Inter-Napoli: l’avversario peggiore nel momento peggiore

Ci eravamo lasciati con una scommessa: chi vince il derby va in Champions League. Inter e Milan devono augurarsi che la scommessa, visto il rinvio, non valga più, neanche come scaramanzia (di Lazio e Roma…), perché non essendoci vincitori nel derby il significato potrebbe essere quello di “Champions League per nessuna delle due”.

La classifica della Serie A al momento dice che l’Inter e il Milan sono fuori, anche se con una partita ancora da giocare rispetto a Lazio e due rispetto alla Roma, già vincente contro il Torino… non senza il poderoso aiuto di Alisson, in questo momento di certo il miglior portiere in Italia assieme a Szczesny, anche se Allegri non sembra avere voglia o possibilità di capirlo.

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Sulla strada dei nerazzurri si presenta un macigno enorme, probabilmente il peggiore possibile nel momento peggiore possibile.

Inter e Napoli, infatti, non hanno più possibilità di sbagliare. Se il Napoli ha già la certezza… da inizio campionato, non da adesso… che l’Udinese sarà in versione scendiletto contro la Juventus (e lo scrivo ben prima che la partita cominci, anche se voi lo leggerete quando sarà finita), l’Inter sa già che la Roma ha vinto e giocherà sapendo il risultato della Lazio, che difficilmente vedo battuta a Cagliari: un po’ più complicata la partita tra Genoa e Milan, anche se ci sarà da registrare l’effetto sberla-Arsenal sui rossoneri.

Sarri da questo punto di vista ha ragione: è improponibile, a questo punto della stagione, giocare a orari diversi. Pur avendo ragione, però, ho avuto l’impressione che il suo ragionamento sia arrivato sotto pelle ai suoi, che dopo il secondo svantaggio contro la Roma sembravano essere stati travolti da un tir: il linguaggio del corpo diceva chiaramente che non l’avrebbero più ripresa, al di là di come sia andata la partita e delle occasioni sprecate dagli azzurri.

Per entrambe, quindi, l’aspetto psicologico sarà più determinante di qualunque altro, con i tifosi interisti che devono sperare di non veder cedere i propri beniamini perché alzare bandiera bianca contro il Napoli significa goleada.

Come cambia il calcio tra andata e ritorno! A fine del match dell’andata, il Napoli era primo in classifica a 25 punti, l’Inter seconda a 23: a distanza di un girone, il Napoli ha realizzato 44 punti, l’Inter appena 26, potendo però contare sul buon bottino di novembre a compensare un po’ il disastro esibito dalla metà di dicembre in poi, se si escludono i match contro Roma, Lazio e Juventus.

Il Napoli aveva segnato 26 gol, subendone 5 come l’Inter, che però ne aveva realizzati appena 17: in un girone il Napoli ha realizzato 36 gol in più, l’Inter 25, mentre per i gol subiti la differenza è di sole 2 unità, con Napoli che ha subito 14 gol e l’Inter 16.

Inter e Napoli non avevano ancora perso e, un girone dopo, la differenza è di una sola sconfitta in più per i nerazzurri. Quello che fa davvero impressione, però, è che se gli azzurri avevano vinto 8 partite contro le 7 dell’Inter, un girone dopo se ne contano 14 in più per i partenopei e appena 7 per gli azzurri.

Benché le statistiche siano parzialmente influenzate dalla partita in meno giocata dall’Inter, è piuttosto evidente come ai nerazzurri si sia inceppato qualcosa dal punto di vista offensivo, della voglia e della capacità di metterci qualcosa in più del normale.

La partita di andata sembrò uno di quei match “spartiacque” tra quella che poteva considerarsi l’illusione del momento oppure una splendida realtà: l’Inter di Spalletti si mostrò matura, intelligente, ben posizionata in campo e determinata a rendere colpo su colpo all’avversario.

Nel farlo, era stato implicito ammettere che quel Napoli era più forte dei nerazzurri.

A seguito di quella partita si aprì il solito, fastidiosissimo dibattito sui pullman parcheggiati e sulle tattiche, sul bel calcio e su tutti i “cazzivàri” che si scoprono in Italia non appena c’è una squadra che gioca un calcio diverso dal solito.

Anche questa è “cultura sportiva”, e in Italia è piuttosto carente. A Napoli si affrontarono due squadre con filosofie diverse, opposte per molti versi, ma entrambi finalizzate a due concetti semplici: la resa migliore dei propri mezzi e l’efficacia. Perché il gioco di una squadra si può definire in mille modi diversi, ma parlare di “bello” e di “brutto” è quanto di più fuorviante ci possa essere: la divisione più adeguata e pertinente, probabilmente l’unica che conta davvero, è tra “calcio efficace” e “calcio non efficace”.

A Napoli, Spalletti esasperò uno dei concetti che si è portato appresso almeno fino a fine dicembre, salvo poi doverlo abbandonare anche perché gli avversari hanno deciso di affrontare l’Inter con un pressing diverso, compattandosi e occupando gli spazi piuttosto che pressare alto.

