Inter-Napoli 0-0: vorrei ma non posso… (le pagelle malpensanti)

Introduzione

L’Inter regala un pezzo di scudetto alla Juventus e lo fa forse nel modo più inaspettato: ci si aspettava un rullo compressore azzurro a fare fettine e pressate di nerazzurro e invece il tabellino racconta di zero parate di Handanovic e, anzi, un piccolo rammarico sul palo di Skriniar, il diciassettesimo della stagione.

L’articolo avrebbe potuto anche avere come titolo “e chi l’avrebbe mai detto?” o chissà che altra diavoleria a testimoniare un’Inter viva e che risponde all’avversario, prova persino a vincerla.

Ma se alla fine vince il “vorrei ma non posso” è perché, per entrambe le squadre, è mancato qualcosa che invece avrebbe dovuto esserci, per un motivo o per un altro.

Il Napoli ha sciupato un’occasione bestiale e ha mostrato l’enorme limite di questo genere di squadre. Nella confusa e spesso poco approfondita analisi del fenomeno Napoli-Sarri, non si parla praticamente mai della monotematicità della squadra partenopea, ovvero quel difetto, che spesso sorge in divenire, di quelle squadre forse pure troppo applaudite: il rischio di piacersi troppo e di finire come Narciso.

Chiedere al Napoli di cambiare gioco, di provare ad adattarsi all’avversario, magari anche solo per pezzi di match per sfruttarne i difetti è qualcosa di cui immagini persino la reazione: sdegnata e schifata.

Aspettare l’Inter? Sia mai.

Compattarsi dietro? Impossibile.

Alternare i pressing? Oltraggio.

Eppure a questo Napoli sarebbero bastati appena 10/15 minuti di difesa più bassa, rinuncia al pressing alto, attesa dell’avversario, per vedere le maglie della trama nerazzurra sfaldarsi sotto i colpi di qualche contropiede. Ne bastava uno di gol e poi l’Inter non avrebbe più tenuto il Napoli.

Ma qui siamo nel regno della fantasia mentre la realtà dice che il Napoli-Narciso non vuole mai perdere identità, a torto o ragione, e provare a sviluppare sempre il suo gioco, anche se non è serata da bollicine, non è una di quelle che passeranno alla storia.

Anzi sì: perché potrebbe essere una delle tappe fondamentali per la perdita dello scudetto tanto agognato.

Eppure sarebbe bastato così poco contro una squadra come l’Inter che, nonostante una partita per molti versi gagliarda, ha mostrato accenni della solita fragilità mentale, per quanto possa sembrare paradossale in una partita in cui ferma sullo 0-0 uno dei migliori attacchi della Serie A e la squadra più pericolosa… probabilmente nel momento peggiore della stagione.

Insomma, mi aspettavo un Napoli anche più brutto ma cattivo, desideroso di cancellare la sconfitta contro la Roma, e invece la spallata non è arrivata, segno che mentalmente qualcosa si sta pagando: la battuta di arresto e la Juventus davanti pesano? Probabile di sì.

L’Inter, dal canto suo, ha mostrato una partita con molti pregi e quei difetti congeniti che saranno il maggiore ostacolo per il quarto posto.

La cosa che ha davvero stupito di questa partita è avere rivisto l’Inter con quella voglia in più di rimanere dentro la partita che, fosse rimasta viva da dicembre a oggi, nonostante la “mancanza di qualità” (cit.), le avrebbe consentito agevolmente di avere quella decina di punti in più che oggi sarebbero da “game over” per tutti: Udinese, Sassuolo, Spal e Crotone… facciamo 11 con il gol subito dalla Fiorentina che è da polli.

Perché in partite come quella non è questo che è mancato, vista che comunque rimane importante la differenza di tasso tecnico.

Col Napoli si è rivista una squadra che non è stata solo quadrata e attenta. Vero, l’Inter è rimasta sempre dentro la partita, non ha mai sbracato se non un po’ nel finale quando si è allungata un po’, ma questa caratteristica di rimanere ancorata alla realtà della partita è cosa che si è persa soltanto nel secondo tempo contro l’Udinese, un pezzo di partita contro il Sassuolo e più lungo contro la Spal.

