L’analisi del derby, scelte e cambiamenti tattici

Introduzione

 

Prosegue l’approfondimento di Milan-Inter, stavolta parliamo del primo tempo dopo avere esaminato la parte generale e i punti salienti nel precedente articolo:

Le verità raccontate dal derby Milan-Inter

Analizzando più a fondo gli aspetti tattici, le due squadre si sono presentate esattamente come ci si attendeva: 4-2-3-1 per l’Inter e 4-3-3 per il Milan.

Numeri che, però, non dicono proprio tutto di come si sono mosse le squadre in campo, perché alcuni movimenti di specifici calciatori hanno portato le due squadre a una conformazione tattica in campo diversa dai numeri su esposti.

Per il Milan, Gattuso doveva semplicemente scegliere “di che morte morire”: vista l’assenza di Biglia, non c’erano apparenti alternative tra Montolivo e Locatelli, con il secondo che, dopo una buona stagione l’anno scorso, sta facendo molta fatica quest’anno con appena 395 minuti giocati in 14 presenze.

Più minuti per Montolivo (1.116 in 16 presenze) ma una forma fisica a tratti imbarazzante, movimenti mancati, errori di impostazione che qualche anno fa erano impensabili: Montolivo è stato, per diverse stagioni, uno dei centrocampisti più efficaci in fase di intercettazione del passaggio e palla rubata in contrasto, ma sembra passato remoto.

Ci sarebbe stata un’altra opzione, quella di Kessié mediano, ma il Milan avrebbe perso in dinamismo oltre ad avere necessità di adattare Calhanoglu in posizione da interno a far coppia con Bonaventura.

Solo che così si sarebbe persa una delle chiavi tattiche più interessanti delle ultime settimane, ovvero la sovrapposizione sulla fascia di Bonaventura che consente al turco di accentrarsi e diventare vero trequartista della manovra, con formazione che si trasforma in una sorta di 4-2-3-1.

Con l’Inter, comunque, è cosa che si è vista poco: Bonaventura si è spesso trovato a galleggiare tra posizione di interno e di trequartista, ma il Milan non lo ha quasi mai cercato quando si è trovato in posizione interessante.

In fase di non possesso, invece, si è chiuso con un 4-1-4-1 molto accentuato, con Suso e Calhanoglu che hanno interpretato in maniera diversissima il ruolo.

Per i nerazzurri, due le discriminanti.

Da una parte quello che abbiamo visto più spesso nelle ultime partite, ovvero Candreva che si accentra lasciando l’intera fascia a Cancelo: cosa che si è vista molto di più nel secondo tempo che nel primo. L’ingresso di Eder si giustifica solo con questa prospettiva: occupare il centro della difesa rossonera, costringendo i terzini a giocare più stretti e lasciando a Perisic e Candreva più spazio.

La seconda variante riguarda Rafinha, molto bravo a cercarsi i cosiddetti “half spaces” che, contro il Milan, avrebbero dovuto essere coperti dagli interni ma che in realtà erano piuttosto liberi proprio per quel 4-1-4-1 di prima che ha lasciato varchi alle spalle di Kessié e Bonaventura.

Il movimento di Rafinha ha portato Brozovic più al centro, trasformando il 4-2-3-1 in un 4-3-3, anche se in fase di non possesso il disegno piuttosto chiaro di 4-4-2.

Le due squadre hanno scelto scientificamente di fare un pressing alto molto blando, in pratica scegliendo di non pressare: l’Inter si è preoccupata di far ricevere meno palloni possibili a Bonucci, lasciando che fosse Romagnoli a impostare.

Sotto questo aspetto, il più giovane è stato comunque positivo, ma ha meno regia e meno “colpi”, meno lanci, meno pericolosità di Bonucci: avere tenuto quest’ultimo ad appena 40 passaggi (con appena 5 lanci lunghi di cui 3 riusciti) con Romagnoli a 66 (9 lanci lunghi, 7 riusciti) è un merito dell’Inter che ne condizionato la manovra dei rossoneri.

Gattuso, invece, ha lasciato che entrambi i difensori interisti avessero libertà, non opponendosi neanche all’emergere di Brozovic, un errore piuttosto grave che poteva essere risolto con facilità.

