La bufalona di #Icardi alla #Juventus, operazione infattibile, suicida

Introduzione

Abbiamo cominciato e siamo solo nelle ultime due settimane di maggio: ho proprio impressione che questa sessione di mercato potrebbe essere la più lunga, estenuante, difficile, indigeribile e da vivere in apnea fino al 1° Settembre 19 agosto.

L’alternativa è quella di non leggere nulla di nulla e lasciare che tutto fluisca finché non si chiuderà il mercato.

Partiamo da un presupposto: quando c’è una notizia che fa rumore, fate come Pollicino o Hansel e Gretel: seguite le molliche di pane e vedete dove vi porta. Insomma, spesso le notizie giornalistiche possono essere interpretate anche solo guardando chi è il latore delle stesse…

Se avete qualche dubbio sulle possibili affinità, vicinanze, simpatie di qualche giornalista coinvolto nella vicenda, fate un giro su Google e cercate le parole “Spalletti” “Gianni Brera”, così vi faccio saltare le mollichine, non sia mai che qualche uccello affamato le abbia divorate tutte.

Basterebbe già questo per capire che non si tratta solo di bufala ma di vera e propria opera di disturbo “pro domo sua”.

Niente di più, niente di meno.

Facciamo finta, però, che ci sia un fondo di verità: ovvero che l’Inter possa in qualche modo pensarci.

Primo ostacolo: la clausola rescissoria valida solo per l’estero, ovvero il prezzo non è più di 110 milioni: il prezzo lo farebbe l’Inter.

Facciamo finta, per un istante, che gli straordinari legali della Juventus, quelli che le hanno fatto vincere la causa contro la FIGC… ah no, scusate… dicevamo, gli splendidi legali della Juve dimostrino che la clausola valga anche per l’Italia.

La Juventus dovrebbe pagare 110 milioni all’Inter che, di certo, non accetterebbe contropartite se non plurime, ma non solo Higuain. Probabilmente Higuain è uno di quelli meno interessanti per l’Inter, ed è il motivo per cui approfondiamo l’argomento.

Chi ci legge da tempo è decisamente informato sulla questione, ma visto che l’argomento è caldissimo credo sia utile fare un riepilogo veloce: lo facciamo una volta, definitivamente, dopo di che useremo questo come referenza per il futuro.

Bilancio for dummies from a dummy

Argomento spinoso per chi non ha mai masticato contabilità. Proviamo a essere semplici e rapidi per quel che è possibile, anche se in questo caso ci si perde sempre un po’ tra la necessità di esattezza e quella della comprensibilità: mi si perdoni dall’una e dall’altra parte.

Il bilancio d’esercizio di una società (non solo di calcio) è formato da diversi documenti, anche se quelli che ci interessano sono due: Stato Patrimoniale e Conto Economico.

Il primo “fotografa” la situazione finanziario/patrimoniale di un’azienda a una determinata data, in questo caso a fine anno contabile: per le società “normali” è il 31/12, per le società di calcio è il 30/06.

Cosa ci va a finire dentro? Semplificando al massimo, i debiti e i crediti, il capitale sociale, le riserve e i fondi, le disponibilità (di cassa, bancari, azionarie etc…) e quelle che si chiamano “immobilizzazioni“: tenete a mente questo termine che è importante e ci torniamo fra un paio di paragrafi.

Il “Conto Economico“, invece, è il documento che illustra il risultato economico di gestione, dato che vi affluiscono, anche qui semplificando il concetto, i costi e i ricavi relativi relativi all’esercizio in corso (il termine esatto è “di competenza dell’esercizio“).

Per semplificazione, parleremo di “effetti finanziari” quando riguardano lo Stato Patrimoniale e di “effetti economici” quando riguardano il Conto Economico.

Facciamo subito un esempio per distinguere cosa è finanziario e cosa è economico.

L’Inter ha acquistato Vecino per 24 milioni, iva esclusa: l’accordo prevede il pagamento in due rate annuali, contratto di 4 anni per un ingaggio da 5 lordi annui. Questa formula in realtà genera una serie di scritture contabili.

Ora userò un sacco di virgolette perché serve più a farmi capire anche se i puristi potrebbero storcere il naso.

La prima, di soli effetti “finanziari” (quindi Stato Patrimoniale): dal lato dei “crediti”, va il valore di Vecino a 24 milioni (“crediti” tra virgolette perché è quello che si chiama “costo storico”, ed è una voce attiva dello Stato Patrimoniale), più 5,28 milioni di Iva (credito vero, senza virgolette: quando compri l’Iva è a credito, quando vendi è a debito); dal lato dei debiti (senza virgolette, sono veri debiti) verso la Fiorentina per 24 milioni + 5,28 di Iva, totale 29,28. L’iva per le aziende è quella che si definisce una “partita di giro”, quindi considerate il costo di Vecino che inseriamo inizialmente a 24.

Perché parlo di “costi” nonostante sia “Stato Patrimoniale”: ma non era roba da “Conto Economico”?

Non nei casi in cui i costi si riferiscono a beni che hanno utilità per più anni.

Semplificando: se producete cinture di cuoio, la materia prima, il cuoio, finisce nel Conto Economico, costo dell’anno; se acquistate un macchinario per lavorare il cuoio, questo finisce nello Stato Patrimoniale tra le immobilizzazioni. Se fate il rappresentante, l’auto che acquistate durerà per più anni, quindi si dovrà ammortizzare, è una immobilizzazione: la benzina, invece, sarà un costo di esercizio.

I costi che hanno una utilità pluriennale, quindi, diventano “immobilizzazioni”, sono patrimonio dell’azienda, e inizialmente confluiscono nello Stato Patrimoniale.

Ma se rimane nello Stato Patrimoniale non rientra nelle voci che generano il risultato di gestione, ovvero l’utile o la perdita dell’esercizio, giusto? Se rimanesse lì sì, ma non rimane lì.

Per fare sì che il loro “peso” si distribuisca sugli anni di  utilità del bene, entra in gioco il concetto di ammortamento: il costo storico dell’immobilizzazione, infatti, viene “decurtata” ogni anno a fine anno di una quota, generalmente costante, che è chiamata ammortamento.

Come avete visto, nella prima scrittura contabile non c’è accenno a pagamenti: questi hanno solo effetti “finanziari” (quindi che afferiscono allo Stato Patrimoniale), con la diminuzione del debito verso la Fiorentina e l’uscita dal conto bancario interessato.

Fine della prima parte.

A fine anno si procede con quelle che si chiamano “scritture di rettifica” che servono per imputare correttamente i costi. Provate a pensare agli esercizi contabili come soggetti distinti e separati, su ciascuno dei quali devono gravare i costi di competenza.

Io, ilMalpensante, sono l’anno 2018, mentre tu, che mi stai leggendo, sei l’anno 2019.

Si stipula un’assicurazione auto che parte dal 1° settembre 2018 e scade il 31 agosto 2019: a te seccherebbe pagare 4 mesi di mia competenza, a me seccherebbe pagare i tuoi 8. Ecco che arrivano in soccorso le scritture di assestamento (nel caso specifico si parla di ratei o risconti, non complichiamoci la vita però): il 2018 deve sostenere un costo reale di 4 mesi, da settembre a dicembre, mentre il 2018 di 8 mesi, da gennaio a tutto agosto. Indipendentemente dal momento in cui avviene il pagamento, ovviamente.

(continua a pagina 2)

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