Quanta ingiustificata idolatria! Allegri da 6–, all’Italia serve altro

Introduzione

Perché un sito interista deve scrivere di Allegri? Intanto perché abbiamo parlato sempre di calcio in maniera trasversale (vedi approfondimento sul Milan), e forse anche perché ha qualche sassolino da togliersi (in realtà sono tantissimi, ma non basterebbe una vita per scriverne) e ogni tanto ricorda di poterlo e doverlo fare. Quindi non commentate questo articolo se non lo leggete tutto, perché il finale vale più di tutto il resto!

Il campionato è finito, la Juventus ha vinto il suo 7° titolo consecutivo e il giornalismo italiano si è sperticato le mani nell’applauso Massimiliano Allegri,  molti di questi volontari, altri invece chiesti a comando dallo stesso tecnico juventino.

In troppi, però, dimenticando di fare qualche considerazione seria sulla “situazione tecnica” del calcio italiano.

È stato un anno mediocre sotto tanti punti di vista, con un gap accresciuto tra grandi e piccole (raramente così lungo il treno salvezza), con la faccia in Europa salvata praticamente solo dalla Roma di Di Francesco (vittima però anche dei propri suicidi tattici) e con l’ennesima clamorosa conferma che l’Italia, fuori dai mondiali, conta quasi più nulla nel mondo del calcio: il fin troppo scontato campionato in Italia è solo uno degli aspetti di un malanno che ormai è malattia.

Anche dal punto di vista tecnico è stato un anno piuttosto noioso: a parte il Napoli che ha confermato sé stesso, a parte la follia della Lazio (anche se troppo concentrata in poche partite), quasi nulla che valga la pena di essere ricordato a lungo.

La novità maggiore era data dalla… Juventus, che ha fatto un mercato sontuosissimo, si è dotata sostanzialmente di due squadre perfettamente sovrapponibili, con 20 calciatori sopra i 1.000 minuti e i soli Sturaro e Bentancur rimasti ai margini per qualche spicciolo: 983’ e 947’. Di fatto 22 titolari possibili.

Solo che questa squadra non ha fatto né più né meglio delle precedenti, fermandosi sostanzialmente ai risultati di Conte al secondo anno, ma con molti milioni in più spesi e una squadra decisamente diversa: là dove c’erano i De Ceglie, i Padoin, i Marrone, i Giaccherini, i Matri, i Vucinic, i Quagliarella, i Caceres, i Giovinco e i Peluso (in totale fanno oltre 15.100 minuti in stagione), oggi ci sono Douglas Costa, Cuadrado, Asamoah e compagnia cantante fino al reietto Marchisio.

Una squadra che può lasciare in panchina gente come Douglas Costa, Dybala e Mandzukic ma avere comunque fuoco a sufficienza per primeggiare in Italia.

Dal punto dei vista dei risultati, dunque, Allegri è arrivato a mala pena al minimo sindacale, solo che nessuno glielo dice: lui, tutto impettito, va in tv e pretende che gli si faccia l’applauso quando invece l’obiettivo conclamato è sempre stata la Champions League.

Peggio, decisamente peggio, stiamo dal punto di vista del gioco.

La Juventus ha riempito trasmissioni tv e pagine di giornali di polemiche su Var; Marotta ha parlato come se fosse lui il DG o l’AD del Sassuolo nei casi Politano e Berardi; spesso si è assistituo a veleni e battute che hanno portato il calcio al solito punto di non ritorno: il calcio italiano spaccato tra chi è juventino e chi odia la Juventus.

La zona grigia quasi non esiste.

Ma questo non è sostanza, è contorno, accessorio, colore.

Uno dei pregi riconosciuti dai più a Allegri è che parla spesso chiaro, sembra dire come stanno le cose, e nemmeno è sempre vero… ma anche se fosse, non è un professore universitario, un politico, o un conduttore tv, nel suo mestiere non è centrale, non è decisivo ciò che dice.

Che gli si faccia l’applauso o meno.

