Per l’Inter vale più di un 4° posto

Introduzione

È stata una stagione lunghissima, iniziata con molte perplessità, con molti tra tifosi e addetti ai lavori che davano l’Inter per sfavorita tra le “6 sorelle”, dopo un mercato ritenuto poco più che sufficiente, in qualche caso buono (vedi Gazzetta dello Sport) ma non al punto da chiudere il gap con le altre: l’Inter è comunque arrivata settima l’anno scorso, dietro persino all’Atalanta (quarta), con 8 punti di distacco dalla Lazio e dietro al Milan dell’Adesso Passiamo Alle Cose Formali Show, dato universalmente come favorito per lo scudetto da parte di tutti i media e gli esperti del settore.

Eppure, nonostante questo, da più parti si vocifera di fallimento a prescindere, persino colpevolezza per essere arrivati a giocarsi la stagione nell’ultima partita stagionale.

Per come è andata la stagione, certo, l’impressione è che non arrivare quarti sarebbe un delitto… e anche qui, nonostante da più parti la vulgata interpretazione del campionato dica una cosa che ai più appare inoppugnabile: la Lazio merita più dell’Inter.

La cosa che spiace di più è che c’è una fronda consistente del tifo interista che ha sposato questa linea, anzi, quella più estrema: perché non è la Lazio a meritare la Champions, ma l’Inter a non meritarla!

Così, presi a caso, almeno non sbucano fuori quelli che “dimostrami che il tifoso interista…“, senza esagerare e prendendo soltanto gli utenti “normali”, perché se prendiamo giornalisti, gente più “in vista”, interisti e non, sarebbe una tragedia:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Purtroppo l’Inter ha avuto una sfortuna cronica… che poi non è una sfortuna ma una precisa scelta che il mondo Inter ha subito: nei suoi periodi peggiori sono sempre emersi personaggi che sulle sconfitte dell’Inter hanno spesso costruito la loro trasversale simpatia e quache fetta di popolarità in più.

È una sindrome, chiamatela Severgninite spastica o Fiorellite acuta, ma è appurato che spalare merda sull’Inter rende decisamente di più che difenderla. Senza offese per nessuno eh.

Beninteso, non è una questione che nasce per forza con l’Inter: c’è una fetta d’Italia che sente il bisogno di essere british, ha una sofferenza interiore insopportabile nell’essere nati a Catania o Crema piuttosto che a Manchester o Londra. Atteggiamento radical chic, dall’aria da salotto buono, come di chi comunque la sa più lunga di tutti nonostante molte delle cose scritte e dette non sarebbero proprio il massimo della aderenza ai fatti… ma non mi voglio dilungare troppo.

Ecco, questa fetta d’Italia vuole emancipare la propria sofferenza manifestando una condizione di superiorità intellettuale tramite una fisica e implicita inferiorità a prescindere, una ammissione che possa aiutarla a essere accettata, benvoluta: una sorta di “facciamo schifo ma io sono intelligente e meriterei di stare tra voi“.

 

L’Inter ha troppa parte di questa fetta d’Italia e Severgnini è solo la punta dell’iceberg, di quelli che ogni tanto si sente in diritto di dare un colpo al cerchio e uno alla botte: una volta la botta all’Inter, un’altra fare l’occhiolino all’avversario che ti bullizza al bar mentre stai prendendo il caffè, cosa che te lo fa digerire davvero male… e a quel punto è meglio andare protetti dal sorriso d’ordinanza e battuta preventiva, così fai sorridere i bulli e te la scansi con un benevolo scapaccione e magari anche il caffè offerto.

Poi succede che arriva il momento in cui potresti anche prenderti qualche rivincita ma il terrore di essere bullizzato il doppio nella successiva tornata è troppo forte, così elabori il tuo lutto interiore con una sorta di vicinanza emotiva che non esiste né in cielo né in terra ma solo nella tua necessità di approvazione da parte del bullo:

Esultare per il passo falso dell’avversario fa parte del gioco tribale del tifo. Ma dev’essere un sentimento, non un rituale. E i sentimenti ci sorprendono sempre. Il sottoscritto, nerazzurro passionale, ci è rimasto male, mercoledì sera. Quel rigore si poteva dare o non dare. Concederlo all’ultimo minuto di una partita così — la Juve in vantaggio di tre gol in casa dei campioni d’Europa — era sgradevole. Peggio: crudele. Mi sono messo nei panni degli amici juventini, ho pensato cos’avrei provato se fosse accaduto all’Inter: e mi è dispiaciuto per loro.

