Torino-Inter 1-0: sconfitti sì, ma nulla da rimproverargli

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Se il calcio conoscesse la logica… anzi, se ne avesse una capace di essere sempre aderente a quanto visto sul campo, l’Inter oggi avrebbe 64 punti dopo aver vinto, e con grande merito, sia contro il Milan che contro un Torino abbarbicato al risultato come nella migliore tradizione mazzarriana.

Perché in due partite l’Inter ha avuto non meno di dieci occasioni clamorose per segnare eppure torna a casa con appena 1 punto e zero gol segnati.

Solo che l’unica logica che conosce il calcio è qualcosa che travalica l’umana comprensione, non segue le leggi dei numeri, dei tiri, delle occasioni, ma si spiega in termini intraducibili in un linguaggio umano: quindi 59 punti e pedalare, che ancora il campionato è lungo anche se il fatidico “7” relativo alle partite rimaste si fa precedere volentieri dall’avverbio “soltanto”.

 

Mentre guardavo la partita segnavo tutte le occasioni in cui l’Inter si era resa pericolosa o aveva costruito azioni interessanti, ritrovandomi a fine partita numeri che in questa stagione raramente ha prodotto.

Segno che l’Inter ha giocato una buonissima partita, non c’è altro modo di raccontarlo: buonissima nonostante alcune prestazioni individuali sotto tono e con qualche protagonista che ha tradito le attese.

Nulla da rimproverargli, quindi, almeno collettivamente; cosa che diventa confortante in vista degli impegni futuri e di queste “solo 7” partite finali.

Raccontare questa partita  non sarà semplice, anche perché sarà necessario piegare un po’ la logica, questa sì del tutto comprensibile, e dire che l’Inter meritava, e ampiamente, di vincere la partita, ma che la vittoria del Torino è parimenti meritata perché ha tirato il massimo da una partita che 99 volte su 100 si perde, giocando una partita tosta e combattiva… e, va detto, purtroppo per i tifosi granata, come raramente gli capita in altre situazioni contro grandi squadre, soprattutto negli ultimi derby.

 

Certo, l’atteggiamento granata è stato per gran parte fastidioso: i continui voli di Belotti, come se si trattasse di un fuscello al vento, dei vari Moretti, Edera, Baselli etc… avevano dello stucchevole. E dispiace che in Italia ancora non ci siano state indicazioni a riguardo, perché poi sono cose che paghiamo in Europa quando ci si trova in grandi sfide e grandi match: in Italia, la simulazione di Dybala contro il Milan costa il derby a Biglia; in Europa gli costa il primo dei due gialli che rischiano di far fallire alla Juventus il principale obiettivo stagionale.

Invece in Italia si nicchia su questo aspetto e si promuovono i furbetti, con tutta la partecipazione emotiva dei compiacenti Tagliavento di turno, che fa la partita del killer di professione: 5 falli a 16, 1 ammonito contro 3. Che poi qualcuno deve spiegarmi perché Tagliavento, la punta di diamante dell’Aia, in Torino-Inter, mentre tale Pasqua nella più importante sfida Benevento-Juventus o Manganiello in Napoli-Chievo, così come Fabbri in Roma-Fiorentina (beninteso, stesso concetto per Udinese-Lazio: perché Rocchi?).

E a testimonianza dell’assoluta disparità, portiamo solo gli 800 falli fischiati a Belotti e gli zero a Icardi, nonostante almeno uno fosse fallo dal limite e giallo a Burdisso per un laccio californiano ai danni dell’argentino: non chiedevamo poi miracoli eh, bastava la punizione, manco quella. Per non dire la “caccia al Candreva” che ha visto fischiare sì e no un fallo.

 

(nelle due foto qui sopra, il dettagli dell’incontro di wrestling vinto da Burdisso, con beneplacito di Tagliavento: queste fattispecie regolamentari sono concesse in deroga solo a condizione che l’avversario sia l’Inter.)

Ma tant’è, al di là di questo al Torino va dato merito per avere fatto il massimo che ha potuto, sfruttando la giornata di straordinaria vena di Sirigu (almeno 5 le parate importanti) e la ritrovata vena di Belotti che, simulazioni a parte, è stato in grado di reggere da solo l’urto contro due totem come Skriniar e Miranda; anzi, di metterli in serie ambasce costantemente fino al 94esimo.

