Le parole di Spalletti sulla situazione dell’Inter

Ero collegato su Mediaset Premium quando Spalletti ha parlato per la prima volta davanti ai media dopo il pareggio contro la Fiorentina.

Dispiaciuto, un po’ abbacchiato, aveva l’aria di chi si era convinto di avercela fatta e si è visto sfilare il trofeo dalle mani proprio all’ultimo.

esthia immmobiliareAd un certo punto gli fanno una domanda, la solita domanda, la stessa che gli si fa ormai da 5 mesi, “ma la rosa è incompleta?“, e a quel punto ha sbroccato e non ce l’ha fatta più.

C’è chi ha visto nelle sue dichiarazioni una critica alla società, c’è chi ci ha visto delle frecciatine, c’è chi ci ha visto invece un rintuzzare il solito gioco dei media di metter contro allenatore e una parte dello spogliatoio insoddisfatto.

Ai media non è sembrato vero: di quelle dichiarazioni ne hanno fatto quel che hanno voluto e, stranamente, solo Mediaset stessa ha riportato in maniera discretamente fedele il succedersi delle cose.

Ho deciso, così, di fare una cosa che non faccio quasi mai e di trascrivere TUTTE le dichiarazioni di Spalletti date alla stampa. Di tanto in tanto vedrete dei punti e delle parentesi: in quel caso vuol dire che ho tagliato parte del discorso relativo alla partita in sé (ne parleremo domani nell’approfondimento) oppure la regia che le ha ritrasmesse le ha tagliate.

Dopo averle lette potremo confrontare la vostra opinione con la mia.

Vi chiedo scusa, anticipatamente, per la punteggiatura e per una grammatica a volte piuttosto questionabile, ma ho preferito riportare fedelmente le parole, con le pause, gli intercalari, i termini “di attesa” di Spalletti piuttosto che integrare con materiale proveniente da me e che avrebbe rischiato di togliere mordente al discorso.

Premium

Oltre a mancarci un po’ di spirito, un po’ di forza nelle situazioni mezze e mezze, nei duelli, un po’ di difficoltà ce l’abbiamo perché non sono le nostre caratteristiche… si è visto che si è preso quelle 4/5 ripartenze a metà campo dove si è perso quella palla troppo banale a campo aperto così, insomma, potevamo fare qualcosa di meglio.

Però poi eravamo riusciti a passare in vantaggio. Loro hanno fatto questo forcing finale in cui ci hanno messo un po’ in difficoltà e hanno meritato anche meritatamente, però prima c’era stata la possibilità di crearlo il pallone del 2-0 perché loro si erano sbilanciati e noi ripartiti, ma non abbiamo concretizzate.

[Domanda: “è una rosa un po’ corta” e Spalletti si mette le mani in faccia ridendo ma con esasperazione]

Non ce la faccio più, fate come vi pare, dite quello che vi pare. Non so più che dire, ragazzi. Dite che vi pare.

[“Lo chiedo a lei come la giudica”]

Che giudico? Poi negli spogliatoi ci devo andare io che questi non son buoni: ci vada lei a dirglielo!

Se dico che ci mancano calciatori perché questi non bastano… che volete da me? Fate il vostro lavoro, giudicatela come vi pare. E va bene tutto.

Ora siamo in difficoltà numerica, per cui… poi che devo fare? Vado lì e dico che non son buoni? Che ne voglio degli altri? A chi? A voi?

Fate come vi pare.

Giudicate, ognuno fa il suo lavoro.

Io continuo a lavorare perché devo lavorare. Poi naturalmente ci si piglia le responsabilità perché bisogna prenderle però è chiaro che qualche difficoltà oggettiva è lì, è sotto gli occhi.

Nagatomo è entrato, ha avuto la febbre fino a ieri, ha preso quelle due palle e ha tentato di uscire, gli sono saltati addosso e gliel’hanno ripresa e si è preso due soffocamenti nell’area di rigore che ci hanno debilitato, perché quando hai palla e non riesci a uscire…

Però in questo momento qui la condizione è quella lì.

Ranocchia ha preso due imbucate dove… aggredisco e stacco e faccio la scappata e sente la fitta alla schiena. E quindi due imbucate le ha dovute subire, poverino. C’è stata una volta che è andato a chiudere verso la porta, gli hanno giocato la palla al limite e non ce l’ha fatta a frenare e non ce l’ha fatta a riattaccare la palla.

