Coutinho e gli altri: quando il talento dà torto ai “capiscers”

Diamoci 100 secondi.

No, che dico: 160, usiamo il numero 160 che è anche il prezzo che il Barcellona ha fissato per acquistare Philippe Coutinho dal Liverpool.

160 secondi per rivedere e correggere, magari qualche volta anche evitarli, i giudizi che spesso siamo bravissimi a dare nell’immediato. Perché la storia di Coutinho è un fragoroso e sensazionale schiaffo a giornali, tv, media, giornalisti, tifosi e codazzo vario che aveva etichettato il giocatore in tutti i modi possibili e immaginabili

Barcellona

Parliamo anzitutto dell’attualità, ovvero di come si arriva all’acquisto di Coutinho, perché e soprattutto “come” dal punto di vista del bilancio del Barcellona.

esthia immmobiliareIl rapporto tra il Barcellona e il Brasile è stato più che buono negli ultimi anni: da Ronaldo a Rivaldo, da Neymar a Ronaldinho, la gente blaugrana ha sempre avuto rispetto e ammirazione per una punta di diamante in verdeoro. In totale sono 33 nella storia del Barcellona.

Sembra quasi superfluo dirlo ma è chiaro che Coutinho va al Barcellona perché Neymar passa al PSG, con buona pace della stampa nostrana che ha fatto da cassa di risonanza per Dybala.

Ed è anche vero che Coutinho in sé non vale la cifra mostruosa di 160 milioni, così come non li vale Dybala. Ammetto che fa un po’ effetto sentire/leggere alcuni professionisti della tv o della stampa parlare di “cose torbide” oppure di “qualcosa che non va” (vedi Caressa) sull’acquisizione di Coutinho.

Fa effetto perché fino all’anno scorso non erano immorali i 90 per Higuain o i 105 milioni per Pogba né la mostruosa commissione a Raiola… e oggi invece si fanno le pulci agli affari degli altri.

Fa effetto perché evidentemente c’è gente che in tv parla senza sapere quello che dice.

Perché nell’acquisto di Coutinho non c’è nulla di torbido.

La proiezione del fatturato blaugrana a fine anno parla con voce squillante: hanno già sforato il muro dei 700 milioni di euro, comprendente anche le plusvalenze, mentre per quest’anno la cifra diventerà da capogiro e verosimilmente si supereranno i 900 milioni.

La proiezione parla anche di un utile di esercizio di circa 30 milioni.

Sempre inteso che se l’avventura in Champions dovesse andare bene, chissà che numeri potrebbero venir fuori…

Causa effetto Neymar, certamente, ma i ricavi al netto delle plusvalenze supereranno comunque i 700 milioni. L’operazione Neymar renderà o ha reso possibili rinnovi monstre, tra cui quello di Leo Messi che guadagnerà 75 milioni di euro lordi l’anno, comprensivi di un premio di 20 milioni l’anno per 5 anni già all’atto della firma.

A prescindere da Neymar, senza l’incremento di ricavi sarebbe stato impossibile rinnovare a quelle cifre e soprattutto non sarebbe stato possibile confermare tutta la squadra, ed è una delle ragioni per cui il rinnovo di Iniesta è stato in bilico per mesi: il monte ingaggi avrebbe largamento sforato il 70% dei ricavi da gestione caratteristica, paletto fondamentale per il rispetto del FPF.

Numeri da capogiro che sono possibili solo in uno scenario di questo genere e inaccessibili a qualunque altro club, fatta eccezione per Real Madrid e Manchester United, ai quali faranno presto compagnia anche PSG, Bayern Monaco e Manchester City.

Come abbiamo più volte detto, è una delle grandi storture del Financial Fair Play: rendere più forti le squadre già forti e ricche.

Se non ve ne siete resi conto, alle spalle di quello che possiamo chiamare “altro calcio” hanno di fatto creato la famigerata “Super Lega” tanto cara a Berlusconi.

Effetto Neymar e mercato drogato

L’effetto Neymar si è sentito non solo in casa blaugrana e non riguarda solo il buon Coutinho, che l’anno scorso sarebbe stato certamente acquistato a cifre più moderate.

Non è un caso che, qualche giorno prima dell’ufficializzazione, il Liverpool abbia acquistato un difensore, Virgil Van Dijk, a una cifra letteralmente “fuori mercato” per qualunque difensore: 80/85 milioni di euro (che fanno sembrare l’acquisto di Skriniar uno dei colpi più clamorosi degli ultimi anni) che sono rimasti tali solo perché non c’era l’ufficialità dell’operazione Coutinho, altrimenti il rischio era che la richiesta si alzasse ancora, visto l’interesse mai nascosto da parte del Chelsea di Conte.

Sembra la storia del “battito d’ali di una farfalla” se non fosse per cifre che farebbero parlare di un elefante.

Il mercato così si “droga”, letteralmente, facendo impennare i prezzi di tutti quei calciatori che potrebbero in qualche modo cambiare le sorti di una stagione in un’altra squadra.

Quale sia l’effetto generato dall’accoppiata FPF e disponibilità economica ce lo dà proprio il Liverpool con un’altra operazione che vede protagonista una squadra italiana, la Roma, e un suo ex calciatore, Salah. Da una parte c’erano i giallorossi, letteralmente alla disperata ricerca di una plusvalenza più alta possibile ma nella posizione di non potere tirare troppo la corda, dall’altra una società che in quel momento non aveva ancora la disponibilità di 160 milioni…

Per meno di 50 milioni quello è un letterale furto, vista anche la resa del calciatore egiziano. Solo che chiunque provi ad azzardare un paragone tra le operazioni Coutinho e Salah commette un errore se omette… l’effetto Neymar, chiamiamolo così da ora in poi.