Perché basta guardare i numeri per restituire questa caratteristica dei nerazzurri: solo nel derby e nella splendida partita contro la Sampdoria dell’andata l’Inter aveva subito più di un gol, ripetendo proprio contro l’Udinese e contro il Genoa, sfidando la matematica e subendo due gol con un tiro in porta.

Appena 4 partite subendo più di un gol è segno di una squadra che comunque non ha mai sbracato.

Non lo ha fatto neanche contro il Napoli, quando sarebbe stato più facile farlo, sebbene l’impressione è quella di una squadra che sarebbe crollata al primo gol: ma è teoria, perché la pratica dice 0-0 e a questi ragazzi vanno fatti i complimenti.

E non è un caso che il migliore dell’Inter sia Skriniar, quello del Napoli Insigne.

Squadra anche tosta per la voglia che ci ha messo, compatta, unita, forse anche per merito del Napoli che ti attacca sempre e ti costringe a stare più corto di quanto non tendi a essere.

Ma anche gagliarda, perché se anche Brozovic mostra di poter correre con senso e continuità, magari affondando tackle e condire tutto anche con buone idee di gioco, vuol dire che era la serata buona.

Ma c’è quel “non posso” che è rimasto lì, come un rimprovero senza senso visto lo svolgersi del discorso… giusto?

Ecco, l’Inter ha mostrato di essere anche, se volete, bella (forse meglio dire “efficace”…) fino ai 65/70 metri (anche se poi questa linea dell’orizzonte è più virtuale che è reale) perché a volte il difetto è sorto ai 35 così come ai 50, salvo poi pasticciare sul più bello, sbagliare qualche apertura semplice, regalare palla all’avversario oppure sbagliare la misura del più semplice degli appoggi, passandola sui piedi invece che sulla corsa.

Un “vorrei ma non posso” in piena regola per una squadra che ha il disperato bisogno di gente più precisa da questo punto di vista, perché a volte basta fare anche delle cose semplici per portare a frutto l’ottimo lavoro difensivo o fatto in fase di pressing.

L’emblema, per quel che mi riguarda, è Gagliardini nel primo tempo: gran recupero palla, situazione sbrogliata, apertura relativamente facile che può portare a un’azione pericolosa e palla all’avversario. Anzi, sull’avversario, letteralmente.

E lui con tanti altri suoi compagni, visto che la lancetta delle “palle perse” è schizzata alle stelle.

Contro squadre come il Napoli sì, in questo caso è legittimo, molto più che legittimo parlare di qualità che manca e non lo stiamo certo scoprendo oggi.

Prendi Genoa-Milan, con i rossoneri suonati per mezz’ora del secondo tempo dal Genoa che avrebbe largamente meritato il vantaggio, salvo poi ritrovarsi con la necessità di attaccare per vincere, confusamente, e risolverla perché hai dentro uno dai piedi buoni, uno di quelli che ci prova una, due, tre volte nel modo giusto ed è pure costretto a rimproverare i compagni (nello specifico proprio André Silva).

Uno di quelli che nell’occasione decisiva, però, ben sapendo che il compagno sbaglierà l’ennesimo movimento, lo pesca nel momento e nel posto giusto: Suso è l’unico che invidio a questo Milan, il che è tutto dire (un po’ anche Bonaventura, va detto).

All’Inter manca terribilmente, anche se l’impressione è che non ne basterebbe uno soltanto.

La valutazione può persino sembrare un controsenso fatta in una partita come questa, perché anche il Napoli ha mostrato carenza di qualità negli ultimi 20 metri, qualche volta in fase di finalizzazione e qualche volta in fase di ultimo passaggio. Ma quello che cambia è come si arriva a questi fatidici 20/25 metri, e le vie delle due squadre sono davvero molto diverse: il numero delle palle perse si equivale, ma il Napoli ne ha giocate quasi il doppio dell’Inter.

La carenza di qualità dei nerazzurri si è fatta lancinante, al punto da portare Spalletti al suo “grido di dolore” post partita.

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