Poi è il solito Ranocchia? No, ha male, ha fatto troppo a giocare: non ce n’è altri giocatori per cui mi state sempre a dire le stesse cose, lo potete dire anche voi che manca un centrale difensivo.

[Dallo studio “ma alla fine lo ha detto…”]

Alla fine l’ho detto… [parecchio irritato e alzando la voce]

Ma scusa, stai lì a mirare che cosa? Il farmi dire [quel] che pare a te? Mi pare sotto gli occhi di tutti che ci manca un centrale difensivo.

Cosa ho detto? Cosa ho detto?

Che cosa hai vinto a dire “finalmente l’ha detto”?

Che premio vuoi?

Bussate lì dalla mattina alla sera, c’è una postazione fuori… quando arrivano in macchina contateli perché 1, 2, 3, 4 se ne mancano 3, ne abbiamo 5 in difesa e ne abbiamo 2: che vi devo dire?

Mancano? Contateli. Mancano.

Vedrai ora se poi Santon è stato bravo perché qualche difficoltà a questo ginocchio ce l’ha ed è stato dentro. Che vi devo dire io?

Dite quel che vi pare.

[Dallo studio: “Alessio Conti ha fatto una costatazione numerica e lei giustamente ha fatto…”]

Ma ragazzi, è dall’inizio del campionato che mi dite sempre la stessa cosa: è sotto gli occhi di tutti che ci manca un centrale difensivo. Si è detto 750 volte, vengo qui… oh…

La qualità delle persone non si vede dalle risposte, si vede dalle domande.

Se fate 700 volte la stessa domanda c’è un problema ragazzi. 700 volte…

Siamo partiti che si doveva completare il mercato, poi non si è potuto completare per il problema che è venuto fuori… che si fa?

Si lavora.

Che si fa? Si lavora e bisogna vincere: bisogna essere poi credibili quando si va nello spogliatoio a parlare con i calciatori.

Non andrò mica a piangere perché mi manca un calciatore: se usciva un altro facevo giocare Nagatomo centrale, o Gagliardini.

Un paio di problemi ci sono successi e abbiamo dovuto forzare le situazioni, non si è potuto scegliere però poi si va con quelli che si ha.

E stasera secondo me hanno giocato una buona partita perché se in uscita ci si giocava due palloni per bene c’era la possibilità di portare a casa il risultato… loro hanno forzato e hanno anche meritato di pareggiare.

[Il discorso poi si porta su altri argomenti di chiave più tecnica e Spalletti chiude sorridendo]

Ma ci manca un centrale? Ci manca? Ci manca un centrale. Ci manca, ci manca.

Tre mesi che mi domandate se mi manca un centrale. E lo sanno tutti e lo sanno tutti: la mi’ mamma a casa, a 80 anni, sa che mi manca un centrale.

Sky

[“Lei era perfettamente a conoscenza sin dal principio delle possibilità di spesa della proprietà Suning o inizialmente pensava che le risorse fossero maggiori”]

Dai ragazzi… io non vengo a pararmi la mia posizione.

Noi ora siamo così e oggi si è avuto queste difficoltà. Non vado a parlare di Suning, non vado a parlare della proprietà, non vado a parlare di cose che possono diciamo difendere la mia posizione.

Non me ne frega niente. Ormai smetto io, c’ho 60 anni e 25 anni che faccio questo lavoro.

Non vado a pararmi il culetto sotto dei discorsi... è sotto gli occhi di tutti, ci manca un centrale ragazzi: è tre mesi che si dice sempre la stessa cosa… è tre mesi “ma ti manca un centrale? Ti manca un centrale?”. Manca un centrale.

Son 3: se ne manca uno son due, se ne esce un altro bisogna inventarsi qualche cosa. Perché poi Santon… si sta allenando ora, però ogni tanto bisogna che recuperi per delle situazioni… è stato bravissimo, ha giocato, esterno, ha fatto il centrale e l’ha fatto anche bene stasera.

Nagatomo ha avuto la febbre tutta la settimana ma se poi usciva un altro dovevo mettere Nagatomo centrale difensivo, perché… ma dicendo questo che ho fatto?

Sono salvo dal fatto che non abbiamo vinto la partita o che non ho poi le responsabilità che devo avere per il ruolo che ricopro?

Questo è un discorso che dovete fare voi che siete più bravi.

