Rassegna Stampa Inter 24/01/18 – Malpensante’s Daily Digest

Gazzetta dello Sport

Non sazi del numero precedente, in cui alcune parole di Spalletti erano state usate ad arte, la Gazzetta dello Sport decide di dedicare l’apertura del giornale ai crucci di Luciano Spalletti.

esthia immmobiliareIeri ci si era sbizzarriti un po’ con alcune valutazioni quantomeno fuori luogo del tipo “Suning chiede il ritorno immediato nell’Europa che conta, e lo fa nonostante un mercato finora impalpabile (sia in estate sia in questa finestra invernale“.

Ora, ognuno è chiaramente libero di pensare quello che gli pare e c’è anche chi decide di scriverlo e darlo in pasto a potenziali milioni di lettori… e in certi casi la pigrizia del lettore è persino benedetta, perché a quella decima riga dell’articolo ci sarà arrivato qualche migliaio, purtroppo amplificato dalla cassa di risonanza acritica di troppi aggregatori.

Ma definire “impalpabile” il mercato dell’Inter è opinione che si fonda sul nulla: incompleto, insoddisfacente, insufficiente, facciamolo cominciare sempre con la “i” questo aggettivo, ma “impalpabile” è altra faccenda.

Liberi, chiaramente, di pensare che con Defrel o Calhanoglu, Under o André Silva, Biglia o Gonalons, Schick o Musacchio l’Inter avrebbe svoltato entrando di diritto in Champions, ma mi sa che non è così: non me ne vogliano gli amici romanisti e milanisti, ma è paragone che serve a dare un peso a una campagna acquisti che comunque ha reso questa squadra migliore dell’anno scorso.

Out Medel in Borja Valero, out Kondogbia in Vecino, out Murillo in Skriniar, out Ansaldi, Jovetic, Palacio, Biabiany etc… e in Cancelo, Dalbert, Karamoh etc… insufficiente per molti versi, carente per altri. Con Lisandro Lopez e Rafinha altri due tasselli di un mercato ancora attivo (la valutazione complessiva la faremo a fine gennaio).

Impalpabile mai.

Anche perché il mercato consiste anche nello scegliere un allenatore che ha qualità superiori: poi liberi di pensare che sarebbe stato meglio un calciatore in più ma con Gattuso, Montella o Di Francesco in campo.

l pianeta Inter è sulle spi­ne. Luciano Spalletti ha tuonato domenica notte e ora attende risposte concrete dalla proprietà e dagli uomini mercato nerazzurri” è l’introduzione del pezzo principale che poi si dipana su una corsa Champions difficile e sulle priorità del mercato, indicate come in quel centrocampista abituato a lottare per dei primati importanti (no, non c’entrano le scimmie del malpensante…) che a qualcuno è sembrata una spinta verso Ramires.

Poi, altro “casting” (parola ormai diventata di moda) in mezzo al campo e vengono fatti i nomi di William Carvalho, Manuel Fernadnes, Thomas, Cyprien, Bissouma e al possibile Mister X, specialità di casa Sabatini.

Date in stand by le operazioni in uscita di Eder, che piacerebbe allo Zenit di Mancini (Mancio, ripara l’errore e riprenditelo!), e Joao Mario, con una differenza di 1-2 milioni tra Inter e West Ham. Da questo punto di vista, sembra (non è un pensiero della GDS) che Joao Mario abbia accettato già da qualche tempo e che in realtà per l’affare manchino davvero dettagli da formalizzare tra le due società, così come è stato per Rafinha: insomma, da oggi a fine settimana ogni giorno può essere quello buono.

In caso di Eder via, dentro Sturridge, mentre è data per viva la trattativa Brozovic-Correa.

Confermato l’incontro con Simonian, il procuratore, tra gli altri, di Pastore. Da qui nuove voci che vorrebbero l’Inter ancora sull’argentino, mentre da altre parti si ipotizza uno scambio Eder-Driussi: strano che non lo faccia la Gazzetta che parla di interesse dello Zenit per Eder.

Relegato all’appendice, qualche riga appena a fine articolo, il risultato sul fronte fatturato da parte dell’Inter nello studio pubblicato da Deloitte. Ne parliamo a parte quando lo tratteremo con il Corriere dello Sport.

