Spal-Inter: se anche Spalletti ci mette del suo…

Introduzione

Appena ho avuto il sentore che sarebbero state due giornate campali dal punto di vista del calciomercato mi sono deciso a parlare più approfonditamente della partita: in piena ansia da calciomercato (davvero in giro si leggono robe e isterismi da non credere, anche da “addetti del settore”), meglio cambiare aria e rimanere aggrappati a… solide realtà.

Il calcio giocato, insomma, come unica àncora di salvezza.

esthia immmobiliareCosì ho provato, e per più di un semplice “attimo”, a mettermi nei panni di un allenatore di Serie A che si trova davanti a quella che probabilmente è la sua ultima grande opportunità in carriera e mi mi sono cosa avrei fatto io al suo posto.

E con “io” intendo nella sua stessa posizione, ben sapendo che la situazione in casa interista è di quelle che mettere il piede a destra e sei nel vuoto di un precipizio, metti il piede a sinistra e sei nelle sabbie mobili.

Ovvero, vivere con quel tarlo malefico che ti fa pensare continuamente che qualunque cosa tu possa fare o inventare alla fine non porterà i benefici necessari a far cambiare le cose.

Cosa avrei fatto io al suo posto?

Perché è facile, da qui, al riparo dietro lo schermo, con il massimo rischio da correre che consiste nel trovarsi una buona percentuale di lettori in disaccordo, dire “fai questo e fai quello”, “sarebbe stato meglio se”, “ma perché non provavi”…

Facilissimo.

Poi, però, c’è la realtà, quella in cui si scommette qualcosa di più della stima di qualche lettore; quella realtà in cui rischi qualcosa di serio che ha a che fare con la tua carriera, con la tua vita: perché, su questo non credo ci siano dubbi, è difficilissimo che Spalletti possa allenare un’altra big in Italia (per “big” intendendo una che si giochi almeno un posto in Champions League).

E, pertanto, quella nerazzurra è probabilmente la sua ultima spiaggia sportiva. Almeno in Italia, almeno a certi livelli: in più si avvicina ai 60 e le carriere degli allenatori non durano molto oltre… a meno che non ti chiami Ferguson e tu non abbia il tuo personale Manchester United.

Solo che Spalletti ha già mostrato in carriera che il suo ciclo standard è di 3, massimo 4 anni quando ci arriva: se all’Inter va come tutto deve andare, compie i 60 anni e smette… salvo sorprese. Difficile vederlo al Milan, quasi impossibile alla Juventus, letteralmente impossibile alla Lazio, qualche remota chance al Napoli: poi il resto.

Gli rimarrebbe la nazionale, ma per approdare lì dopo l’Europeo 2020 deve far bene all’Inter, deve condire la sua carriera con una bella figura nella sfida più difficile, con un ostacolo più duro di quello incontrato pur nella complicata piazza giallorossa.

Spalletti tutto questo credo lo sappia e ho provato a mettermi nei suoi panni.

Li vede allenarsi ogni giorno, li conosce e sa perfettamente che materiale umano e tecnico ha. E quando, a fine partita, ha mostrato una certa rassegnazione, spostando il “peso della colpa” tutto sulla volontà, mi ha lasciato un certo sconforto.

Preoccupato? Anche quando vincevamo c’erano questi momenti di vuoto nei quali non riuscivamo a sviluppare le nostre qualità individuali e collettive e cominciavamo a perdere palloni banali. Non riusciamo a trovare una continuità , un equilibrio […] Dopo il vantaggio, oggi, potevamo andare sul 2-0 in più di un’occasione. Non l’abbiamo trovato e da quel momento abbiamo cominciato a sbagliare. Al di là di tutto, è la lotta che ci manca, che ci è mancata oggi, non la qualità“.

I “professionisti” ti hanno abbandonato? Chi può dirlo in questa fase.

I segnali non sono incoraggianti e le parole di cui sopra sono una importante cartina di tornasole. Poi vedi situazioni di gioco in cui non si aiutano più, alcuni non si passano neanche la palla (nonostante l’abbia rivista, non riesco a ricordare uno-scambio-uno tra Eder e Icardi… no dai, non esageriamo: a inizio secondo tempo erano in mezzo loro due e Vecino e parlavano di schemi), qualcuno disobbedisce in maniera piuttosto palese.

Cosa avrebbe potuto fare tatticamente? E con i cambi?

Se anche fossero vere le ipotesi di uno spogliatoio in subbuglio, con qualcuno che “ha mollato”, il rischio di stravolgere la squadra è quello di spezzare definitivamente le ultime maglie rimaste ancora sane e legate tra loro.

Spalletti credo che abbia valutato sempre questo genere di aspetti (ne riparliamo più approfonditamente in settimana) ed è probabile che voglia dimostrare comunque qualcosa al gruppo per evitare di perderne pezzi importanti, visto che comunque si è già in pochi.

Da una parte ha deciso di affidarsi alla cosa che aveva funzionato meglio, nelle due fasi, fino a un certo punto della stagione: il pezzo di catena di destra D’Ambrosio-Candreva è, senza ombra di dubbio, la coppia più affiatata e che meglio ha giostrato tra le varie parti del campo.

Insistere non è da considerarsi un delitto capitale.

A sinistra, invece, Perisic non sembra uno che ami dialogare molto col terzino, cercando spesso movimenti in mezzo per lasciare libera tutta la fascia: se hai un calciatore arrembante come Cancelo che sembra averne proprio bisogno di tutta quella fascia, tentarci con la Spal non è un peccato capitale. Perché se non ci provi in queste partite, quando lo fai?

Adesso ci sono Crotone, Bologna, Genoa e Benevento, ovvero quattro partite, più Spal, in cui è più naturale provare piccole variazioni per trovare quella giusta: dalla 26esima alla 35esima l’Inter deve farsi trovare con l’11 rodato e confezionato.

Il che, però, non toglie nulla al fatto che si sia trattato di un errore, al quale poteva essere posto rimedio già nel primo tempo.

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