Coutinho e gli altri: quando il talento dà torto ai “capiscers”

Introduzione

Diamoci 100 secondi.

No, che dico: 160, usiamo il numero 160 che è anche il prezzo che il Barcellona ha fissato per acquistare Philippe Coutinho dal Liverpool.

160 secondi per rivedere e correggere, magari qualche volta anche evitarli, i giudizi che spesso siamo bravissimi a dare nell’immediato. Perché la storia di Coutinho è un fragoroso e sensazionale schiaffo a giornali, tv, media, giornalisti, tifosi e codazzo vario che aveva etichettato il giocatore in tutti i modi possibili e immaginabili

Barcellona

Parliamo anzitutto dell’attualità, ovvero di come si arriva all’acquisto di Coutinho, perché e soprattutto “come” dal punto di vista del bilancio del Barcellona.

esthia immmobiliareIl rapporto tra il Barcellona e il Brasile è stato più che buono negli ultimi anni: da Ronaldo a Rivaldo, da Neymar a Ronaldinho, la gente blaugrana ha sempre avuto rispetto e ammirazione per una punta di diamante in verdeoro. In totale sono 33 nella storia del Barcellona.

Sembra quasi superfluo dirlo ma è chiaro che Coutinho va al Barcellona perché Neymar passa al PSG, con buona pace della stampa nostrana che ha fatto da cassa di risonanza per Dybala.

Ed è anche vero che Coutinho in sé non vale la cifra mostruosa di 160 milioni, così come non li vale Dybala. Ammetto che fa un po’ effetto sentire/leggere alcuni professionisti della tv o della stampa parlare di “cose torbide” oppure di “qualcosa che non va” (vedi Caressa) sull’acquisizione di Coutinho.

Fa effetto perché fino all’anno scorso non erano immorali i 90 per Higuain o i 105 milioni per Pogba né la mostruosa commissione a Raiola… e oggi invece si fanno le pulci agli affari degli altri.

Fa effetto perché evidentemente c’è gente che in tv parla senza sapere quello che dice.

Perché nell’acquisto di Coutinho non c’è nulla di torbido.

La proiezione del fatturato blaugrana a fine anno parla con voce squillante: hanno già sforato il muro dei 700 milioni di euro, comprendente anche le plusvalenze, mentre per quest’anno la cifra diventerà da capogiro e verosimilmente si supereranno i 900 milioni.

La proiezione parla anche di un utile di esercizio di circa 30 milioni.

Sempre inteso che se l’avventura in Champions dovesse andare bene, chissà che numeri potrebbero venir fuori…

 

Causa effetto Neymar, certamente, ma i ricavi al netto delle plusvalenze supereranno comunque i 700 milioni. L’operazione Neymar renderà o ha reso possibili rinnovi monstre, tra cui quello di Leo Messi che guadagnerà 75 milioni di euro lordi l’anno, comprensivi di un premio di 20 milioni l’anno per 5 anni già all’atto della firma.

A prescindere da Neymar, senza l’incremento di ricavi sarebbe stato impossibile rinnovare a quelle cifre e soprattutto non sarebbe stato possibile confermare tutta la squadra, ed è una delle ragioni per cui il rinnovo di Iniesta è stato in bilico per mesi: il monte ingaggi avrebbe largamento sforato il 70% dei ricavi da gestione caratteristica, paletto fondamentale per il rispetto del FPF.

 

Numeri da capogiro che sono possibili solo in uno scenario di questo genere e inaccessibili a qualunque altro club, fatta eccezione per Real Madrid e Manchester United, ai quali faranno presto compagnia anche PSG, Bayern Monaco e Manchester City.

Come abbiamo più volte detto, è una delle grandi storture del Financial Fair Play: rendere più forti le squadre già forti e ricche.

Se non ve ne siete resi conto, alle spalle di quello che possiamo chiamare “altro calcio” hanno di fatto creato la famigerata “Super Lega” tanto cara a Berlusconi.

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