Da un punto di vista mio prendo in considerazione le cose c’ho e vado forte nella direzione con i mezzi che ci ho… “no no, non ci posso andare perché i mezzi son questi”, no, dobbiamo passare di lì noi. Bisogna buttarlo giù questo duro che troviamo in questo momento qui, perché dobbiamo andare a fare il nostro campionato.

Per cui, anche se usciva Santon, se usciva Nagatomo, poi c’era Gagliardini e poi c’era quello della primavera, perché c’era anche un ragazzo e si gioca anche con quello della Primavera.

Si può giocare a pallone senza avere quelli precisi che si vorrebbe avere sempre a disposizione insomma, ecco.

Conferenza stampa

[Domanda su Bastoni, se gli va bene per completare il reparto]

Ma a me mi va bene tutto, va bene tutto.

Ci sono dei paletti da dover rispettare, sono successe delle cose per cui… poi è chiaro che se si riesce a fare esordire e far giocare un ragazzo che ha poca esperienza poi dentro le partite, dentro la forza delle partite, dentro l’esperienza di alcuni calciatori, poi diventa probabilmente un punto interrogativo.

Però è chiaro che è uguale insomma. Io cerco di lavorare al meglio per quelle che sono le conoscenze che ho e le capacità che ho.

Poi se ti succede tutto quello che ci è successo a noi perché si è fatto male Miranda, si è fatto male D’Ambrosio, che tutti e due insieme poi era quello, no? Si ha qualche terzino in più per cui tu tiri dentro D’Ambrosio se Ranocchia si fa male… poi ci abbiamo allenato Santon perché si è verificata questa situazione. E mi sembra che l’abbia fatto anche abbastanza bene, per cui…



 

Non è che sia dipeso dai difensori centrali che si è gol. Perché ora siccome numericamente siamo quelli lì, a forza di dirlo ce la siamo tirata che poi è avvenuto che ci mancasse quello lì, perché poi siamo sempre lì a dire sempre la stessa cosa, ce la tiriamo.

Per ora sotto l’aspetto dei gol presi, mi pare ne abbiamo presi 15, non vorrei sbagliare… siamo lì in classifica… Aspetta, se no poi…

[Sorride] A stare in quella posizione lì un po’ ci sto finché ci voglio stare, se no poi reagisco. Eravamo a 25 punti dalla Roma e dalla Lazio e da queste squadre qui: per ora si son colmati.

Che volete?

Questi ragazzi hanno fatto quello che dovevano fare.

Poi è chiaro che se ti capitano le situazioni dove ti si infortunano 3 o 4 giocatori tutti nello stesso ruolo…



 

E poi la Lazio fa grandissimi numeri, la Roma fa grandissimi numeri, la Juventus e il Napoli sono quelle lì, sono quelle che si son lottate lo scudetto negli ultimi due o tre anni…

Poi si arriva noi e… “ma noi siamo forti”. Eh, fa fatto vedere, non c’è via di scampo, bisogna passare dal campo giocato, bisogna passare attraverso i contrasti, la responsabilità, bisogna passare dall’avere la squadra un pochettino in condizione visto che numericamente, l’ho detto lì e lo ridico ancora, non è che siamo tantissimi…

Però si è cominciato a fare un mercato dove si dice “si fa questo” perché si ha la possibilità di gestire questa situazione, ma poi la situazione è cambiata, non è più la stessa… e ora è da quando ci si avvicina a questo mercato che vi dico “diciamo la verità, diciamo la cosa corrette” e si va sempre a fare nomi…

Bisogna che capitino un paio di situazioni se no bisogna finire con questi qui, perché ci sono dei paletti che bisogna avere dei limiti, ci sono dei paletti dove bisogna starci dentro, come sapete.


 

E la proprietà vuol fare delle cose serie, la società vuol fare le cose regolari. Per cui si continua a lavorare, si fa il meglio professionalmente senza andare a tirarsi fuori e a volersi poi… se no si fa come i giocatori “eh ma io ho fatto tre assist, ho preso tre volte 7…” No no, se non si arriva là, il non raggiungimento dell’obiettivo ripiglia per i capelli tutti e ritira tutti dentro, tutti, dal primo all’ultimo.

O si raggiunge l’obiettivo o se no tutti non hanno fatto il massimo che potevan fare. Poi secondo quelli che voi avete al fantacalcio quelli sono stati meglio di quegli altri, però non funziona così.