A lato della pagina 3, l’identikit di Sturridge fatto dall’inviato a Bristol, Boldrini. Sinceramente sembra un po’ presto per fare ritratti su calciatori che non sono arrivati: giocatore definito come “macchina da gol” nonostante in carriera (questo ve lo diciamo noi) soltanto una volta sia arrivato oltre le 20 reti stagionali, stagione 2013-2014, mentre è evidente la difficoltà a mantenere integrità fisica, visto che ha superato i 2.000 minuti giocati in stagione soltanto due volte (la stagione dei 25 gol e una da 13 gol).

Sul fronte De Vrij, invece, sembra esserci stata una frenata del calciatore, lasciando aperta la porta a Inter e Barcellona che potrebbero metterlo sotto contratto già il 1° febbraio.

Sul fronte Dzeko, la GDS sostiene che oggi è il giorno giusto: l’unico ostacolo sarebbe la durata del contratto per il calciatore, visto che il Chelsea vorrebbe farne uno annuale mentre Edin ne vorrebbe uno più lungo. Operazione da 50 milioni più 10 di bonus.

In queste ore sta girando la notizia di un possibile avvicinamento tra Roma e Yannick Ferreira Carrasco, 24enne belga dell’Atletico Madrid.

Incredibile, dal punto di vista giornalistico, quello che invece viene scritto più sotto: “Conti, ovviamente, posti sotto la lente d’ingrandimento dell’Uefa (la Roma non dovrebbe aver centrato l’obiettivo del break even e va incontro ad una sanzione, da valutare quale e in che entità)“.

Come “non dovrebbe”? Si tratta di un dato ufficiale, conclamato, di pubblico dominio, ammesso dalla stessa società.

“Non dovrebbe”.

Però, mi raccomando, le spine sono solo quelle di Spalletti…

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Corriere dello Sport

Nonostante abbia più motivi di essere (più) partigiano, il CDS mette la lente di ingrandimento sull’ansia più grande tra le prime 5 in classifica:

A pagina 8 e 9 l’approfondimento:

 


Trattativa che il CDS dà ormai in dirittura di arrivo, usando quella formula tanto odiata: “si tratta a oltranza”. Che è una forma di trattativa che un giorno vorrei vedere: che fanno? Si mettono l’uno di fronte all’altro seduti a un tavolo e si guardano finché uno non cede? Fanno a dadi? Com’è “l’oltranza” nelle trattative?

Sembra forte l’interesse della Roma per Aleix Vidal, definito come “pupillo di Monchi” con Bruno Peres in partenza, a maggior ragione dopo la prova disastrosa di Milano.

Sottolineate le parole di Di Francesco che, però, avrebbero meritato più spazio: “Se ci sono delle situazioni da limare, io non posso andare a mettere il becco perché non faccio i conti in tasca a nessuno. Il mio compito è allenare. Le possibilità poi sono due, dipende dalla chiave di lettura: o torno a casa oppure a ronto la realtà. E io non scappo, affronto i problemi dando tutto nel lavoro. Qualsiasi cosa accada, allenerò la Roma fino in fondo.

Sembrano somigliare alle parole di Spalletti di quache giorno fa (“resto con o senza Champions League”) anche se la sostanza appare piuttosto diversa.

Abbiamo dedicato molto tempo e spazio alla situazione di mercato della Roma perché, per quanto paradossale, poco elegante, poco “blasonato” ragionare, il mercato in uscita della Roma può amplificare quello apparentemente magro dell’Inter e fare da “ciliegina sulla torta”.

Andrea Ramazzotti, al contrario dei colleghi della Gazzetta, dà ampio risalto ai risultati di bilancio.


Il titolo è probabilmente persino più ottimista di quanto non dovrebbe.

Bene in evidenza una grafica che divide anche la natura dei ricavi.

Esthia immobiliare

 


Come scritto e anticipato qualche giorno fa su queste pagine (“Che futuro ha l’Inter?“), i ricavi da gestione caratteristica si avvicinano ai 270 milioni, con quelli commerciali che sfiorano la soglia del 50%, il superamento della quale sembra necessario per parlare di “società moderna” dal punto di vista gestionale.

