Inter-Roma 1-1: 11 Tafazzi che hanno bisogno dello psicologo

Il titolo è nato con l’intento di essere a metà tra il sarcastico e l’arrabbiato, poi alla fine è venuto sin troppo serio, ma ho comunque deciso di lasciarlo.

E lo lascio perché, nel contesto della partita di ieri, è assolutamente pregnante e racconta molte cose con pochissime parole: insomma, il titolo potrà essere anche esagerato per il complesso della partita di ieri ma è azzeccato per tutto quello che vedremo in questo articolo.

esthia immmobiliareTafazzi. E come vuoi chiarmarli se non così?

Oh, solo per i più giovani: Tafazzi è un personaggio interpretato da Giacomo Poretti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, che ha segnato un’intera generazione entrando di diritto nei dizionari per indicare una derivazione più estrema del masochismo, che in Tafazzi diventa fulcro della sua stessa esistenza, il masochismo è essenziale al suo essere, con quel martellarsi sui testicoli con una bottiglia vuota nonostante la presenza di un pannolone “salvavita”.

E come vuoi chiamarli se non Tafazzi?

Siamo l’Inter e dobbiamo avere il coraggio di lottare contro squadre di grande livello per arrivare nelle prime quattro posizioni. Non passa il pulmino e ci porta lì, dobbiamo fare la strada e lavorare in maniera corretta. Noi dobbiamo essere quelli che fanno accadere le cose per fare la nostra strada. Quelli che hanno timore devono farsi da parte.

Se si abbassano contemporaneamente forza, carattere e psicologia diventa tutto più difficile. Si è visto che la squadra ha abbassato la convinzione di avere una forza sua. Non riescono a ritrovarla facilmente.

Un collage di dichiarazioni tra ieri e fine dicembre di Spalletti che servono a raccontare una parte della partita di ieri e spiegare perché stiamo discutendo di un pareggio e non di una vittoria dei nerazzurri.

Perché nei giornali e in tv possono raccontarvela come gli pare… ho persino sentito con le mie orecchie di Roma che ha dominato l’Inter, idea avallata da un Di Francesco in pieno stato confusionale.

I media, dicevamo, possono raccontarvela come vogliono, ma di fronte a quello che si è visto (ovvero zero parate di Handanovic) e ai numeri di qualunque provenienza non si può negare la realtà: questa partita l’Inter avrebbe dovuto vincerla.

L’Inter avrebbe potuto e dovuto vincerla.

E se questo non è accaduto è perché per poco più di un’ora hanno deciso di giocare con il freno a mano tirato. Possiamo star qui ore a discutere se è questione di testa, di voglia, di motivazioni, di paura, di forma fisica, ma è chiaro che quel che si è visto soprattutto nel primo tempo è il frutto di una approssimazione e una sciatteria nel gioco che sono inaccettabili a certi livelli.

L’Inter nel primo tempo ha regalato non meno di una dozzina di palloni alla Roma. E quando si usa il verbo “regalare” non è esagerazione: veri e propri regali nella posizione più pericolosa, capaci di generare transizioni alte e pericolose.

Questa partita l’Inter avrebbe dovuto vincerla perché alla fine ha prodotto una quantità industriale di occasioni da gol, ma poteva anche perderla.

E se non l’ha persa è per due sole ragioni.

Da una parte c’è Di Francesco, che sta mostrando limiti caratteriali, di tenuta nervosa e di idee che sinceramente non mi aspettavo. Sì, mi aspettavo che soffrisse nei momenti più difficili, ma non che arrivasse a pasticciare in questo modo.

Ma l’Inter l’ha scampata bella perché dall’altra parte c’era una Roma che per molti versi è messa anche peggio dei nerazzurri, fisicamente improponibile dopo 50/55 minuti (uguale all’andata), incapace di trovare soluzioni adeguate a innescare Dzeko o portare pericoli seri con continuità a una squadra che aveva deciso di fare harakiri.

Una sfida tra due squadre sfibrate da un ambiente che da sempre soffre di chissà quale oscura malattia, quella stessa che ha impedito a entrambe di raccogliere quanto meritato o almeno quanto raggiungibile.

