Torino-Inter 1-0: pagelle tattiche

Introduzione

Il Torino non ha rubato nulla, nonostante l’Inter meritasse di vincere la partita.

Come spiegato nell’articolo precedente, il paradoso di questa partita sta tutta qui, nella apparente inconciliabilità dei meriti delle due squadre.

Per l’Inter partita dicotomica: quasi nulla da rimproverare dal punto di vista del collettivo, nonostante un passo indietro dal punto di vista tattico; alcune prestazioni insufficienti o comunque sotto tono rispetto a quanto atteso o preventivabile.

Che sarebbe stata difficile si sapeva, perché Mazzarri ci tiene… visto il suo orizzonte limitato, immaginiamo anche sia raggiunto uno dei suoi traguardi stagionali; perché Belotti era in netta crescita; perché tutto il Torino era in crescita, come si era visto nelle ultime due vittorie consecutive, che adesso diventano 3.

L’Inter riesce a regalare a Mazzarri un’altra gioia, dato che è la prima squadra di classifica superiore che i granata battono da quando lui è allenatore del Torino.

Purtroppo le fatiche di mercoledì si sono fatte sentire eccome, ne hanno pagato soprattutto Perisic, Gagliardini e Brozovic, ma anche e soprattutto quel Rafinha che aveva sistemato molte cose negli ultimi tempi, anche se la prestazione in sé di Borja Valero non è stata malvagia, anzi, ma stiamo parlando di due giocatori davvero diversi nel modo di interpretare la partita.

A questo punto, però, nasce anche un’altra domanda/esigenza: perché non abbandonare il 4-2-3-1 per un 4-4-2, vista anche la scarsità di centrocampisti in rosa?

Non solo.

L’analisi del derby, scelte e cambiamenti tattici

 

Contro il Milan, analisi che potete trovare al link di cui sopra, si era potuto apprezzare un atteggiamento diverso in fase di pressing. Atteggiamento che aveva accorciato la squadra, resa più compatta, concesso a Brozovic meno fatica complessiva, consentito a Miranda e Skriniar di essere più coperti.

Col Torino, invece, per diversi tratti si è vista una certa agitazione, come se fosse necessario mostrare qualcosa in più vista la disparità tecnica tra le due squadre, identificando questo “di più” come una corsa esagerata, e talvolta ingiustificata, in pressing alto.

Il Torino ne ha approfittato, impostando la partita su alcune situazioni di pressing alto scientifico, situazioni che si contano sulle dita delle mani, e per la stragrande maggioranza del tempo con palloni verticalizzati subito, buona parte dei quali alti verso Belotti (quasi il 20% dei passaggi granata sono lanci lunghi!) che ha fatto una partita gigantesca dal punto di vista fisico e dell’impegno.

Che Mazzarri la impostasse così era più che prevedibile: perché l’Inter glielo ha concesso?

Nel secondo tempo c’era da aspettarsi qualcosa in più, soprattutto perché il Torino aveva davvero speso tantissimo nel 1° e ha lasciato moltissimi spazi in alcune situazioni: anche per questa ragione sarebbe stato necessario aspettarli un po’ di più, anche in svantaggio.

Nel finale, invece, a Torino molto chiuso, troppi palloni in mezzo quasi casualmente, con Icardi che non ha mai fatto il movimento giusto per sfruttare soprattutto quelli di Cancelo. Quando poi è entrato Ranocchia, improvvisamente più nessun pallone in mezzo: un suicidio.

Analizzeremo a parte la partita, adesso affidiamoci alle pagelle.

Pagelle

HANDANOVIC 7

qualcuno riesce persino ad attribuirgli colpe sul gol del Torino: il che si concilia perfettamente con certo atteggiamento “punitivo” che hanno alcuni tifosi nei confronti di quei calciatori che non digeriscono e che diventano, appena possibile, bersaglio di qualche critica pretestuosa.

