Chievo-Inter 1-2: il confine tra pazzia e stupidità

Introduzione

In questo caso non si è trattato della mitologica follia della “Pazza Inter”.

Se i nerazzurri hanno contribuito ad aumentare la statistica dei cardiopatici in Italia lo si deve a quell’atteggiamento di pura stupidità che talvolta procede rapidamente verso la stoltezza e via via verso l’ottusità più assoluta: gli ultimi 8-10 minuti sono stati gestiti male, malissimo, al punto da rischiare un pareggio a pochi secondi dalla fine che avrebbe non solo avuto il sapore della beffa (c’era un possibile fuorigioco ma, dalle immagini in mio possesso, non è così netto), ma soprattutto la fine di qualunque sogno Champions, visto che nel prossimo turno Torino diventerà città centrale per scudetto e Champions, con le sfide Inter-Juventus e Torino-Lazio.

10 minuti in cui si sconnette il cervello, letteralmente, a partire dalla panchina con cambi cervellotici e finanche dannosi, per finire alle singole individualità in campo: 10 minuti che hanno rischiato di pesare enormemente.

Che sarebbe stata una partita difficile contro il Chievo si sapeva.

La lotta salvezza sta regalando colpi di scena uno dietro l’altro, con improvvise resurrezioni e un appiattimento tra Cagliari (14esimo) e Spal (terz’ultima) che consiste in appena 4 punti: questo scenario comporta che solo un piccolo gruppetto di squadre, 4 o 5, possano affrontare le partite con relativa tranquillità, vista anche la lotta per l’Europa League… e in questa prospettiva fa davvero impressione il crollo verticale odierno della Sampdoria.

Chi si aspettava, quindi, un Chievo dimesso e arrendevole ha fatto un clamoroso errore, perché per i clivensi le prossime sono molto più dure di quel che vorrebbero (Roma e Crotone) e il rischio è di ritrovarsi a 2 giornate dal termine con la famigerata acqua alla gola.

L’inizio del Chievo si spiega così: 15 minuti di velocità, corsa e pressing di livello in cui l’Inter ci capisce davvero poco, probabilmente presa alla sprovvista e sin troppo sensibile alle alte temperature.

15 minuti in cui l’Inter meriterebbe persino di stare sotto, non solo per il palo preso dal Chievo con Pucciarelli: è proprio tutto l’impianto di gioco che non va.

L’Inter non riesce a salire, non riesce a tenere palla, arriva sempre seconda su ogni “palla a metà”, poca convinzione sui contrasti, anche se prima la punizione di Cancelo e poi Perisic lanciato da Brozovic creano qualche apprensione all’avversario: ma il primo è un tiro alto e agevole per Sorrentino, il secondo è un tiro fuori ma su fuorigioco piuttosto netto:

Il ritmo, però, è davvero bassissimo, tanto che a un certo punto, nel sonno lisergico che ti provoca una partita del genere, sembra già di intravedere la figura di D’Ambrosio intervistato che pronuncia le fatidiche parole: “dopo Torino abbiamo mollato”.

Mollato un cazzo, se mi permettete di uscire dal seminato.

Lo avrà pensato Spalletti, lo avranno pensato i calciatori che, tra il 15esimo e il 20esimo, hanno cambiato marcia. Demerito anche di un Chievo che forse aveva schiacciato un po’ troppo sul pedale, ma merito anche di una gestione palla decisamente diversa, più verticale sì, ma senza fretta, ragionata.

Nonostante le due punte clivensi si impegnino tantissimo per non fare arrivare palla a Brozovic e Borja Valero, a metà campo è Rafinha che fa saltare il banco, facendosi trovare spesso libero e disinnescando il meccanismo difensivo, consentendo ai due centrali della metà campo nerazzurra di poter giostrare con più facilità.

Non appena il Chievo prova a rintuzzare, l’Inter riscopre le fasce, e il possesso dei nerazzurri esonda e diventa letteralmente controllo della partita, anche se qualche leggerezza di troppo (vero Cancelo? Vero Icardi?) rischia di innescare sempre una ripartenza avversaria così come abbiamo imparato lungo tutto l’arco della stagione.

Solo che il possesso non si traduce giocoforza in occasioni da gol, fatta eccezione per una di Karamoh davvero buona dopo un buono scambio Perisic-Rafinha-Karamoh.

Nel finale di primo tempo, così, è di nuovo Cacciatore a provarci con Handanovic attento.

 

 

Tra il primo e secondo tempo, tra le tante interazioni con i lettori, in una ci scappa la previsione che doveva andare nel pre-partita… solo che il pre-partita non c’è stato:

I motivi dell’ottimismo sono facilmente spiegabili e sono scritti sia nel testo del messaggio che nella premessa di questo articolo: caldo e Chievo.

A Verona c’erano 27/28° dopo le ultime 2 in serata e con temperature decisamente diverse. E c’è da aggiungere che il campo sembrava davvero asciuttissimo, cosa che notoriamente danneggia un po’ chi ha un miglior controllo della palla (tanto che spesso lo si fa bagnare di proposito prima della partita).

L’unico a sfruttarne le caratteristiche, vedi caso, è Rafinha, che ha fatto rivedere colpi che non vedevamo in nerazzurro dai tempi di Sneijder: i passaggi “a scavetto” con effetto al contrario, il cosiddetto backspin che, in condizioni normali, fa schizzare la palla in avanti, mentre con il campo così secco lo fa letteralmente frenare.

Almeno tre le occasioni, con i compagni quasi presi di sorpresa: a dire il vero anche io e i commentatori inglesi che evidentemente non ne vediamo granché nonostante l’enorme numero di partite visionate.

 

Nel secondo tempo, in effetti, entra un’Inter diversa: più rapida, più consapevole e più determinata, contro un avversario che inevitabilmente paga lo scotto di 20 minuti al massimo in condizioni ambientali non proprio adatte allo scopo.

Si rende pericolosa prima su calcio piazzato di Brozovic, poi segna sugli sviluppi di un’azione d’angolo di Cancelo.

Un’azione che mostra quanto sia importante aver recuperato alla causa alcuni uomini e avere acquistato Rafinha, bravo com’è a portare palla anche in orizzontale per scardinare il meccanismo difensivo avversario.

Ma è anche merito di Perisic, che sugli sviluppi del corner rimane sul centro destra, così come di Brozovic che ci prova da fuori (l’Inter ci prova davvero poco): nonché di D’Ambrosio che in quella situazione ha la lucidità di fare l’assist migliore possibile.

Il gol sembra fuorigioco ai calciatori del Chievo ma è tutto perfettamente regolare:

 

Oltre alla posizione di partenza di D’Ambrosio, Icardi rientra in gioco ed è dietro la linea della palla quando parte l’assist del compagno.

C’è il tempo per un calcio d’angolo di Brozovic in versione Cancelo (in versione Recoba!), ovvero con tiro in porta: bravo Sorrentino.

Poi l’azione del secondo gol, con l’assist “barcellonesco” di Rafinha. Proprio lui comincia l’azione sulla trequarti, scarico per Perisic che di prima la dà a Karamoh solo sulla destra: il giovane francese vede Rafinha libero in mezzo e lo serve. Il pallone del calciatore spagnolo (brasiliano, sì, ma passaporto spagnolo) è un cioccolatino delizioso, un appoggio millimetrico ai limiti dell’area piccola che Perisic deve solo mettere in rete.

Tutto molto, molto ma molto, molto bello.

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