Quella costruzione bassissima fu una scelta coraggiosa perché adottata contro la squadra migliore in Italia sul fronte del pressing alto, ma risultò efficace perché il Napoli faticò non poco a trovare le misure per fare del male ai nerazzurri, perché quella partenopea è squadra che sa esprimersi tanto meglio quanto più palla riesce a tenere.

E se nel primo tempo, fin quasi al termine della prima ora di gioco, l’Inter rispose anche con un certo piglio, nell’ultima mezz’ora il Napoli provò a spingere sull’acceleratore ritrovandosi però fuori giri perché fisicamente messo a dura prova da un’Inter che era riuscita a far correre molto l’avversario, trovando una sola grandissima occasione su errore difensivo dell’Inter: i nerazzurri avevano mostrato quadratura e ordine, compattezza e diligenza.

Sembrava che ci fosse la sostanza e che fosse necessario lavorare solo sui dettagli, tanto che a fine partita titolari “habemus squadram”: a distanza di mesi tutto quel patrimonio sembra svanito nel nulla, perduto, in qualche caso persino inventato di sana pianta.

Eppure c’era.

Oggi non c’è più, quell’Inter sembrava sparita mentre il Napoli ha mostrato di poter tenere per un lungo periodo il ritmo di una squadra che gioca un certo tipo di calcio, anche se mentalmente sembra sia necessario uno step in più, oltre che un altro aiuto dal mercato: l’impressione è che con 2-3 innesti dello stesso livello dei titolari il Napoli possa anche giocare una Champions League degna di questo nome. D’altra parte la Juventus ne ha 20 di titolari…

Le due squadre, quindi, arrivano a oggi con stati d’animo che in qualche modo si somigliano, entrambe con l’estrema necessità di vincere e con zero passione verso un pareggio che invece all’andata sembrava essere un buon risultato per entrambe.

Dopo la sconfitta contro la Roma, e l’inevitabile vittoria bianconera contro l’Udinese (vedo che sono già sul 2-0, e figurati…) il Napoli dovrà dimostrare qualcosa di più, dovrà metterci quel cuore in più per tornare davanti alla Juventus, almeno per quel che riguarda la cruda realtà dei numeri, visto che i bianconeri hanno una partita in meno.

Vero che il campionato sembra sorridere di più ai partenopei, visto che il cammino dei bianconeri non solo è più complicato ma sarà anche condizionato dalla Champions League, ma nelle 10/11 partite rimaste ogni passo falso rischia di far saltare il cambio e mandare in folle la squadra… e, beninteso, vale anche per i bianconeri (non scommetto neanche 1 euro sui 100 punti da parte di nessuna delle due).

Per l’Inter non poteva esserci scenario peggiore. Avere avuto due settimane di allenamento continuo ha certamente consentito di prepararsi al meglio, ma è situazione condivisa con il Napoli.

Oggi l’Inter darà una nuova dimensione a sé stessa, anche perché il rischio del “cambio saltato” lo corrono più i nerazzurri di qualunque altra squadra… avendo già dimostrato di essere ben predisposti a questo genere di resa.

Leggo in giro tante formazioni ma, tra tutte, manca quella che piacerebbe un po’ di più a me: ovvero con Cancelo alto sulla destra e D’Ambrosio alle spalle, accoppiata che sembra ben assortita per scompensare la catena di sinistra del Napoli, vera arma letale degli azzurri.

Questo porterebbe Candreva in mezzo, dove ha mostrato di poter stare con la stessa dignità di tutti i compagni che hanno calpestato quelle zolle prima di lui in questo campionato.

A metà campo è un rebus per molti versi irrisolvibile, una di quelle situazioni che negli sport americani definiscono “ingiocabile”: qualunque scelta prendi lasci opportunità all’avversario. Qualunque accoppiata in mezzo non ha gli strumenti per opporsi agli interni napoletani, sia per velocità che per qualità.

Sarà necessaria una squadra molto molto corta, cosa che però l’Inter non sembra né intenzionata né predisposta a essere: il Napoli pasteggia volentieri sugli spazi, basti vedere cosa ha saputo fare della tattica scriteriata del Cagliari.

Il Napoli fuori casa gioca meglio, proprio perché trova più spazio, mentre l’Inter ha vinto le uniche due degli ultimi mesi proprio in casa, benché con avversari di rango decisamente inferiore; l’Inter è l’unica in Serie A a non avere ancora perso contro le big del campionato, ma il Napoli è quello che ha realizzato più punti.

Da come si incastra potrebbe sembrare una partita dal pronostico incerto ma, per renderlo tale, la squadra di Spalletti dovrà giocare una gara vicina alla perfezione, aggiungendo quel cinismo e quella determinazione che sembrano un lontanissimo ricordo.

Ma è anche la partita ideale per riallacciare quel discorso interrotto a Torino, 9 dicembre 2017: sarebbero 89 giorni di una lunghissima sofferenza ma nessuno se ne lamenterà troppo se il risultato finale sarà quello tanto sperato. Che possa essere l’aria da grande sfida a riportare indietro le lancette del tempo e dare all’Inter la spinta giusta per chiudere il campionato?

Gli interisti se lo augurano… e il Napoli avrebbe ancora tempo per recuperare, se non gli salta quel rapporto in salita…

 

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