#FiorentinaInter 1-1: stringere i denti

Due settimane, sedici giorni: questo è il tempo che separa l’Inter da una sfida che potrebbe diventare rivelarsi molto più importante di quello che non ci si aspettasse meno di un mese fa, quando il primo pensiero era ovviamente alla Juventus ma tra i tifosi, e qui se n’è fatto anche abuso, si intravedeva il percorso già tracciato che avrebbe portato alla sfida contro la Roma.

Una sfida che in realtà, per come stanno le cose, non decide nulla in termini di classifica definitiva, visto che l’Inter e le romane, quali che siano gli intrecci dello scontro diretto con i recuperi della Lazio e dei giallorossi, rimarranno nello spazio di pochi punti.

esthia immmobiliarePotrebbe decidere, però, molto in termini mentali quale sarà il percorso dell’Inter: se sulla barca che si è ribaltata dopo la tempesta, oppure se annaspando a nuoto chissà verso dove.

Questo momento del campionato sembra una di quelle tappe di montagna in cui due dei migliori si staccano e quelli forti del gruppetto provano a tenere il ritmo ma la gamba non gira. Piuttosto che salire con il proprio passo, si mette un rapporto più duro e le gambe si fermano, ci si pianta letteralmente, non si va su.

Chievo, Cagliari, Juventus, Sassuolo e Atalanta per la Roma hanno portato in dote 5 punti, di cui 2 abbondantemente “rubati” per il clamoroso mani di Fazio contro il Cagliari (poverini, sempre loro).

Un po’ meglio la Lazio, che con Torino, Atalanta, Crotone, Inter e Spal è riuscita a racimolare 8 punti.

L’Inter, che aveva un piccolo tesoretto di punti in più, apparentemente ha scialacquato quasi tutto con 3 punti nelle ultime 5 gare.

1 punto a partita, 1,6 punti a partita e 0,6 punti a partita è lo score delle tre impegnate per il terzo e quarto posto: non proprio un andamento da Champions League.

Ma se a una delle tre va data qualche piccola attenuante, questa è proprio l’Inter, che ha affrontato Juventus, Lazio e una buona Fiorentina all’interno di questo mini-ciclo di 5 partite: tre scontri diretti da cui è uscita imbattuta e sarebbe bastato raccogliere quanto meritato tra Sassuolo e Udinese per ritrovare una classifica di tutt’altro colore.

O forse no, chissà, perché forse le difficoltà dell’avversario diretto hanno portato Roma e Lazio a atteggiamenti diversi in campo, chi può dirlo.

Certo è che rivedere le cose con il famigerato “senno di poi” molte valutazioni possono cambiare.

Poco dopo la partita contro la Fiorentina ho scritto “Quando si tirano le somme a fine campionato, un pareggio in un campo ostico come quello di Firenze è in genere Valutato positivamente, uno di quelli che fa volume all’interno della somma” perché è chiaro che Firenze è un campo ostico e che la Fiorentina di inizio anno era troppo brutta per essere vera.

A dare il giusto “peso” al pareggio ci ha pensato, però, la Roma di Di Francesco, anche lei entrata in una spirale incomprensibile, implosa all’altare di chissà cosa: non sappiamo se è forma fisica (ma non sembra perché corrono eccome), voglia, testa, oppure se semplicemente il ritornare delle disponibilità di tutti ha mandato in tilt Di Francesco.

Quello che era stato visto dai tifosi interisti come un match nefasto e foriero di altri cattivi presagi è diventato improvvisamente un punto guadagnato su una diretta concorrente: niente male per chi aveva sostanzialmente già fatto testamento.

Il che, però, non vuol dire che vada tutto bene. Anzi.

La partita

All’Artemio Franchi, Pioli schiera una formazione d’assalto con Sportiello, Laurini, Pezzella, Astori, Biraghi, Chiesa, Benassi, Badelj, Veretout, Thereau e Simeone.