A Samir va dato merito di avere mantenuto viva la speranza di poterla riagguantare, perché il salvataggio di oggi fa il paio col gol negato a Bonucci: è un miracolo a tutti gli effetti.

Uno, non di più. In alcuni casi basta, avrebbe dovuto, almeno…

CANCELO 6,5

ragazzo, come la mettiamo?

Fare la pagella a Cancelo sta risultando uno degli esercizi di stile e analisi più difficile da quando mi occupo di Inter. Perché da una parte risulta imprescindibile, come dico da settimane è a tutti gli effetti un “regista laterale” a cui i compagni si affidano ogni volta che c’è bisogno di scaricare un pallone difficile.

Dall’altra, invece, una serie indecente di passaggi sbagliati per eccesso di superficialità. Di solito si limita a una mezza dozzina, oggi ci mancava poco che si arrivasse alla ventina.

Da una parte la continua produzione offensiva, con una marea infinita di palloni messi in mezzo, non sempre precisi ma spesso pericolosi comunque.

Dall’altra un atteggiamento di indolenza che fa ammattire me, figuriamoci Spalletti in panchina.

Per il portoghese sto usando un foglio a parte, tutto suo, perché è pieno zeppo di appunti e di indicazioni: segno che è un punto di riferimento, che la manovra passa inevitabilmente da lui ogni volta che si può, ma anche che la quantità di imprecisioni è davvero troppo elevata.

Oggi la precisione è di poco sopra il 70%, davvero troppo poco rispetto ai suoi standard.

Sul gol ha delle responsabilità, perché è vero che Obi lo trattiene e l’azione sarebbe fallo (ma figurati se Tagliavento ti dà mai un fallo del genere!), ma lui non può né fermarsi né andare così in pressing su Ansaldi, perché la palla finisce poi a Obi che sarebbe suo e da lì nasce tutta l’azione del gol.

Aggiungiamo anche il sinceramente stucchevole insistere con questo angolo da sinistra da calciare in porta, così come troppi cross alti e lenti dall’altra parte.

Peccato, perché se tenesse alta la linea della tensione sarebbe il migliore in campo, no contest.

SKRINIAR 6

Belotti sceglie scientificamente di andare su Miranda, soprattutto dopo il giallo inventato al brasiliano. Pertanto la partita di Skriniar risulta gravata meno dalla necessità di marcare l’avversario più pericoloso.

Nonostante questo, ogni volta che Belotti svaria dal suo lato, Skriniar non riesce quasi mai a prendergli il tempo come gli succede spesso, e nella lotta è il granata a prevalere.

Un lieve calo che forse ha anche qualcosa di fisico, ma anche di mentale perché rimane alta la percentuale di passaggi riusciti (94%), ma quei 4-5 che sbaglia risultano davvero superflui e in un paio di casi pericolosi.

Mezzo voto in meno anche perché sul gol potrebbe provare la deviazione in angolo e invece prova ad allungarne la traiettoria, deviandola sull’avversario.

MIRANDA 6,5

Di errori in impostazione ne commette anche lui, più di Skriniar e in qualche caso anche più gravi di Skriniar, ma ha il merito di vincere più della metà di duelli con Belotti, nonostante ci sia un Tagliavento che decide, con precisione chirurgica, di punirlo ogni volta che si può.

Qualche affanno di troppo soprattutto a campo aperto: ma questa, lo sappiamo, è la situazione tattica che digerisce meno.

D’AMBROSIO 4

Nettamente il peggiore in capo.

Impreciso nella fase di impostazione e spesso gli capita che i suoi errori hanno il demerito di trovare la squadra sbilanciata, visto che dall’altro lato Cancelo attacca sempre e lui non può, in nessun modo, permettersi leggerezze.

Invece ne commette e anche troppe.

Come quando prova a  fare un tunnel all’avversario, non riesce a superarlo e si mette a sbruffare mentre il Torino riparte in contropiede.

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