Milan-Inter 0-0: Icardi tiene in vita il Milan

Introduzione

Come si fa a non vincere una partita per larghi tratti dominata?

Semplice: basta destinare due palle gol, di quelle impossibili da sbagliare, a quello che è generalmente il tuo cecchino più infallibile, quel rabdomante dell’area di rigore che sa anche moltiplicare i pani e i pesci facendo 2 tiri e 3 gol, ma nella sua giornata peggiore della stagione, almeno dal punto di vista realizzativo.

Per l’Inter rimane un enorme rammarico, perché si è dimostrata decisamente più matura, più squadra, più compatta, più e più e più e tanti altri più, ma anche più sciupona e in versione buonista.

All’Inter non basta una sola mano per contare le palle gol nette e clamorose, mentre il Milan si è affacciato quasi solo “di nervi” (nel primo tempo solo su piazzato di Calhanoglu e testa di Bonucci, poi deviazione loffia di Cutrone su tacco di Bonaventura) e praticamente mai con manovra pulita e organizzata.

Il Milan ha pagato cara l’assenza di Biglia, anche se l’impressione che ha generato in queste settimane è la stessa lasciata da questa partita: squadra che fa della compattezza e della ripartenza le sue armi migliori, affidando molto delle sue sorti ai calciatori col più elevato tasso tecnico, ovvero Bonaventura, Suso e Calhanoglu.

Oggi i primi due sono rimasti molto in ombra, fatta eccezione per gli ultimi minuti dello spagnolo: affidarsi solo al turco non ha dato gli effetti sperati. Troppo rinunciatario, troppo proteso a difendersi (e, a dire il vero, in troppe occasioni con enormi sbavature)… largamente la più scarsa delle prime 6.

L’Inter, invece, ha fatto una partita di ottima caratura, che conferma la crescita delle ultime settimane, confermata dall’ennesima partita con zero gol subiti nonostante un secondo tempo per nulla soddisfacente dal punto di vista delle distanze e della qualità difensiva.

Una squadra che ha provato di più a vincere rispetto all’avversario, nonostante fossero proprio i nerazzurri quelli che potevano anche accontentarsi del pareggio perché un punto significava comunque allungare sulla Lazio e fermare (definitivamente?) il Milan.

Purtroppo, però, troppa imprecisione sotto porta e poca presenza in area che fanno il paio con una quantità, per certi versi inaccettabile, di passaggi semplici non dati sulla corsa oppure proprio sbagliati, tanti errori di misura che mortificano una manovra che sotto molti altri aspetti è certamente cresciuta e si è fatta convincente.

Onesto Gattuso che nel dopo partita è l’unico che afferma chiaramente che l’Inter avrebbe meritato di vincere e che ha fatto sostanzialmente meglio dei rossoneri, ritenendosi soddisfatto del pareggio perché l’evoluzione della partita portava a un maggior merito dell’Inter.

Milan graziato anche dal Var, che interviene là dove si era stabilito, senza possibilità di errore, che non si dovrebbe intervenire: dopo l’occasione di Atalanta-Napoli, con gol di Mertens in fuorigioco di centimetri, l’indicazione era che per casi così limite si sarebbe data per buona la scelta dell’assistente. In questo caso niente bandierina e quindi, secondo questi parametri, il gol doveva rimanere tale e non essere annullato.

(ringrazio l’utente @gianemos per la segnalazione).

Ma tant’è, c’è anche un’altra occasione del primo tempo con Icardi lanciato a rete che viene fermato dall’assistente nonostante fosse in gioco di un metro: in fatto di rammarico, fa coppia con la traversa di Perisic, casuale quanto volete ma sempre traversa è.

Fastidio, infine, sull’isterismo rossonero nelle proteste e nelle continue cadute e simulazioni, con Cutrone principe dell’arte teatrale.

Fastidio e rammarico sono le parole d’ordine di questo match che poteva essere più determinante e invece lascia troppe cose aperte, in positivo per il Milan, in positivo e negativo per l’Inter, nonostante la serie positiva, zero gol subiti nelle ultime 5 partite e nonostante abbia conservato l’imbattibilità negli scontri diretti con le primissime della classifica.

Fastidio e rammarico perché forse se si avesse qualcuno di più determinante di Eder come secondo/terzo cambio la storia sarebbe già stata diversa da tempo.

Pagelle

HANDANOVIC 7: fa una sola parata decisiva ma è una parata dal quoziente di difficoltà non calcolabile, perché la palla di Calhanoglu è molto forte e tagliata, la spizzata di Bonucci non è pienissima ma giusta per far gol e palla che forse sbatte anche sull’erba prima di essere deviata.

Con i piedi, tra l’altro, decisamente meglio di altre partite… ma qui, lo ammetto, avere di fronte uno dei portieri più scarsi con i piedi facilita il giudizio.

CANCELO 6+: ammetto che meriterebbe di più, soprattutto perché nell’ultima mezz’ora se non è perfetto poco ci manca. Ma nell’ora precedente commette troppi errori, anche se sono “troppi” proprio perché è Cancelo, comprese due/tre rimesse buttate in campo con eccesso di superficialità.

Questo sta diventando il suo limite più grosso perché è in grado di annichilire praticamente chiunque quando è perfettamente calato nella parte, quando resta concentrato ed è puntuale nelle salite.

Prima mezz’ora, inoltre, di sofferenza su Calhanoglu dettata da troppi errori di posizionamento e una inspiegabile mollezza in fase di approccio all’avversario: il giallo più che punirlo sembra rimetterlo in partita.

SKRINIAR 6,5: l’errore più grave è quando scivola, ma stavolta non sembra imperforabile e sembra soffrire più del normale, più dell’atteso, più del lecito.

In fase di impostazione qualche imprecisione di troppo e, incredibile, stavolta è lui quello che scappa indietro appena possibile, mostrando di non essere proprio sicuro sicuro: il dato eclatante è la parità tra palle perse e palle recuperate.

MIRANDA 7: va detto che nella prima mezz’ora si merita un’ampia insufficienza perché sbaglia sin troppi passaggi e perché non prende mai le misure a Cutrone.

Quando, però, la faccenda si fa scabrosa perché l’Inter perde le misure e le distanze, lui emerge con classe e determinazione, e nell’impostazione decide saggiamente di fare il minimo indispensabile.

D’AMBROSIO 6: stavolta attacca tanto, anche per sfiancare Suso, al quale concede davvero pochissimo per 70 minuti abbondanti.

Poi, però, l’eccessiva distanza tra i reparti fa sì che Suso prenda palla da lontano e riesca a puntarlo costantemente, creandogli non pochi problemi.

Troppi, però, le palle perse.

GAGLIARDINI 6: non riesce a essere la diga che siamo tornati ad ammirare in queste ultime partite perché il Milan praticamente gli sfugge ai lati e lui non trova mai posizione.

Tanto che nel secondo tempo decide di fare del pressing ad cazzum che sbilancia la squadra.

 

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