Dal punto di vista contabile, ricordiamo che le squadre cedenti realizzano una plusvalenza ricevono benefici solo nell’anno in corso.

Se vi siete persi gli articoli precedenti: il valore di acquisto del calciatore viene “spalmato” sugli anni di ingaggio (Vecino 24 milioni per 4 anni è un costo di 6 milioni l’anno, parlando di soli ammortamenti). Il calciatore diventa un “bene strumentale”, patrimonio dell’azienda, e una fetta del suo valore originario viene imputato per competenza come costo negli esercizi successivi: fino alla conclusione della cosiddetta “vita utile” del bene, in questo caso fino a scadenza.

Nel caso di Coutinho, per esempio (e se qualche cifra è sbagliata mi… corrigerete) , l’acquisto a 13 milioni per un contratto di 4 anni e mezzo (è stato acquistato a gennaio 2013) è stato ammortizzato per circa 1,45 milioni per i primi 6 mesi, per poi essere ammortizzato per 2,9 milioni nella stagione 2013-2014 e altri 1,45 milioni per la stagione 2014-2015: questo perché a gennaio 2015 è stato rinnovato il contratto fino al 2020.

Al gennaio 2015, pertanto, era stato ammortizzato per circa 5,8 milioni: valore residuo a bilancio 7,2 milioni da spalmare fino al 2020, ovvero altri 4 anni e mezzo, perché ad ogni rinnovo si “rispalma” il costo residuo. Quindi se prima il costo del suo ammortamento era di 2,9 milioni a stagione, dal 2015 in poi è diventato di 1,6 milioni.

Ah, ovviamente se ci sono dei costi, tipo quelli del procuratore per il rinnovo (famigerati, ormai, quelli di Raiola per i rinnovi di Pogba), questi si aggregano al costo residuo in bilancio.

Ammortamenti successivi: 6 mesi 2015 = 0,8 milioni; 2015/16 = 1,6 milioni; 6 mesi 2016/2017 = 0,8 milioni. Totale ammortizzato 3,2 milioni, residuo 4 milioni.

Nel gennaio 2017 altro rinnovo fino al 2022, ovvero altri quattro anni e mezzo, ovvero ammortamento di circa 900mila euro annui: essendo rimasto un solo anno, il valore di Coutinho è arrivato a poco più di 3 milioni.

La plusvalenza, quindi, al raggiungimento di tutti i bonus potrebbe arrivare a ben 157 milioni di euro. Centesimo più, centesimo meno, perché non tutti i numeri e le date dei rinnovi sono ufficiali ma almeno rende l’idea di come procedere.

Questa è una delle ragioni per cui ogni tanto le società decidono di rinnovare senza apparente ragione ad alcuni calciatori: se non c’è aumento dell’ingaggio è anche un modo per abbassarne il carico annuale sui costi.

Questi 157 milioni andranno nel bilancio del Liverpool esclusivamente nella stagione 2017/2018, a meno che i bonus non vengano raggiunti negli anni successivi.


Per quanto riguarda il Barcellona, pertanto, stesso procedimento: 120 milioni da spalmare in 5 anni, ovvero 24 milioni di ammortamenti annui, a cui aggiungiamo l’ingaggio lordo per avere conto del costo totale in un anno. Non appena maturano i bonus, il valore degli stessi si ammortizzano per gli anni successivi.

Insomma, se Coutinho farà bene vedrete che fra un anno e mezzo o due rinnova col Barcellona.

En passant, c’è da storcere un po’ il naso quando leggo in giro che l’anno scorso l’Inter ha “investito 70 milioni” per due calciatori e che, pertanto, se c’era margine di manovra prima ci deve essere tutt’ora.

Non è così, perché come abbiamo visto il peso annuale sul conto economico non si è esaurito nel primo anno. Anzi, è l’esatto contrario: è proprio aver sbagliato gli ultimi acquisti, i Kondogbia, Eder, Gabigol, Joao Mario etc… di fatto invendibili e al tempo stesso inutilizzabili o quasi, a rendere oggi difficili altre operazioni che non siano di prestiti.

I capiscers in Italia

L’ho scritto più e più volte: tutti coloro che guardano il calcio danno dei giudizi: sarebbe impossibile non farlo. Molto spesso, però, questi giudizi somigliano molto di più a pregiudizi che non a idee formate nel corso del tempo e grazie all’esperienza visiva.


Questa è una delle ragioni per cui non è mai esagerato predicare prudenza nei confronti di calciatori che, per un motivo o per l’altro, non hanno avuto modo di esprimersi adeguatamente.

Infallibile, però, non c’è nessuno. Primo, perché non lo sono i protagonisti diretti, i procuratori, i dirigenti, gli allenatori, figuriamoci noi che di calcio viviamo solo la parte visibile; secondo, perché soprattutto quando c’è un trasferimento non è automatico ripetere le buone (o le brutte) prestazioni ammirate in precedenza.

Prendiamo Kondogbia. Tempo fa ne scrivevo così:

Se funzionasse, se avesse fiducia, se capisse la possibilità che ha con un allenatore del genere, potrebbe persino diventare imprescindibile in una squadra che non deve misurarsi ad altissimi livelli: cosa che oggi sembra una remota possibilità, se non addirittura inverosimile. Ma quello che abbiamo visto a Siviglia e al Monaco non era un miraggio né era il fratello più bravo: in Champions brillava spesso, nel mondiale Under 20 ha fatto ottime partite (pur condite da diversi, persistenti errori).

