San Walter Zenga da Milano e la lezione di interismo

E alla fine il regalo è arrivato.

Inatteso per tante ragioni anche se la logica voleva un altro genere di ragionamento, visto che il Milan aveva sofferto col Crotone a Milano, vinto la Roma ma con sofferenza (Alisson migliore in campo), fermate sia Inter che Juventus: da questo punto di vista niente da dire, certe partite evidentemente Zenga le preparata con un maggior puntiglio.

Il ragionamento avrebbe voluto una certa prudenza, viste anche le assenze laziali, ma tra una scaramanzia e l’altra era meglio non sperarci troppo… anche se adesso posso dirlo mandando a quel paese la scaramanzia: pochi minuti dopo il fischio finale della partita di ieri contro il Sassuolo ho mandato una richiesta di ferie per giorno 21, il lunedì… vada come vada sarà una giornata in cui si dovrà scrivere tanto, ma per essere così dovevamo avere fede in San Walter da Milano.

Per l’ennesima occasione in questa stagione, la Lazio regala ai nerazzurri la possibilità di sognare ancora il 4° posto, neutralizzando di fatto la figuraccia rimediata ieri contro il Sassuolo: se anche l’Inter avesse vinto a Milano, con il pareggio di oggi la squadra di Inzaghi avrebbe avuto, a parità di punti, il vantaggio della differenza reti.

Pertanto per l’Inter c’era e c’è una sola via d’uscita: la vittoria a Roma.

C’è chi la vede male, riesumando le memorie del 5 maggio, ma potrebbe anche essere un modo per chiudere il cerchio e scacciare i fantasmi del passato definitivamente.

Il paradosso di questa partita è che sin dall’uscita dei calendari era parso chiaro che sarebbe stata una partita decisiva, per un verso o per l’altro.

Una giornata che ha messo a tacere un po’ di polemiche pretestuose, come quelle dei laziali che hanno cominciato a frignare con l’hashtag più imbecille della storia calcistica italiana: #InterSassuoloAlBiscotto.

Loro, che con il Sassuolo ci hanno vinto 6-1 e 0-3 fondando la loro supremazia nella differenza reti proprio su questa sfida.

Loro, gli appecoronati (e scusate, non c’è altro modo di dirlo) alla Juventus, quelli che subiscono ogni anno eppure con i gobbi non fiatano mai, come nella stagione precedente con il rigore nettissimo di Asamoah che non è rigore solo per gli juventini (che però vorrebbero quello di Skriniar su Higuain, in confronto una carezza):

Loro, i laziali, quelli che hanno sbraitato di tutto per la partita dell’andata, in cui la lamentela era quella di un rigore tolto giustamente tramite Var, la cui colpa sarebbe stata quella di… toglierlo.

Con Inzaghi che ha avvelenato il post partita con parole fuori da ogni logica e da ogni regolamento:

al di là dell’episodio che lo si poteva togliere… senza la Var avremmo 7 punti in più, avremmo un’altra classifica. Perché un rigore con la Fiorentina al 94esimo, col Torino rigore netto… l’arbitro questa volta è stato richiamato, col Torino non è stato richiamato: oltre che non darci un rigore sullo 0-0 ci tolgono Immobile, probabilmente avremmo segnato e in 11 avremmo fatto 3 punti con il Torino…
Poi i due di stasera se l’arbitro come con il Torino non veniva richiamato, erano 7 punti in più.

Lo stesso Inzaghi che, però, di fronte a questo rigore clamoroso e sacrosanto sul quale il Var non ha funzionato, voluto funzionare, si è spento a comando come è capitato spesso nei confronti della Juve da novembre in poi…

…ecco, quello stesso Inzaghi che aveva ululato tutto il suo dolore per un rigore che non c’era ma che voleva a tutti i costi, diventa improvvisamente… agnello quando dovrebbe lamentarsi per quel rigore che è sacrosanto, solo che dall’altra parte c’è la sua Juventus:

Parlano loro, da schiavi dei gobbi, che tifano per loro perché sanno che non saranno mai un problema per il predominio bianconero: il nostro 4° posto diventa pericoloso per i bianconeri, mentre quello della Lazio serve solo per farli vivacchiare nel loro brodino di buoni risultati e affari d’oro.

Parlano loro che hanno “sputato” su De Vrij mentre oggi è stato decisivo per fermare il 3-1 del Crotone sulla linea (si ringrazia DonDiegoTheOne):

Parlano loro che oggi beneficiano di un rigore viziato da un fallo netto di Lulic nella riconquista della palla: si ricorda che il #Var può intervenire anche per verificare se l’azione d’attacco è iniziata con un fallo, così come avvenuto.

