#GenoaInter: quando il gioco si fa duro, l’interista l’aveva detto

Dall’account Twitter di Sorella Baderla (sotto lasciamo un link con un estratto della sua timeline) vengono fuori spesso argomenti salaci, satirici, con l’atteggiamento sardonico e tagliente di chi “non le manda a dire”.

Leggendo il suo ultimo intervento le ho chiesto di poterla ospitare perché tratta un argomento che in questo momento è piuttosto caldo, ovvero l’interista del “ve l’avevo detto io”, quello che quando lo incontri sui social hai sempre un attimo di imbarazzo, se non proprio di fastidio, perché ti accorgi che quasi quasi, lui, sotto sotto, gode…

Pubblichiamo l’intervento per smorzare un po’ la tensione… o forse per alzarla un po’ in attesa delle pagelle domenicali?

Vi invito a visitare il suo profilo twitter (@SorellaBaderla): il sito di riferimento è www.sorellabaderla.com mentre l’articolo originale è stato pubblicato nella pagina che potete visionare cliccando sull’immagine sotto, mentre i link successivi Vi portano ai social de ilMalpensante.com

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Quando il gioco si fa duro, l’interista l’aveva detto

Quanti di voi si ricordano di “Wheelie And The Chopper Bunch”?

Provo a rinfrescarvi la memoria…

In questo cartone, il primo della serie interpretato solo da mezzi meccanici, spiccavano i cattivi della serie: una banda di 4 moto composta, tra gli altri, dal leader Chopper, che indossa un elmetto da soldato prussiano della prima guerra mondiale e, quando parla, usa un intercalare tipo “Cica-cica-bum” oppure, quando è proprio in forma, “cica-cica-bum-BAM-BAM”.

Moscerino, invece, è un piccolo motorino sempre agitato.

Passa il tempo a far notare a Chopper quanto siano stupidi i suoi piani quando falliscono (“Te l’avevo detto! Te l’avevo detto!”) , sempre ricambiato con insulti.

Perché questa premessa? Perché il mondo dei tifosi interisti è popolato di Moscerino.

Gente che ha sofferto da cani nel veder le cose andare bene perché doveva reprimere tutto il guano che ha dentro.

Ora, capiamoci: i miei tweet parlano per me. Anche io non sono contenta (eufemismo) di come stiano andando le cose e l’ho scritto a più riprese. Anche in tempi non sospetti, quando il tutto filava liscio ma avevo notato già alcuni atteggiamenti che non mi erano piaciuti. Quando i Moscerini stavano zitti, ammutoliti dai risultati. Andatevi a riprendere i miei strali contro Torino e Verona, tanto per capirci.

Io li vedo, in piena erezione, questi eroi da tastiera godere nel vedere la squadra in difficoltà.

Li vedo quasi eaiculare mentre scrivono “l’avevo detto, fa tutto schifo, via tutti“… Ma tutti eh, che non sia mai che salvando quei pochi buoni che ci sono si riesca poi a migliorare le cose.

Meglio rifare tutto ogni anno e costruire l’anno del mai in modo da alimentare il loro spirito da tregenda.

Per pietà non vado a riprendermi i post di certa gente nel 2010 che, ad aprile, era convinta che avremmo perso tutto per colpa del “chiacchierone portoghese” e auspicava un’uscita dalla Champions League per “concentrarsi sul campionato”, nel miglior spirito del perdente.

Sono probabilmente gli stessi che passano le giornate sui social a vomitare insulti e minacce di morte sotto ai post, a volte inopportuni, certo dei giocatori. Però ragazzi… Stiamo parlando di calciatori, non di Eugenio Montale. Commettono epic fail aziende con alle spalle fior di agenzie e non può scrivere cagate un calciatore?

E su… Io dico, tra me e me, “Frèchetengul’ quanto è coglione questo”e passo oltre.

Ma torniamo ai nostri leoni da tastiera.
Ora, signori miei… Pure io mi incazzo abbestia durante le partite:
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Però la cosa dura nelle successive 24 ore e finisce lì.

Il calcio è una cosa stramaledettamente importante nel novero delle cose NON IMPORTANTI.

È passione, tifo, è 39 euro per il settore ospiti di Reggio Emilia (squinzi, ti ho già detto come spenderteli, vero?), sono i 42 euro cacciati per il derby per andare a vedere questa manica di stronzi ma è un gioco.

È anche voglia di scendere i campo e prenderli a colpi di seggiolino nei denti.

Cosa che poi non fai perché c’è il DASPO (e soprattutto perché è difficile staccare i seggiolini attuali, diciamocelo).

Ah, ecco. Parliamo anche dell’uso che si fa della parola mercenari.

Capiamoci, signori miei. Ma capiamoci per bene.

A me fotte sega di avere un giocatore che bacia la maglia se poi va a spaccarsi ammerda al The club ogni santa sera. A me interessa che la mia maglia venga onorata con il lavoro da gente che si comporta in maniera impeccabile.

Quelli che si chiamano “professionisti”.

Voi siete i tifosi, non loro.

Per loro è un lavoro.

Punto.

Perché, se stiamo a guardarla bene pure voi siete mercenari, sul lavoro. O volete farmi credere che avete scelto il posto di lavoro dove state perché lì davanti vi siete scambiati il primo bacio a 13 anni e non perché vi pagano di più del vostro precedente datore di lavoro?

Ecco.

A me interessano professionisti, non baciamaglia, e questo si può contestare ad alcuni di loro. Il non scendere in campo e dare il massimo (citofonare Brozovic, per dirne uno) non altro. Lì mi incazzo come una bestia.

Ma l’astio che leggo non fa parte del gioco.

Ora io mi chiedo: che vita di merda potete mai avere per vomitare tutto questo odio?

Sul serio, non me lo spiego.

Soprattutto perché, nella maggioranza dei casi, si tratta di gente che allo stadio non mette mai piede e non ha nemmeno la scusa dell’essere morta di freddo per assistere a prestazioni indegne.

Non posso credere che un simile astio sia generato solo da una squadra di calcio. Cioè… evidentemente avete dei problemi molto seri nella vita e il calcio é visto come valvola di sfogo o elemento di riscatto.

Non trovo altra spiegazione.

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L’Inter potrebbe entrare nel Guinness dei primati per la più alta percentuale di tifosi disagiati altrimenti non si spiega. Sono poi quelli che, laureati all’Università della vita, pretendono di dare lezioni di finanza e marketing.

Sulla base del nulla cosmico.

Mi domando: ma tutta l’energia che mettete per buttare merda sulla squadra non potreste impiegarla per cercare di migliorare la vostra vita?

Sono convinta che ci riuscireste in men che non si dica, con siffatto sforzo.

E no, non ci credo che siate così felici perché tutta questa frustrazione non si spiega. Qui non siamo alle incazzature, qui siamo ben oltre. E no. Non riporto esempi perché non intendo regalarvi la notorietà che evidentemente cercate per riempire il vuoto di cui sopra.

Ora, so che questo post potrebbe far prendere fuoco a un sacco di code e la cosa non mi fa né caldo né freddo. Anzi, mi diverto un sacco quando parlate di me in certi termini.

Tanto, chiuso l’internet, una vita e altre passioni, là fuori, io ce le ho.

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