Per la Roma sembrano esserci elementi oggettivi: se Spalletti per l’Inter finora è stato il valore aggiunto, Di Francesco per la Roma è sembrato il più grande limite, soprattutto nell’ultimo periodo.

Non solo, i problemi societari e il mercato di gennaio che si sta profilando, dopo il tentativo di cessione di Nainggolan e le trattative Palmieri-Dzeko, sono certamente motivo di distrazione e condizionano il rendimento.

Ma l’Inter? Perché?

Por qué? Por qué?

Inizialmente ho sostenuto la tesi della forma fisica, ma ieri hanno mostrato che non si tratta di questo, perché gli ultimi 20 minuti sono stati arrembanti mentre la prima mezz’ora è stata da film horror.

Hanno mollato di testa?

Non ci credono?

Si credono scarsi?

Qualcuno vuole andare via?

Difficile da fuori dire quale sia la versione corretta, ma certo è che l’atteggiamento soprattutto del primo tempo ha una definizione perfetta, alla luce anche della pochezza mostrata dalla Roma: tafazzismo.

La partita

Sia Di Francesco che Spalletti decidono di stupire un po’ tutti con due formazioni diverse da quanto atteso.

L’allenatore della Roma inzia con una sorta di 4-2-3-1 tenendo Nainggolan largo, ma è solo questione di secondi forse solo come specchio per le allodole, nonostante sembrasse una mossa studiata per limitare le sortite di Cancelo.

Dopo di che il nazionale belga si piazza stabilmente al centro e alle spalle di Dzeko, talvolta affiancato da Pellegrini, che ha goduto di una straordinaria libertà, talvolta in solitaria col giovane italiano che affiancava uno Strootman in versione mediano/regista centrale.

Spalletti, invece, per non soffrire di inferiorità numerica a metà campo in fase di non possesso, imposta la squadra con un 4-3-3 piuttosto chiaro in cui Gagliardini fa l’àncora centrale, mentre Borja Valero e Vecino si alzano subito come mezze ali: in fase di non possesso, uno dei due si è alzato di tanto in tanto per disturbare la costruzione di Strootman quando Icardi era impegnato nel pressing sui difensori.

Raggruppiamo un po’ di immagini per dare un’idea della disposizione:

A dare conforto a questa interpretazione anche le posizioni medie registrate dalla Lega Serie A tra primo e secondo tempo, prima l’Inter e poi la Roma in fase di possesso:

 

 

Ancora più chiari in fase di possesso palla avversario:

 

Un video esplicativo anche dei movimenti a salire di Vecino:

Con l’ingresso di Brozovic, l’impressione è stata di un 4-2-3-1, ma sostanzialmente si è trattato dello stesso modulo del primo tempo, con Brozovic deputato più di Vecino a pressare Strootman: l’indolenza in fase di ripiego da parte del croato ha spesso comportato la necessità di ricostruirsi a 2 in mezzo, ma solo transitoriamente.

Mentre in fase d’attacco, Brozovic è rimasto costantemente a sinistra di Borja Valero, mentre Vecino a destra:


Tra le due mosse, quella che ha sortito più effetti è stata quella di Di Francesco, perché la Roma ha giocato altissimo, con un pressing asfissiante che ha comportato non pochi problemi all’Inter in fase di impostazione.

Con l’aggravante che i calciatori nerazzurri dalla metà campo in su hanno giocato per troppo tempo a nascondino, creando difficoltà a difensori e Gagliardini: ad aggravare il tutto c’è anche il pernicioso insistere in una costruzione bassa nonostante una squadra già lunga in fase di costruzione e un pressing alto portato più che bene.


Per aiutarci nella comprensione ho fatto dei video… con l’intenzione di farne sì e no una mezza dozzina ne sono sbucati fuori più di 20 che ho caricato su youtube.

Per chiunque voglia iscriversi al canale, eccoVi il link:

https://www.youtube.com/channel/UC9gsTyNPxK09DODF2CRXBUA

1° tempo rischio di Gagliardini: in questi video ho anche inserito un paio di rischi dovuti a errori di misura, nonostante fossero semplici appoggi, proprio per accentuare il concetto di disattenzione, distrazione, chiamatela come volete, ma certamente non un approccio ideale per una partita come questa:

 


Qui invece è tutta la squadra a mancare clamorosamente la fluidità nella costruzione, con un buon pressing della Roma e un incredibile errore di Handanovic:

 

In questo video, l’incertezza è di Borja Valero: anche in questo caso non un errore, ma di certo una complicazione inutile e una superficialità nell’approccio che hanno condizionato soprattutto il primo tempo.