Si lamentano, i laziali, primi per rigori a favore in questa stagione (11) e nella precedente (14), che dal 2012 ha 1 rigore ogni 3,9 partite (statistica che non tiene conto di quest’ultimo rigore), nettamente prima, con l’Inter nelle ultimissime posizioni con 1 rigore ogni 8,33 partite

Certo, il giornalismo nostrano ha fatto di tutto per far passare il messaggio che, sì, la Lazio in realtà avrebbe meritato di più. Secondo quale concetto, però, non ce lo spiegano: una presunta superiorità dal punto di vista del gioco.

Purtroppo su questa vicenda ha abboccato anche una parte dell’interismo, che oggi da Walter Zenga prende una sonora lezione di quel che è davvero l’Interismo, con la I maiuscola: è non arrendersi mai, almeno finché non è detta l’ultima parola.

No, non è un caso che sia proprio lui a regalarci questa ultima settimana di possibilità che però c’è chi, tra gli interisti, chiama addirittura “agonia”.

L’Inter non meriterebbe questo 4° posto secondo alcuni,  e mi andrebbe bene se questo “qualcuno” fosse esclusivamente fuori dal mondo Inter, ma purtroppo non è così.

Si badi: il tweet è chiaramente sarcastico.

Non la meritiamo perché abbiamo Eder, mentre invece con Caicedo… hanno fatto 3 gol e 1 assist entrambi.

Non la meritiamo perché uno come Luis Alberto non ce l’abbiamo, ci troviamo solo Perisic: peccato che abbiano segnato entrambi 11 gol, con qualche assist in più per lo spagnolo che calcia anche le punizioni e i corner.

Ma Perisic non segna mai gol decisivi, è presente solo nelle goleade, mentre Luis Alberto segna in:

  • 4-1 al Milan;
  • doppietta 6-1 al Sassuolo;
  • 1-3 al Torino;
  • 2-5 alla Spal;
  • 5-1 al Chievo;
  • 6-2 al Benevento;

Ma Perisic per due mesi non ha giocato! Luis Alberto ha avuto le sue belle pause, come quella senza gol dal 24 gennaio al 31 marzo. Ma non voglio darvi una impressione sbagliata: prenderei Luis Alberto… ieri, non oggi né domani.

Ma la Lazio è stata più costante dell’Inter che per due mesi abbondanti ha fatto schifo…

Vero, l’Inter tra il 9 dicembre, sfida contro la Juventus, e fino all’1-1 contro il Crotone del 3 febbraio ha giocato male e realizzato pochissimo: 6 punti in 8 partite.

L’Inter in quel periodo ha dovuto affrontare Juventus, Lazio e Roma, mentre i biancocelesti hanno avuto i due periodi con all’interno prima Roma e Inter, poi Napoli e Juventus: la differenza è che l’Inter non ne ha persa neanche una, i laziali hanno pareggiato solo con i nerazzurri perdendo le altre tre.

Peccato che anche la Lazio abbia avuto le sue belle pause lunghe, come dal 18/11 sconfitta dalla Roma fino al pareggio proprio tra Inter e Lazio: 7 partite con 9 punti, o le tre sconfitte consecutive contro Milan, Genoa e Napoli: estendendo fino al Bologna sono 8 partite con 8 punti.

L’Inter contro le grandi non ha mai sbracato ed è stata sconfitta solo da Orsato nel big match contro la Juventus: la Lazio ne ha perse decisamente di più, con due capitomboli niente male contro il Napoli, entrambe perse per 4-1.

Ma la Lazio ha segnato di più… e l’Inter ha subito di meno, chi stabilisce cosa sia meglio e più meritevole?

L’Inter ha la seconda difesa della Serie A a pari merito con Napoli e Roma, 28 gol per tutt’e e tre, a -5 dalla Juventus: la Lazio ne ha subiti 46, è la decima difesa della Serie A.

La Lazio ha vinto di più fuori casa… e l’Inter di più in casa, chi stabilisce cosa sia meglio e più meritevole?

C’è qualche interista che ha persino trovato la “scusa arbitrale” a favore dei laziali, come se l’Inter non avesse subito arbitraggi scientificamente contro come abbiamo dimostrato decine di volte, subendo spesso gol su situazioni inventate dall’arbitro come nell’azione di ieri che ha portato al primo gol di Politano.

 

A fine anno faremo la conta delle nefandezze che in tv nessuno fa vedere, come la maglia di Perisic trattenuta contro il Sassuolo: in quante moviole l’avete vista? Nessuna, perché non interessa a nessuno: magari anche solo per dirvi che non era rigore eh, solo che è meglio non alimentare dubbi.

