Inter-Crotone 1-1: non meritate più nulla

Introduzione

Anche con un altro allenatore al mio posto, se non lavorerete tutti insieme non cambierà niente” […] “Non c’è niente di più importante dell’Inter“.

esthia immmobiliareSvegliarsi in una fredda e uggiosa mattina di un piovoso e freddo febbraio con in testa quelle parole lì non appena la mente realizza che, sì, è tutto vero: l’Inter è riuscita a inanellare la decima partita senza vittoria, l’ottava in campionato, probabilmente stabilendo un record che non si ha neanche voglia di andare a verificare.

L’Inter perde… no, non c’è neanche voglia di essere ingiusti nei confronti di un nome e una storia… i calciatori di oggi dell’Inter pareggiano, inanellano l’ottava meraviglia consecutiva in campionato e quelle parole lì risuonano ancora più forte pensando a come sono arrivate queste 8 partite di campionato più 2 di Coppa Italia.

Probabilmente eravamo stati troppo fiduciosi che le partenze estive (Medel, Kondogbia, Andreolli, Ansaldi, Murillo, Miangue, Banega, Jovetic), che poi si sarebbero sommate a quelle invernali (Nagatomo, Joao Mario e Gabriel Barbosa), con l’aggiunta dei nuovi innesti e di Spalletti bastassero a cambiare la storia o apportare quella mutazione genetica al dna di molti che oggi vestono questa maglia senza averne la dignità né il merito sportivo, anche se l’Inter degli ultimi anni non è proprio il miglior approdo possibile.

Nel mio caso, speravo di essermi sbagliato, di essere stato vittima della troppa foga l’anno scorso, quando mi auguravo un quasi totale azzeramento della rosa, compreso struttura societaria, dirigenti che li hanno scelti e in troppi casi persino difesi.

I risultati di inizio campionato, con l’espressione anche di un gioco talvolta efficace e anche bello da vedere, con molte partite acciuffate per con le unghie e con i denti negli ultimi 15 minuti, avevano fatto sperare che qualcosa fosse cambiato.

Invece i due mesi che separano la partita contro il Chievo da questa contro il Crotone certificano che l’Inter è afflitta da una malattia che si può curare soltanto rimuovendo quanto più possibile si possa rimuovere da qui fino al 30 agosto 2018.

Senza sé, senza ma.

Seguici su Facebook
Seguici su Twitter

Cambiare a prescindere anche dal risultato di fine stagione, visto che nei numeri il 4° posto è ancora lì alla portata e che, nonostante tutto, l’Inter ha il grosso vantaggio di fare una sola competizione e di avere calciatori meno spremuti di altri: anche se ormai questo valore si sta inevitabilmente, appiattendo, la Lazio ha 8 giocatori sopra i 2.000 minuti, l’Inter soltanto 4 (come la Roma), e l’Inter ha ancora un vantaggio sostanziale come minuti risparmiati all’11 titolare, cosa che durerà almeno fino ai prossimi impegni di coppa.

Cambiare perché, nonostante la classifica sia lì a dirci che ancora tutto è in gioco e aperto, a dimostrazione che qualcosa non torna nell’equazione c’è lo spontaneo ringraziamento a Mazzarri e al suo Torino che hanno fermato la Sampdoria, altrimenti in grado di rientrare clamorosamente in gioco per il 4° posto e a -5 dall’Inter; e c’è anche lo spontaneo tifare per l’Udinese, altrimenti allo dramma si aggiungerebbe il delirio collettivo se si vedesse il Milan a -8 dopo l’abisso in cui era stato cacciato…

Se si resiste alla tentazione di dire “stagione buttata” è solo perché la matematica dà ancora il conforto numerico e visivo di qualcosa che può ancora succedere.

Ma quanto è lontano quel 3 dicembre con l’Inter dirompente contro il Chievo e Brignoli che diventava eroe nazionalpopolare?

Sembra passata un’eternità: l’Inter era aggrappata ai suoi 39 punti, da prima in classifica, il Milan era a -18.

In questi due mesi l’Inter ha fatto la miseria di 6 punti.

Qualcosa non torna e non quadra e ai calciatori non resta più nessun alibi, nessuna scusa, nessuna attenuante: non meritano più nulla da questo punto di vista.

Ieri mi hanno mandato una domanda: “ma perché sempre a dicembre e gennaio?”. Già, perché?

L’unica risposta che riesco a darmi si rifà a una cosa che abbiamo imparato: l’Inter non è capace di proteggersi da influenze esterne e fare fronte comune.

Non ho mai capito cosa si intendesse di preciso chi mi sosteneva questo concetto di “influenze esterne”, ma il fatto che questo mollare di colpo arrivi all’approssimarsi del mercato di gennaio fa tornare alla mente anche le parole di Spalletti e quelle famigerate “telefonatine” che ricevono costantemente i calciatori, così come quel non troppo sibillino riferirsi a qualcuno in società che parla troppo con i giornalisti.

I calciatori non sono immuni dall’ambiente, non sono immuni dai fischi dello stadio, non sono immuni dai social né tantomeno dalla valanga di merda che costantemente inonda l’Inter a opera dei media. Evidentemente le carenze mentali di questa squadra vengono amplificate in un periodo in cui le chiacchiere da diversi ambienti non si risparmiano, anzi.

Questo non li giustifica, anzi, se possibile aggrava di più la situazione e li rende ancora più colpevoli.

Loading Disqus Comments ...