Anche uno dei migliori in campo ha sbagliato: è il turno di Joao Cancelo in un 1-2 da film horror in mezzo al campo con la Roma potenzialmente libera in fase di transizione:

 

Qui è l’accoppiata Miranda+Vecino a creare l’errore:


Qui a non funzionare è l’accoppiata Miranda+Gagliardini: da una parte c’è l’italiano troppo statico e semi-addormentato, dall’altra la superficialità di Miranda nel dare un pallone del genere in una situazione del genere:

 

Altro errore di Gagliardini: se non fosse stato per il grave e condizionante errore di Santon, di gran lunga il peggiore in campo.


Sono state non poche le occasioni in cui Icardi non si è trovato con i compagni, scegliendo di accorciare quando doveva attaccare la profondità e viceversa. In questo caso c’è davvero una mancanza di reattività troppo evidente:

 

Ivan Perisic è stato tra i più pericolosi, ma anche lui colto dal morbo tafazzista:

Nessuno escluso, neanche Skriniar che in genere questi errori non li fa davvero mai: anche in questo caso in coabitazione con Icardi.

 

Gagliardini dimostra come sia in difficoltà in questo ruolo, non avendo la dimestichezza col giocare spalle all’avversario.


Terzo errore di Cancelo, e dopo di questo non se ne segnaleranno più:

 

Non si può dire lo stesso di Gagliardini, che ha fatto incetta di errori gravi:


Errori anche nella prima parte del 2° tempo, prima dell’arrembaggio finale:

 

C’è qualcosa che avete notato in tutti questi video?

Se vi fosse sfuggita, vi sottolineo la tendenza dei calciatori senza palla a nascondersi dietro l’avversario. Non sempre, è chiaro, e in qualche caso erano possibili uscite più agevoli, ma per tutto il primo tempo c’è stata poca disponibilità ad aiutare il compagno, ad accorrere in soccorso.

Da qui la straordinaria lentezza e difficoltà a far ripartire l’azione: nel primo caso con l’altro errore di movimento di Icardi, nel secondo con Skriniar costretto a cercare una soluzione improvvisata:

 

A questo punto si è evidenziata la mancanza di coraggio, da parte dei portatori di palla, di osare una profondità che invece la Roma ha offerto con continuità: tutte le volte che l’Inter ci ha provato (3 o 4 nel primo tempo, un paio nel secondo), la Roma ha sofferto non poco.

Non solo, anche nelle ripartenze l’Inter non ha mostrato quella voglia e quella capacità di aggredire l’avversario e approfittare degli spazi e degli errori, che spesso ha condotto il portatore di palla a improvvisare sul momento:


Che ci fosse anche una sorta di “contrazione” mentale, muscolare, di voglia, fate voi, lo dimostra anche un’azione in cui l’Inter pecca spessissimo: una delle cose che meno concepisco a livello professionistico.

Ovvero la capacità di servire il compagno nello spazio piuttosto che sui piedi. Fateci caso nella prossima partita: non si prendono quasi mai il rischio di mandare in velocità il compagno e lanciarlo sulla corsa.

In questa occasione, e prendo questa proprio perché c’è Borja Valero in mezzo (da lui ci si aspetta certamente un atteggiamento diverso), è evidente che una palla nello spazio invece che sui piedi avrebbe portato Perisic a essere molto più pericoloso.

 

Insomma, Inter ferma sulle gambe, incapace di ripartire davvero con tutti gli effettivi, difesa che rimaneva troppo bassa, costruzione troppo insistita anche sulla linea di fondo: tutte cose che hanno permesso alla Roma di condurre il proprio pressing agevolmente anche se poi non ha mai concretizzato in quelle situazioni.

Sembra chiaro, però, che contro altre formazioni più in palla, questo genere di situazioni si pagheranno carissime.