Prima della partita mi ero documentato sui cambiamenti introdotti da Pioli e avevo analizzato alcune delle prestazioni dell’ultimo mese e mezzo, nello specifico Lazio, Napoli e Milan, tre partite in cui la Fiorentina ha strappato un pareggio avendo persino qualche motivo di recriminazione: se qualcuno ha sottovalutato i viola lo ha fatto semplicemente ignorando le indicazioni che sono arrivate dal campionato.

Per comprendere quanto profondamente sia cambiata, però, non basta indicare gli ottimi risultati e evidenziare come abbia fermato quattro squadre di complessivo livello superiore.

Rispetto alla partita dell’andata, prima giornata di campionato, gli unici confermati sono: Sportiello, Astori, Veretout, Benassi e Simeone.

Tra qualche infortunio, indisponibilità e delle scelte tecniche, insomma, la Fiorentina è cambiata, anche nei moduli: dall’apparente 4-2-3-1 dell’andata, ad un 4-3-3 molto adattabile del ritorno. Schema che ha permesso di intasare, grazie anche al lavoro enorme del sottovalutato Thereau, di infoltire la metà campo e non lasciare troppi spazi all’Inter.

Rivedendola, i problemi dell’Inter sono stati essenzialmente tre: la squadra troppo lunga, mancate marcature preventive su Chiesa e Simeone soprattutto, una valanga di errori individuali da far accapponare la pelle. Errori che si sono ripetuti anche in fase d’attacco, dove si è registrata una scarsa reattività complessiva oltre che un raro muoversi con intelligenza.

Come anticipato nel tweet pre-partita, la Fiorentina ha aggredito alto l’Inter. Una aggressione diversa dalle solite subite dai nerazzurri: pressing molto alto e che lasciava in parte giocare i centrali difensivi, in molte occasioni anche i terzini, salvo attaccare fortissimo nella prima ricezione da parte dei centrali di centrocampo, Borja Valero compreso.

Nel successivo video possiamo apprezzare la densità centrale della Fiorentina, il suo disporsi in un 4-1-4-1 che si adatta immediatamente al variare delle esigenze: ottimo il lavoro di Pioli ma possibile grazie all’abnegazione e alla dedizione dei calciatori viola, bravissimi nel perseguire un piano tattico preciso che si è dipanato per tutta la partita (se necessario, riguardate il video più di una volta analizzando le situazioni lontano dalla palla):

Quando la prima pressione falliva con l’Inter capace di attaccare con più velocità, la Fiorentina non sempre si trovava però ben disposta in campo, difetto che è tipico delle squadre di Pioli e inevitabilmente anche della sua Inter dell’anno scorso.

Purtroppo, però, quelle 5-6 situazioni di contropiede che si sono verificate non sono state sfruttate bene.

Uno dei problemi è stato quello di un eccesso di fretta in alcune occasioni. Ne vedremo diversi nella parte in cui parlerò degli errori individuali ma, a mero titolo esemplificativo, evidenziamo un lancio senza senso di Joao Mario: non è il lancio in sé che va male, ma quanto la scelta sbagliata tra due opzioni: tra i due attaccanti, l’uomo da lanciare era Icardi.

Nel fermo immagine è più apprezzabile la posizione del centravanti nerazzurro che aveva preso il tempo a Pezzella: tra l’altro non c’è neanche la possibilità per Perisic di cercare il terzo uomo, essendo solo contro Laurini.

Apprezzabile anche la presenza di tanti giocatori della Fiorentina nel cuore dell’azione mentre l’Inter ha sempre attaccato con troppi pochi uomini. Il tempo di risalita da parte dei nerazzurri è stato spesso ai limiti dell’inesistente, con l’azione offensiva in ripartenza demandata a Perisic e Borja Valero, con Joao Mario disperso e Icardi intristito in mezzo ai due difensori.

Anche qui un solo video ma è importante dimenticarsi di guardare la palla e guardare in mezzo al campo: la Fiorentina pressa alta, c’è il lancio e quando Borja Valero riceve la palla gli interisti sono soltanto tre, mentre la Fiorentina ha già recuperato con gran parte degli uomini.