La stoffa c’è, basta sapere che non è pizzo pregiato, il problema adesso diventa di testa.


Effettivamente non poteva essere un miraggio: il grande torto, se così si può chiamare di Kondogbia è stato quello di costare tanto e di essere descritto come quel giocatore che non è.

In questa stagione, il caso di Joao Cancelo è emblematico: da bidone a sostanzialmente unico giocatore che si è salvato costantemente nelle ultime apparizioni. Così come per Dalbert.

Da esperienza visiva diretta, il brasiliano aveva mostrato più qualità nella difesa, mentre Cancelo aveva mostrato talmente tante amnesie difensive che i suoi allenatori precedenti lo avevano più volte messo da ala invece che da terzino. Al punto che era proprio il portoghese il (mio) più grosso dubbio difensivo.

Evidentemente era, ed è, soprattutto una questione di testa. Spalletti ha lavorato molto con entrambi e in campo si fa sentire spesso: Dalbert ha reagito a questo con la paura di sbagliare, pertanto lo vediamo terribilmente contratto in molti suoi movimenti; Cancelo, invece, ha reagito quasi con sfrontatezza nel momento in cui è stato chiamato in causa. Complice anche una qualità offensiva già testata in precedenza, si è fatto apprezzare più facilmente mostrando altresì attenzione e concentrazione in difesa, fatta eccezione per alcune situazioni (vedi gol del Milan di Bonaventura).


In tutti e tre i casi protagonista è stata la cosiddetta “testa”, ma anche la necessità di comprendere che giocatori si ha davanti. Kondogbia spacciato per il nuovo Touré quando non ne aveva, non ne ha e probabilmente non ne avrà mai né le caratteristiche né la propensione.

“Testa” significa anche possibilità di concentrarsi e di giocare il proprio calcio con più serenità, cosa che troppo spesso San Siro non ti concede. Caso emblematico anche qui, Candreva in Inter-Lazio: al terzo cross sbagliato c’è stata una parte di pubblico che ha cominciato a urlare non appena riceveva palla: per qualcuno le urla non bastavano e allora giù con gli insulti.

Candreva da quel momento ha sostanzialmente smesso di fare cross: il che significa togliere all’Inter 3/4 assist potenziali a partita per i compagni. Non funziona e quando certa parte di San Siro lo capirà sarà sempre troppo tardi.

Nel derby di Coppa Italia ad un certo punto Joao Mario riceve palla, crede che ci sia un avversario vicino e si gira verso la difesa: parte del pubblico di San Siro si mette a urlare e Joao Mario si gira di scatto, non si rende neanche conto di dove si trova e prova un’apertura, sbagliandola.

Sarà anche questione di personalità, per carità, ma non tutti hanno il sangue freddo mentre si è in campo.

Ma in questo stadio sono stati fischiati anche calciatori come Ibrahimovic a scudetti quasi vinti (e talvolta quasi vinti da solo) e Eto’o (nel novembre 2009 scrissi persino un “Io Sto Con Eto’o”…), figuriamoci un ragazzo gracilino come Coutinho.

Tira mozzarelle (effettivamente erano mozzarelle).

Non c’ha il fisico (effettivamente era gracilino).

Non è da Inter.

Che importa se il talento fosse tutto lì, a portata di mano e di sguardo?

Certo, chi ha vissuto dal vivo, da tifoso, quel periodo ha anche chiare in mente certe prestazioni: roba che Joao Mario e Brozovic accanto a lui sarebbero parsi persino più attivi. In una delle analisi tattiche di quel periodo scrissi: “Un giocatore che deve intanto capire lui che vuol fare da grande, perché questo atteggiamento e questo ciondolare per il campo in uno spazio ristrettissimo ne fa certamente un giocatore poco utile e di scarsissime prospettive.

Ma le fiammate che arrivavano in alcune partite, in certi frangenti, non potevano non essere valutate come l’espressione di un calciatore che aveva potenzialità e prospettive.

Si trattava, semmai, di aspettarlo e avere pazienza perché era giovanissimo. E, sì, semmai il problema da porsi oggi, come ieri, è se un giocatore come Coutinho, come quel Coutinho, avrebbe seguito la stessa traiettoria, fatto all’Inter la stessa carriera che lo ha portato poi al Barcellona.

L’impressione è che, no, non sarebbe stato possibile perché non gli si perdonava più nulla.

Non solo allo stadio, ma anche fuori, anche a partire da poche settimane dal suo arrivo:

Tifoseria che ha, come detto, insultato più o meno chiunque, quella che si chiedeva dove si vuol arrivare con due scarti del Genoa, oppure con gli scarti del Real Madrid a cui avevano persino svuotato l’armadietto, per non dire di quello cacciato a calcinculo dal Bayern Monaco perché ormai finito. La tifoseria che inventa i nomignoli famosi, i Diego Alberto Finito, i Pacco’o, i Wcino, i Cagani e via discorrendo.

Una tifoseria che, no, non sa aspettare. Per niente.

Salvo poi insultare Ausilio che non è bravo come Tare a prendere Luis Alberto, aspettato pazientemente un anno.

Attenzione, ce n’è anche per i media, quegli stessi che oggi fanno gli splendidi “prendendo in giro” l’Inter, dimenticandosi però di cosa scrivevano loro di Coutinho, come lo descrivevano, le risatine nei servizi televisivi, gli insulti mica tanto velati sui giornali: ovvero tutto lo sciocchezzaio che abbiamo di fronte praticamente ogni giorno. Parliamo di quella stessa stampa che descrisse Eto’o come un “Trezeguet fortunato” eh. Quegli stessi media che annoverano genii inventori del “Acquafresca per Milito: è un mercato masochistico“, quegli stessi media che rimproveravano all’Inter la “fissa” con Sneijder mentre invece avrebbe dovuto valorizzare l’italianissimo Diamanti.

