Udinese-Inter 0-4: pagelle tattiche

Introduzione

Udinese-Inter è una di quelle partite, non proprio rarissime in questa stagione, in cui l’Inter mostra il suo volto migliore e lascia buone impressioni non soltanto per il presente o per l’immediato futuro.

Segnali confortanti che arrivano soprattutto da quella che appare una buona spina dorsale da cui ripartire: Brozovic, Icardi, Skriniar e Perisic a cui dovranno aggiungersi quasi tassativamente Rafinha e Cancelo. E siccome non sembra esserci in vista alcun cambio di portiere, avendo l’allenatore massima fiducia in D’Ambrosio, parliamo di una struttura di 8 giocatori su 11 che è un’ottima base sulla quale costruire per l’anno prossimo.

Confortanti perché l’Inter ha giocato con un ottimo piglio, con i primi 20/25 minuti dell’Inter sono stati davvero di altissimo livello: pressing alto, scambi rapidi, verticalizzazioni e controllo della palla, raddoppi… la quantità di gioco espressa è davvero tanta e confortante.

Ancora più confortante, più di altre volte, perché reagire bene dopo Inter-Juventus non era per niente facile, anzi: il rischio del tracollo era più quotato rispetto alla partita tosta che abbiamo visto.

Ulteriore step di crescita, quindi, che non è sufficiente in questa stagione, visto che dovrà essere accompagnato da altri due passi decisivi, né per la prossima, quando dovranno essere inserite altre cose e altri uomini per non doversi accontare di lottare per i piazzamenti.

Quello che c’è può bastare, ma soprattutto deve, nell’ottica di una partita che mentalmente è una vera trappola per una squadra debole di cuore e di testa: col Sassuolo salvo quasi certamente (a meno di improbabili e improponibili stravolgimenti), il rischio di prenderla sottogamba c’è: impareremo anche da questa partita a che punto è la squadra.

Con un occhio ai diffidati, perché tra i rischi ce ne sono un paio pesanti: Candreva, Cancelo e Perisic.

Per chi se la fosse persa, ecco l’analisi post partita:

Udinese-Inter 0-4: non è ancora finita…

HANDANOVIC 7

Tiene in piedi l’Inter nel momento più opportuno, ovvero sullo 0-1 e in quella fascia di 10 minuti in cui c’è un fisiologico calo di intensità dopo i primi 20-25 ad altissimo ritmo.

Lo avevamo risparmiato dalle critiche per quanto accaduto contro la Juventus, sebbene ci fossero chiarissime responsabilità su almeno due gol e tante altre imprecisioni.

Con l’Udinese, invece, rasenta la perfezione anche quando non serve e anche quando lo fa involontariamente, come su Balic di spalla a gioco fermo per fuorigioco.

Le squadre di testa hanno tutti portieri di un certo livello, soprattutto Roma e Lazio con Alisson e Strakosha che sono concorrenti diretti: ieri sono stati i migliori in campo per le romane, hanno parato cose imparabili per altri. In queste due partite Samir dovrà fare altrettanto, se serve.

E speriamo non serva.

CANCELO 7

Estendiamo il concetto: non è soltanto il miglior terzino del campionato italiano.

La crescita del ragazzo è stata esponenziale, quasi del tutto inattesa. Chi legge ilMalpensante sa quale fosse l’unica vera perplessità sul portoghese, ovvero la tenuta difensiva, soprattutto dal punto di vista mentale.

Ogni tanto si annebbia ancora ma è poca roba, pochissima: in settimana ho scritto delle considerazioni sulla Champions League in cui ho evidenziato la necessità, estrema, di avere un esterno di difesa con tanto potenziale offensivo da annullare eventuali sbavature difensive.

Non c’è un Maicon dallo strapotere fisico impressionante, ma Cancelo ha tecnica e qualità per emergere… e già adesso è un top 3 del ruolo. E ieri ha mostrato in attacco cose di gran pregio.

E metteteci anche che ha toccato tanti palloni quanti ne ha toccati Borja Valero: quante volte l’abbiamo chiamato “regista difensivo esterno”? Ecco.

Pensate non basti? Guardate il gol di Rafinha: è lui a battere una rimessa come si faceva una volta, bella alta, bella lunga, talmente bella che ti porta al gol…

SKRINIAR 6

Il calo delle ultime settimane è fisiologico, ma lui ci ha messo… no scusate, non posso dirlo. Stavo dicendo “ci ha messo l’esperienza”, ma ha appena 23 anni ed è alla prima stagione a un certo livello.

Ci mette sapienza, questo sì. Intuito, fisico, voglia, a volte ci mette anche un po’ troppo fisico quando è in ritardo, come contro Lasagna: finora siamo sempre rimasti al limite, come su Higuain sabato scorso (sul gol annullato a Matuidi… nel finale c’era l’espulsione), ma presto o tardi gli arbitri impareranno e prima o poi qualcuno gli farà pagare anche contatti che rigori non sono.

La cosa buona è che non perde un pallone, le statistiche sono quasi tutte positive, il tasso di precisione dei passaggi altissimo anche se con questa metà campo ha molto meno esigenza di impostare.