Qui invece vediamo una più agevole sequenza di immagini, con l’Inter brava a superare la prima pressione con più velocità e a innescare l’azione offensiva con la Fiorentina scoperta, salvo poi ritrovarsi con appena 3 o 4 uomini in avanti contro 7 o 8 viola.

Nel fotogramma di inizio azione vediamo la palla spostarsi verso l’esterno e possiamo apprezzare il pressing della Fiorentina con ben 5 uomini, molto alto e portato bene.

L’Inter, però, riesce a sfuggire dal contropiede grazie all’azione in appoggio di Mauro Icardi (ogni volta che lo fa, ogni santissima volta, l’Inter gioca sempre meglio e risulta infinitamente meno prevedibile). Da notare in questo fotogramma che Icardi è sulla trequarti e ha 4 calciatori interisti davanti.

A sinistra il duo Borja Valero e Perisic ha spazio per fare male ai viola.

Ad azione sviluppata, invece, la Fiorentina è già corsa ai ripari con 6 uomini dietro la linea della palla e 2 accorrenti, spazi centrali intasati, raddoppio corretto su Perisic e Borja Valero: Icardi è a pochi metri da Joao Mario e l’Inter è in inferiorità numerica.

Imperdonabile, da questo punto di vista, la mancanza di velocità e di inserimento.


Quando, invece, l’Inter era costretta a elaborare il suo possesso palla, la Fiorentina era brava a ridisporsi con un 4-3-3 molto stretto che in molte occasioni diventava 4-1-4-1.

Apprezzabile, tra l’altro, la capacità di stare cortissimi in 15 metri, operazione possibile perché c’è stato un enorme lavoro da parte di Simeone e di Chiesa, come vedremo, bravissimi a correre per tutto il campo, a dare riferimenti e sponde, ad allungare la difesa per poi staccarsi e conquistare la terra di mezzo.

In moltissimi casi, trovare qualcuno capace di smarcarsi davvero era difficilissimo per il portatore di palla: altro problema non da poco nelle ultime partite giocate dall’Inter.

 


In fase offensiva si venivano a creare distanze abissali tra attacco e difesa, con quest’ultima che era davvero riluttante a salire con i tempi giusti. Questo ha consentito ai viola di trovare spazi enormi alle spalle di Gagliardini (spesso costretto a decentrarsi verso Chiesa, non si capisce se per timore di lasciare Santon in balia del folletto viola oppure se per dettame tattico) e Vecino: il lavoro di Chiesa e di Simeone da questo punto di vista è stato inestimabile, di grandissima qualità. E stiamo parlando di due ragazzi piuttosto giovani…

In questa prima immagine vediamo quanto Simeone stia largo. Movimento che ha fatto costantemente, consentendo a Chiesa di accentrarsi e di lasciare il centro anche preda degli inserimenti dei centrocampisti viola: inizialmente Skriniar lo ha seguito, in seguito non l’ha più fatto perché Santon ha quasi rinunciato ad attaccare.

Ma questo non è servito a risolvere i problemi, perché la Fiorentina ha trovato altre armi:

Quando non sull’esterno, Simeone è stato bravissimo a cercarsi questa terra di mezzo, lo spazio tra i due centrali di difesa e di centrocampo. L’inter è troppo alta e si è insistito inutilmente su un pressing talvolta inefficace, soprattutto questo su Laurini perché il meccanismo che si scatenava tra Pezzella, Laurini, Badelj, Chiesa e Simeone ha mandato spesso in tilt l’Inter nel primo tempo.

Come in questo caso: sembra la prosecuzione dell’azione di prima e invece è di 5 minuti prima: la difesa dell’Inter scappa troppo indietro, c’è troppo spazoi, le distanze sono sbagliate che più sbagliate non potrebbero essere e in quello spazio Chiesa e Simeone hanno banchettato a piacimento.

Quest’ultima immagine è “preparatoria” dell’azione come ve l’ho descritta finora, con uno degli attaccanti che inizialmente “spinge” indietro la difesa interista, che ci casca volentieri, e poi si stacca dentro una porzione di campo enorme: i tempi di reazione di Gagliardini e Vecino, per caratteristiche fisiche, sono improponibili per reagire a questa situazione.

