Cronaca di un post-partita surreale

Introduzione

(sottotitolo: ho paura, ma non di Gabriele Salvatores)

Il calcio italiano ha vissuto una settimana campale, mescolando sensazioni positive e negative, regalando esempi di come si possano fare le cose, bene o male, benissimo o malissimo, come ergersi a esemplare da seguire o non seguire nel modo più assoluto.

Chiunque, chi più chi meno, ci ha scritto pagine che meriterebbero di entrare nella storia (penso a tante genialità disperse sui social) e altre che è giusto siano dimenticate in fretta perché non aggiungono niente.

Ce ne sono altre, però, che è giusto fissare nella memoria perché fra qualche anno i ricordi si saranno distorti, per molti di noi sfumeranno fino quasi a diventare pallide copie che non sempre riescono ad aderire alla realtà delle cose accadute.

È per questo che qui, sulle pagine de ilMalpensante.com (non dimenticate mai il .com, che fa anche parte del nome: ilMalpensante.it c’è, ed è una bella, bellissima community che vi invito a visitare appena possibile) abbiamo deciso, nonostante siano già passati due giorni, di fissare alcune cose nella nostra memoria, così che un giorno si possa ritrovare nella bellezza di tutta la sua aderenza alla realtà.

L’articolo è del bravissimo Francesco Santavenere, che in questo periodo può scrivere poco ma che non ha certo perso la verve che avete imparato a conoscere: mi sono permesso, qui e lì, in corsivo, di aggiungere alcune mie personali considerazioni, così vi ammorbiamo con un solo articolo e non due.

AlbertoADV

 

di Francesco Santavenere

È appena finita.

Dopo quasi 9 minuti di recupero, termina la partita che porta il Real in semifinale, dopo aver sofferto l’indicibile e riacciuffato per i capelli una qualificazione che, solo 90 minuti prima, sembrava in cassaforte.

Sofferenze merito di una grande Juve, che ci ha creduto, che ha fatto la sua partita, che ha avuto anche fortuna… beninteso, la stessa che non aveva avuto a Torino.

Qualificata la squadra che, nei 180 minuti, ha complessivamente fatto meglio.

Il finale della partita, da qualsiasi punto di vista lo vogliate osservare, che siate gufi oppure gobbi, che siate ciechi oppure accecati, ha tutti i crismi di una beffa atroce: un calcio di rigore a poco più di 30” dalla fine di un’impresa che avrebbe avuto portata storica, perché il Real Madrid in Europa non ha mai perso con più di 2 gol di scarto; ma giova anche ricordare che avrebbe sì semplicemente prolungato l’incontro e non qualificato la squadra di Allegri.

Solo che rimane qualcosa di tremendo per chi fin lì ci aveva creduto.

(en passant, ilMalpensante.com si scusa con tutti i suoi lettori, belli e brutti, interisti e non, per qualche parola che potrà essere sembrata fuori luogo o esagerata: ci proviamo sempre a scrivere in punta di penna, senza oziare sui virtuosismi, ma situazioni come quelle di mercoledì sono un’eccezione per tutti.)

Tocca comunque fare i complimenti a una squadra che ogni anno, in Champions, vende carissima la propria pelle, anche se sempre e solo fino alla semifinale, e mai davvero #finoallafine (stavolta #finoallafine ci ha creduto il Real Madrid).

Perciò, con rassegnazione, mi preparavo all’ennesimo post-partita infarcito di “a testa alta”, “siamo al livello delle superbig europee”, “la serie A è al livello degli altri campionati”, “la Juve ha sempre puntato allo scudetto”, eccetera.

Insomma, tutto quello sciocchezzaio che si propina al grande pubblico ogni volta che viene sconfitta una delle beniamine… diciamo LA beniamina dello stesso grande pubblico.

Invece non avevo alcuna idea di cosa stava per accadere.

Mi sintonizzo su “Speciale Champions League”, sempre canale 5, e l’apertura è ovviamente del conduttore che esordisce evidenziando l’enorme, comprensibile, delusione del popolo juventino per la beffa subita, in un contesto di partita “totalmente dominata”.

A parte la comprensibile partigianeria per la squadra italiana impegnata in coppa, già qui ci sarebbe da discutere un pochino sul concetto di dominio.

No, decisamente non racconta di una partita dominata dai bianconeri. Non lo fanno né i numeri né la partita vista in diretta da occhi terzi e/o disinteressati.