Ce ne fosse uno che abbia scritto un “mea culpa”.

Oggi tutti bravi a dar contro l’Inter e nessuno a fare mai autocritica: ovvero, cosa ha fatto questo sistema-paese per far sì che in Italia ci fosse l’ambiente ideale per far crescere… no, non è solo Coutinho, ma giocatori come Coutinho? Niente.

E, perché no?, se l’Inter è stata cieca e sorda e incapace, che dire di quelle società italiane che non hanno voluto credere nel talento del ragazzo per appena 13 milioni di euro?

Tutti bravi e tutti capiscers eh, mi raccomando.

L’Inter non è (la) sola

È vero che all’Inter si può (e si deve) rimproverare un certo numero di scelte sbagliate. Oggettivamente sbagliate.

Ma quello che si legge in giro è più che manipolazione: accorpare casi come quello di Pirlo o Seedorf con quelli di, che so, Roberto Carlos e di Bergkamp è più che manipolazione: è prostituzione. Nell’ansia di dar contro all’Inter hanno inserito pure il pur buono Robbie Keane (non si capisce a che titolo) e finanche Kanu (non certo protagonista dei successi dell’Arsenal…), dimenticandosi, per esempio, di Delvecchio che almeno uno scudetto con la Roma lo ha vinto.

Anche da comprendere a che titolo abbiano messo pure quel Frey per il quale stravedevo (capiscer anche io), visto che sempre sugli stessi giornali se n’è dette di cotte e di crude sul portiere anche successivamente al periodo interista.


Inserendo anche Fabio Cannavaro, perdio, Fabio Cannavaro che abbiamo tutti scoperto per quale ragione se n’è andato dall’Inter e per quale ragione fosse sempre infortunato.

Ma tant’è. Più che manipolazione.

Certo, si potrebbe anche fare al contrario: per esempio contrapporre quei calciatori che all’Inter si sono rivalutati eccome, dati per finiti e invece protagonisti di ottime stagioni, quelli ceduti per poco e rivelatisi invece dei calciatori straordinari: Chivu, Lucio, Samuel, Thiago Motta, Cambiasso, Stankovic, Veron, Sneijder, Figo, Crespo e vado a memoria dimenticandomene certamente qualcuno.

Ma nel calcio nessuno è immune da errori di questo genere, nessuno. I capiscers ci sono praticamente ovunque e prima o poi faremo un articolo con i “grandi colpi” rivelatisi poi fallimentari.

Intanto occupiamoci di una piccola selezione di fallimenti come quelli rimproverati all’Inter: ovvero calciatori sui quali alcune squadre italiane non hanno creduto e poi si sono rivalutati altrove. Gli incompresi delle altre, insomma.

 

E non ci sono scuse che tengano, perché se non valgono per l’Inter non valgono per nessuna.

Thierry Henry.

Se all’Inter va rimproverato, giustamente, Bergkamp (anche se si dovrebbe discutere sul suo “mal di trasferta”, sul suo ambientamento, sull’Inter di quel tempo ma vabbe’…), i media “dimenticano” spesso che Ancelotti aveva confinato Titì sulla fascia a fare il terzinaccio nonostante fosse stato acquistato per dare un’alternativa al Del Piero infortunato. Poi va all’Arsenal dove vince praticamente tutto, segnando valanghe di gol, più di Bergkamp.

Patrick Vieira.

No, non il Vieira che va dalla Juventus all’Inter, ma quel Vieira scartato dal Milan dopo appena 2 presenze e lasciato andare all’Arsenal per appena 4,5 milioni di sterline: un piatto di lenticchie per uno dei centrocampisti più dominanti dell’ultimo ventennio.

Edgar Davids.

Quello che Costacurta definì “una mela marcia” all’interno dello spogliatoio rossonero, viene ceduto dopo poche presenze e tante incomprensioni. Ceduto a una diretta avversaria, a una rivale che ne farà il caposaldo del centrocampo.

Andrea Pirlo.

Oh sì, oh sì. L’Inter ha ceduto il Pirlo trequartista, quel calciatore un po’ fighetto che non rientrava mai, con la puzza sotto il naso. Uno che non aveva voglia di correre e sacrificarsi. Se Pirlo ha fatto quella carriera lo deve, però, a 3 cose: a Carletto Mazzone che lo ha reinventato regista; agli infortuni nell’anno del Milan che convincono Ancelotti a provarlo lì, non fosse altro che per mancanza di alternative; al cambio di atteggiamento in campo, perché un fallimento al Milan avrebbe significato fine della carriera a certi livelli.

Non l’ho mai considerato un errore clamoroso dell’Inter perché chi sa tutta la vicenda non ha bisogno di spiegazioni… o almeno non così clamoroso come averlo lasciato andare via a parametro zero, libero di accasarsi alla Juventus perché “Allegri non lo vedeva”: vuoi che sia un caso che la stagione 2011-12 è quella in cui Pirlo va alla Juventus e i bianconeri iniziano a vincere in Italia?

No, per niente.

Ciro Immobile.

E che c’entra Immobile? Direte voi. E io vi rispondo che il Cirone laziale è stato per lungo tempo nelle salde mani della Juventus. In prestito al Siena, al Grosseto, al Pescara (28 gol stagionali!), la Juventus non ci crede e lo dà in comproprietà al Genoa per 4 milioni; lo riscatta ma poi lo cede al Torino dal quale ne riceve prima la comproprietà per poi vederlo riscattare proprio dai granata.