Ramazzotti sottolinea, correttamente, anche l’origine di questo aumento: “Il caso dell’Inter merita un discorso a parte: il club nerazzurro ha ricevuto una spinta decisiva dai contratti di sponsorizzazione  rmati con il gruppo di Nanchino che ha “rinominato” la Pinetina e il centro delle giovanili oltre a mettere il proprio logo sulle maglie da allenamento, ma importanti sono stati anche i soldi arrivati dall’accordo di co-branding per i prodotti elettronici e dalle Academy in Cina“.

Indicato come faro “irraggiungibile” la Juventus, attorno ai 405 milioni. nell’articolo citato prima su queste pagine, in verità abbiamo evidenziato qual è la reale differenza tra Inter e Juventus: c’è una cifra tra 110 e 120 milioni di diritti Uefa, oltre a una porzione extra dei diritti italiani dovuti alla ripartizione. Ovviamente i ricavi da stadio salgono vertiginosamente (l’Inter è a 30 milioni compresi abbonamenti, la Juventus è quasi al doppio, 58 milioni) per via della Champions League.


Chiaro che si parla di risultati economici dovuti a una finale, ma parliamo di 130/150 milioni che azzererebbero o quasi la differenza.

Va fatta, però, la tara sui conti dell’Inter, in positivo e negativo.

Da una parte, in questo bilancio ci sono i proventi della Europa League che l’anno prossimo non ci saranno, così come il ricavo (circa 25 milioni) una tantum come “bonus alla firma” per i naming rights della Pinetina (ricordiamo che i numeri di Deloitte non tengono conto delle plusvalenze).

Dall’altra parte, invece, si risparmierà fronte allenatori, mentre rimane una grave carenza l’apporto dei main sponsor: Nike quest’anno dovrebbe valere poco meno di 4 milioni (a fronte già scarsi 9,4 dell’anno scorso), mentre Pirelli dovrebbe superare di poco i 10 milioni, in leggero rialzo dai 9,2 dell’anno scorso.

Ma entrambe, nettamente, al di sotto di qualunque valutazione di mercato.

Tanto che l’Inter è riuscita parzialmente ad attutire con il contratto stipulato con Infront nel 2014 che ha dovrebbe portare quest’anno altri 20 milioni.


Ma da questo punto di vista l’Inter dovrà fare ancora molto: basta guardare cosa succede in Europa per considerarci molto meno che “terzo mondo calcistico”.

Il concetto è che se Suning riuscirà a sdoganare parzialmente l’Inter dalla dipendenza dei diritti tv, stabilizzando i ricavi commerciali e trovando sponsor più generosi, le prospettive saranno ancora migliori da questo punto di vista e, no, la Juventus smetterebbe di essere un modello, perché al momento troppo fondato sui successi sportivi: al momento c’è una buona gestione costi/ricavi, dato che i costi operativi sono leggermente inferiori ai ricavi da gestione caratteristica, ma ci sono altri circa 100 milioni di ammortamenti che hanno un solo significato: la Juventus è costretta ad andare avanti in Champions League e, nonostante questo, sarà costretta a cedere un pezzo grosso per creare plusvalenza necessaria ad sostenere la differenza.

Poi è chiaro che un possibile mercato in ingresso in estate che possa contare, finalmente, anche su uno o due grossi nomi significherebbe anche aumentare i costi dell’Inter, ma la strada è quella giusta.

Tutto questo, però, sul CDS non lo trovate.

Dal punto di vista del mercato, ribadite più o meno tutte le questioni riportate dalla Gazzetta dello Sport.

Per quanto riguarda Eder, notizie più precise: “Il Crystal Palace si è alzato dal tavolo delle trattative: dopo le riunioni di lunedì, ha capito che l’Inter non avrebbe mai fatto partire l’italo-brasiliano in prestito oneroso (2 milioni) con diritto di riscatto a 8. Per il momento l’a are è arenato. Sembrava che a Eder fosse interessato lo Zenit di Mancini, ma il giocatore non vuole andare in Russia e anche il Mancio propone solo il prestito. Così è congelato qualsiasi discorso con il Liverpool per Sturridge.

Ho già da tempo deciso di non commentare Tuttosport nonostante l’abbonamento fatto (fortunatamente in promozione). Scelta che ogni giorno confermo sempre di più, soprattutto dopo questa prima pagina che si commenta da sé.

 

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