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Questa tendenza della difesa a stare troppo bassa è uno dei grandi mali dell’Inter.

Anche perché vanifica l’enorme lavoro in pressing che fanno gli attaccanti. A questo punto si dovrebbe scegliere: o sale la difesa o l’attacco deve smettere di pressare, senza troppe discussioni.

Perché su questo equivoco del pressing alto e difesa bassa con troppo spazio da coprire lasciato ai due centrali di centrocampo, la Fiorentina ha costruito sostanzialmente tutto il primo tempo: l’altra metà dell’offesa, come vedremo, erano regali dell’Inter… e non che questo non lo fosse, anzi.

Oltre a far fare una fatica bestiale ai centrocampisti: non è un caso che siano quelli che hanno corso di più, molto di più.

Ho preparato ben 7 spezzoni video, avrebbero potuto essere anche 12 o 15, tanto sono state frequenti le situazioni in cui la Fiorentina è riuscita a elaborare, praticamente sempre dalla sua destra, un meccanismo semplice ma efficace, chiaramente possibile per via dei piedi buoni e il coraggio di osare di Pezzella e Badelj, ma anche per il lavoro enorme di Simeone e Chiesa.

 


Eppure ne basterebbe solo uno, il primo, dove si apprezza la tecnica e il coraggio di Badelj e Pezzella, il grande movimento di Simeone (largo a destra) e la capacità di Chiesa di trovarsi lo spazio giusto… ma anche la distanza enorme che si viene a creare tra l’attacco e una difesa troppo impaurita e propensa a staccarsi al primo accenno, anche vago, di pericolo.

Da notare anche la bravura, e ci tor di Benassi nel farsi trovare largo alle spalle di Perisic, rendendo il suo pressing vano (e anche qui non è un caso che Perisic sia il 4° per km percorsi).

 

Nei due successivi video apprezziamo due aspetti. Da una parte la Fiorentina ben stretta al centro che fa densità ed è copertissima, stretta in un fazzoletto di campo; dall’altra la straordinaria capacità di lettura di Simeone nel cercare la profondità, nel primo caso, e l’appoggio nel secondo caso.

 

Altri due video in cui è evidente come la Fiorentina abbia persino “chiamato” il pressing nerazzurro, perché Pioli conosce i suoi ex “polli” e ne conosce anche i difetti, al di là del fatto che una parte di questa squadra non c’era l’anno scorso: i difetti, però, se li sono portati appresso comunque.

Inutile commentare i video perché i principi li ho esposti e sono chiaramente rinvenibili nelle immagini.

Penultima azione, sempre con Benassi bravissimo a cercarsi lo spazio alle spalle di Perisic, attirando Gagliardini, mentre Simeone lascia la difesa dell’Inter a occuparsi di Chiesa (o più spesso del nulla): tra Icardi e Skriniar ci sono non meno di 35 metri, uno spazio esagerato e che ha consentito ai viola di fare più o meno quel che hanno voluto.

Ultima occasione in cui sono visibili tutti i principi sopra esposti: pressing portato male e troppo individualmente, difesa troppo bassa, qualità di verticalizzazione della difesa viola, bravura prima di Benassi nel farsi trovare al posto giusto, poi di Simeone ad approfittare degli spazi lasciati dalla difesa dell’Inter.

L’azione sfuma, ma il ripetersi degli eventi ha tolto sicurezza all’Inter, oltre che mandare veramente in tilt la metà campo nerazzurra.

Come se non bastasse, l’Inter ci ha messo davvero tanto del suo anche in fase di possesso, con una serie di errori individuali in qualche caso ben al di là del limite dell’imbarazzante.

Da una parte si apprezza la Fiorentina, sì, ben disposta, ma dall’altra la mancanza di cattiveria dei nerazzurri, a volte troppo molli anche e soprattutto in fase di recupero, e in questo versante il peggiore in assoluto è stato Joao Mario.

Nel primo video è Santon che fa un errore grossolano, ma è anche vero che l’Inter è disposta male. Tra l’altro, notate la posizione sbagliata di Ranocchia.