Vediamo qualche immagine:

La scelta di Gattuso è evidente già dai primissimi minuti. Sembra evidente anche l’intenzione di opporre, uomo contro uomo, Kessié a Brozovic, Bonaventura a Gagliardini, e ovviamente Montolivo a Rafinha.

Il problema, per Gattuso, è stata la mobilità dei centrocampisti nerazzurri, praticamente mai presi dai corrispettivi rossoneri.

 

Anche qui stesso ragionamento di cui sopra.

Per l’Inter si comincia a delineare un Brozovic più centrale, con Gagliardini e Rafinha (non inquadrato in alto) come “interni” di questo centrocampo a 3 (un po’ come usava fare Mourinho nella sua prima esperienza con Chelsea o nel Porto).

 

In queste ultime immagini si delineano con maggiore chiarezza i dettami del Milan: si intravede piuttosto chiarametne il 4-1-4-1, molto spazio alle spalle degli interni rossoneri, un Kessié che prova a restare più vicino possibile a Brozovic, cosa che col tempo gli riuscirà sempre meno perché il croato si è molto davvero tanto, ma anche perché l’ivoriano ha dovuto anche sostenere Calabria, dato che Suso ha dato davvero poco aiuto.

Guardiamo l’Inter.

Stesso ragionamento di prima, ma qui si può apprezzare il diverso posizionamento di Icardi che, rispetto a Cutrone, sta molto più avanti per dare fastidio alla ricezione di Bonucci.

Romagnoli lasciato scientificamente libero di impostare, con libertà anche di cercare a sinistra Rodriguez, che ha fatto una partita davvero pessima sotto molti punti di vista.

Sembra la stessa azione e invece sono passati 5 minuti, azione identica.

Qua è molto più evidente la differenza tra Inter e Milan in fase di non possesso: se con i rossoneri si vede chiaramente un 4-1-4-1, spesso senza una reale necessità, per l’Inter è chiaro un 4-4-1-1 (più frequentemente 4-4-2 con Rafinha più avanzato).

L’intento di Spalletti è chiaro, ovvero cercare la massima compattezza possibile: se si raffronta questo atteggiamento a quello tenuto fino a un mese fa, la differenza è davvero enorme. Sparito, fatta qualche rara eccezione, quel pressing altissimo che spesso ha creato vuoti e distanze abnormi, problemi a iosa. Quante volte ce ne siamo lamentati su queste pagine?

Adesso due video:

Da questo video si nota come l’unica preoccupazione di Icardi sia quella di disturbare (non è un vero pressing) Bonucci, lasciando la manovra a Romagnoli.

Inoltre, l’interpretazione di Perisic è inizialmente molto offensiva ma, come vedremo, sono bastati pochi minuti per vedere qualcosa di diverso, come in quest’altro video.

Stessa dinamica di sopra ma è apprezzabile la differente interpretazione tra le due squadre in fase di non possesso: molto più compatta l’Inter, più ordinata, più organizzata, con capacità di reazione e di adattamento più affinate rispetto al Milan: da questo punto di vista, la squadra di Gattuso paga probabilmente il periodo di Montella e quello di transizione.

Un’altra immagine, che prendiamo a esempio di decine di altre che si potrebbero prendere, in cui è apprezzabile la buona occupazione di campo da parte dei nerazzurri, soprattutto se paragonata a quella del Milan.

In questa immagine si vede ancora Perisic che rimane più alto, ma stavolta con raziocinio, perché D’Ambrosio ha il controllo di Suso e alle spalle di Brozovic c’è troppo spazio.

Questo continuo lavoro di Perisic è in netta crescita rispetto al passato, non perché prima non fosse fatto, ma semplicemente perché nelle ultime partite è fatto con più qualità e attenzione: prima si vedeva Perisic spesso seguire Icardi in quei pressing folli che abbiamo più volte criticato. Benché partite di spessore diverse, guardate come è diverso il pressing dell’Inter contro il Benevento:

Oltre a una fase di pressing diversa, c’è anche una grande capacità di contribuzione in tutte le fasi di non possesso, cosa che condivide con Candreva, benché per l’italiano sia la norma.

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