Inter-Sassuolo 1-2: traditi sul più bello

Introduzione

A volte può sembrare un semplice “mettere le mani avanti” quando in realtà è semplicemente “conoscere i propri polli”.

Metafora contro metafora per ricordare uno dei punti salienti del dopo partita scorso, quando scrivevo testualmente: “Quello che c’è può bastare, ma soprattutto deve, nell’ottica di una partita che mentalmente è una vera trappola per una squadra debole di cuore e di testa: col Sassuolo salvo quasi certamente (a meno di improbabili e improponibili stravolgimenti), il rischio di prenderla sottogamba c’è: impareremo anche da questa partita a che punto è la squadra.

La risposta è arrivata e lo ha fatto nel peggiore dei modi possibili, con una sconfitta bruciante che rischia di lasciare molti strascichi nel medio termina: una di quelle che possono comportare effetti a catena uno dopo l’altro e incidere in maniera sproporzionata al valore reale della sfida.

La risposta è che l’Inter non è ancora una squadra matura, che c’è una parte di questo spogliatoio che ancora non ha compreso che il sacrificio deve essere di tutti, che solo parlando con i “noi” si può vincere, che non si deve sottovalutare nulla, che ogni pallone è fondamentale.

Questa squadra ancora non ha capito che non ha alternative: o gioca al 100% o rischia di perdere contro chiunque.

Oggi ha perso contro un Sassuolo che ha onorato l’impegno giocando con tutto l’ardore possibile. Non sentirete un solo lamento su questo sito, e neanche sui social, perché è così che deve essere lo sport, anche a obiettivi raggiunti (loro lo raggiungono matematicamente con questa vittoria): l’unico appunto è che piacerebbe vedere questa voglia e questa determinazione in tutte le partite, o almeno non arrivare a prestazioni così indecenti da far diventare storia la nomea di “Scansuolo”.

Nonostante questo, però, il Sassuolo non si è dimostrato irresistibile, se è vero (come è vero) che i nerazzurri hanno avuto 7 o 8 palle gol clamorose, con almeno 4 parate di Consigli che sono da delirio, anche se in due o tre casi sono anche (o, forse, soprattutto) errori imperdonabili degli interisti, Icardi su tutti.

A questo si aggiungono altri due/tre salvataggi dei difensori, con Lemos su tutti che toglie dalla testa di Mauro un gol praticamente fatto.

Mauro… no, di Mauro ne riparliamo nella pagella perché va approfondito a dovere.

Le partite, però, non si vincono con i numeri, con le occasioni da gol, con il possesso palla (non ho ancora guardato ma immagino 70% abbondante), con le statistiche: si vincono con i gol.

Per farli non c’è una regola, non esiste una formula magica… altrimenti segnerebbero tutti tanti gol. Aiuta, però, che non ci sia troppa confusione in campo e soprattutto che le occasioni che crei non siano sciupate nel peggiore dei modi.

Serve, e serve tanto, anche giocare tutti i minuti e non soltanto il secondo tempo: buttarne 45 minuti sotto ritmo e cominciare ad alzare il tono della partita solo dopo aver preso la prima sberla no, non aiuta a vincere le partite. Quale che sia l’avversario.

L’Inter, invece, non si è data una mano.

Anzi, se possibile si è complicata la vita giocando un primo tempo a ritmi da dopolavoristi, ed è il primo grande peccato mortale dopo aver visto l’atteggiamento contro l’Udinese, aggressivo sin dai primissimi minuti.

Non si è data una mano giocando con troppa confusione in campo, con poche idee e tanti errori individuali soprattutto di posizione, con troppe incomprensioni tra i calciatori costretti a improvvisare per la foga di dovere recuperare i primi 45 buttati.

Non si è data neanche una mano con un arbitro al di sotto della sufficienza, col grave difetto di cadere sempre nel tranello delle simulazioni del Sassuolo, come in occasoine dell’azione del gol, iniziata da un fallo inesistente di Brozovic che sfiora appena il giocatore nero-verde: nel video è chiaro che il tuffo viene ampiamente dopo il contatto e non è determinato da quest’ultimo.

Cosa aspettarsi da un arbitro che fino all’inizio di questa stagione aveva appena 7 presenze in A e nessuna (nessuna) sfida di livello alle spalle?

Dire, però, che è un abbaglio clamoroso non fermerà le orde di interisti che dirà “colpa nostra”. Che è, sì, colpa nostra, visto che su 700 parole ne ho dedicate sì e no 40 all’arbitro, però non lo prescrive il dottore che si debba giocare bene e segnare nei primi 5 minuti: è previsto da regolamento, invece, che si diano le sanzioni che ci sono.

Tant’è, di queste piccole e grandi storie sono disseminati i nostri campionati e questo non ne è esente.

Purtroppo non sono esenti da errori clamorosi, individuali e strategici, di mercato e di formazione, errori tecnici e tattici, in difesa e in attacco, tra i pali e sotto porta.

Alla fine siamo attaccati lì, sul filo di una flebilissima speranza che si chiama Zenga, che si chiama Crotone: se la Lazio non vince rimarrebbe l’ultima partita con la vittoria come solo risultato possibile per far scattare il vantaggio sugli scontri diretti.

Certo è che se l’Inter è questa, la Lazio può anche passeggiare a Crotone perché tanto a Roma non vincerebbe mai.

Nel caso in cui arrivasse il regalo dell’ultima chance, e laziali e romani ce ne hanno forniti a iosa quest’anno, ci vorrà qualcosa di più. E quello che abbiamo visto fino a oggi non basterà: bisognerà vedere qualcosa di più, qualcosa di veramente importante.

Sarebbe anche l’occasione per riparare quel senso di tradimento che si è attaccato all’interista sin dai primissimi minuti e non ha voluto saperne di andarsene: proprio oggi che si sperava in una prova di orgoglio, una di quelle giornate in cui ti aspetti di vedere un impegno diverso, che somigliasse a un vero attaccamento alla maglia.

Non questione di “impegno” o di “provarci”, perché quello c’è stato per un tempo abbondante. Ma crederci… crederci è una cosa diversa.

Pagelle

HANDANOVIC 5

L’insufficienza arriva perché sul secondo gol è troppo lento: prenderlo sul proprio palo è un’aggravante. Poteva pararlo? Era imparabile? Da quello che si vede dai replay sembra più la prima che la seconda.

Inoltre, su un’altra conclusione da fuori para come gli viene e mette in difficoltà difesa e Skriniar, regalando una chance a Berardi che spreca.

Incolpevole sul primo gol.

 

CANCELO 4

In parte ci sta, perché erano mesi che tirava la carretta senza sosta: ne ha giocate 14 di fila da titolare senza un minuto di riposo; se poi eccettuiamo la pausa in Inter-Crotone, se ne aggiungono altre due da 90 minuti.

Insomma, che abbia un calo fisico ci sta anche ed è naturale.

Peccato, però, che il grosso dei problemi li crei più per quella che sembra indolenza, soprattutto nella copertura del suo lato quando è lato debole e sul cambio di fronte.

Ma si vede che non è proprio al massimo livello: sale con estremo ritardo, recupera la posizione con fatica. Il linguaggio del corpo era chiaro e il Sassuolo dal suo lato ha sfondato con relativa facilità, soprattutto in ripartenza proprio perché i suoi rientri erano piuttosto naif, per dirla alla Mourinho.

Solo che questa Inter non ne può fare a meno perché la sua “regia laterale” è uno sfogo imprescindibile soprattutto in partite come questa, molto bloccate in mezzo.

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