Nel secondo video tocca a Gagliardini in una delle situazioni denunciate dallo stesso Spalletti: farsi rubare palla così è davvero inaccettabile, perché denota scarsa concentrazione, anche se le opzioni di passaggio praticamente non ci sono. Ma in questi casi non si rischia mai.

Nel secondo video, errore in coabitazione tra Ranocchia, troppo “leggero”, e Joao Mario che aveva l’aria di trovarsi lì più o meno per caso, come se non ci fosse bisogno di proporsi per un passaggio e sgravare il compagno dalla fase di costruzione che dovrebbe competergli per qualche secondo appena.

Terzo errore individuale evidenziato è di Cancelo, altro errore banale con ripartenza viola. In questo caso c’è da sottolineare anche la pigrizia, per molti versi inaccettabile (a maggior ragione dopo le parole post-partita), di Icardi che a palla persa si disinteressa quasi dell’evoluzione nonostante sia il giocatore disposto meglio per un recupero veloce a dare fastidio alla ripartenza viola.

Purtroppo azioni del genere sono capitate altre volte, anche se c’è stato un calciatore che più di tutti ha mostrato una insopportabile e inaccettabile approssimazione in fase di copertura: Joao Mario.

Da questo punto di vista l’Inter ha sostanzialmente giocato in 10, con il portoghese che “brozoveggiava” per il campo senza un senso logico e alla ricerca di un “why” e di un “because”, per richiamare alla memoria il buon Antonio Albanese in “Frengo” di Mai Dire Gol.

Ma è l’ultima palla persa del primo tempo a togliere ogni forma di dubbio: è fuori con la testa. Non si tratta di essere scarsi, perché è chiaro che tecnicamente non lo è, ma gioca con una superficialità e una approssimazione non adeguati al livello e al contesto. Un corpo estraneo alla squadra.

La cosa che fa impressione è che la lista poteva essere più lunga e avremmo potuto dedicare un’intero approfondimento agli errori individuali dell’Inter.

E dire che qualche situazione si poteva esplorare di più, come la percussione dei terzini negli half space con l’aiuto dell’esterno: è successo 3 o 4 volte e la Fiorentina non è mai riuscita a leggere la situazione.

In questo caso sono Cancelo e Joao Mario a giostrare: come al solito, nella fase di ultimo passaggio, di rifinitura o di tiro, l’Inter negli ultimi tempi fa spesso la scelta sbagliata.

Abbiamo analizzato 6 casi, più 7 azioni della Fiorentina in fotocopia a scavalcare il pressing nerazzurro, alcune situazioni in cui si è gestito male il possesso: il racconto sostanziale del primo tempo è davvero tutto qua.

Nei primi 15 minuti la Fiorentina è arrivata 4 volte in porta con facilità, pur senza avere azioni da gol clamorose. L’Inter ha provato a alzare il pressing e in qualche occasione ha creato apprensione ai viola.

Nell’ultimo quarto d’ora, infine, ha provato a tenere di più la palla e “addormentare” il gioco, riuscendo più o meno nell’intento pur continuando a subire in qualche occasione le ripartenze viola.

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Nel secondo tempo ci sono state cose meno interessanti dal punto di vista tattico, cosa che succede spesso perché salta sempre qualche meccanismo a causa della fatica. L’Inter è stata un po’ più corta e il vantaggio è anche la realizzazione di un maggior controllo della partita.

L’Inter ha sostituito Joao Mario con Dalbert. Concettualmente la mossa giusta, tra l’altro Dalbert si è immolato un paio di volte sul tiro avversario bloccando conclusioni pericolose.

Sfortunatamente per lui e per l’Inter, l’ingresso di Babacar 3 minuti dopo ha complicato le cose, perché la Fiorentina ha cominciato a buttare palloni in mezzo mentre i nerazzurri non riuscivano più a uscire: tra l’altro si segnala, ancora, per l’ennesima volta, la mancanza di un po’ di furbizia nel cercarsi situazioni di falli a favore che possano rallentare il ritmo avversario.

