Spal-Inter 1-1: l’Inter non sa più vincere

Introduzione

Non ho l’abitudine, come fanno in tanti, di scrivere prima della fine della partita. Questo perché nel finale si può davvero riscrivere buona parte della partita, non tanto per ragioni di risultato, ma proprio perché una prestazione va valutata nei 90 minuti (più recupero) e non su 80 o 85.

esthia immmobiliareSe è per questo, neanche a 90 perché c’è sempre il recupero da giocare… e comunque al 90esimo ci devi pur arrivare.

Fino all’89esimo c’era anche il titolo, a dire il vero: a caval donato non si guarda in bocca.

Avrei potuto usare lo stesso titolo, perché quello che è successo nell’ultimo minuto di gioco regolamentare ha a che fare con il concetto di “regalo”, dal punto di vista della Spal, ma ha anche e soprattutto a che fare con concentrazione, voglia, determinazione e tante altre cose che evidentemente a questa squadra stanno mancando.

Si è partito dall’inutile fallo di Cancelo sulla destra, assolutamente inutile anche in considerazione del fatto che la Spal ha battuto benissimo tutti i calci piazzati e in quel momento aveva 3 attaccanti; si è proseguito, sempre con primo protagonista Cancelo che contrasta come si farebbe all’oratorio, e con l’accoppiata Miranda-Perisic che tengono in gioco Paloschi senza che nessuno dei due abbia la decenza di prendersi l’uomo.

Anche se, va detto, in questo caso, come in tanti altri, la prima marcatura era di Skriniar che si dimentica, letteralmente di marcare l’uomo.

Con questa sequenza di errori arriva la nona partita, coppa Italia inclusa, in cui l’Inter mostra di non sapere più vincere, di non avere più lo stesso mordente mentale di gran parte del girone d’andata. E anche fisico, se è per questo, argomento sul quale continuo a insistere perché certe cose in campo le vedi anche a causa di una forma fisica scadente.

Spalletti ci ha messo (tanto, tantissimo) del suo con la formazione iniziale, sia con Cancelo a sinistra (gli errori sui movimenti si contano a decine, gli 8 passaggi sbagliati sono tutti uno più brutto dell’altro) che con Brozovic in mezzo, ma anche insistendo su uno schema che ormai è diventato per troppi versi prevedibile.

Dopo circa 25 minuti ha provato a correggere gli ultimi due, spostando Borja Valero in mezzo e piazzando Brozovic e Vecino ai lati virando al 4-3-3, ma l’Inter ci ha messo circa una decina di minuti a ri-registrare le posizioni in campo, anche se soltanto con l’ingresso di Eder è diventata un’altra squadra anche e soprattutto per una circolazione di palla decisamente più veloce, con una partecipazione al gioco che nel primo tempo era letteralmente inesistente con Borja Valero lì nel mezzo a chiedersi in quanti si giocasse, perché non trovava davvero praticamente nessuno, terzini e raramente Vecino esclusi, qualcuno libero a cui darla.

Una parte del merito va dato anche all’avversario, che ha giocato una onesta partita per oltre 70 minuti, con 11 uomini costantemente sotto palla, zero spazio lasciato all’Inter, impegno e corsa continua di tutti e un’abnegazione che gli interisti dovrebbero imitare.

E dire che l’Inter, dopo l’autogol della Spal, avrebbe anche avuto quelle tre/quattro occasioni per chiuderla, con due splendide parate di Meret su Vecino e Brozovic.

Ma negli ultimi 10 minuti c’è stato un black out totale.

Da una parte la straordinaria maestria di Giacomelli nel far giocare una partita agevole alla Spal, fischiando praticamente tutto alla squadra ferrarese, dall’altra fischiando col contagocce ai nerazzurri: il dato da 20 falli a 6 fischiati è piuttosto eclatante e soprattutto nel finale ha inciso anche sull’inerzia del match.

Ma quello di Giacomelli è un aiuto, pur sostanzioso, all’opera suicida di una squadra che era riuscita, per gran parte del campionato, a sopperire a certa difficoltà nell’esprimere il proprio gioco con una voglia extra nel finale di partita: cosa che oggi non si vede più.

E non è un caso che, delle ultime partite, una sola ha visto l’Inter con un gol decisivo nell’ultimo quarto d’ora: quello di Vecino contro la Roma.

Con Spal (90esimo), Fiorentina (91esimo) e Udinese (62esimo e 77esimo), sono 4 gol su 7 subiti nelle ultime 7 partite: tutte nella seconda parte del secondo tempo.

Un’inversione di tendenza che comincia a farsi troppo preoccupante per essere ignorata o sottovalutata.

A maggior ragione in una partita come quella di oggi in cui per mezz’ora del secondo tempo si è vista un’Inter diversa e più propositiva, con molte storture in mezzo al campo, buchi incomprensibili, ma almeno con una certa voglia di essere protagonista.

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