Udinese-Inter 0-4: non è ancora finita…

La vittoria del Milan nell’anticipo di ieri poteva essere un colpo mortale nei confronti dell’Atalanta che oggi affrontava la Lazio in una sfida che per i bergamaschi diventava snodo fondamentale per la rincorsa a un posto in Europa League, soprattutto perché domenica prossima c’è proprio lo scontro tra Milan e Atalanta.

Tutto questo proprio quando la squadra di Gasperini era anche alleato fondamentale per l’Inter di Spalletti.

Dal mio canto, ero convinto che il punto cruciale della stagione sarebbe stato Crotone-Lazio della prossima, con la squadra di Zenga in piena lotta per il miracolo salvezza.

Mi sbagliavo.

L’Atalanta ha fatto una gran partita, con un primo tempo davvero intenso tra le due squadre e un secondo in cui i laziali hanno patito un calo fisico nettissimo, vistosissimo, tenuta a galla soltanto da un salvataggio di Bastos e 3/4 miracoli di Strakosha.

Raramente un campionato ha lasciato in sospeso quasi tutti i discorsi importanti… e spiace, davvero, per l’Orsato di sabato scorso che ha condizionato in maniera impietosa quello che contava di più.

Ma anche un’Atalanta garibaldina come quella vista oggi non sarebbe bastata se l’Inter non avesse fatto il suo dovere contro l’Udinese.

A fine stagione mi faccio prendere dalla scaramanzia, che ci volete fare?, e ho rimandato a questa settimana un articolo dal titolo “Inter, non devi…”: il primo punto era “non devi mollare. Obiettivo 2 vittorie prima della fine e poi giocatela con leggerezza”.

Non era facile per i nerazzurri assorbire il colpo subito sabato scorso.

In tantissime altre occasioni questa squadra, negli ultimi anni, mentalmente ha mollato di colpo, un po’ come successo al Napoli contro la Fiorentina.

Forse era la cosa più semplice, era quella che in tanti si aspettavano.

A Udine, invece, la squadra di Spalletti si è presentata con il piglio giusto, mettendo alle corde l’Udinese sin dalle primissime battute.

Ha tenuto l’avversario schiacciato nella sua metà campo, alzato il pressing, dialogato in velocità e creato occasioni su occasioni che, a un certo punto, facevano pensare più a una di quelle maledettissime partite in cui non riesci a portare a casa quello che meriti… e l’Inter ha un credito enorme da questo punto di vista: vedi l’andata contro i friulani, contro la Fiorentina, il Sassuolo, il Milan o il Torino.

Una di quelle partite in cui non ti basta neanche uno 0-2 per stare più tranquillo del solito, anzi…

Ma la squadra di Spalletti oggi era davvero sintonizzata in una di quelle giornate speciali, perché oltre alla vittoria ha messo in campo lucidità, gioco, piacevolezza, aggressività, buona forma fisica e tutto un armamentario di aspetti positivi che lasciano ben sperare in un finale di stagione all’altezza delle aspettative.

Nei primi 5 minuti sono almeno 3 le buone occasioni create, con la rete che arriva al 12esimo su calcio da fermo (e se non così, come?) con un gol speciale di Andrea Ranocchia (c’è anche la deviazione di un avversario) che spiana all’Inter le porte della partita.

Un gol che è il naturale evolversi delle cose, con un’Inter che crea almeno una mezza dozzina di buone trame offensive con potenziali rischi per gli avversari, e lo fa mostrando un gioco di qualità.

Merito di un Rafinha in grande spolvero, di un Brozovic maturo al punto giusto in quel ruolo e di un Borja Valero che nei primi 20/25 minuti dispensa il meglio del repertorio con 4 recuperi altissimi, giro palla di grande intensità e persino una situazione di pericolo trasformata in un lancio su Icardi.

Il terzetto di metà campo funziona a meraviglia perché parla la stessa lingua, riesce a duettare nello stretto senza timore, trova sempre il compagno libero e nessuno ha paura di sbagliare: il conto finale parla di 21 passaggi sbagliati in 3 su un totale di oltre 230, parliamo di oltre il 91% di precisione.