Ma almeno nell’operazione racimola una decina di milioni.

Simone Perrotta.

Se i giornali ci ficcano dentro Keane perché non metterci dentro Perrotta? Scartato dalla Juventus (lo perde “alle buste” con il Bari), alla Roma si fa più che apprezzare ed è titolare nella squadra azzurra che alza la coppa del mondo a Berlino.

Jens Lehman.

Che nomi strani che ogni tanto arrivano. Che c’azzecca Jens Lehman? Eh, Lehman ha vinto un campionato tedesco con il Borussia Dortmund, un campionato inglese con l’Arsenal e un altro paio di titoli.

Peccato che quei media fantastici a inserire Sebastien Frey tra i fallimenti dell’Inter dimentichino di mettere in lista, da qualche parte, Lehman tra i fallimenti del Milan: appena 5 presenze e poi spedito in Germania.

Eh ma il Milan aveva Abbiati” diranno i milanisti: per l’Inter Toldo non andava bene? Dài, fate i serii.

Giovane Elber.

Nel 1991 fu portato in prima squadra dal Milan e venduto praticamente subito. Dopo qualche stagione approda al Bayern Monaco, 92 gol in 162 partite in stagioni vittoriose. In quanti vi hanno raccontato di Elber?

Pierre-Emerych Aubameyang.

In estate è stato descritto come il possibile colpo dell’anno: il trasferimento di Pierre-Emerych Aubameyang dal Borussia Dortmund al Milan. E che diamine, come vorresti catalogare l’arrivo in Italia di uno che ha segnato 141 gol in 212 partite in Germania?

Peccato che nessuno abbia mai “rimproverato” al Milan il fatto di averlo ceduto con (quantomeno) eccesso di leggerezza al St. Etienne. Per un milione di euro.

Un. Solo. Milione. Di. Euro. Per un calciatore per il quale quest’anno il Milan avrebbe potuto spendere una cifra tra i 70 e i 90 milioni di euro.

E mi pare che questa sia persino più grave della malefatta dall’Inter con Coutinho.

Esthia immobiliare

La lista sarebbe lunga e all’estero la lista sarebbe ancora più lunga. Siccome rischio di dilungarmi in maniera inaccettabile decido di chiudere ringraziando le squadre:

  • il Real Madrid per avere ceduto Samuel pensando che il problema fosse Samuel e non un sistema di gioco scriteriato in cui spesso l’unico centrocampista di contenimento era… Beckham;
  • il Real Madrid per avere letteralmente cacciato a pedate Wesley Sneijder nonostante i tifosi blancos fossero contrari alla cessione;
  • il Bayern Monaco per avere risposto all’Inter “no” alla richiesta “Van Buyten lo trattate?” e avere aggiunto “ma vi interessa Lucimar Ferreira da Silva in arte Lucio?”. Sì, grazie;
  • il Real Madrid, per avere considerato troppo poco galactico Esteban Cambiasso, uno dei giocatori più intelligenti della storia del calcio;
  • il Barcellona e l’Atletico Madrid, per avere creduto Thiago Motta ormai finito;
  • e infine il Barcellona, per avere dato vita a quello che può essere definito, senza ombra di dubbio, il colpo del secolo: ritenuto Eto’o non più funzionale alla manovra e all’ambiente blaugrana, e accompagnato alla porta con una valigia di soldi per avere Ibrahimovic.

Già da sola, quest’ultima operazione vale la metà della “formazione degli incompresi” che stanno facendo circolare in queste ore.

Grazie, davvero grazie: senza di voi non avremmo avuto la squadra del Triplete.

Grazie.

sostieni ilmalpensante.com

  • FC

    Ogni tanto è simpatico il gioco “come sarebbe la squadra X se non avesse venduto nessuno”, ma è appunto un gioco, è indegno per un qualsiasi giornalista prestarvisi, se non fosse che i giornalisti sono tra le tipologie più stupide di esseri umani.
    Avevo pensato più volte anche io quanto fosse strano che alcuni giocatori si “risvegliassero” nel momento in cui passavano ad un certa squadra (sempre la solita), mi fa piacere di non essere il solo, si spiegherebbero certi “bidoni”; anche per questo bisognerebbe fare mercato ignorando giocatori che abbiano a che fare con la suddetta squadra.
    Veniamo a Coutinho: se fosse rimasto all’Inter sarebbe esploso? Non credo. E neppure se fosse rimasto in Italia che, evidentemente, non era il suo ambiente. La solita obiezione “sono scarsi per il campionato italiano, ma in champions ci piallano” non regge: un torneo a partita secca o andata/ritorno non può essere paragonato ad un campionato di 20 squadre. Prendiamo Bergkamp (un giocatore che ho amato a prescindere dai colori che indossava): non fece bene in campionato, ma in coppa uefa sì.

  • Shang norberto

    Grande pezzo come sempre, è proprio come dici si pensa solo a sbeffeggiare l’Inter,nelle discussioni da bar i tifosi. R

  • Frydge

    Bellissimo articolo. Dico solo che nella squadra di calcio a 7 che frequentavo quando andavo all’università mi ero preso il n. 29, in onore appunto di Coutinho per cui stravedevo (ero magrino e coi capelli ricci pure io). Non avevo dubbi sarebbe, prima o poi, diventato un top. Giusto per dedicare a tutti quelli che mi prendevano per pazzo, una volta tanto, un: ve l’avevo detto.