[…]

Non ce l’abbiamo fatta. Io rimango con la squadra, ecco. Poveretti. Due o tre erano nelle condizioni di non poter fare di più, io lo so.

E le qualità che abbiamo noi sono quelle lì, ormai si conoscono un po’ i nostri calciatori perché sono quelle lì.

Per cui si tenta di coinvolgerli dove gli si fa riconoscere dove gli si fa vedere e si fanno partecipare effettivamente a un’analisi approfondita… dici, “ci manca un po’ di questo?” e “sì ci manca” e allora mettiamoci tutti qualche cosa di più perché in questo dobbiamo fare uno sforzettino e via, si lavora in questa maniera qui.

Io non vengo a parlare male di nessuno in conferenza stampa

[…]


 

[Domanda: “mi pare di capire che stasera per la prima volta si sta preoccupando…”]

No, io sono venuto dietro a voi, ho cercato di analizzare dove mi volete portare voi e dove io non vengo.

La squadra ha fatto quello che doveva fare. […] ogni tanto si perde un po’ di equilibrio che ci può stare e poi se l’episodio ti gira bene tu la sgami lo stesso, se gira male poi non la porti a casa.

Questa sera dopo che ci è girata bene fino al gol, dopo il gol ci è girata male perché io pensavo di averla vinta la partita.

Però io continuo a stare con la squadra. E continuo a rifare gli stessi discorsi che ho fatto stasera prima della partita e quando rientrano fra una settimana glieli ribadisco.

Io non ho niente da salvaguardare niente di me, perché non me ne frega niente di quello che mi può succedere, perché ormai due o tre situazioni le ho passate…

Io non so qual è il sistema per vincere, ma so qual è il sistema per perdere: venire da te e dire “no, questo non è buono, quell’altro non è buono, o la società mi prende i giocatori o…” questo è di sicuro il sistema per perdere. Siccome probabilmente sei un perdente, fai quei discorsi lì: io li faccio diversamente.

Nel senso che stasera mi dici che faccio discorsi diversi: ho retto tutto quello che devo reggere perché è sotto gli occhi di tutti che non abbiamo completato la rosa. Che faccio? Vengo qui dal primo giorno a… no, io non dico niente.


 

Continuo a lavorare e fare del mio meglio e l’obiettivo rimane sempre lo stesso.

Poi se Roma, Lazio, Napoli e Juventus fanno questi numeri qui sono meno importanti… no abbiamo recuperato quei 20 punti che c’erano di differenza.

No, ve l’ho detto: l’anno scorso io allenavo un’altra squadra, l’Inter è arrivata a 25 punti di distanza. 25 punti sono 8 vittorie di differenza: c’è da colmare quei numeri lì, sono numeri importanti.

[…]

Però io non darei una colpa al fatto che ci manca un centrale se stasera non si è vinto la partita. Si è cominciata male l’azione, perché la palla si è fatta girare lentamente, si è perso troppi palloni nel primo tempo, dove ci siamo fatti risaltare addosso dal giocatore ormai superato.

5 metri dietro, 10 metri dietro, porti palla la tocchi 1, 2, 3 volte e poi ti viene addosso, perché ti rincorre, e tu perdi palla: contropiede. Ci hanno puntato la linea difensiva 4 o 5 volte dove siamo andati in campo aperto a ripigliare poi la porta, a ripigliare lo spazio scappando in parità numerica… non è facile, per cui ci sono delle cosettine da fare un po’ meglio.

Chiaro che mancandoti diversi calciatori e non avendo una rosa un po’… aumentano le difficoltà. Ma a chi si dà la colpa? [la domanda è chiaramente retorica con risposta “a nessuno”]

[…]


 

Conclusioni

“Spalletti contro la fiera delle banalità” oppure “Spalletti contro lo sciocchezzaio intellettuale” avrei titolato io.

Vi ricordate quando José Mourinho pronunciò il famoso discorso sulla “prostituzione intellettuale“? Il giorno dopo i media tirarono fuori quella vicenda scrivendo: “Zeru tituli: Mourinho contro Roma e Milan”.

Ma il senso del discorso era davvero tutt’altro: “Mi sembra che negli ultimi giorni ci sia una grandissima manipolazione intellettuale, un grande lavoro organizzato per cambiare l’opinione pubblica per un mondo che non è il mio. […] Negli ultimi due giorni non si è parlato della Roma che ha grandissimi giocatori, ma che finirà la stagione con zero titoli. Non si è parlato del Milan che ha 11 punti meno di noi e chiuderà la stagione con zero titoli. Non si è parlato della Juve che ha conquistato tanti punti con errori arbitrali.

