Atalanta-Inter 0-0: ennesima occasione persa

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A caldo, caldissimo, ci sono soltanto tre cose da salvare da questa Atalanta-Inter.

La prima è che l’Inter non perde e con questo punto aggancia il 4° posto a 60 punti, accanto a Lazio e Roma che si affronteranno domani: quale che sia il risultato del derby, quindi, l’Inter nella peggiore delle ipotesi sarebbe a un solo punto dal 4° posto, nonostante tutto.

La seconda è che la difesa si conferma imbattibile, nonostante abbia concesso sin troppo all’Atalanta. Meriti anche a Handanovic, che un paio di volte ha trovato il miracolo giusto, soprattutto su un clamoroso colpo di testa che fa coppia con alcune delle grandi parate delle ultime partite.

La terza è che uno dei calciatori che può determinare, più di altri, il futuro a breve termine dell’Inter sta bene e ha fatto una partita gigantesca: la prestazione odierna di Miranda si iscrive di diritto nella top 3 della sua permanenza all’Inter.

Se mi chiedete altre cose positive, per adesso non ne trovo: perché sfogliata la povera margherita dell’ottimismo, rimane uno stelo infinito di sofferenza.

Anzi, no, scusate: dai social arriva il suggerimento giusto:

La gran parte di questo patimento milanese è da imputare a due aspetti.

Il primo è che questi calciatori, evidentemente, hanno un bidone della spazzatura al posto del cuore. Perché l’inizio del primo tempo, soprattutto i primi 15 minuti, è da considerarsi probabilmente come la peggior frazione dell’anno: un’Inter confusa, sbandata, senza idee, senza spaziature, senza movimenti, senza cervello… ma soprattutto senza cuore.

Intendiamoci, perché chi mi legge da tempo sa che non amo molto la retorica del “cuore” da buttare sul campo: questi sono professionisti e basterebbe, quantomeno, che avessero voglia e determinazione commisurate allo stipendio percepito regolarmente a fine mese (ma, curiosità: i calciatori si pagano a fine mese?).

Durante questi 15 (15-barra-30) minuti, l’impressione è stata di vedere una squadra impaurita; quando non impaurita, totalmente svogliata; quando non svogliata, totalmente sconclusionata.

Se estendiamo il periodo dell’orrore a tutto il primo tempo, la somma degli errori individuali si può descrivere con una sola parola: raccapricciante.

Raccapricciante.

Per comprenderci, ci sono ben 4 calciatori sotto il 70% di precisione nei passaggi: D’Ambrosio e Santon addirittura 60%, Gagliardini 66%, Perisic un indecente 37% che però ha una valenza decisamente diversa rispetto ai compagni, perché Perisic ha toccato il numero di palloni che Gagliardini ha sbagliato.

Errori che in gran parte dei casi sono stati davvero banali, persino stupidi, in qualche caso proprio un fatto di qualità tecnica.

L’aggravante è che questi errori si sono praticamente sempre trasformati in un rischio per la difesa: l’Atalanta ha costruito la gran parte dei suoi meriti proprio sugli errori degli interisti.

Ma non focalizzatevi sui nomi, perché anche Skriniar, Gagliardini, Perisic e Borja Valero si iscrivono alla lista dei Tafazzi: a ogni errore, una occasione bergamasca.

Da ammattire.

Il secondo motivo dei patimenti è dovuto alle scelte opinabili, opinabilissime, di Spalletti.

Non è questione di assenza di Brozovic: Spalletti decide di cambiare modulo perché non vuole lasciare all’Atalanta il vantaggio di prepararsi sui difetti dell’Inter, forse pensando che basti cambiare modulo per non dare riferimenti.

Errore, errore grossolano.

Non solo.

Se basi la partita sugli scontri uno contro uno sperando che il tasso tecnico teoricamente più alto dei tuoi possa farsi valere, devi fare in modo che le spaziature siano migliori, che la squadra giochi più corta. Niente anche qua.

L’Inter che Spalletti decide di mandare in campo è anzitutto lenta, che cosa ben più grave del modulo. E trattandosi di squadra lenta, il cambio modulo (un poco comprensibile 3-4-2-1) ha effetti devastanti.

L’Atalanta, come le capita spesso di fare contro l’Inter, decide di giocare la partita della vita, con Gasperini che impone ai suoi calciatori un ritmo a tratti folle per tutta la prima metà di gara.

Pressing altissimo, marcature a uomo, un uno contro uno a tutto campo, letterale, con particolare (direi persino maniacale) attenzione di De Roon su Borja Valero e di Freuler su Gagliardini che tolgono il fiato alla manovra nerazzurra.

Il disegno è chiaro e si basa su due peculiarità dell’Inter: la squadra di Spalletti non ha in Icardi un calciatore capace di sostenere l’azione e di ricevere palla per dare respiro alla manovra, e pertanto ha necessità assoluta che la palla passi a metà campo, Gasperini decide di togliergli la metà campo.

Per tutto il primo tempo, i due di mezzo hanno un paio di occasioni (contate) per potere giocare fronte alla porta avversaria, per il resto è un continuo ricevere palla con spalle all’avversario e sentirselo addosso senza avere neanche la possibilità di scambiare rapidamente con i compagni vicini… perché non ci sono compagni vicini.

