Atalanta-Inter 0-0: pagelle e 1° approfondimento tattico

Introduzione

Occasione persa o punto d’oro?

La grande domanda che emerge dal bailamme delle discussioni post Atalanta-Inter è proprio questa. Non è una domanda né scontata né banale, perché l’Atalanta è uno degli avversari più ostici della Serie A (benché, purtroppo, questa considerazione non vale proprio per tutte le squadre di Serie A…).

Solo che le valutazioni non si fanno soltanto sulla stringente dell’occasione contingente, visto che è necessario considerare anche e soprattutto il periodo in cui si innestano i risultati.

Da questo punto di vista, non può che essere un’occasione persa, perché dopo l’immeritato pareggio contro il Milan e l’immeritatissima sconfitta contro il Torino, dopo due partite in cui l’Inter avrebbe meritato di raccogliere 6 punti, contro l’Atalanta era necessario presentarsi con ben altro piglio, altra concentrazione, altra voglia, altra aggressività.

L’Inter, invece, si è presentata al cospetto dei bergamaschi come un pulcino bagnato, forse pensando di lasciar sfogare l’inevitabile aggressività atalantina per poi emergere col passare dei minuti.

Non è accaduto se non dopo circa un’ora del secondo tempo, come abbiamo in parte raccontato ieri:

Atalanta-Inter 0-0: ennesima occasione persa

La valutazione non può essere lontana da questa: è un’occasione persa, anche perché proprio quest’anno l’Atalanta in casa non è proprio irresistibile. Il bottino di punti della squadra di Gasperini è sostanzialmente equivalente, ovvero 26 punti in casa (7 vittorie e 5 pareggi) e 23 fuori casa (6 vittorie e 5 pareggi), con appena una sconfitta in più fuori casa, e con segnature non così distanti: 24 fatti contro 23, 15 subiti contro 19.

Invece l’Inter sceglie una delle peggiori partite possibili per mostrarsi arrendevole e regalare un tempo intero all’avversario, arrivando a subire più con l’Atalanta che con chiunque altro in campionato: vado a memoria, ma con estrema fiducia nel non cadere in errore, dicendo che in questa stagione l’Inter non aveva mai concesso tiri in doppia cifra nel primo tempo.

Già, il secondo tempo è stato meglio, decisamente meglio.

In parte va dato merito a Gasperini per avere tolto un riferimento fisso che aveva creato una enormità di problemi all’Inter, ovvero quel Barow tenuto a bada da uno strepitoso Miranda ma che ha comunque creato occasioni e messo in ambasce un’intera difesa, proponendosi come riferimento preciso, muovendosi moltissimo, catturando palloni, facendo salire la squadra.

Se l’età del gambiano è quella corretta (non si sa mai eh…), questo rischia di diventare la prossima gallina dalle uova d’oro per l’Atalanta.

Spalletti nel secondo tempo ha provato a cambiare qualcosa, riuscendoci parzialmente: squadra più corta, circolazione più rapida, disposta meglio in campo e con un piglio diverso.

Rimangono due grandi, grandissime perplessità.

La prima. Abbiamo apprezzato l’aver ritrovato equilibri e schemi in quello che si poteva dire fotofinish, e quindi non si comprende la necessità di improvvisare proprio in partite così delicate in cui affronti una squadra che gioca solo con un modulo e ha meccanismi rodatissimi e ultra funzionanti.

La seconda è il cambio di Karamoh così tardi: quasi impossibile che possa sortire effetti una sostituzione del genere e già da qualche minuto l’Atalanta non solo era passata a 4 dietro con l’inserimento di Mancini, ma da almeno un quarto d’ora era davvero sulle gambe, ben più dell’Inter.

 

Quanto hanno pesato le assenze?

Con questo schema di gioco e con questa Atalanta difficile pensare a scenari diversi, soprattutto per il secondo dei due motivi.

Appare chiaro, però, che il rientro di Brozovic sia davvero necessario, mentre l’assenza di Candreva ha mostrato quanto possa essere importante un lavoro tattico spesso oscuro ma finalizzato a creare appoggi semplici ai compagni, oltre che lasciare spazio a Cancelo, magari tirandosi via l’avversario: ieri il portoghese ha toccato metà dei palloni che tocca di solito, e la manovra dell’Inter ne ha risentito enormemente.

Ieri non trovavo altri aspetti positivi, questo lo è, così come lo è anche il finale di partita: averci provato anche a benzina finita è un segno, una delle poche cose da portare con sé da questa partita.

E, tutto sommato, questa squadra se la sta giocando con una semifinalista di Champions League, quella che da più parti (non la mia, a dire il vero, per quel che conta) è indicata come una delle squadre più piacevoli d’Italia e sostanzialmente davanti a chi ha speso più del doppio.

Purtroppo, però, con la partita di ieri l’Inter si è messa nella situazione peggiore possibile: ovvero quella di non potersi consentire più alcun errore, alcun passo falso, alcuna esitazione.