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Chiaro che poi ci vuole anche l’arbitro equanime come non lo è stato Valeri, che ha fischiato alcuni interventi dove non c’era assolutamente nulla, come in questo caso (Vecino prende nettamente la palla prima e il suo intervento è chiaramente per giocarla).

D’altra parte c’è da capirlo: basta vedere la sua faccia alla conferma del gol da parte del Var:

Stringere i denti

La partita con la Fiorentina ha mostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, il volto di un’Inter in affanno dal punto di vista fisico. Fiatone che diventa, letteralmente, sofferenza all’aumentare degli spazi quando l’Inter gioca così slegata come abbiamo visto in diversi filmati e immagini: troppo spazio tra i reparti, mancanza di coesione, l’aiuto del compagno è spesso una chimera.

Sono cose a cui Spalletti deve porre rimedio subito, sia dal punto di vista tattico (e perché no, anche di modulo), sia soprattutto dal punto di vista mentale perché qualcosa non quadra e si vede: è la testa che trascina il fisico verso la fatica o viceversa? Su questa risposta si gioca la stagione dei nerazzurri.

Adesso l’Inter dovrà affrontare una serie di partite apparentemente più abbordabili dopo l’ostacolo Roma,

La Roma è, inutile negarlo, potenzialmente più forte dell’Inter, ha un organico più completo e soluzioni che Spalletti in nerazzurro non ha: visti i chiari di luna firmerei oggi per un pareggio perché poi c’è un gruppetto di partite che si può affrontare più serenamente, accompagnati dalla fiducia di non avere perso gli scontri diretti e dal recupero fisico che regalerà questa sosta.

Spal, Crotone, Bologna, Genoa e Benevento prima del derby di Milano di ritorno: il cammino dell’Inter e la distribuzione degli impegni non costituiscono un problema. Non ci sono partite ravvicinate con alto grado di difficoltà.

Per la Lazio, invece, Chievo, Milan (f), Genoa, Napoli (f), Hellas Verona, Sassuolo (f) e Juventus. Tra Napoli, Verona e Sassuolo dovrà anche disputare l’Europa League.

La Roma dovrà affrontare Inter (f), Sampdoria (2 volte consecutive compreso recupero), Hellas Verona (f), Benevento, Udinese (f), Milan, Napoli (f) e Torino. In mezzo alle sfide tra Udinese e Milan, e successiva alla partita contro il Torino, la Roma dovrà giocarsi anche la Champions League.

Insomma, le romane hanno un calendario più complicato e per l’Inter ci sono tutte le condizioni per rimanere in alto, avendo tarato, finalmente e inevitabilmente, il target della stagione che non poteva essere superiore al 3° posto.

E forse neanche superiore al 4°.

Ma anche in un confronto che sembra impari non ci si può né ci si deve tirare indietro, anzi: se c’è da lottare stringendo i denti, si lotta stringendo i denti. Essere usciti imbattuti da sfide in cui l’Inter era data più che spacciata, come Napoli, Juventus e Lazio, deve essere da monito: questa squadra è capace di tutto.

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E l’impressione è che, sì, sia prona a implodere, ma anche a trovare un po’ ovunque una miccia buona per rimettersi in moto e ripartire.

Perché sostanzialmente la sensazione che ho avuto a fine partita, confermatasi dopo averla rivista, è che questa squadra fino a un mese fa ha dato tutto, fisicamente e mentalmente. Nelle ultime forse no, probabilmente non tutti, forse hanno pagato il conto di tre mesi tiratissimi, oppure no e lo vedremo presto.

Ma a volte il calcio è così: tiri 60 volte in 4 partite e fai due gol soltanto, mentre in qualche altra partita ti capita che il portiere avversario faccia un liscio, ti sbatta sulla schiena e vada in gol.

Il calcio è bello anche perché fatto di episodi che smontano il senso delle cose che hai visto fino a un minuto prima.

E magari quando ti sembrava tutto perduto ti basta un niente per ritrovarti in una posizione migliore di quella che avresti immaginato possibile.

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