Perché in questi casi è l’unico modo: scambi in velocità, triangoli stretti di prima, e dopo 3/4 che ti vanno bene hai mandato in tilt il tuo avversario.

E ogni volta che l’Inter ha provato a trovare appoggio su Icardi non ha mai trovato soluzione, perché per queste uscite è necessario che l’attaccante anticipi il movimento sul lato della palla, o comunque col tempismo giusto per staccarsi dal marcatore: niente da fare, neanche in questo l’Inter è stata brava. Ma affronteremo la questione nella pagella dell’argentino.

Pressing alto, marcature a uomo, niente spazi e 4 uomini sempre bloccati per impedire le ripartenze nerazzurre, concesse comunque perché Perisic è uno che su quegli spazi ci vive a meraviglia: due occasioni splendide create dall’ala interista che però ha poi sciupato.

Nel secondo tempo è l’Atalanta, soprattutto, a calare, con crescita graduale dei due di metà campo, più impennata quella di Rafinha che nel primo tempo aveva perso quei 3-4 palloni capaci di farti lacrimare sangue dagli occhi… nonostante in fatto di creatività sia stato nettamente il migliore.

Spalletti a tutto questo non ha saputo porre rimedio, non ha aggiustato la squadra, non ha provato a correggere in corsa: in questo 3-4-2-1 senza brillantezza si è concesso il lusso di giocare uno in meno (Santon un fantasma, letteralmente), ma soprattutto di condizionare la partita di Cancelo che ha toccato 1/4 dei palloni che tocca di solito.

Senza la disponibilità laterale del portoghese, senza l’ultima regia di Brozovic, senza spazi, senza aria, senza idee, all’Inter non restava che soccombere sulla spinta della pressione bergamasca.

Non fatevi ingannare da presunti movimenti, da spiegazioni alchemiche, da “difese a 3 1/2” etc…: la difesa dell’Inter era chiaramente a 3, con Skriniar inizialmente su Gomez, con Cancelo e Santon che avrebbero dovuto giocare alti sulla linea dei centrocampisti.

E se non credete alle mie parole, ve lo dicono le posizioni medie di Opta e della Lega:

Qui in fase di possesso palla avversario:

Qui in fase di possesso palla proprio:

Inutile girarci intorno: errore grossolano e clamoroso di Spalletti, che sceglie la giornata peggiore per fare esperimenti: smontare tutti i meccanismi faticosamente creati proprio quando sembrava più necessario restare saldamente legati alla solida concretezza della propria normalità.

Inconcepibile.

Eppure, nonostante tutto, nonostante un primo tempo del genere, alla fine all’Inter rimangono persino dei rammarichi. Perché l’Atalanta ha costruito quasi tutto sugli errori dell’avversario, ma soprattutto perché l’Inter è andata vicina al gol 3 volte con Perisic (clamorosamente tutte e tre le volte), una con Rafinha (che spara incredibilmente alto) e su un piazzato di Eder, per contare solo quelle più evidenti… perché andando a fondo comunque ci sarebbero altre 2/3 buone occasioni.

Nonostante tutto, l’Inter nel del secondo tempo è stata squadra più dignitosa e, paradossalmente, più pericolosa con l’ingresso di Eder e l’uscita dell’unico che sembrava potesse creare pericoli, Rafinha.

Con la sua uscita, invece, la manovra dell’Inter ha perso la necessità di trovare un fraseggio più corto e si è accelerato il tempo di gioco, diventando più pericolosi: “merito” anche delle fatiche dei bergamaschi che già dopo un’ora boccheggiavano dalla fatica… sarebbe stato inumano che finissero la partita senza rimanere stravolti da quel genere di primo tempo.

Il finale, però, rimane comunque nell’ambito della estemporaneità, dell’improvvisazione: si tratta, quindi, di un enorme passo indietro dopo le ultime confortanti prestazioni, che avevano visto l’Inter protagonista sfortunata (Napoli a parte) che avrebbe meritato più di quanto raccolto.

Oggi il pareggio è giusto nella somma delle cose viste nei 90 minuti.

L’Inter avrebbe dovuto approcciare queste ultime due/tre gare con un piglio diverso, anche se con Milan e Torino avrebbe meritato molto di più: solo che è sembrato mancare quel quid di cattiveria in più che fa la differenza nelle partite delle avversarie.

Paradossalmente è proprio questo il punto più importante tra questo e quello del derby: perché qui sapevamo che avremmo sofferto, perché l’Atalanta è rognosa e il ritmo dei bergamaschi è indigesto a questa squadra.

L’Inter nelle ultime 8 gare in trasferta ha segnato appena 2 gol se si esclude la partita contro la Sampdoria: vero che ne ha subiti pochi, ma rimangono sempre 6 subiti e 2 fatti. Mancano appena 3 partite fuori casa, ma una di questa è all’ultima giornata contro la Lazio.

E, se continua così, potrebbe risultare decisiva.

 

(Le pagelle le pubblicheremo domattina.)

 

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