticalmente il valore del proprio organico deve migliorare nella gestione del pallone e azzardare qualche giocata in verticale più precisa. Oltre magari a far sentire la propria presenza in area.
      La sensazione mia era quella di un giocatore in realtà impreciso. Certo se quel 85% sono passaggi orizzontali si perde poi gran parte del valore del dato

    • Alberto Di Vita

      Ma che è ‘sta roba? Dove l’avete letta?
      Nella maniera più assoluta no: un centrocampista top di precisione deve avvicinarsi al 90%. 85% è piuttosto nella media.
      Gagliardini sarà non meno di 60esimo in Serie A e, facendo una veloce scorribanda tra le statistiche, ha almeno questi davanti: Diawara, Valero, Biglia, Pjanic, Jorginho, Hamsik,Leiva, Poli, Zielinski, Joao Mario, Chisbah, Allan, Vecino, Freuler, Rog, Bonaventura, Torreira, Khedira,Omeonga, Veretout, Praet,Nainggolan.

      Dove avete letto che sarebbe uno dei più precisi?

      • Gio-Bonimba ’61

        Però c’è un però: non sempre le statistiche vanno lette in modo nudo e crudo. Cosa vuol dire precisione nei passaggi? Mi metto a galleggiare a centrocampo e la passo di continuo al compagno a mezzo metro da me, ergo avrò totalizzato il 100% di precisione nei passaggi, ma che cosa c’entra con l’efficacia del mio contributo alla causa della squadra? Per es.: ho sempre contrastato gli idoli di tal Pirlo regista, in quanto la precisione dei suoi passaggi si basava appunto sul servizio al compagno vicino, poi quando coglieva l’intuizione dei suoi lanci illuminanti, delle due l’una: se indovinava era un grande, altrimenti era colpa del compagno che non aveva raggiunto o capito il lancio! Questo a prescindere da Pirlo o Gagliardini, cioè credo che i dati da soli non siano pura verità: ultimamente per es. a Gagliardini passano delle bombe terra aria a distanza ravvicinata mentre lui si avvicina al passaggio con alle spalle uno o due avversari, certo che è difficile controllarla e girarsi subito per darla al meglio, si rischia l’errore nell’innescare l’azione, molto più comodo stare spalle alle propria porta ed avere la visuale libera per indovinare il servizio al compagno messo meglio. AD MAIORA

      • Nic!

        In realtà io mi fidavo dei dati reperiti da Amstaf, ma io dubitavo potesse essere tra i più precisi, e mi pare anche lui dalla domanda con cui apostrofa il suo stesso commento.

        Speriamo Gaglia cresca.

  • bruneroblu

    Dalla partita di sabato ho ricavato alcune impressioni che sono solo ulteriori conferme di ciò che sapevamo già nel bene e nel male:
    1- la squadra è sul pezzo e Spalletti non ci sta raccontando delle favole;
    2- il centrocampo ha limiti di numeri e di energie fisiche e lo sappiamo. Ma il buon funzionamento della squadra dipende tantissimo da quello che fanno i 3 davanti. Se Icardi si incrosta in area, se Candreva perde lucidità, se Perisic pensa ad altro o solo ai suoi dribbling si innescano una serie di meccanismi che finiscono per mandare in crisi anche gli altri reparti.
    3- La Lazio è bella da vedere quando è in campo aperto, i suoi singoli per tecnica e velocità sono perfetti per quel gioco. Con davanti una difesa schierata anche loro fanno i loro bravi pasticci.
    4- Il mercato deve essere pensato in prospettiva 2018-19 già da adesso. Ripeto cose risapute, ma dando per scontato che si torna in Europa in qualche modo (speriamo non l’EL che per me è una vera sciagura per una società e una squadra come l’Inter), la rosa è assolutamente insufficiente, non abbiamo jolly alla Caprari da giocarci e non possiamo pensare di riproporci con Nagatomo, Eder, ecc. mentre i vari Santon, D’Ambrosio e qualche altro vanno bene come alternative e per far rifiatare titolari veri.

  • maigobbo

    Ebbene lo confesso: un pochino di timore ce lo avevo, ma, dopo quello che ho visto, devo dar ragione ad Alberto..questa squadra è tosta, compatta, unita. Certo ha dei limiti (basti vedere che razza di giocatori siano subentrati nella Lazio a confronto con i nostri), ma ci siamo anche noi per il quarto posto; poi la riuscita, secondo me, passerà anche da quel rinforzo che, speriamo, arrivi a Gennaio.
    Dopodichè e qui il mio prof. di Italiano mi avrebbe dato 2, vado fuori tema: avete notato (ma sono sicuro di si), che da quando l’inter è una delle squadre che schiera più italiani nei 13-14 titolari, Sacchi e suoi proseliti che inveivano un giorno si ed uno anche sono scomparsi? Dai non pensate subito male: magari finalmente lo hanno rinchiuso per farlo vedere da uno bravo.