Insomma, per ogni ragionamento “pro Lazio” c’è un ragionamento “pro Inter”, e non pensiate che i laziali siano più felici di noi in quanto a gioco e personalità:

A questo punto della stagione avrà meritato chi saprà uscire dall’Olimpico da vittorioso, anche se il pareggio è risultato utile alla Lazio perché, inevitabilmente, qualcosa di più l’ha fatta per essere in vantaggio a questo punto.

“Qualcosa”, però, che non decreta assolutamente nulla dal punto di vista del merito.

E fa male vedere qualche interista persino dispiaciuto di questa ultima chance regalata per l’ultima partita della stagione.

Certo, si dovrà gestire tutto decisamente meglio, a partire dalla dirigenza che ha fatto troppi errori di comunicazione nel corso dell’anno, compresa quest’ultima settimana.

Come i servizi per “Inter Forever” o come la passerella con i bambini all’ingresso della partita di ieri. Va bene che era l’ultima partita in casa, ma non era il caso e a fine stagione dovrebbero cambiare molte cose, perché a quanto pare la società non ne sapeva nulla e quindi dovrebbe essere stata una scelta dei calciatori: allucinante se si pensa che non dovrebbero avere questa autonomia senza il terrore che gli si tranci le mani.

Giocatori che ancora non hanno vinto niente e che hanno tutto da dimostrare, nel momento topico della stagione, non possono pensare di fare di testa loro.

Spalletti ha provato a rintuzzare ma è un aspetto grave che va di pari passo con la sostituzione improvvisata di Icardi contro la Juventus, quando il designato era Perisic che, a sostituzione chiamata, ha comunicato di voler restare in campo.

Società, Spalletti e tifosi dovranno essere impeccabili per 7 giorni e poi accada quel che accada, pur sentendo forte l’esigenza di una tabula rasa su tante cose, a partire dalla dirigenza.

Alla fine della scorsa partita ho parlato di “cuore” e tra i lettori più attenti e che mi leggono da tempo c’è chi ha storto il naso, perché evidentemente hanno colto una apparente contraddizione.

Ho spesso scritto che quello del “cuore” è un argomento sopravvalutato moltissimo quando si parla di professionisti: perché è un argomento da tifoso, fatto dal tifoso per pretendere qualcosa di più dal professionista. Che quello sono, e quello devono fare: i professionisti.

E allora perché ho parlato di cuore? Perché vicino a certi traguardi entrano in gioco altri aspetti, anche di orgoglio personale se volete.

Se non lo volete chiamare “cuore”, chiamatelo “testa”, nel senso di voglia di metterci qualcosa di più… prendendo a esempio Rafinha.

Ecco, proprio lui ha dato due segnali, uno positivo e l’altro negativo: positivo perché ha mostrato di crederci fortemente, negativo perché il suo urlare “dai dai dai dai” aveva qualcosa del “disperato” perché evidentemente non vedeva attorno a sé la stessa rabbia, la stessa determinazione, la stessa ambizione.

Si deve ripartire da questo orgoglio, da questa ambizione, da questo desiderio di arrivare là dove vuoi arrivare, a prescindere dal fatto che qualcuno dica che lo meriti o meno: Rafinha fa il paio con la lezione di interismo di Walter Zenga.

E se non basta la lezione di Zenga, se non basta la lezione di Rafinha, usate allora lo “schema Mourinho”, sui calciatori e sui tifosi.

Perché, pare che sia vero, quelli del Sassuolo si sono inorgogliti per qualche articolo di giornale troppo “osé” sulle loro doti di scansatori professionisti. Evidentemente per certi giornalisti lo Scansuolo deve scansarsi solo quando serve alle squadre giuste, come abbiamo visto.

E allora Spalletti e la dirigenza potrebbero fare tesoro di certi titoli e certi giornali per ricordare ai calciatori quale sia, davvero, la squadra isolata e che non gode di alcuna protezione mediatica: magari un po’ di livore sportivo arriva anche alle teste dei nostri, visto che c’era chi già pasteggiava sul cadavere dell’Inter.

Andatevi a rileggere tutta la merda che ci è arrivata addosso tra il fischio finale di Inter-Sassuolo e l’inizio di Crotone-Lazio e poi vediamo se resistono ancora i discorsi sul presunto merito oppure se non vi viene voglia di azzannare qualcuno e portare a casa il risultato.

Perché questa non è, non più e/o non ancora, l’Inter dai sogni di grandeur, ma il tifo è ancora in gran parte quello e c’è un DNA da rispettare: fatevi spiegare cos’è da Walter Zenga.

 

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