  • mike983

    Grazie a Marco Branca e Lele Oriali.

  • MaledettiToscani

    L’articolo è, come sempre, notevolissimo! Ma la schermata continua a ballare paurosamente, Alberto…

    • Marco C.

      sei sicuro che non sia un problema della tua connessione? a me va benissimo. forse solo una volta è stato irraggiungibile per un minuto o 2.

    • Marat666

      Ti fa questo effetto su PC o su altro dispositivo (smartphone, tablet…)?
      Io accedo al sito solo tramite computer e non ho problemi, su cellulare o tablet invece non saprei.

  • L’Acutangolo

    Tutto maledettamente vero. I loggioni di S.Siro hanno fatto più vittime della SARS. Per Coutinho però farei un distinguo: un anno e mezzo nella stagione post Triplete, dove obbiettivamente aveva davanti dei Mostri, ma comunque, specie in Europa, autore di prestazioni più che discrete.
    Mezza stagione in prestito all’Espanol dove gridammo al “fenomeno”. Ritorno all’Inter nella stagione sfigatissima di Stramaccioni, degli arbitraggi “ad squadram” e dei 200 infortuni, per poi svenderlo al Liv’pool e sositituirlo con…Tommaso Rocchi (sic!!!). Abbiamo aspettato anni che sbocciassero carciofi come Guarin e adesso Brozo e JM, ma Coutinho no, non si poteva. Interisti, vil razza dannata!

    • Marco C.

      vero anche per me, ma ” Interisti, vil razza dannata!” no, se parli di noi tifosi. è veramente un onore far parte di questa “razza” intelligente, ironica e con 2 attributi così per quel che ha passato e che sta passando. ma li hai mai sentiti per esempio i gobbi? dei “minus habens” analfabeti e arroganti che dicono a nastro le cazzate per coprire i misfatti degli ultimi 100 anni.
      se parli dei dirigenti, vabe’ di errori ne han fatti tanti, ma come dice Alberto, anche cose buone. un sostanziale pareggio. ad maiora
      p.s. noi siamo L’INTER, forse saremo, in questa fase contingente, come una lazio qualsiasi, ma non sarà per sempre. la lazio sarà per sempre la lazio, noi (con il nostro passato) ritorneremo nel posto che ci aspetta e ci meritiamo.

      • L’Acutangolo

        L’epiteto era chiaramente una forzatura pseudo-colta, ma resta il fatto che spesso gli spettatori di zone ben individuate dello stadio remino contro alcuni giocatori, quindi la squadra tutta, se le cose non vanno come vogliono, anzi pretendono, e questo è un danno ed un limite. Tornando al discorso della Lazio: forse non ci stiamo rendendo conto di come la proprietà cinese , più ancora dell’interregno Thohir, sia lo spartiacque tra l’Inter di come l’abbiamo sempre conosciuta ed amata, quella dei campioni epocali, dei Moratti, dei tifosi radical-chic-snob sfigati alla Severgnini, e via dicendo, ed una cosa diversa. Probabilmente peggiore. Un’Azienda di proprietà di un colosso cinese che non la considera una delle attività più importanti del suo gruppo, e che al di là di qualche # piazzato qua e là non va. L’Inter società ha perso la passione. Ed i giocatori che sono dei figli di buona donna come nessuno nel captare l’aria, purtroppo si stanno già adeguando. Restano Spalletti e noi tifosi a tener duro sul fronte dell’interismo duro e puro. Ma basterà?

    • Felice Nicola

      Cotechino ??

      • L’Acutangolo

        No grazie, a Natale ho esagerato

  • Giovanni Lievi

    coutinho sarebbe esploso, magari non in maniera clamorosa come fatto in premier ma sarebbe esploso pure qui.
    il problema è stata la società che con un roster con sneijder e palacio vide bene di prendere pure cassano lasciando al brasiliano solo le briciole.
    negli ultimi sei mesi quando chiamato in causa fece vedere cose ottime ricordo un assist assurdo per palacio dato di esterno no look in corsa in europa league da onanismo bimane sfrenato. sarebbe bastato avere più pazienza e non sbarazzarsi di pazzini

    ps il sito va a legna 🙁

  • njo78

    Bell’articolo, a prescindere dall’opinione dei giornali…. Io ho sempre sostenuto che Coutinho fosse una promessa (gli ho visto fare cose in allenamento che non vedevo da tempo)… Ecco credo che lui fosse troppo “giovane” per il calcio italiano, fragile… sono quei calciatori che li vedi in allenamento e rimani a bocca aperta, poi in partita è tutta un’altra cosa… peccato adoro questi vedere l’espressione calcistica di questi talenti brasiliani…

  • Gio-Bonimba ’61

    Ironico e graffiante, perfetto sia nel criticare i capiscers sia verso una parte degli incontentabili di san siro. Credo comunque che quel Coutinho a 16 milioni dell’epoca al Liverpool non fosse scelta insensata, d’accordissimo sul Pirlo fighetto visto all’Inter, del resto mi sembra che lo scambio riguardasse un bel po’ di miliardi di lire e contestualmente avvenne lo scambio tra Brocchi e quel Guglielminpietro, detto Guly, di cui ci si dimentica ma che fu preziosissimo sulla fascia sinistra nello scacchiere di Cuper e finchè titolare si stava vincendo lo scudetto: poi subetrò Recoba oltre al rientro di Ronaldo e la squadra, con anche Vieri, divenne troppo sbilanciata….e cominciarono le difficoltà fino al….5 maggio.

