#Inter, promossi e bocciati: le pagelle di fine anno (cap. 1)

Introduzione

Le pagelle sono una cosa serissima.

Non si tratta di individuare i buoni e i cattivi, setacciare le prestazioni alla ricerca della condanna forcaiola degli hater o della redenzione dei tifosi appassionati: le pagelle aiutano a capire, nel dettaglio, come si muove o si è mossa una squadra; se c’è stato un inceppamento singolo, di reparto, di squadra o concettuale/tattico; aiutano, insomma, ad avere un quadro della situazione più chiaro.

Per questa ragione, in questo anno, ho deciso di cambiare le abitudini della scorsa e fatto un approfondimento tattico affiancato alle pagelle che, così, diventano approfondimento individuale in sé.

E, a fine anno, sorpresa delle sorprese, mi hanno aiutato ad avere un quadro molto più chiaro della situazione.

Perché ammetto che ho avuto ben più di una sorpresa rileggendo tutte le pagelle della stagione. Da qui la decisione di fare un pagellone diverso, diviso a puntate, che parli nel dettaglio di ogni singolo calciatore, evidenziando pregi e difetti, variazioni tecniche e tattiche (là dove ci sono state), che parli di gesti tecnici, di prestazioni.

Il pagellone, quindi, avrà una duplice funzionalità: guardare al quadro generale, con una valutazione avulsa dalle singole partite, e nello specifico, con una media aritmetica delle prestazioni, che poi saranno valutate nello specifico.

Ovviamente sarà a puntate, oggi ci occupiamo della squadra in generale.

INTER 7+

Il voto iniziale non può non partire dalla squadra in generale.

Dopo la partita con la Lazio si sono visti si soliti estremismi. Da una parte c’era chi, come me, festeggiava come un ossesso, dall’altra chi ha, sì, festeggiato ma puntando il dito contro il “brodino caldo” con il refrain “non si può festeggiare un 4° posto come uno scudetto“.

A questi ultimi va riconosciuta la fondatezza del ragionamento in senso assoluto, ai primi nello specifico, perché l’Inter veniva da 7 anni terribili sotto molti punti di vista: una squadra sparita dai radar del grande calcio, di quello che conta, con tutto quello che ne consegue, compresa assenza totale di appetibilità verso grandi calciatori sani e nel pieno della loro carriera.

L’Inter di oggi, ricordiamocelo sempre perché altrimenti non ne usciamo più, non è più né l’Inter dei Moratti, primo e secondo: quello che per noi è palmares, blasone, orgoglio etc…, nella realtà contano relativamente e, in quella “aumentata” dai social, il rischio di defilarsi, o addirittura sparire, non è così impensabile, per nessuno.

L’altro giorno parlavo con un lettore ed è venuto fuori un nome, quello dell’Aston Villa, società prestigiosa che ha in bacheca anche una Coppa dei Campioni e che adesso è in Serie B: nonostante tutto ha 1,14 milioni di follower su Twitter e 2,6 su Facebook; l’Inter ne ha 1,6 sul primo, 9,9 nel secondo. Numeri cresciuti esponenzialmente (quasi 4 milioni di follower guadagnati da ottobre a oggi!) grazie all’apporto di Suning e al suo legame con la Cina, ma soprattutto al lavoro incredibile, per qualità e quantità, che ha caratterizzato i social negli ultimi mesi. Sotto questo aspetto c’è stata troppa sottovalutazione da parte di molti tifosi: il calcio, se ancora non lo aveste capito, ormai si gioca a 360° e non solo sul campo, ogni tassello aiuta agli obiettivi di (quantomeno) medio termine.

A brevissimo l’Inter pubblicherà il film della stagione: ho letto risposte ai limiti del delirio sotto il tweet originale, nonché su Facebook. Evidentemente c’è una parte di tifo che non ha capito che il calcio è cambiato e che questo genere di contenuti diventa fondamentale per diventare appetibili all’estero sotto molte forme e agli occhi di soggetti diversi.

Nell’ambito della crescita social, la qualificazione in Champions ha pesato moltissimo, chiaramente, ma il lavoro sui social è stato imponente, importante, di grandissima qualità. Questo per dire che l’accoppiata lavoro e risultati vale, nel contesto di oggi, sempre e comunque più di qualunque blasone.

Quindi, sì, festeggiare è stato non solo un atto liberatorio, ma doveroso perché col blasone oggi ci fai piuttosto poco se non sei comunque nel calcio che conta: la partita con la Lazio restituisce l’Inter al calcio che le spetta.

Il voto poteva essere più alto, al tempo stesso più basso.

Più alto se in relazione alle aspettative generali da parte dei media. A inizio anno sembrava un percorso già tracciato, trama già scritta: Juventus, Napoli, Roma e Milan per le prime posizioni, Inter e Lazio come outsider, ma comunque destinate ai piazzamenti da “contentino”. Questo era e avere messo il Milan alle spalle, così come la Lazio, e al contempo avere tenuto il ritmo di Napoli e Juventus per tre mesi abbondanti, lottando ad armi pari con la Roma, è uno dei tanti segni di una squadra che probabilmente è andata più in là delle proprie possibilità.

Voto più basso se, invece, si guarda a come si è svolto il campionato.

Non si tratta di quei famosi “2 mesi” in cui l’Inter sembrava sparita: non solo in quei due mesi ci sono sfide contro squadre impegnative come Juventus, Lazio e Roma (su tutte), ma anche la Lazio ha avuto ben due periodi neri, come abbiamo visto nell’approfondimento pre-sfida finale; così anche la Roma:

  • tra il 26/11/17 e il 28-01/18, periodo di due mesi, la Roma ha giocato 9 partite, vincendone 2, pareggiandone 4 e perdendone 3, realizzando 10 punti, con una media di 1,11 a partita;
  • se vogliamo essere anche più “buoni” e estendere il periodo di un altro mese, le vittorie diventano 5, pareggi 4, sconfitte 4: 13 partite con 19 punti, ovvero 1,46 punti a partita.

Questo per dire che per arrivare terzi o quarti devi avere delle pause, magari anche lunghe: senza pause lotteresti per il campionato, obiettivo oggettivamente fuori dalla portata di questa rosa e che, per fortuna, su questo sito non c’è mai stata la tentazione neanche di nominarlo.

La cosa fondamentale, però, è comprendere che questa squadra ha reagito nei momenti in cui doveva farlo, non in tutti ma almeno in contesti altamente competitivi, come contro la Roma all’andata o contro la Lazio al ritorno, o come contro la Juventus al ritorno.

Prendete la Lazio, che ha perso tutto nel breve volgere di 10 minuti, come fa notare giustamente il nostro Max Solano:

Tra l’altro, almeno con l’Inter, sbagliando clamorosamente il cambio decisivo, mentre Spalletti le azzeccava tutte.

Il voto, comunque, rimane alto, a prescindere da cali o meno, perché l’Inter raggiunge un risultato che non era “il minimo”, come l’hanno fatto passare molti media, che però nel finale parlavano di “festa Milan”, come se fare lo stesso risultato dell’anno scorso, con in più 220 milioni di mercato, fosse roba passabile per buona.

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