Il secondo tempo è cominciato più o meno come il primo, anche se l’accentramento di Borja Valero ha consentito all’Inter un possesso palla più fluido e ragionato.

La Roma ha cominciato a correre a vuoto, perdendo energie dopo neanche un quarto d’ora dall’inizio del secondo tempo.

L’Inter ha cominciato a crederci e hanno cominciato a correre, smettendo la tuta da Tafazzi.


Il resto lo hanno fatto i cambi: azzeccato quello di Spalletti (Eder è risultato più pericoloso di Candreva) e sbagliatissimo quello di Di Francesco, con Peres al posto di Gerson. Quando poi è entrato Juan Jesus al posto di El Shaarawy si è letteralmente consegnato nelle mani dei nerazzurri.

La squadra giallorossa ha letteralmente smesso di fare pressing, come vediamo in questa singola immagine esplicativa:

Questo perché in fase di non possesso si è coperta di più la difesa con 3 uomini in mezzo, ma togliendone uno dalla metà campo e lasciando all’Inter tempo e spazio per manovrare.

Errore di una grossolanità inaudita.

 

Tanto che le parti si sono invertite negli ultimi minuti, con la Roma che non sapeva più portare su la palla e prendeva gli stessi rischi che ha preso l’Inter nel 1° tempo:

 


Infine, sul gol di Vecino è stato messo in croce Peres che fa, sì, un errore enorme che in Serie A non si dovrebbe vedere, ma lui fa un movimento da terzino nella pia illusione che Nainggolan faccia quello del centrocampista: ovvero vada a raddoppiare… tra l’altro ha il braccio largo a indicare Dalbert e non si capisce perché.

Pur essendo un errore principalmente di Peres, mi pare si possa dire serenamente che ci sia la correità di Nainggolan.

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Insomma, una partita in cui hanno fatto a gara a chi l’ha giocata peggio per atteggiamento e scelte in campo, nonostante sia stata una buona partita per lo spettatore.

Rimane il rammarico, enorme, per i nerazzurri nel non avere sfruttato per bene le situazioni create, anche se non tutte create con fluidità, anzi: una buona parte nasce da situazioni estemporanee più che da schemi oliati.

Ma questo non diminuisce il valore di quanto prodotto.

E se rimane il rammarico non è per fare un torto alla Roma, che non avrebbe potuto segnare il secondo gol, visto che di tiri in porta ne ha fatti davvero soltanto uno:

E se Di Francesco dovesse insistere, sia mai che qualcuno abbia l’ardire di fargli vedere quantomeno la grafica dei tiri in porta e ribadire che ha visto una partita al contrario.

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Conclusioni

Spalletti ha molti motivi per dirsi pensieroso, ma al tempo stesso ha anche altri buoni grimaldelli da usare sulla testa dei suoi: perché gli ultimi 20-25 minuti sono il chiaro indicatore di una squadra che ha gamba, potenzialità e anche voglia… se ci mette voglia.

Soprattutto alla luce della pochezza di questa Roma (va detto, comunque, che è stata anche condizionata da qualche assenza importante), del mercato in uscita che si sta profilando, del fatto che l’Inter invece avrà qualche ricambio in ingresso, della Champions League della Roma, degli equivoci tattici che si sono creati con il recupero di Schick e della confusione di Di Francesco, i motivi per vedere una Roma molto più in difficoltà dell’Inter ci sono eccome.

Ieri si poteva “matar el toro”, dare un colpo di grazia all’ambiente giallorosso che è comunque in fibrillazione.

L’Inter ha fallito l’occasione e speriamo che nel futuro non debba pentirsene, anche se la Roma dovrà affrontare due volte di seguito l’ottima Sampdoria vista fino ad oggi.

“Mollare” di testa sarebbe una colpa gravissima e inaccettabile, e se è necessario che qualcuno gli paghi lo psicologo personale.

Inaccettabile proprio perché la situazione sembra davvero propizia, a maggior ragione se davvero dovessero partire Dzeko e Palmieri, cosa che si fa sempre più probabile nonostante l’apparente frenata delle ultime ore: il Chelsea potrebbe avere il mercato bloccato in estate e deve spendere oggi.

L’Inter non può farsi scappare questa occasione.

Sarebbe ben peggio che tafazzismo.

 

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