Le difficoltà dell’Inter contro il Benevento, in vista del Milan

Introduzione

Per quanto paradossale possa sembrare, il risultato di Roma-Milan è probabilmente uno dei peggiori che l’Inter potesse augurarsi.

esthia immmobiliarePerché se è vero che l’Inter ritorna quarta in classifica davanti alla Roma di 1 punto, dall’altra parte è anche vero che la prossima è il Derby di Milano che i nerazzurri dovranno giocare contro un Milan in corsa come un treno, la stessa corsa che all’inizio aveva visto protagonista le squadre di Spalletti e Di Francesco.

Dopo la doppia frenata dicembrina, i rossoneri hanno raccolto due pareggi e sei vittorie.

Ma non è soltanto un fatto di quanti punti si fanno, perché conta molto anche la testa, la voglia, il sentirsi sospinti da un obiettivo che sembrava impossibile dopo mesi di polemiche: tra gli scalpi raccolti in questi due mesi ci sono Lazio, Roma e Sampdoria.

Sembra una delle tante storie incredibili del calcio: una sfida che fino a poco più di due mesi fa sarebbe servita quasi esclusivamente per l’orgoglio cittadino, oggi diventa il crocevia fondamentale per entrambe.

L’Inter ci arriva incerottata come peggio non potrebbe… anzi, peggio era possibile solo perdendo contro il Benevento. Per come è andata la partita, però, e soprattutto per come è stata trattata dai media, è difficile pensarla come a un buon propellente per arrivare carichi alla sfida di domenica prossima.

Anche se, a dire il vero, dopo le due marcature c’è stata una reazione che sinceramente non mi aspettavo e che lascia ben sperare.

Qualche amico più attento di me, qualche mese fa mi faceva notare come i festeggiamenti dell’Inter fossero inspiegabilmente sobri, poco coinvolgenti e con pochi calciatori presenti. Pensavo si trattasse della semplice dinamica di una squadra che vince quasi ininterrottamente: benché la tesi possa rimanere comodamente in piedi, le ultime vicende ci suggeriscono che la realtà poteva essere diversa.

Così come diversa è stata l’esultanza dopo i due gol contro il Benevento: avevano tutta l’aria della liberazione.

Ovviamente non potrà bastare, perché i problemi che l’Inter sta mostrando sono piuttosto accentuati: ma può essere un buon punto di partenza.

Per spiegare il momento dell’Inter, la partita contro il Benevento è perfetta. Non solo perché descrive come sta adesso ma anche per come si è trasformata nel corso dei mesi. Siccome vedrete delle immagini di questa partita, facciamo un “giochino” facendo vedere quella che è una delle azioni più interessanti del campionato dell’Inter, proprio contro il Benevento.

Azione che ci consente di apprezzare la diversità del linguaggio del corpo, di come si muovono i calciatori, della differenza di tempo negli inserimenti Raffrontato con quanto si è visto sabato scorso viene un bel brivido sulla schiena: ma si tratta davvero della stessa squadra?

L’Inter non giocò una gran partita a Benevento, però fu quella stessa Inter che ci aveva soddisfatti dal punto di vista del risultato, argomento sul quale si concordava praticamente tutti.

Il Benevento dell’andata, però, era molto diverso da questo che ha cambiato moltissimo in fase di mercato invernale. Rispetto all’andata Sagna al posto di Venuti, Sandro al posto di Memushaj, Guillherme al posto di D’Alessandro, l’ottimo Brignola al posto di Lombardi, ma in totale sono 7 i calciatori diversi tra i titolari delle due partite.

Letteralmente due squadre diverse, con la seconda dal tasso tecnico decisamente più alto e una impostazione in campo più matura e, per molti versi, cinica.

Il lavoro di De Zerbi è davvero molto interessante, soprattutto in termini di realpolitik, perché il paradosso vuole che il Benevento dell’andata è arrivato al tiro più volte rispetto a quello del ritorno (9 tiri totali di cui 8 in porta contro 5 tiri totali di cui solo 1 in porta, centralissimo parato da Handanovic), colpì anche un palo con D’Alessandro e una traversa con Memushaj: volendo guardare i “4 volti delle due partite”, nel secondo tempo dell’andata si è visto il miglior Benevento contro l’Inter.

La pagella malpensante a Spalletti recitava così:

SPALLETTI 6,5: alla fine l’Inter produce 17 occasioni da gol e 20 tiri in porta, 9 parate di Belec, con il 63% di possesso palla. Detto con i numeri sembrerebbe un match a senso unico, ma non è così: il Benevento tira ben 9 volte, 8 in porta e 6 occasioni da rete: sinceramente troppo per la qualità mostrata in campo. Ad un certo punto del secondo tempo l’Inter somiglia alla macchina di Raikkonen, che va a 100km/h e non di più, senza potenza, senza spunto, bloccata da chissà quale problema, inceppata: potesse fermarsi ai box lo farebbe. Invece non può e negli ultimi 35 minuti è un delirio di assenze, di mancanze, di errori individuali, di mancata assistenza ai compagni, di una supponenza irritante e insopportabile.

Questo per dire che le prestazioni e i risultati si valutano spesso anche condizionati dalla contingenza, ma soprattutto dalla narrazione in cui ci si imbatte. Il che, però, non cambia il senso di una partita giocata male dall’Inter nel primo tempo: usando lo stesso criterio di prima, nel primo tempo del ritorno si è vista la peggiore Inter tra le 4 metà partita giocate contro il Benevento.

Una delle cose che approfondiremo in settimana sarà la differenza tra questa Inter e quella dell’andata, ma già nelle pagelle delle due partite si può trovare un’altra indicazione.

La cosa che ha sempre stupito di questa squadra è stata quella di non avere praticamente mai “sbracato”, di non quasi mai perso l’identità di squadra, nonostante bruttissime prestazioni anche e soprattutto individuali. Per “identità di squadra” non intendo il concetto di “aiutarsi a vicenda” etc… ma quello di squadra che ha dei concetti di fondo bene impressi: l’Inter è una squadra che la sua “base” la fa quasi sempre.

A memoria posso escludere il secondo tempo contro l’Udinese, la partita contro la Spal e poco altro.

Col Benevento idem. Allora cosa cambia? Come ha spiegato la settimana scorsa il nostro Francesco, è soprattutto la testa, la voglia di mettersi in gioco e di rischiare.

Nell’azione dell’andata che Vi ho riproposto poc’anzi è evidente che c’è una maggiore partecipazione, voglia di farsi vedere e farsi dare il pallone. Come vedremo fra poco, nel ritorno c’è invece un più accorto cercare di restare nella propria zona di comfort: molti giocatori interisti, qualcuno anche letteralmente atterrito dalla parte fischiante di San Siro, istintivamente non rischia, aspetta che sia il compagno a farlo.

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