    • BlackSail33

      L’Inter è come Eva, colpevole a vita per il peccato originale, lei per la mela, l’Inter per calciopoli, aver fatto vedere al mondo la cloaca del calcio italiano. Non illudiamoci, non molleranno mai.

      • maigobbo

        neanche noi molleremo mai! saremo sempre lì come una fastidiosa spina piantata nel….piede

  • Massimo

    Come sempre centrato. Volevo anche segnalare che la sezione del sito Contatti non funziona. Buon anno a tutti.

  • Massimo

    Come sempre centrato. Volevo anche segnalare che la sezione del sito Contatti non funziona. Buon anno a tutti.

    • Alberto Di Vita

      Vero, sistemo subito, grazie

  • Walterone

    Vorrei con questo commento sottolineare non tanto i contenuti, sempre ottimi, ma l’impostazione dell’articolo.
    Per quel che sono i miei gusti è quella che preferisco nei pezzi di commento post partita: grande analisi tecnica e copioso supporto di video, anche brevi come questi. Perché un conto è leggere un concetto e supportarlo richiamando alla mente alcuni spezzoni dicendo tra sé e sé: “Mh, sì… in effettiiii… mi pare che abbiamo fatto un’azione così…”, e un’altra è vedere subito e inequivocabilmente la dimostrazione di quanto sostiene l’autore del pezzo.
    Quindi invito il grande ADV, quando può, a seguire questa linea.

    • Alberto Di Vita

      In questo caso è più facile perché sono in ferie 🙂 nei periodi di “ordinaria amministrazione” non mi posso consentire 8/9 ore per un solo articolo: ne scriverei 2 alla settimana

      • Walterone

        Sì, capisco.
        Beh, almeno quando si può, prendo e porto a casa! 🙂

  • Jiminy
  • Christian

    direi che fino a quando la benzina c’era non avevamo sofferto più di tanto, i pericoli veri sono arrivati dopo il 15′ del secondo tempo, e a mio modo di vedere ha contribuito a questo anche il rigore assegnato e poi revocato, perché mi pare che dopo quel momento ci sia stata un po’ più di apprensione nei giocatori. Poi chiaramente è subentrata anche la stanchezza post derby, ma la squadra è sempre stata in partita e ha provato anche all’ultimo a vincerla, a volte rischiando anche di allungarsi nel cercare di segnare

  • intersempre

    Articolo di analisi veramente sopraffina, documentata da riscontri video e fotografici. Una vera rarità nel panorama dei commenti calcistici. Tanto più apprezzata e apprezzabile perché, seppure di “parte interista”, da parte dell’Autore viene usato l’ormai ben noto equilibrio e obiettività di giudizio. Per quanto riguarda le statistiche numeriche, dalle quali siamo invasi da varie “fonti” (spesso non ‘pure’, ma di tipo pi avrebbe detto il Vate di Setúbal) occorre fare un opportuno discernimento e analisi perché sono suscettibili di essere addomesticate e poi propinate come verità assolute (partendo dal falso assioma: i numeri non sono opinabili): in questo sono d’accordo con vari commenti tra i quali cito quelli di Gio-Bonimba ’61, di cui apprezzo sempre l’ironia e l’acutezza degli interventi. Per quanto riguarda le immagini, poi, a volte vengono occultate (si veda il fallo in area su Vecino), ma questa è una triste prassi usata da molti regimi (purtroppo!)….

    • Gio-Bonimba ’61

      Troppo buono….mi sembra che tra interisti il livello degli interventi sia sempre “alto” e comunque raramente a sproposito, ciò favorito dalla competenza di analisi di questo sito. In passato mi era stato chiesto di scrivere qualche approfondimento su iosonointerista.com, quando sfornava articoli con continuità, cioè sino a circa il post-triplete, lo dico adesso ma è acqua passata…

  • Chun-Li Chung

    Ausilio fuori dalla sede dell’Inter: “No comment, sto andando in montagna”.
    Per sempre?

  • Gus

    In sostanza: al netto delle rispettive operazioni di mercato a gennaio (che nel nostro caso credo non rappresenteranno alcun upgrade, e mi auguro idem per la Lazio) come sono le percentuali di qualificazione CL delle due formazioni? Ahimè io ritengo 60/40 a favore della Lazio. E’ vero, hanno due competizioni (anzi tre con la CI), ma le caratteristiche dei giocatori (Luis Alberto, Milinkovic, Anderson su tutti e la capacità di Immobile di rendersi utile anche quando gli manca esplosività) e la possibilità di intervenire in corso di match sull’inerzia dello stesso me li fanno preferire ai nostri.

  • gcm89

    il pubblico di san siro è insopportabile, hanno fischiato persino una spazzata al limite dell’area di B.Valero. sembrano tanti bambinetti idioti che vogliono tutto e subito, sono dannosi