L’Inter e i suoi cavalieri senza macchia

Introduzione

Come si comincia a scrivere un articolo introdotto dal titolo che è tutto un programma?

Qualcuno potrebbe chiedersi: ma davvero l’Inter ha i suoi “cavalieri senza macchia”? Davvero c’è qualcuno che si staglia così, nettamente, contro il plumbeo cielo della crisi nerazzurra, petto in fuori con l’anima immacolata?

esthia immmobiliareApparentemente sì, o almeno è quello che viene fuori leggendo i giornali da qualche settimana in qua. Stessa solfa dell’anno scorso, ricordate?, quando si era in piena tempesta Mancini e si doveva scegliere l’allenatore. In quel periodo avrebbe già dovuto essere chiaro quello che stava succedendo e invece forse eravamo troppo ottimisti, o troppo buoni o forse anche troppo ingenui.

Solo che poi a Frank De Boer hanno fatto la guerra e la solfa si è fatta più insistente, forte e irritante, al punto da erompere verso lidi e porti praticamente mai visti negli ultimi anni: c’era una parte di Inter, ieri come oggi, adulata, blandita, incensata, lusingata dai media.

Letteralmente.

E mai come in questi ultimi due anni una parte dell’Inter viene salvata, lasciata immune da critiche, nel peggiore dei casi “redenta”.

Al punto che in qualche caso potremmo parlare anche di “leccata” bella e buona.

Opinione relativamente diffusa sui media, quindi, è che ci sia una parte di Inter senza colpa e senza macchia, che non ha responsabilità non solo di fronte a questa Crisi Inter (tutto maiuscolo, perché ormai è diventato un nome): e il discorso può allargarsi a tutti i 7 anni post triplete.

Una entità a parte che, anzi, è contrapposta all’allenatore di turno, ai calciatori, ma soprattutto a quei cattivoni di cinesi… tra l’altro dovete leggere la parola “cinesi” con quella punta di disprezzo dal vago sapore razzista che alcuni non sanno celare… dicevamo, contrapposta ai cattivoni cinesi, quella proprietà lontana, lontanissima, disinteressata… anzi no, più che disinteressata, è proprio avvinghiata all’Inter con la sola idea di scroccarne utili, una vera sanguisuga che ha la grave colpa di non metterci grano a sufficienza e soprattutto far gestire tutto a questa entità sovrannaturale priva di colpe e di macchie.

Perché questa entità è fatta di persone che non hanno indipendenza, non hanno autonomia.

Poverini.

Una entità separata, un sovra-organismo spirituale che risulta essere mero esecutore di ordini, anche se li svolge tutti con una malavoglia mai nascosta, un continuo scuotere il capo e masticare amaro i “così non va” anche se alla fine è costretta a dire sospirando “obbedisco”. In un attimo di ispirazione lisergica li vedo scuotere il capo persino quando verificano che sul conto sia arrivato lo stipendio per intero, ma questa è solo un’immagine cattiva dettata dalla natura malpensante di chi vi scrive.

Questa entità è stata battezzata dai giornali come “la Dirigenza Italiana” (fatemi usare le maiuscole dei nomi propri), spesso lisciando il pelo al concetto di “italiano” come se si trattasse di una virtù di fronte alla grossolanità di essere cinesi.

Brutti musi gialli cagariso. E che diamine.

Qualche mese fa scrivevo: “un ormai mitologico mostro che però sembra avere tutti i favori della stampa… non fosse altro perché sembra essere la fonte privilegiata di tante veline smistate nel corso degli anni: la più clamorosa, ricordate?, è avere indicato in Pioli scelta sicura quando ancora De Boer era in panchina e la società (parte cinese, of course) non aveva neanche deciso, probabilmente non sapeva neanche chi diamine fosse Pioli.”