Anzi, stupisce la posizione in classifica dei granata, che hanno squadra con ottime individualità: in quanti possono permettersi un centravanti come Belotti e esterni di qualità come Ljajic e Iago Falque? Con un altro allenatore, una stagione più fortunata dal punto di vista degli infortuni, e questa squadra potrebbe tranquillamente stare sopra a Fiorentina, Atalanta e Sampdoria.

All’Inter rimane, per la seconda volta consecutiva, un grande gusto di amaro, di occasione sciupata non tanto per propri demeriti (se non individuali), ma più per quella fatidica casualità che rende certi sport così avvincenti.

Ce ne danno conforto anche i tifosi granata sui social:

Eh, il gollonzo.

Rammarico perché, dopo tanti minuti di imbattibilità, l’Inter prende gol su una situazione di gioco ai limiti dell’assurdo: Persic scivola a metà campo facendo partire l’azione; mentre il Torino stava letteralmente buttando la ripartenza, Perisic recupera su Belotti con uno scatto prodigioso all’indietro, solo che il tocco è profondo per Miranda, troppo lontano per D’Ambrosio che stava guardando, con la coda dell’occhio, unicamente Iago Falque che non si era capito con Belotti.

Solo che da dietro arriva come un treno De Silvestri, che continua a correre non si sa per quale ragione, solo che lo fa e ne ha ragione; la palla sembra un assist perfetto, la mette in mezzo dove però arriva prima Skriniar che di punta la devia quel tanto che basta per… piazzarla meglio sul piattone di Ljajic.

In tutto questo, mentre la palla finiva a De Silvestri, Belotti e Iago Falque si mandavano a quel paese per l’occasione persa.

La quantità dei gollonzi subiti dall’Inter nelle ultime due stagioni è impressionante.

A questo aggiungiamoci 13 tiri a 3, 10 parate a 2, i 3 pali, 1 salvataggio sulla linea, 16 calci d’angolo a 1 (statistica, questa, che quando si gioca con o contro Mazzarri diventa imprescindibile), che fanno il paio con le parate miracolo di Sirigu.

E la domanda finale rimane la stessa che ci siamo fatti dopo il derby: come diamine abbamo fatto a non vincerla? Come?

Alla fine, però, rimane anche quel velo di fiducia che non vuole saperne di andarsene: l’Inter ha giocato una buona, buonissima partita.

Talvolta a singhiozzo, sbagliando a volte troppo, talvolta scegliendo male l’ultima scelta, ma una partita che nel complessivo è stata confortante: l’Inter c’è.

Sarebbe una notizia in sé, se non fosse che mancano “solo 7” partite, se non fosse che alle buone partite qualche volta sarebbe necessario metterci il brutto muso e vincerla di cattiveria e agonismo, evitando qualche leziosità di troppo (su tutte, il pallonetto sbagliato, il gol mangiato da Perisic a Sirigu fuori area), mettendoci qualche giocata con quel quid in più di convinzione che fa arrivare la palla dove deve arrivare, invece che fermarsi sul piede dell’avversario.

E se non fosse che dal punto di vista tattico c’è stato qualche piccola regressione, di cui parleremo più avanti nei successivi approfondimenti.

Adesso c’è una sfida importante tanto quanto questa con un avversario per certi versi persino più ostico, in concomitanza con il derby di Roma.

Perché oggi sconfitti sì, ma nulla da rimproverargli: ma non qualificarsi in Champiosn League diventerebbe motivo di rimprovero in sé.

Vediamo di non fare sciocchezze.

Visto l’approssimarsi della F1, rimandiamo le pagelle in serata, con un micro-approfondimento tattico che sarà di squadra e individuale, come sempre.

Tabellino

TORINO-INTER 1-0 Rete: pt 36′ Ljajic. 
Torino
: Sirigu; Nkoulou, Burdisso, Moretti; De Silvestri, Baselli (34′ st Acquah), Obi (42′ st Valdifiori), Ansaldi; Ljajic, Falque (27′ st Edera), Belotti. A disp. Ichazo, Milinkovic-Savic, Molinaro, Bonifazi, Berenguer, Barreca. All. Mazzarri.

Inter: Handanovic; Cancelo, Skriniar, Miranda, D’Ambrosio (42′ st Ranocchia); Gagliardini, Brozovic; Candreva (13′ st Radfinha), Borja Valero (23′ st Karamoh), Perisic; Icardi. A disp. Padelli, Berni, Lisandro Lopez, Santon, Eder, Dalbert, Pinamonti. All. Spalletti. 
Arbitro
: Tagliavento di Terni.
Note: ammoniti Belotti, Baselli (T), Miranda, Brozovic, Gagliardini

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