Un allenatore come Allegri, ormai uno dei più famosi nel mondo, che certa (pronissima) stampa italiana ha addirittura festeggiato anzitempo come il migliore di tutti… apro una parentesi, sì, di tutti: migliore di Mourinho, di Conte, di Guardiola, di Ancelotti, di Simeone, di Zidane e chiudo la parentesi… dicevamo che un allenatore come lui, il più pagato della Serie A, tra i più ricchi in Europa e uno dei più corteggiati al di là delle Alpi (almeno così ci dicono), avrebbe dovuto portare grandi risultati e soprattutto gioco, spettacolo, novità, coraggio, divertimento, entusiasmo, gioia di andare allo stadio.

(da notare l’assenza di Zidane…)

Quello di cui siamo certi è questo: non è riuscito in niente di tutto questo.

La sua Juventus è una grande macchina da guerra (solo in Italia, tra l’altro), è arcigna, macina punti e avversari, certo… anche se in qualche caso ci sarebbe da discutere come, ma tant’è, i numeri sono lì e hai voglia di fare dietrologia: solo che non ha divertito per niente, praticamente mai fatto spettacolo o suscitato entusiasmi.

Contro il Napoli ha scritto, sul campo, l’epitome del suo calcio e della sua Juventus: una bruttezza rara, talmente specifica da essere indescrivibile.

E avere avuto a disposizione grandissimi giocatori (migliori, come dice lui… tra l’altro senza contare che ne vuole pure degli altri per la prossima stagione!) a questo punto diventa quasi un’aggravante.

Anche se l’aggravante peggiore, quella che lo lascia senza appello, è quella di avere nettamente perso il confronto con il più umile Maurizio Sarri, profeta del bel gioco, della novità, unico vero esempio da seguire nel calcio italiano.

Allegri messo accanto a Sarri ti suscita una sola esclamazione: ma che schifezza!

Che l’allenatore bianconero sia anche un grande personaggio, intelligente e anche furbo quel che serve, nessuno lo mette in dubbio ma essersi inventati persino la Allegrimania, fatto… allegramente dai media nostrani, è esercizio di stupidità fuori luogo, dannosa, condannabile perché è una idolatria fine a sé stessa: sarà facile dimenticarlo non appena varcati i confini, l’esempio dell’idolatria a Conte (durata giusto qualche mesetto) è lì a ricordarci di che pasta è fatto l’amore dei media nostrani, e soprattutto a cosa è dovuto.

Ecco, questa beatificazione di Allegri, intesa non solo come personaggio ma anche e soprattutto come allenatore, a noi Italia, al calcio italiano intendo, non ci fa fare alcun passo avanti: ed è uno dei difetti principali dell’intero calcio italiano.

Per carità, Allegri non è mai stato un grande profeta del calcio-spettacolo, gli osservatori del football se ne erano accorti già da tempo, ma basta andare a rileggere gli articoli pre-finale dell’anno scorso per capire che i media ci hanno pestato i maroni sull’argomento: ci hanno illusi, lui e i media, e se ne è anche approfittato per strappare una patente di profeta.

Se non ve lo ricordate, ecco a Voi il compendio perfetto:

Real Madrid – Juventus: ecco perché stiamo godendo

Quella stessa patente di profeta che gli consente di andare in conferenza stampa e dire: alzatevi in piedi e applauditemi.

Nella sostanza, Allegri è arrivato a mala pena alla sufficienza, 6– stiracchiato.

Per quel che ci si aspettava da un fenomeno come lui, non ha portato nulla di eccezionale o profetico o rivoluzionario nel calcio nostrano, che pure ne aveva molto bisogno.

E quest’anno neppure una finale per giustificare milioni su milioni spesi per arrivare agli stessi risultati di Conte con Giaccherini, Matri, Quagliarella, Caceres e Giovinco.

Forse il prossimo anno cambierà, forse ci farà vedere qualcosa di grandioso, ma finora… Questa purtroppo è la realtà. E noi siamo qui per raccontare l’oggi, non certo per inventare futuri grandiosi e profetizzare di sorpassi che non avverranno mai.

