Nessuno tocchi Spalletti

Introduzione

Il mondo giornalistico italiano è un mondo un po’ particolare.

Non si tratta soltanto di “prostituzione intellettuale”, perché se fosse solo questo sarebbe anche semplice. Purtroppo, e di questo ne abbiamo avuto conferme a decine, c’è una fetta importante di “piazzati” di successo… vedete, a volte avere l’amicizia giusta, che sia calciatore, allenatore, dirigente etc…, può consentire a qualcuno di guadagnare visibilità e attenzione, magari anche delle apparizioni più o meno fisse in tv.

esthia immmobiliareEcco uno dei motivi per cui alcuni allenatori, calciatori, dirigenti, procuratori etc… sono così tanto pubblicizzati, protetti, difesi.

Si tratta di un rapporto reciproco, in cui esiste anche una buona dose di controparte: il giornalista X diventa il riferimento del calciatore, allenatore, dirigente, procuratore etc… e riceve notizie di prima mano, talvolta vere, talvolta meno perché conviene, c’è strategia etc…

Ovvio che non tutti sono così, ci sono moltissimi giornalisti che sono splendidi professionisti, però i primi sono più di quelli che pensiamo.

E in qualche caso persino “insospettabili”.

D’altra parte reputo persino inevitabile che si stringano rapporti tra persone che, pur con ruoli diversissimi, frequentano lo stesso ambiente: quello che mi piace meno è cosa diventa, talvolta, questo rapporto.

C’è chi punta a diventare grande e si fa comunque cassa di risonanza, perché i mezzi di informazione sono sempre importanti anche se apparentemente piccoli: perché le notizie (così come le teorie più spinte) spesso sono come l’olio, bastano poche gocce per fare una macchia molto molto larga.

Negli ultimi giorni c’è un gruppo di giornalisti che sta smaniando, facendo di tutto per spostare il centro dell’attenzione da quelle che possono essere evidenziate come responsabilità principali e, in questa smania, stanno partendo i primi colpi verso Luciano Spalletti.

Da una parte quelli che ci credono veramente: sono già partiti i “deve essere esonerato” o “deve dimettersi”.

A questo starnazzare si accodano, purtroppo, giornalisti/opinionisti meno in vista che però fanno audience e rumore perché anche piuttosto “social“: la cosa brutta è che alcuni di questi tifano Inter, almeno di facciata, perché la quantità di merda giornaliera che sfangano verso i colori nerazzurri è indiscriminata… dei mini Severgnini in pectore.

E se googlate un po’, troverete già diversi articoli che espandono il concetto del “tifoso scontento” arrivando alla conclusione che “anche la società e scontenta dell’allenatore”.

Siccome comincio a sentire puzza, senza cincischiare troppo dico la mia: Spalletti non si tocca.

Seguici su Facebook
 Seguici su Twitter

E lo dico perché credo che anche l’allenatore abbia fiutato qualcosa che non torna e ho impressione che si stia preparando a qualcosa che somiglia una valanga… e facciamo bis dai… valanga di merda.

Lo ha fatto in diverse interviste in cui si è definito “indifendibile“.

Quando è riuscito a razionalizzare ha parlato di condizioni che non è riuscito a creare per farli rendere al meglio, ma a caldo aveva parlato anche di errori suoi nel valutare la qualità dei calciatori, per cui oltre all’essere indifendibile rientra chiaramente un concetto che approfondiremo dopo: si è fidato troppo.

Se il livello dei calciatori non è quello che dovrebbe essere, la colpa è mia perché poi io penso che ce l’abbiano, per cui sono sbagliate le mie valutazioni […] Non ho da andare a cercare di difendermi su delle cose dove sono indifendibile. Sono quello che si deve prendere più responsabilità perché è giusto così, effettivamente siamo un pochettino fragili, questo è senza dubbio.

Ecco, oltre alla valanga di merda, c’è il rischio che cominci il battage mediatico (a uso e consumo di chi?) che sappiamo essere capace di stritolare più o meno chiunque: l’unico che ha resistito davvero è stato Mourinho, ma va detto che vincere aiuta a questo genere di resistenza.

Spalletti forse ha voluto anticipare le mosse, spiazzando qualcuno, prendendosi anche colpe che, è bene dirlo, non sono sue.

Il che significa che è stato un allenatore perfetto? Che è assolutamente incolpevole?

Assolutamente no: quando ci si trova con un periodo di due mesi (che nello sport sono un’eternità) senza vittorie e con una squadra che mostra la spina dorsale di un’ameba, le responsabilità non possono che essere di tutti coloro che sono coinvolti a vario titolo.

Nessuno escluso.

Non la proprietà, non la dirigenza, non l’allenatore, non i preparatori… e ovviamente non i calciatori che, anche qui è bene sottolinearlo, rimangono comunque i maggiori responsabili di questa situazione, nonché gli unici che possono davvero cambiarla.

Spalletti è all’interno del cerchio magico di chi ha responsabilità perché la squadra la guida lui ed è giusto che si faccia carico del fardello che gli spetta.

Dal mio modo di vedere, però, è il meno colpevole di tutti.

Ha sbagliato?

Chiaro che sì e sono errori che conosciamo a menadito: avere atteso troppo per lanciare Cancelo, avere insistito troppo sugli stessi uomini, non avere mai trovato una vera alternativa di gioco al modulo 4-2-3-1 (ergo “punto tutto sulle fasce”), avere sbagliato alcune scelte (tipo Cancelo terzino sinistro), non avervi posto rimedio per tempo, rallentando l’intervento dalla panchina e avere trovato soluzioni non proprio funzionali (tipo i 4 terzini in campo contro la Fiorentina).

 

E sono tutte cose che ho scritto 5 giorni fa:

Spal-Inter: se anche Spalletti ci mette del suo…

Come se avesse voluto introdurre cambiamenti senza voler stravolgere equilibri che in realtà sembravano già più che stravolti indipendentemente dall’allenatore.

In una situazione normale non ci sarebbe niente da dire: allenatore sulla graticola, meritatamente.

8 partite senza vittoria sono un peso enorme, due mesi con soli 6 punti fatti sono di rara bruttezza.

Ma si dà il caso che questa non sia una situazione normale e si dà il caso che l’Inter è ancora matematicamente (e non è una aritmetica solo formale) in gioco persino per il 3° posto, a prescindere dal risultato della Lazio stasera.

Perché questa squadra ha 45 punti, ha una delle migliori difese della Serie A (con 18 gol è al 4° posto: le due squadre che seguono, ovvero Lazio e Atalanta, ne hanno subiti ben 9 di più) ed è lì, checché se ne dica, con discreto merito… che nel peggiore dei casi è non aver fatto più schifo degli altri… detto che l’organizzazione difensiva è un merito e non è affatto scontato.

Quindi all’allenatore andrebbe persino dato atto di aver tenuto in piedi una baracca che se avesse visto i calciatori un minimo più coinvolti emotivamente e caratterialmente forse sarebbe riuscita a raccogliere quanto meritava nelle sfide degli ultimi due mesi: in almeno 4 l’Inter avrebbe meritato di più e 6/8 punti sarebbero stati capaci di riscrivere totalmente il senso di questa stagione.

 

Loading Disqus Comments ...