L’Inter del futuro con o senza Icardi?

Introduzione

Di Francesco Lo Fria e Alberto Di Vita

Luciano Spalletti ha detto molte cose tra domenica e lunedì.

La cosa che ha stupito di più, certamente, è quella di essersi riferito direttamente a qualche calciatore, con nome e cognome, ponendo l’accento su aspetti negativi o comunque non positivi, una novità nella sua esperienza all’Inter, nonostante poi abbia provato ad ammorbidire il discorso parlando anche di aspetti positivi.

Per Cancelo ha evidenziato un fatto caratteriale, dicendo che è uno che, se gioca male, si lamenta della sua posizione a prescindere da quale sia, sottintendendo che l’unica discriminante della soddisfazione del portoghese è la sua resa, non la posizione; pochi istanti dopo la carota:

Cancelo sa giocare da tutte e due le parti: lui ha il piede sinistro come quello destro, lui riesce a uscire da delle situazioni difficilissime con una qualità che hanno i trequartisti.

Discorso più complesso su Icardi.

Complesso non tanto perché sostanzioso in termini di dichiarazioni, ma perché affronta uno degli argomenti più dibattuti tra le fila del tifo interista negli ultimi anni, con particolari accenti negli ultimissimi mesi in cui si sono accentuate le voci su un Icardi lontano dall’Inter e cercato da qualche grande club europeo.

Tutto nasce dal discorso “qualità che manca”. Thomas Villa della Rai prova a stuzzicare Spalletti interrompendo il discorso e dicendo: “Spalletti, Icardi è un giocatore di qualità e oggi zero occasioni“…

Spalletti, però, lo interrompe: “Icardi è un giocatore che fa gol.

Icardi è un grandissimo bomber, è un grandissimo goleador. Il giocatore che ha qualità è quello che viene a palleggiare fra le linee, è quello che salta due uomini partendo da metà campo e che ha poi questa sintesi del mandare dentro l’altro, dell’abbassarsi lui, mandare dentro l’altro e via dicendo… però è un grandissimo bomber, un grandissimo rapace dentro l’area di rigore.

Un grandissimo attaccante.

Ma la qualità.. se si riferisce al gol e a farsi trovare dentro l’area di rigore nel momento giusto ha grandissima qualità. Se si dice ‘nel palleggio’, la qualità è quello che… come metto questa palla sui giri contati sui piedi… noi sull’uomo lanciato in ripartenza sulla fascia ce le siamo giocate quattro o cinque cinque metri dietro, in fallo laterale e l’uomo 5 metri davanti che la palla gli andava giocata sulla corsa [commenta un’azione del Napoli, dicendo che quella sì è un’azione di qualità]…”

Boom.

I detrattori di Icardi non aspettavano altro ma, per come ha impostato il discorso, ha offerto argomenti anche ai difensori dell’argentino: sembra il classico discorso su due massimi sistemi, quali che siano.

Icardi è un valore aggiunto per l’Inter? O è l’Inter a essere un valore aggiunto per Icardi?

Mauro condiziona la manovra o è l’Inter che ne limita il potenziale?

Con Francesco Lo Fria abbiamo provato a illustrare le due prospettive, mescolando impressioni e prospettive, alternandoci tra i pro e i contro e divertendoci a fare uno l’avvocato del diavolo dell’altro.

Può esistere un’Inter senza Icardi

Nelle settimane antecedenti all’apertura della sessione invernale del calciomercato si sono sprecate le voci circa un possibile addio di Mauro Icardi.

Da parte di qualcuno, forse, anche un tentativo subdolo di destabilizzare il mondo Inter (ce lo ha confermato lo stesso mister…), in un periodo di profonda difficoltà di risultati, che ha avuto la sua eco naturale all’interno delle crepe della tifoseria nerazzurra.

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Sicuramente la più profonda era, ed è, quella formatasi dalle opinioni in merito all’effettivo valore e alla reale importanza rivestita dall’attaccante di Rosario: una spaccatura talmente imponente da assumere le fattezze di un canyon, in cui lo sfrecciante “Road Runner” è il tentativo di voler avere un confronto aperto tra le “pareti rocciose” dei due schieramenti, talmente intolleranti gli uni con gli altri da aver ricoperto le gole con i corpi dei tanti “Wile E. Coyote” cimentatisi nell’assurda impresa.