[…]

Il calcio è una forma di allenamento alla vita. Ma nella vita ci sono sconfitte e sconfitte. Quella di Madrid è stata crudele: e festeggiare una crudeltà non si può.

Vaffanculo Severgnini: io ho ballato come un ossesso e ogni volta che qualcuno parla di “7° consecutivo” mi sganascio dalle risate perché penso alle finali perse. Ricordatelo questo legame calcio-vita perché lo ritroviamo più tardi.

Gli esempi della emancipazione da sconfitta sono innumerevoli: quale modo migliore per non subirla se non proprio anticipare tutti con una bella battuta autoironica? Poi però Severgnini lo trovi ovunque ci sia il nome “Inter”.

 

 

L’esempio massimo di questa sindrome ce l’ha data il famigerato “Bambino Filippo“, figura che diventa apicale proprio perché giovanissima e quindi dalle reazioni molto più istintive, un’entità diventata soprannaturale per qualche tempo, citata su tutti i giornali come l’esempio dell’interista sfigato che ride di sé stesso per non farsi bullizzare:

Potete vincere? Altrimenti a scuola mi prendono in giro! Grazie, Filippo.

Ecco, il “Bambino Filippo” (cognome e nome, ormai ha smesso di essere quel ragazzo), invece che essere metaforicamente soppresso (oh, ho sottolineato l’avverbio, altrimenti mi arrivano le mail come arrivavano accaduto a Sorella Baderla) , è stato persino portato dalla squadra alla Pinetina: la sublimazione dell’interista sfigato in istituzione.

Di quelli che consente a chiunque, ma davvero a chiunque, compreso chi dovrebbe avere la dignità di tacere con occhi vergognosi e bassi, di parlare e fare tweet pseudo-simpatici solo per blandire quella parte d’Italia avversa all’Inter, anche se questo sottoinsieme talvolta sfocia nel mondo-Inter:

Rendiamoci conto che questo Sabatini qui sopra ha lavorato nell’Inter… ma tant’è, ci ha lavorato anche Fassone e alla sola idea faccio fatica a tenere insieme tutti gli atomi del mio corpo.

Nel corso degli anni mi sono spesso confrontato con tanti su questa faccenda e tempo fa, con l’amico Stefano Massaron, ci siamo detti che non c’è altra possibilità: si tratta di una sindrome, che poi ha delle diramazioni non indifferenti su tutti gli aspetti del calcio. Magari un giorno ripesco l’articolo epico di Massaron e ve lo ripropongo.

Uno di questi è la pervicace ostinazione non solo nel difendere l’operato degli arbitri contro l’Inter, ma persino di ribaltare la responsabilità e far diventare l’Inter colpevole di “non essere più forte di queste cose“.

Colpevolezza che, si sa, è solo ed unicamente dell’Inter, l’unica squadra sulla faccia della Terra a dover battere anche gli arbitri; colpevolezza che sarebbe stato oggetto di un clamoroso “eureka!” da parte di Alfred Jarry o Samuel Beckett, visto che fa nascere discorsi surreali sia nella vita reale che sui social:

Il fallo di Brozovic da cui parte il vantaggio del Sassuolo non c’è! Però Brozovic è stupido a metterci il piede.

Ma vola lui eh, guardalo, cade un secondo dopo… ma Brozovic doveva essere più intelligente.

Sì ma non lo tocca! Ma lui sa che queste cose ce le fischiano contro sempre.

Come se si dovesse subire a prescindere, in silenzio: perché è giusto così.

E essere comunque più grandi di questa merda.

Oppure…

Dannazione, la Juventus avrebbe dovuto chiudere in 9, l’arbitraggio di Orsato è stato indegno…

Sì ma non puoi togliere Icardi e fare entrare Santon.

Ma capisci che in una situazione normale non saresti arrivato alla necessità di sostituire chicchessia al 39esimo del secondo tempo?

Una grande squadra non gestisce così il risultato.

Ma ti rendi conto che hai assistito a una cosa che sport non è?

E di Handanovic? Vogliamo parlare di Handanovic che sta fermo?

E via dicendo.

Ah, tra l’altro Orsato ha arbitrato così tanto bene Inter-Juventus che ha “solo” ricevuto la vacanza-premio (Dubai, Qatar Super League): non ha più arbitrato in Serie A nonostante non vada ai mondiali come arbitro ma come Var.

Così succede che per Lazio-Inter la designazione è ancora una volta chirurgica, me ne lamento e devo sorbirmi, per l’ennesima volta, l’accusa di complottista. Ci sta, mi adeguo e vado avanti.

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