  • Felice Nicola

    articolo PERFETTO purtroppo i primi a creare “problemi” sono proprio alcuni tifosi

    per questo io sono “contro ” i giovani e i progetti

    qui all inter non esiste un concetto di progetto si DEVE vincere tutto e subito e cmq non andrebbe bene lo stesso perchè bisogna vincere anche bene 2 o 3 a zero

    tu scrivi di giocatori forti insultati ed è peggio per un giocatore medio

    ora D’ambrosio e’ il nostro miglior terzino ma fino all anno scorso era il brocco dei brocchi

    per non parlare di Ranocchia, lo stesso Gagliardini e soprattutto Candreva(fischiato , applaudito e ora fischiato ancora)

    e Eder che con la samp segnava ad occhi chiusi e in nazionale e’ una furia??

  • MATRIX61

    Bella disamina, come sempre, di un fenomeno che i giornalai affibbiano solo all’Inter e cioè le promesse interiste sbocciate in altre società.E’ chiaro che è pericoloso parlarne riguardo altre squadre, si rischia il pass per lo stadio..Coutinho si vedeva che aveva talento ma necessitava di tempo che la società di allora non poteva permettersi.E’ forse è possibile che l’ambiente interista ne abbia bruciato qualche altro visto che dopo il triplete si è sempre cercato il tutto e subito al minor costo possibile.A mio parere, meglio così e cioè meglio aver fatto i risultati del periodo Mancini-Mou e poi essere in declino che, piuttosto avere raccolto due tre, quattro secondi posti, qualche semifinale di coppa e qualche altro risultato onorevole a giustificare un bilancio migliore.Piuttosto, il problema è stato non monetizzare il dopo triplete cercando di riequilibrare le spese.Ma per farlo, ci vogliono anche le persone adatte, gli esperti del settore e non sempre basta qualche ex calciatore.E allora va bene stringere la cinghia, ma se si vuole veramente ottenere la botte piena e la moglie non dico ubriaca ma almeno brilla, bisogna almeno inserire qualche giovane di belle speranze che magari possa esplodere o, almeno fare un pò di concorrenza a qualche giocatore esperto ma “scarico”.

  • ginaglia

    la perla di bargiggia non la ricordavo più …. o me l’ero persa …. Acquafresca più forte di Milito …. senza parole

  • ginaglia

    al confronto lo sconcertiano “C. Ronaldo in panchina alla Juve” impallidisce.

  • Gus

    Coutinho è esploso nell’ultimo anno e mezzo. Fin là era stato bello da vedere e buono a strappare gli oohh ammirati del pubblico naif anglosassone. Non un crack come si sta rivelando. All’Inter faceva tenerezza, i tiri da fuori a malapena arrivavano in porta ed era più facile da spostare di…Joao Mario.

    • L’Acutangolo

      io ricordo una “discreta” punizione finita in rete contro la Viola. Poi è evidente che doveva irrobustirsi parecchio, ma a noi piaccioni gli omaccioni vigorosi già belli formati. Che poi sappiano giocare a calcio è un dettaglio trascurabile…

  • Highlander57

    GRANDIOSO ADV, di’ ce l’hai qualche contatto con Ausilio e Sabatini per segnalare che se non possiamo spendere soldi c’è Diamanti svincolato … (che a me non dispiace !) he almeno aumenterebbe il n. di giocatori in rosa !!!

  • maigobbo

    E’ un bell’articolo che tocca tanti temi: il primo è Cou acquistato dal Barcellona: lo so che non ho testimoni, ma giuro che a me cou piaceva: si vedeva che dietro quel fisichino gracile c’era tanto talento (oddio a me piaceva anche kondogbia per cui non so quanto sia affidabile come “esperto”), ma i famigerati tifosotti del primo anello che purtroppo da qualche anno frequento, lo beccavano in continuazione: questi sono uno dei mali dell’inter (e non solo: anche il milan ha i suoi bei tifosotti da primo anello); se allo stadio avessimo pazienza e sostenessimo i giocatori giovani avremmo avuto qualche asso in più nella nostra storia; poi c’è l’inaffidabilità professionale dei giornalisti per la quale è inutile dilungarsi: non hanno la misura del ridicolo. Molto bello l’elenco delle minchiate fatte anche dalle altre squadre: ma sapete qual è il limite di questi blog? Che ce la diciamo e raccontiamo fra di noi che queste cose più o meno le sappiamo! Quanto sarebbe bello riuscire a sbatterle in faccia in qualche trasmissione prostituta, ai soloni, agli esperti, ai mister falliti, agli indignati a comando…ecco vorrei vedere cosa avrebbero da controbattere

  • bruneroblu

    Questo articolo lo vorrei stampare su foglio d’oro e incorniciarlo soprattutto la parte finale. L’affare Eto’o vale da solo tutti i presunti errori: ero al mare quando lessi la notizia e la trovai subito una mossa geniale in cui avevamo tutto da guadagnare. E vogliamo ricordare l’acquisto del semisconosciuto Maicon?

  • Fabio

    Di giocatori “pronti” a 19 o 20 anni ce ne sono pochi, pochissimi!

    E’ normale che a 20 anni, col fisico di Cou, non vai da nessuna parte; o cresci fisicamente o cresci come calciatore. e qui sta la capacità e la
    lungimiranza della società, nel proteggere e far crescere questi giocatori, aspettandoli e facendoli giocare.
    Perchè se vuoi i giocatori pronti (l’Abumeyang di oggi) devi sborsare cifre folli o accontenetarti dei mezzi giocatori (poi prendi Kalinic, per fare l’esempio del milan), altrimenti agisci diversamente, compri il talento acerbo e poi lo aspetti, altrimenti è ovvio che le figuracce sono dietro l’angolo.