La grande forza dell’Inter è partita proprio da lì, dal controllo del pallone e dei ritmi della partita, dalle scalate di Rafinha, spesso bravissimo anche a saltare l’uomo sul primo tocco di palla, di cui hanno beneficiato tanto i corridori dai piedi buoni, ovvero Perisic e Cancelo.

Non è un caso che le prime (relative) sofferenze dell’Inter siano arrivate quando sono, fisiologicamente e comprensibilmente, calati i ritmi di pressione e di circolazione della palla, soprattutto di Borja e Rafinha, che a fine partita segneranno una dozzina di palle recuperate, quasi la metà di tutta la squadra, tra tackle e palle intercettate.

In questa fase è arrivata l’Inter che ogni tanto sa farsi del male da sola, con la difesa qualche metro di troppo indietro che crea spazio pericoloso tra metà campo e difesa, dove l’Udinese non ha quasi mai piazzato l’uomo giusto né trovato il passaggio giusto, ma che rimane comunque uno degli aspetti più importanti da sistemare in vista delle ultime due di campionato.

Inevitabile concedere qualcosina, anche se poi si rischia, come nel contatto Skriniar-Lasagna che solo il mondo gobbo vede come rigore (e espulsione!) solo per giustificare l’ennesima nefandezza di ieri, ovvero la grazia data a Rugani per fallo su chiara occasione da rete.

O come nell’occasione di Lasagna sull’1-0, in cui l’Inter deve ringraziare il piedone di Handanovic che impedisce un gol che sarebbe stato un furto. O in quella di Balic, colto in fuorigioco netto ma comunque una leggerezza evitabile.

Forse l’Inter arriva lì, dopo i primi 25 minuti, solo perché in campo c’è un giocatore che in questo momento sembra essere un mondo a parte. Un giocatore che si è perso nell’ansia di fare il suo primo gol stagionale, che sta pesando a lui e a tutta la squadra.

Il primo tempo di Candreva è fantastico dal punto di vista atletico, molto meno nelle scelte tecniche e soprattutto tattiche. Su tutti, il movimento sbagliato sul gol dello 0-3 di Icardi, in cui Candreva si butta dentro verso Icardi invece di lasciargli spazio. Un movimento che ha una sola giustificazione possibile, ovvero quella di creare il “buco” per l’accorrente Cancelo, ma è davvero giustificazione più che labile e comunque non sufficiente al rimprovero.

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Sono comunque tre o quattro momenti di sofferenza dentro un primo tempo di altissimo livello, di grande intensità e concentrazione, con una squadra finalmente sulle corde giuste sin dai primissimi minuti.

Per il resto c’è davvero solo l’Inter in campo e qualcuno a Udine dovrebbe spiegare perché un’impresa impossibile venga affidata a due perfetti nessuno come Tudor e Iuliano: le hanno davvero provate tutte le strade percorribili? Davvero tutti questi “no” anche da gente ferma da qualche tempo?

Incomprensibile.

Insomma, una giornata che per l’Inter si sviluppa felicemente nell’incrocio tra Lazio e Atalanta, riportando la classifica a posto e rendendo nuovamente le ultime due giornate fondamentali anche per la rincorsa Champions, soprattutto l’ultima con la sfida Lazio-Inter… e stasera la Roma dovrà comunque affrontare un Cagliari con l’acqua alla gola.

Una partita che, al di là del risultato, ci racconta molte cose che sviscereremo nei prossimi giorni ma che già adesso possiamo in qualche modo fissarne i tratti.

Intanto che i gol non sembrano casuali, ma il frutto di tante piccole e grandi rivincite.

C’è il gol di Ranocchia, dopo tante conclusioni sfortunate che potevano portare tanto all’Inter. Un gol che fa il paio con quello contro il Benevento a “vendicare” l’autogol contro il Genoa, ma è anche il premio a un calciatore che non ha mai detto nessuna cosa fuori posto, è sempre stato rispettoso, professionista per intero in ogni suo aspetto.

