Sull’Inter, Spalletti e sulla natura delle cose nerazzurre…

Introduzione

Come stiamo a Crisi Inter?

esthia immmobiliareMorto qualcuno? Qualche lite? Qualche nuovo pretendente al trono di spade, ergo la fascia di capitano? Qualcuno che ha deciso che la sua carriera all’Inter è finita qui e oggi e ha già scelto una squadra che va dal Poggibonsi al Real Madrid?

Una settimana di “nulla di nuovo sotto il sole”: ovvero l’Inter è tornata terza ma la macchina del fango è tornata in azione più forte che mai.

Scusate, si dovrebbe leggere la congiunzione “ma” nel senso di rafforzativo, non di avversativo. Solo che non voglio lasciare dubbi e riformulo la frase: l’Inter è terza e quindi la macchina del fango è tornata in azione più forte che mai.

Ora sì, sono soddisfatto.

I dubbi di Spalletti, Skriniar che se ne va, Icardi che è a un punto di non ritorno, i problemi di Brozovic, le tensioni del clan anti-Icardi, la fascia pretesa da Miranda, i problemi della difesa… sì, ci sono anche i problemi della difesa (si ringrazia Andrea Belmonte per la segnalazione):

Rendiamoci conto: la Lazio ha perso le ultime 3 partite, nelle ultime 4 ha subito… 9 gol.

Sapete quante ne ha subiti la Roma nelle ultime 8 partite? 8 gol.

Ma il problema è che l’Inter ne subisce altrettanti nel doppio delle partite della Lazio e più o meno quanto la Roma nelle 8 partite in questione.

Insomma, informazione sempre puntuale da questo punto di vista, tranne quando, per esempio, si potrebbe mostrare altro. Quante volte abbiamo visto il migliore, o uno dei migliori, calciatori di una qualunque squadra di Serie A in tribuna con la camera dedicata? Decine.

Ma non per Mauro Icardi, sia mai che si possa vedere l’esultanza: è troppo poco social, troppo poco polemica.

Troppo rassicurante.

E già immagino qualche lettore che comincia a brontolare: stiamo sempre a parlare di prostituzione intellettuale, sappiamo come va, ma tanto basta ignorarli…

No, non è così.

A dare conforto, almeno sotto una delle prospettive sull’argomento, è proprio Luciano Spalletti nella conferenza di ieri.

Vedete, da quando è all’Inter, il buon Luciano ha parlato tanto di Inter, dell’ambiente nerazzurro e su tutto ciò che lo circonda, media compresi. Purtroppo una parte del tifo non capisce, né vuole capire, ma è inequivocabile che Spalletti abbia spesso e volentieri evidenziato una volontà scientifica dei media di far del male all’Inter.

Inequivocabile.

La vicenda della chiacchierata con i tifosi post-ristorante è emblematica. Ora, io non conosco l’autore dell’articolo né ho pregiudizio nei suoi confronti: non ho avutola  fortuna/sfortuna di incontrarlo, né di persona né nella innumerevole quantità di articoli che conservo come archivio di prostituzione intellettuale. Lui non c’è ma non posso dire se è per merito suo o demerito mio (o di chi ha la bontà di segnalarmi le storture giornalistiche).

In questi caso, però, si deve dare il beneficio del dubbio: diciamo che sia bravo lui. E diciamo che non ho alcun dubbio nel ritenere che abbia scritto quel che ha scritto con assoluta trasparenza, senza doppi fini etc…

Solo che poi leggo da qualche parte il modo in cui è arrivato a quell’articolo e mi faccio un pensiero di più:

Ci sono sei ragazzi tifosi della Roma che mi hanno raccontato come la vicenda con tutti i particolari. Ne esce la figura di uno Spalletti che ha voglia di parlare con qualcuno senza molti filtri […] L’episodio è accaduto: non ci sono dubbi. È stata una confessione a cuore aperto.”

Ecco, io qualche domanda me la faccio quando il “relata refero” pretende di diventare prima verità e poi arte giornalistica. La registrazione ancora non è venuta fuori e a quanto pare non c’è neanche: alle continue richieste del nostro @DonDiegoTheOne di Twitter, il buon giornalista non ha mai risposto.

E Spalletti ha definito in modo inequivocabile: “mi piacerebbe risentire quello che ho detto, detta così mi sembra voler far male a Spalletti e all’Inter.”

Anche se l’aspetto peggiore non è quello: è che molti tifosi interisti hanno “sposato” quell’articolo, lo hanno applaudito e approvato. “Era un virgolettato del Corriere della Sera” e quindi diventa verità.

Spalletti, dicevamo, sin dall’inizio ha parlato di Inter, del suo ambiente e di tutto ciò che lo circonda, in termini molto chiari, spesso senza filtri, con grande lucidità e attenzione, al punto da farci ricordare Mourinho, anche se il suo modo di esprimersi non ha l’asciuttezza e l’esattezza del verbo mourinhano: gli somiglia, sa dare improvvisi lampi di lucidità e di visione d’insieme.

E mi consente anche di passare all’incasso su alcuni argomenti che in altri tempi mi erano stati bollati come “poco credibili”, per dire della versione più buonista.

Il primo è proprio questo atteggiamento dei media in generale, così prevenuto. A volte anche così scientificamente portato “a fare del male“, a trattare tutto ciò che circonda l’Inter con una prospettiva diversa, sempre a danno, sempre in minore, sempre con gli avversativi:

Non ho mai visto una squadra in grossissima difficoltà… e vi rammento un dato che a voi è stato molto caro all’inizio del campionato… i pali… Ah, lo sapeva e non mi ha detto niente, lo teneva nascosto [rivolgendosi ad un giornalisti]…

Che fortunati, che fortunati, che fortunati, ora siamo la squadra che ha colpito più pali di tutti. Non si può rifare qualche titolo come avevamo fatto precedentemente, no? Facciamocelo, via“.

Ma l’aspetto più importante e pungente della conferenza di ieri è stato quello relativo al rapporto tra alcuni giornalisti e qualche dirigente, qualcuno in società, rapporto che l’anno scorso, nel periodo del passaggio da De Boer a Pioli, su queste pagine abbiamo eviscerato più di una volta.

Come dimenticare quel Corriere dello Sport che pubblica la scelta di Pioli in prima pagina la notte prima della rescissione tra De Boer e l’Inter? Per non parlare di tutte le manfrine giornalistiche sulla bella, buona, brava, impeccabile, poverina-non-può-lavorare-come-vorrebbe “dirigenza italiana”.

Un rapporto “malato”, in cui l’Inter diventa oggetto e non più soggetti, in cui la squadra subisce danno e non sappiamo chi sia a goderne i benefici.

E chissà se è un caso che Spalletti abbia cominciato a parlare di possibili “talpe” e il cordone delle informazioni ai media sia tornato a essere ampio, talmente ampio da essere incontrollabile.

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