Le ultime giornate di campionato sono state sintomatiche della realtà del calcio italiano.

Dell’Inter, come sapete, ne parleremo a parte.

Il Milan è stato festeggiato dai più, nonostante abbia speso 200 e più milioni, nonostante fosse tra le candidatissime per lo scudetto.

Il Napoli si è afflosciato nel momento peggiore, ovvero dalla partita contro la Roma in poi: 12 partite e 22 punti, una media di 1,83 a partita che diventa 1,6 a partita, 16 punti, se consideriamo solo le ultime 10.

La Roma ha raccolto quanto di buono fatto a inizio campionato e raccolto il suo 8° 1-0, a dispetto della sbandierata, e falsissima, devianza zemaniana di Di Francesco, vista solo in Champions League e, purtroppo per la Roma, solo nella versione peggiore.

La Lazio più che afflosciata, peggio che il Napoli: 12 partite e 20 punti parlano di un finale di stagione inadeguato che abbatte ogni forma di “meritare la Champions” che i giornalisti amano ascrivere ai biancocelesti a dispetto dei risultati.

Questo è sintomo di uno schiacciamento della qualità verso il basso, è sintomo che l’apporto di tanti campioni è spesso più di nome che di fatto. Abbiamo tanti buoni allenatori – lo abbiamo detto – in squadre come Sampdoria, Genoa o Atalanta, ma non possono essere loro a dettare la rotta del calcio italiano.

Non storcete il naso: il dominio Juventus è la testimonianza dello stato agonizzante del calcio italiano, lascio a voi il giudizio su quale sia la causa e quale l’effetto.

Se prendiamo, per esempio, l’ultimo periodo “normale” dei bianconeri in Italia, ovvero dalla stagione 1986-87 fino alla 2000-2001 (la Juventus vince la Serie A solo 3 volte) , l’Italia ha espresso uno dei suoi periodi più scintillanti in Europa, forse il migliore in assoluto:

  • 1988-89 Milan vince la Coppa dei Campioni, Napoli vince la Coppa Uefa, Sampdoria finalista di Coppa delle Coppe;
  • 1989-90 Juventus vince la Coppa Uefa, finale contro la Fiorentina, Sampdoria vince la Coppa delle Coppe;
  • 1990-91 in Coppa Uefa altra finale tutta italiana tra Inter, vincitrice, e Roma; Juventus semifinalista di Coppa delle Coppe;
  • 1991-92 Sampdoria finalista Coppa dei Campioni, Torino finalista di Coppa Uefa e Genoa semifinalista;
  • 1992-93 Milan finalista di Champions League, Juventus vince la Coppa Uefa, il Parma vince la Coppa delle Coppe;
  • 1993-94 Milan vince la Champions League, Inter vince la Coppa Uefa, Cagliari semifinalista; Parma finalista di Coppa delle Coppe;
  • 1994-95 Milan finalista di Champions League, in Coppa Uefa finale tutta italiana tra Parma, vincitrice, e Juventus; Sampdoria semifinalista di Coppa delle Coppe;
  • 1995-96 Juventus vince la Champions League;
  • 1996-97 Juventus finalista di Champions League, Inter finalista di Coppa Uefa; Fiorentina semifinalista di Coppa delle Coppe;
  • 1997-98 Juventus finalista di Champions League, in Coppa Uefa finale tutta italiana tra Inter, vincitrice, e Lazio; Vicenza semifinalista di Coppa delle Coppe;
  • 1998-99 Parma vince la Coppa Uefa, Juventus semifinalista di Champions League; Lazio vince la Coppa delle Coppe;

Stiamo parlando di 14 titoli europei, con 14 secondi posti, qualche fermata alle semifinali, condendo tutto con 6 Supercoppe Uefa: Milan (89,90 e 94), Parma (93), Juventus (96) e Lazio (99).

In 15 anni.

Loading Disqus Comments ...