C’è il gol di Rafinha, il primo in Italia. Un gol festeggiato con tre “vamos”, di cui uno lunghissimo, urlato con tutto il fiato in corpo: per un giocatore che molti davano addirittura per finito deve essere stato una liberazione.

Un gol venuto, tra l’altro, in una di quelle situazioni che Spalletti ha più volte stimolato, ovvero con Icardi a giostrare e proteggere il pallone. E proprio il gol di Icardi è un altro tassello di questo quadro delizioso: a un solo gol da Immobile nella classifica marcatori, con in mente il sogno straordinario di fare il suo personale “triplete”: capocannoniere, Inter in Champions e convocazione ai mondiali.

Se si pensa alle lacrime post Juventus, è un gran modo di guardare di nuovo a un futuro più roseo…

Infine Borja Valero, uno dei più tartassati e bersagliati dal tifo interista da gennaio in poi, tifo spesso diméntico di quello che hanno fatto alcuni da agosto a dicembre, ovvero quello “sporco lavoro” che oggi viene più che bene, benissimo, in ottica Champions League: la dedica alla madre e a Astori è solo un sigillo in più.

Insomma, l’Inter c’è e se vincesse domenica raggiungerebbe quota 72 punti, buona per un quarto posto (addirittura un terzo o un secondo in diversi casi) in tutti i campionati precedenti.

Potrebbero non bastare, visto che nelle simulazioni che avevo fatto a inizio aprile avevo fissato un limite di 74 punti (con una forbice di 3 punti, ovvero 72,5 e 75,5) come target per il 4° posto: se la Lazio vince contro il Crotone e l’Inter contro il Sassuolo, la quota diventa 75 punti, una roba incredibile pensare che con 72/73 punti rischi di finire quinto…

Non si arriva, però, a questo punto della stagione senza merito, non ci si arriva per mera “fortuna”, per casualità.

A dispetto di quanto detto da più parti, questa squadra ha una sua buona base e il 4° posto sarebbe il “gancio giusto” per darle anche quella continuità tecnica mancata troppo negli ultimi anni: da Skriniar al rinnovato Brozovic, da Perisic a Icardi, passando per gli importanti nodi da sciogliere, e sciogliere bene, di Rafinha e Cancelo.

L’Inter deve portare a termine questo compito, soprattutto adesso che la Lazio sembra in debito di ossigeno e forze, adesso che Immobile manca e sembra esserci anche qualche infortunio di troppo in mezzo.

Perché, al di là della partecipazione in Champions League, si potrà cominciare dall’estate da una prospettiva che manca da troppo tempo: perché migliorare non è rifondare, perché il rischio è troppo grosso per poterlo correre.

Quindi non è finita qui e metteteci più cuore che potete…

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Tabellino

UDINESE-INTER 0-4 

(primo tempo 0-3)

MARCATORI al 12′ Ranocchia, al 44′ Rafinha, al 46′ p.t. Icardi; al 25′ s.t. Borja Valero.

UDINESE (3-5-1-1) Bizzarri; Larsen, Danilo, Samir; Widmer, Behrami (dal 28′ st Jankto), Fofana, Ali Adnan, Balic, De Paul (dal 6′ st Barak); Lasagna (dal 34′ st Perica). A disp: Scuffet, Borsellini, Zampano, Ingelsson, Jankto, Nuytinck, Perica, Maxi Lopez, Pontisso, Hallfredsson, Barak, Pezzella. All: Tudor.

INTER (4-2-3-1) Handanovic; Cancelo, Skriniar, Ranocchia, Dalbert (dal 24′ st Santon); B. Valero, Brozovic; Candreva (dal 34′ st Karamoh), Rafinha (dal 39′ st Eder), Perisic; Icardi. A disp: Padelli, Berni, Lisandro, Karamoh, Santon, Eder, Pinamonti. All: Spalletti.

ARBITRO Mazzoleni di Bergamo.

NOTE Ammoniti Danilo (U), espulso Fofana al 50′ (U).

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