RANOCCHIA 6,5

Nel primo tempo fa delle cose davvero incredibili dal punto di vista mentale, un paio di uscite in alto per anticipare l’avversario… lui che è sempre stato uno di quelli che rincula subito all’indietro.

E sbaglia quasi nulla, forse una sola sbavatura nel primo tempo, sempre con troppo campo libero alle spalle e quindi fisiologica.

Ma ha due grandi, grandissimi meriti.

Entrare così, “a freddo”, quando in settimana hai lavorato con la consapevolezza che non sarebbe stato il tuo turno, è una delle cose più difficili per uno sportivo: lui invece ha fatto “click” e ha azionato la modalità titolare senza esitazioni.

La seconda, ovviamente, è quella di averla sbloccata nel momento più giusto, nei primi 15 minuti.

Quando Spalletti fa qualche cambio pensando anche all’aspetto fisico e alla possibilità di incidere sui piazzati, ricordatevi di questo gol.

DALBERT 6+

Il più è di incoraggiamento perché non era facile.

In questa stagione ha racimolato sì e no 650 minuti di campo (eventuali recuperi esclusi) e non metteva piede in campo dal 3 febbraio, Inter-Crotone. Una lunghissima sequenza di 12 panchine, in qualche caso non facilmente motivabili visto il Santon d’annata che ci siamo ritrovati.

La domanda del tifoso era: ma Dalbert è davvero messo peggio di questo Santon?

Da quel che abbiamo visto ieri no.

Non ha fatto nulla di eccezionale, beninteso, ma ha mostrato lampi di cose interessanti, qualche stop, qualche controllo, qualche partenza, che potrebbero fare ben sperare per il futuro, anche se difficilmente Spalletti rinuncerà a un terzino più staccato dietro per utilizzarne due di spinta, se non in casi eccezionali.

Timidino in qualche occasione, non proprio impeccabile in certe chiusure ma niente di che, parliamo di minuzie: l’unica cosa da sistemare davvero, in base alla partita di ieri, è la sovrapposizione che ha fatto 4 o 5 volte all’interno, creando più confusione che beneficio a Perisic.

Da testare in situazioni più impegnative.

BORJA VALERO 7

Se vedete un voto inferiore al 7 avrete una certezza: Borja non sta granché simpatico al pagellista/giornalista.

Nei primi 25 minuti è nettamente e di gran lunga il migliore in campo, con 4 recuperi altissimi che fanno malissimo all’Udinese, con una regia sapiente nei movimenti e con un solo passaggio sbagliato, tra l’altro in recupero e pressato. Con un recupero a metà campo che riesce a trasformare in assist per Icardi, anticipato per un soffio da Bizzarri al limite dell’area.

Recupera una quantità industriale di palloni come se fosse un Gargano qualunque e cerca spesso il duetto con i compagni di reparto: parlano tutti la stessa lingua e, soprattutto nel primo tempo, il pressing del’Udinese viene letteralmente scardinato dal continuo rimbalzare della palla a un solo tocco che in pochi minuti fanno svanire l’incubo dell’andata, rappresentato dall’aggressività friulana.

Poi cala, fisiologicamente, lui con tutti gli altri, perché la prima metà del primo tempo è stata davvero giocata a ritmi altissimi: l’impressione è che fossero “lenti”, in realtà il movimento dei tre di metà campo è stato continuo, instancabile, senza soluzione di continuità. Non è un caso che i tre siano quelli che hanno corso di più, con Brozovic e Borja Valero sopra i 10km di corsa nonostante un secondo tempo in surplace e senza necessità di agonismo.

Il gol serve solo a impreziosire una prestazione maiuscola.

La sua presenza in campo costringe Brozovic a muoversi di più e andare più avanti, il che non è un male anche se ogni tanto ieri il croato si è incartato tenendo troppo palla.

Se però serve per sfruttare il suo tiro, ben venga.

BROZOVIC 7

Borja Valero gli lascia più palloni di quanto gli piacerebbe e Brozovic non se lo fa dire due volte: in questa nuova veste si sente proprio bene.

Lo avevamo già annunciato nelle settimane scorse, addirittura con un approfondimento a parte, ma ormai non è più lecito avere dubbi: l’Inter ha il suo regista.

Chi ha rapito Marcelo Brozovic?

Un regista sia difensivo che offensivo, va detto, perché Marcelo ha qualità di contrasto, tackle e intercetto che tutti i centrocampisti moderni devono avere.

Se poi ci aggiungete anche una quasi impeccabile precisione nel ricamo (appena 4 i passaggi corti sbagliati…) e una qualità sul lungo da stropicciarsi occhi e oreccihe, avrete il quadro completo.

L’Udinese ha il demerito di sbagliare tutti i tempi dei pressing, ma è anche, come detto, merito del palleggio dell’Inter che fa andare fuori giri il motore friuliano: il problema è che lasciare a questo Brozovic 10 metri di campo è un delitto, una gravissima colpa che si paga carissima.

E il terzo gol di Icardi ne è la prova: la palla è splendida e autorizza a fare paragoni impensabili fino a qualche mese fa.

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