Questo, per esempio, l’articolo scritto da “il Giornale”:

Per restare in tema, questo è quanto scriveva Sport Mediaset sul suo sito ufficiale:

Ricordate Caressa? Chiunque ci abbia seguito in questi mesi ha certamente letto quante volte abbiamo riportato le accuse del più autoreferenziale telecronista mai esistito visto, e purtroppo anche sentito, in Italia. Eppure c’è una parte di Inter per il quale ha speso parole al miele:

E, per inciso, nessun media faceva mistero del fatto che questa fantomatica Dirigenza Italiana avesse già un pre-accordo con Pioli: articoli a profusione sul fatto che fosse la scelta giusta, perché italiana, perché lungimirante, perché Pioli era… dai, davvero, Pioli era il meglio, sarebbe stato il meglio comunque, perché era di Coverciano, perché conosceva, sapeva.

Ma soprattutto perché era stato scelto dalla Dirigenza Italiana.

Anche il suo licenziamento è stato un errore… poi che importa se, come è sembrato chiaro, lo stesso Pioli avesse già scelto di andare altrove.

Per esempio, questo è quello che scriveva il Corriere della Sera dopo il licenziamento di Pioli: siccome siete ormai scafati a sufficienza, noterete anche voi la costruzione dell’articolo, costruito per far male il più possibile al lettore interista (basta guardare la sottolineatura), sgravando la famosa entità soprannaturale di ogni errore (bypassando al solito) e disegnando un contorno, quello dello spogliatoio, sul quale ovviamente l’entità soprannaturale non aveva responsabilità di sorta, ieri come oggi e come sarà nei secoli dei secoli:

Più recentemente, hanno fatto rumore, e molto, le trattative di mercato. Chi legge da tempo queste pagine sapeva cosa c’era da aspettarsi, eppure non c’era giorno che sui giornali e in tv non si vociferasse di nomi, numeri, trattative, milioni, costi, prospettive.

Faccio una piccola digressione che serve per arrivare al dunque (tanto il malloppo ve lo sorbite tutto se volete, qualche riga in più o in meno non vi cambia) e mi faccio aiutare dalla Gazzetta dello Sport, che nella versione del lunedì 19 Febbraio ha scritto:

Suonano oggi ancor più stonati i proclami societari ribaditi fra l’altro fino a poco tempo fa nonostante l’invalicabile muro alzato davanti a Sabatini e Ausilio.

Già, il coordinatore dell’area tecnica di Suning Sports Group e il direttore sportivo dell’Inter, pur in regime di ristrettezze, erano riusciti a individuare e a bloccare soluzioni tecniche di un certo peso, tutte bocciate però. Obiettivamente clamorosi gli stop ai prestiti di Ramires e Texeira, giocatori del club gemello Jiangsu.

Poco lungimirante poi il mancato investimento per l’asso argentino Javier Pastore. «Così in Champions League non si va», l’allarme lanciato con forza varie volte dai due uomini mercato nerazzurri.

Evidentemente per Zhang e i suoi consiglieri più vicini la rosa andava bene così. Gravissimo errore di valutazione! I paletti del fairplay finanziario? Il piano di Sabatini e Ausilio era quello di mettere in sicurezza la zona Champions e di rientrare subito con una cessione eccellente prima del 30 giugno, un sacrificio alla Icardi per intenderci.

Già solo per ribattere a questo pezzetto ci potremmo impiegare delle ore con argomentazioni del tipo: quindi era un “Pastore oggi per mandare via Icardi a giugno“? Oppure disquisire sulla natura del “club gemello” (con i tre punti interrogativi tra parentesi che ci risparmiamo); o anche chiedere una valutazione sui mercati del DS e del coordinatore, tra cui quello estivo… ma lasciamo perdere, perché non siamo qui per questo.

Insomma, il taglio è piuttosto netto, no? L’indirizzo preciso, giusto? Bene, solo che per spiegare quell’articolo non serve ilMalpensante: serve la… Gazzetta dello Sport di oggi, 21 febbraio.

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