Ovvero, parlate sempre di Inter nonostante in Italia ci sarebbe tanto di cui discutere.

Poi, certo, ne ha anche approfittato per colpire nel segno gli avversari, ma l’obiettivo era un altro.

E Spalletti? Che l’Inter sia incompleta e che le manchino dei calciatori è risaputo praticamente da tutti: non credo che ci sia nessuno in Italia che abbia il coraggio di dire “questa squadra è completa“. Il più che ci si possa consentire è dire che questa squadra è adeguatamente fornita per arrivare al 4° posto con questa rosa.

Ma completa no, completa non lo è né lo è mai stata. Lo si sa da mesi. Lo si dice da mesi.

E, no, non sarebbe completa neanche con un centrale difensivo in più: perché le mancherebbe un centrocampista e una seconda/prima punta con qualche gol in canna, o quantomeno caratteristiche diverse da quelle che si hanno in rosa, come la capacità di portarsi tutto l’attacco sulle spalle, guadagnarsi falli, far salire la squadra: senza fare voli pindarici, un Babacar, un Nestorovski.

Spalletti ha sbroccato perché sa che c’è qualcosa che non quadra in questo spogliatoio e ogni parola rischia di pesare come un macigno: una parola fuori luogo e si rischia l’implosione. Perché da una parte ci sono giocatori, e forse anche parte della dirigenza, sin troppo sensibili al fascino amicale di certa stampa, ma dall’altra sempre certa stampa è bravissima a mettere zizzania con le telefonatine già rimproverate da Spalletti.

Epica, davvero epica ed è frase che rimarrà negli annali come una delle più belle degli allenatori italiani, la precisazione: la qualità delle persone non si vede dalle risposte, si vede dalle domande.

Già questa sarebbe bastata a spiegare il senso delle sue parole soprattutto a Mediaset (a che mi risulti, è stata la prima di tutte le interviste).

Poi, è chiaro, se c’era da sollecitare qualcosa ne ha anche un po’ approfittato. Ma l’impressione è che Spalletti non si sia mai chiamato fuori, sia rimasto sempre “filo-societario” se mi consentite il termine: quando parla di professionismo, quando richiama tutti al senso di responsabilità, quando dice che si vince tutti o si crolla tutti, quando fa capire (non nelle dichiarazioni di ieri) che alcune scelte sono state condivise, come aver tenuto Perisic e avere rinunciato a fare il resto del mercato con quella cessione.

E c’è anche un’altra certezza: che lui parli costantemente con dirigenza e proprietà, che non faccia richieste “a mezzo stampa”, per mettere in difficoltà qualcuno come altri sono bravissimi a fare.

Quindi, no, più mi sforzo, e mi sono sforzato, di trovare un attacco alla società e meno ne trovo. Anzi, vedo un allenatore che con coraggio resta davanti, ci mette la faccia e dice chiaramente che anche con la rosa incompleta, anche se non si è fatto tutto quel che si pensava di poter fare, gli obiettivi rimangono gli stessi.

D’altra parte, invece, faccio fatica a capire… no, non capisco proprio, per niente, questa furia contro Suning da parte di alcuni tifosi, in cui si registrano parossismi inaccettabili: c’è addirittura un non piccolo gruppo di frequentatori dei social che si augurano… perdio, si augurano che Spalletti si dimetta, così che loro possano finalmente “smascherare” questi cinesi di merda.

Come se il “lasciare nel casino i cinesi” evitasse all’Inter figuracce, come se le dimissioni di Spalletti consentissero a questa squadra di veleggiare libera verso il 4° posto… oppure no, che ce frega, tanto l’anno prossimo a giugno riparte la giostra, ricomincia il calciomercato: e allora sì che possiamo giocare al celodurismo cazzuto, quello del “noi siamo l’Inter” (o, come dice Spalletti: “noi siamo forti”), e ritrovarsi poi a settembre a boccheggiare qualche merda rivolto alla proprietà.