Cartoni animati a parte, chi è e cosa rappresenta Mauro Icardi per l’Inter e il popolo nerazzurro?

L’argentino, con un passato nella cantera del Barcellona, arriva nell’estate 2013 a Milano dalla Samp, con le stimmate della promessa: quel giovane che decide di sposare il progetto di un club che in pochi mesi è passato dal quasi tutto al quasi nulla, preferendo il nerazzurro ad altre possibili destinazioni.

Una scintilla di speranza alimentata anche dall’essere stato giustiziere della Juventus proprio in maglia blucerchiata, piccolo dettaglio che per ogni interista assume anche una seppur minima rilevanza.

Il rosarino si confermerà negli anni come un grande finalizzatore, contribuendo con i suoi goal a rendere meno amare le stagioni di una delle Inter più povere tecnicamente della sua ultracentenaria storia.

L’altra parte del coro, però, pur ammettendo (in alcuni casi) quelli che sono dei dati di fatto inoppugnabili (ne vedremo qualcuno nella seconda metà dell’articolo), ne individua anche quelle lacune tecnico-tattiche che hanno zavorrato la crescita della rosa e delle prestazioni dei singoli compagni, esasperando il concetto con termini talvolta inopportuni e fuorvianti (es. “è scarso!”) per dare vigore al concetto proposto.

La cosa che ha fatto specie in questi anni è la considerazione che mai manca di ricevere l’Icardi giocatore per mezzo stampa.

A memoria (e non è poi troppa), non ricordo nessun giocatore dell’Inter godere di un simile trattamento elogiativo e, al tempo stesso, dividere tanto la tifoseria.

Il mantra dei tifosi “solo la maglia!” certifica, a suo modo, il concetto che qualsiasi giocatore passa (lasciando una firma più o meno indelebile), mentre la società e i sostenitori restano.

Un assunto che a volte viene smarrito nei meandri del “fanboysmo” che scinde in parti diseguali l’amore per un club da quello della figura idealizzata.

Chi vi scrive, in questo caso Francesco, non è mai stato un sostenitore dell’Icardi giocatore.

Non ho mai amato le sue caratteristiche per questioni meramente soggettive e, in minima parte, viziate da un’era tecnologica che permette di godere delle prodezze di tanti professionisti del ruolo, casella che, negli anni, è stata ricoperta egregiamente da tanti eccellenti campioni che hanno indossato la nostra gloriosa maglia.

L’argentino è un buon (e a tratti straordinario) finalizzatore, capace di abbinare una buona capacità realizzativa a un ottimo tempismo nel gioco aereo (nonostante appena 181 cm).

Tuttavia, sotto molti aspetti tattici rimane un giocatore limitato e limitante.

La cronica incapacità al dialogo con il resto della squadra, la profonda carenza tecnica nel controllo palla in corsa e da fermo, il non saper leggere alcune situazioni in fase di non possesso avvicinandosi al portatore (in fase attiva) e assumendo una postura atta al gioco spalle alla porta (in entrambe le fasi), fa di Icardi un giocatore totalmente impalpabile (se preferite, inesistente) in determinati momenti: sia all’interno della singola partita, sia nel corso di una stagione che vive i suoi fisiologici alti e bassi… solo che nei suoi bassi tutte le caselle delle statistiche rimangono a zero o quasi: zero tiri, zero partecipazione, talvolta zero lotta.

Ad ogni campioanto c’è sempre quella mezza dozzina di partite in cui sparisce dal campo e tocca sì e no 5 palloni.

E poco importa che si tratti di una personale avversione al sacrificio o che gli sia imposto dall’allenatore in questione: Icardi non si snatura, non si violenta nelle sue caratteristiche, e poco importa che sia il capitano, con oneri e onori che tale carica comporta, sempre che le si attribuisca un qualsivoglia valore, cosa che tra l’altro aggrava il giudizio di molti tifosi.

Questo punto di vista si esaspera in un contesto come quello dell’Inter degli ultimi anni, caratterizzato da bruschi cali prestazionali che ne fanno emergere le lacune, di Icardi come di tutta la rosa, sia a livello tecnico, sia psicologico.

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