  • rinaieskj

    Sono un tuo grande estimatore Alberto, solitamente leggo senza scrivere, ma questo articolo non mi piace. Tutto vero della stampa schierata, dei tifosi interisti autolesionisti, delle improvvide vendite delle altre squadre, ma a parer mio la dirigenza Inter si merita eccome di essere messa sulla graticola per la vendita di Coutinho, e sinceramente m’importa poco dei casi legati a altri colori. Come sostenevo già al momento, la vicenda di Cou all’Inter grida vendetta, figurati se poi, pochi anni dopo, viene pure venduto per 160 milioni!!! E quando parlo di “gridare vendetta” non mi riferisco solo alla cessione del giocatore ma soprattutto alla sua mancata valorizzazione. Ricordiamoci che com’è normale, quando Cou arriva all’Inter è un ragazzino che mostra lampi di classe purissima ma che deve ambientarsi in un campionato diverso e in una squadra finita in un tourbillon da cui nemmeno oggi si è ripresa. Insomma è normale che abbia mille insicurezze e che debba essere protetto. A questo punto viene ceduto in prestito a gennaio all’Espanyol dove è SUBITO protagonista: in pochi mesi 16 presenze, 5 goal, nominato giocatore rivelazione della Liga. Tornato all’Inter, dimostra subito di essere maturato in modo vertiginoso e disputa il precampionato e vari turni di Europa League da grande protagonista: tiri, assist, goal. Un giocatore diverso. Insomma è evidente che il ragazzino, com’è normale, aveva bisogno di acquisire sicurezza e che, appena gli è stata concessa, in Spagna, sta facendo vedere concretamente in campo un profilo da campione. A questo punto che fa l’Inter? Lo uccide psicologicamente prendendo Cassano che, pur essendo un cavallo a fine carriera che ormai gioca da fermo, deve giocare per forza, ai danni di un Coutihno che già doveva competere con gli eroi del Triplete, Snejder Pandev e compagnia. Cassano gioca subito e mi ricordo, per averle ascoltate direttamente, le parole con cui esprimeva il suo stupore per essere subito titolare nonostante non fosse atleticamente allenato e in grado di reggere il ritmo partita. A questo punto Coutinho, che pure subentra al posto di Cassano (siamo alla prima di campionato) segnando un goal, ma il titolare resterà Cassano, viene chiaramente ripreso dalle insicurezze precedenti, quelle che si provano quando non si crede in te, e inizia a ripetere gli atteggiamenti (comprensibili) di prima: voglia di strafare nelle poche occasioni in cui subentri, mancanza di tranquillità ecc. Con conseguente giro vizioso del pubblico che dimostra la propria impazienza e il ragazzino Coutinho che, ancora meno tranquillo, ripete gli errori. Risultato? A gennaio viene ceduto al Liverpool dove, come all’Espanyol, è SUBITO protagonista, fino ad arrivare alla valutazione monstre di oggi. Insomma il piccolo puledrino Cou è protagonista in due campionati diversi, spagnolo e inglese, PRIMA e DOPO l’Inter, mentre da noi, invece di essere valorizzato, viene messo da parte in favore di un cavallo a fine carriera che viene ceduto l’anno dopo. Veramente vergognoso, e personalmente lo dicevo allora, non adesso. Il simbolo di tutto ciò che non ha funzionato all’Inter in questi tristi anni, altro che accusare la prostituzione intellettuale della stampa o ricordare gli errori delle altre squadre, Gli Stramaccioni e i Branca, invece di fare dichiarazioni pro domo loro su perché Cou è stato ceduto, di fronte ai 160 milioni odierni di valutazione del giocatore, farebbero molto meglio a tacere.

    • Flat back four

      ma per puntare su Coutinho e non Cassano sarebbe servito un allenatore, non Stramaccioni
      e una società forte, non in liquidazione alla ricerca di un compratore

      • rinaieskj

        Può darsi. Oppure semplicemente gli uomini che guidavano l’Inter non erano all’altezza e hanno bruciato il giovane Coutinho così come hanno bruciato l’Inter post Triplete non comprando nemmeno un giocatore al nuovo allenatore Benitez (tranne… Coutinho che già era lì). Quando mai si è visto una cosa del genere in serie A? Soprattutto se l’allenatore è, al momento, un big internazionale delle panchine e i due giocatori che vuole (Kuit e Mascherano) sono pronti a seguirlo dalla sua vecchia squadra a costi abbastanza modici? Insomma, della serie: vinci perché arriva Mourinho e non vinci più appena se ne va.

  • GIACOMO LODDO

    Bellissimo articolo.
    I primi a fare mea culpa dovremmo proprio a essere noi tifosi, che vogliamo sempre tutto e subito e molto spesso non abbiamo la pazienza di aspettare un giocatore giovane, di lasciarlo crescere e adattarsi. Ma d’altronde, non si ha nemmeno la pazienza di aspettare 3-4 mesi che un neo-acquisto si adatti alla nuova squadra e al nuovo campionato.
    I secondi dovrebbero essere giornalisti, opinionisti, e ci metto anche i tifosi avversari, che puntualmente dimenticano le loro opinioni del giorno precedente e vanno dove tira il vento. Sono così tante le cose che hanno dimenticato. Come per esempio il fatto che Coutinho era considerato la brutta copia di Pato.

    Pato, dove sei??

  • Flat back four

    in quel maledetto autunno del 2010 sembrava più funzionale e pronto Biabiany di Coutinho. Pensa te, anch’io ci ero cascato