A memoria, ricordo occasioni molto importanti per Ronaldo e, sulla ribattuta, Bale di tacco, Isco due volte di cui una con gol annullato per fuorigioco molto dubbio (decisamente molto più che dubbio), una traversa di Varane, un quasi autogol di testa di Chiellini, oltre alla situazione del calcio di rigore (era un’occasionissima pure quella no?).

E sicuramente me ne sto dimenticando qualcuna.

Ecco, non mi sembra proprio la partita perfetta, in stile Roma-Barcellona di martedì, per intenderci.

Per carità, venire al Bernabeu e segnare 3 gol senza subirne fino al 93’, dopo che tutti ti avevano dato per spacciato, è comunque un’impresa titanica, senza se e senza ma, e nessuno vuole e può metterlo in dubbio.

Solo che ci sarebbero stati altri modi per raccontarla, altre parole, altre cose che avrebbero comunque reso giustizia alla Juventus e raccontato la verità: entrambe le cose nella stessa frase.

Ma tant’è, derubrico l’episodio a empatia giornalistica verso i tifosi bianconeri che, presumibilmente, sono la maggioranza tra quelli sintonizzati sul programma.

Mi dico persino che ci può stare.

Subito dopo viene quindi annunciata una immagine in esclusiva, che manco a dirlo solo loro posseggono, sul presunto fallo da rigore di Benatia su Vasquez.

Wow, superscoop mi dico, adesso le mie sensazioni dal vivo saranno completamente ribaltate.

Ecco l’immagine.

Graziano Cesari, con la veemenza che lo ha sempre contraddistinto, come quando non convalidò un gol di Bierhoff in uno Juve-Udinese in cui la palla era entrata “di tanto così, più o meno delle dimensioni di Rocco Siffredi” [cit. Elio e le Storie Tese], afferma che, senza ombra di dubbio, l’immagine certifica che il fallo non c’è.

Oh, giuro che ci ho provato.

“God knows I’ve tried” avrebbero cantato gli Europe.

Mi sono spogliato completamente della mia fede calcistica, ho provato ad immedesimarmi con il tifoso gobbo, con la sua rabbia, con la sua delusione, comprensibile e giustificata.

Ma niente.

L’immagine di Cesari & Co. continua a non dirmi un beneamato cazzo (per rimanere sempre in punta di penna eh!) di quello che taluni vorrebbero che dicessero, ma, anzi, mi dice esattamente il contrario.

Di più, ad un certo punto della trasmissione, colto forse da una improvvisa ispirazione ultraterrena, si spinge persino a negare l’innegabile, a distorecere la realtà come in un incubo orwelliano: Cesari dice che Benatia non tocca mai Vazquez.

Abbiamo provato a fare proselitismo di verità su Twitter e Facebook con i nostri scoop-non-scoop, immagini esclusive (che esclusive non sono), in cui abbiamo l’assoluta certezza che l’assoluta certezza di Cesari è una castroneria inaccettabile:

Così come, in maniera ancor più palese, tutti i video, da tutte le angolazioni, che la stessa canale 5 continua a rimandare in loop.

E se quel loop non vi convince, mettete questo, che abbiamo fatto di proposito per 33 secondi consecutivi per farvi imprimere nel cervello la sequenza: braccia appoggiate, stinco sul petto (è evidente pure lo spostamento del corpo di Vazquez), palla che sbatte comunque su Vazquez.

È rigore.

Non fatevi ingannare in alcun modo: è rigore.

Chiaro, netto, incontrovertibile.

Benatia non prende la palla e, in ogni caso, travolge, in maniera del tutto scomposta, un giocatore che è a 5 metri dalla linea di porta con il pallone davanti a sé.

Rigore.

Punto.

Partendo da qui (però dobbiamo partirci perché, a quanto pare, non sembra essere così lapalissiano come effettivamente è), il resto è contorno, comprensibile quanto volete, ma pur sempre contorno.

Ovvero che siamo al 92’30”, che la beffa sarebbe atroce, che un solo errore difensivo debba essere pagato a così caro prezzo, che andare al Bernabeu al cospetto di questo Real, di questo CR7 e fare la partita che è stata fatta è qualcosa di incredibile, epico, incommensurabile, eccetera eccetera eccetera.

Ma è contorno.

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