Le pagelle

HANDANOVIC 7

La parata davvero eccezionale è una, quella su Musa Barrow di testa a pochissimi metri dalla porta: ricorda quella su Bonucci nel derby.

Poi anche altri interventi ma, senza quel quoziente di difficoltà, per lui sono normale amministrazione.

CANCELO 5,5

Nel primo tempo è tra i peggiori, non il peggiore perché D’Ambrosio e Santon hanno deciso di fare peggio. Ma la sua partita è condita da una quantità straordinaria di errori in appoggio, in dribbling, nei passaggi: tutte cose con cui ci aveva abituati non bene ma benissimo.

Una parte delle responsabilità va al modulo che gli ha tolto riferimenti e lo ha costretto ad avere un solo riferimento, il centrocampista accanto.

Davanti a sé il vuoto, movimenti sbagliati degli attaccanti e il gioco è fatto: Cancelo disinnescato… e a farlo è stata l’Inter.

La sua percentuale di passaggi si attesta a uno scandaloso (per lui) 71%: un solo assist non può essere sufficiente a cambiare le sorti di un match storto. Se poi ci aggiungiamo anche le palle perse senza precise ragioni, è già un successo rimanere alla soglia della sufficienza, e questo succede solo perché nell’ultima mezz’ora trova spazio per giocare un calcio migliore.

SKRINIAR 6-

Il ragazzo probabilmente ha un calo generalizzato, forse anche e soprattutto fisico, perché non è la prima partita in cui lascia più di qualche perplessità sul campo.

Passi per i primi 15/20 minuti in cui Spalletti si è forse fatto incantare troppo dalle sue performance contro i piccoletti (Insigne su tutti) e nei quali ha sofferto le pene dell’inferno; passi per le difficoltà, enormi, in fase di impostazione in cui ha registrato il minimo stagionale di precisione (79,6%), probabilmente più dovute al modulo che a propri specifici demeriti; passi anche per le difficoltà anche sul centro-sinistra, visto che la sua esperienza con la difesa a 3 è quella che è.

Passi tutto, ma da Skriniar ormai ci aspettiamo ben altre prestazioni, non solo palle sparacchiate a caso per paura, indecisioni a destra e manca.

Lo salvano solo quelle bibliche chiusure che abbiamo imparato ad amare, ma è sinceramente troppo poco rispetto ai suoi standard.

MIRANDA 8

Qualunque voto in meno sarebbe ingiusto, e questo vale molto di più perché, lo sapete, ho perso stima di Miranda nel corso del tempo, individuando in lui uno dei più grandi vulnus di questa squadra.

Quest’anno, soprattutto, è stato protagonista di partite ai limiti dell’indecenza e rimane l’enorme perplessità sul vederlo così solo a fine campionato.

Ma la partita che fa è comunque gigantesca: ogni volta che l’Inter lasciava uno spazio (praticamente sempre), Miranda sbucava e si opponeva all’avversario di turno; ogni volta che si apriva una falla, Miranda la turava, ogni volta che serviva un miracolo, Miranda lo faceva.

Con Barrow mette su un duello rusticano, gli concede giusto un paio di cose, mentre sul colpo di testa è davvero bravo il gambiano che non è semplice da bloccare o spostare in quelle situazioni.

Ma il meglio lo ha dato proprio quando ha dovuto abbandonare la marcatura affidatagli da… Gasperini per opporsi a tutto quello che arrivava ai limiti della sua area.

La partita dimostra quali potenzialità abbia: perché così raramente? Perché 4 o 5 volte a stagione?

D’AMBROSIO 5+

Incredibile vedere addirittura sufficienze stamattina, dopo una partita di quelle che ti fanno ricredere su tutto quello che di buono puoi aver detto sul suo conto: che un giocatore così ci può stare in una squadra, che anche nelle grandi squadre c’è sempre un D’Ambrosio, che in un contesto migliore farebbe certamente meglio.

Nel primo tempo sbaglia una dozzina di passaggi, di cui almeno la metà diventano pericoli per l’Inter: errori di superficialità, a tratti imbarazzanti davvero. Sul foglio delle “X negative” c’è un fitto nugolo di caratteri confusionari e nel primo tempo ho bisogno di due righe per segnare gli errori di D’Ambrosio.

Nel primo tempo riesce a superare il 60% di precisione solo perché azzecca gli ultimi due passaggi: nel finale si attesta a 67,2% che rimane un dato davvero sconfortante in un contesto del genere.

Quando Spalletti, poi, gli chiede di cercare Icardi, lui prova a farlo azzeccando sì e no due sparacchiate in avanti.

Meglio in fase di marcatura, perché Spalletti gli chiede di seguire Gomez, anche se lui lo fa in maniera sin troppo pedissequa e dopo un po’ gli atalantini gli trovano le contromisure, anche se non con l’avversario diretto.

Buon per lui che Gomez si spegne dopo poco meno di un tempo.

 

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