Perché prima era Moratti, spendaccione senza cervello, incapace di costruire una società sana, moderna, che fosse sostenibile e di prospettiva; ora invece è Zhang che dovrebbe fare il mecenate alla Moratti. Prima era Mourinho che avrebbe dovuto dimettersi per mettere “spalle al muro” (già sentito, nevvero?) Moratti e la sua incapacità, quello che gli prende Motta e Milito, gli scarti di Bayern e Real e pretende di vincere in Champions; poi è colpa sempre di Mourinho che se ne va verso lidi più prestigiosi, che ci piaccia o meno.

Tutte cose che starebbero bene nel libro “psicopatologia del tifoso interista“.

Invece no, io mi scelgo gente come Spalletti, gente che non salta dalla nave alla prima tempesta. Quelli che, se anche la barca si rovescia, provano sempre a risalirci su perché è su quella barca che devono stare, non cercarsene un’altra per opportunismo.

Mi scelgo quelli che lavorano con gli attrezzi che hanno, con le possibilità che hanno, quelli che danno tutto finché è possibile darlo. A fine campionato tireremo le somme e ciascuno farà le sue valutazioni e, come dice Spalletti, ciascuno si prenderà la sua dose di responsabilità.

Tutti, nessuno escluso.


 

Mi scelgo Spalletti e, sì, mi scelgo meno qualche giocatore che è in questa rosa.

A fine partita Icardi ha rilasciato una dichiarazione che fa il paio con diverse cose accennate dall’allenatore nei giorni scorsi: Sembra quasi che vogliano convincerti che qui funziona così, che a un certo punto si vada per forza sotto le proprie possibilità“.

Abbiamo fatto una brutta partita. Abbiamo avuto la fortuna di fare gol, segnare e andare in vantaggio.

Quando poi le partite si mettono in difficoltà bisogna lottare fino all’ultimo, tirare fuori un po’ di carattere, di personalità, di spirito, un po’ di tutto quello che si può tirare fuori per portare il risultato.

Ci è mancato questo alla fine… è rimasta una palla lì e hanno pareggiato la partita.

[Scarpini evidenzia l’impegno di Icardi nel partecipare alla manovra e sottolinea un ripiegamento in diagonale, dicendo “oggi un Icardi molto dentro alla squadra”]

Sì, è quello che ci ha chiesto il mister, quello che è mancato un po’ in queste ultime partite.

Ci ha chiesto di migliorare in questi aspetti qua. Io cerco sempre di aiutare la squadra e fare meglio quello che ho dentro… a volte ci riesco, a volte no ma cerco sempre di aiutare la squadra.

Il mister mi ha detto che con queste corse, venire incontro e aiutare la squadra, c’è un margine di miglioramento della squadra ed è per questo che lo faccio.

[Questa Inter non sa più vincere?]

Abbiamo vinto tante partite…

Però, come detto prima, ci manca questo ultimo mese, ultimi 20 giorni, ci è mancato lo spirito, la voglia, la personalità di ognuno di fare bene. Lottare per la squadra.

Quando si perdono queste cose si sente: si sente dentro il campo, negli allenamenti, si sente sempre.

E bisogna ritrovare questo. Ora abbiamo due settimane di campionato fermo e dobbiamo cercare di fare al meglio quando ci ritroviamo e lavorare su questi aspetti qua.

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Qui si apre una discussione importante, importantissima. Fondamentale.

Direi bene, se le parole di Icardi sono come quelle di tanti capitani (ultimo in ordine di data, Buffon) che servono per scuotere l’ambiente, per dare più responsabilità ai calciatori, per “costringere” tutti a dare qualcosa in più e, perché no?, metterci anche la faccia.

Oppure no, male, se rivelano la materializzazione di una paura radicata nel cuore dei tifosi: ovvero che alcuni calciatori possano essere tentati di ripetere gli exploit dell’anno scorso.

Perché a quel punto non sarebbe più un problema di mercato: sarebbe un problema di etica, di rispetto, di professionalità. No, non siamo al punto di Inter-Torino dell’anno scorso, quando mollarono (che voglia di prenderli a calcinculo!) perché l’obiettivo grande era svanito. No, è la stessa cosa che si era verificata già qualche mese prima, quando per la scusa di mollare un allenatore avevano mollato l’Inter.

Non sarebbe accettabile un bis, non è possibile accettare un bis.

Non se lo merita un allenatore come Spalletti che si sta mostrando serissimo.

Non se lo meritano i 60mila fissi di San Siro.

Non se lo meritano tutti i tifosi.

Non se lo merita l’Inter.

 

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