#SheffieldInter ci dice finalmente qualcosa

Credo che ci siano poche cose più noiose del calcio estivo, soprattutto se giocato da squadre, o almeno una delle due, che è nella sua prima fase di preparazione, quella che generalmente ha il potere di appiattire le prestazioni, imballare le gambe, annebbiare le idee, rendere tutto terribilmente monotono se non fosse per il pericolo di infortuni che possono anche condizionare la prima parte di stagione.

Quindi ammetto la mia colpa: se c’è una cosa che guardo mal volentieri è proprio il calcio estivo. Se viene dopo i mondiali poi…

Sheffield-Inter, però, aveva un “profumo” diverso rispetto alle altre uscite nerazzurre: con Lugano e Sion non ho neanche letto i resoconti, la partita con lo Zenit vista con occhio annoiato (benché sia stata partita gradevole), questa invece comincia a essere interessante.

Si tratta della tipica partita estiva in cui gli aspetti negativi vanno (iper)tarati in considerazione di carichi di lavoro, poca lucidità e brillantezza, ma comunque fatti evidenziare là dove l’aspetto fisico è secondario se non di più; e quelli positivi, invece, vanno guardati con attenzione, messi al centro dell’attenzione, focalizzati, perché diventa interessante sapere quanto ci sia di casuale e quanto di base per una prospettiva di concretezza futura.

Provo a raccontare alcune delle cose che ho visto durante la partita, analizzando calciatore per calciatore.

LA SQUADRA

Senza dubbio è l’aspetto che si può valutare meno, spazzando via praticamente ogni critica sul gioco, sulla velocità, sulla manovra: in una squadra in cui mancano Brozovic, Perisic, Nainggolan, per non dire di Vecino, Politano, Borja Valero etc…, parlare di “gioco” è prendere una bottiglia e martellarsela sulle parti intime. Di vetro eh, la bottiglia dico. E senza pannolone a protezione.

L’Inter è composta per la maggior parte da calciatori dalla struttura fisica importante, anche perché a Spalletti sembra piacere di più così, e in estate le squadre che giocano meglio sono, in genere, o quelle che devono cominciare prima la preparazione per via delle coppe, oppure quelle dall’altezza media e peso più bassi.

Nonostante queste considerazioni, però, si sono visti alcuni dei principi di gioco dell’anno scorso, il cercare un gioco rapido e con pochi tocchi, aiuti dei compagni, sovrapposizioni, attenzione alle coperture soprattutto sulle fasce, un discreto pressing portato nelle zone giuste.

La cosa più importante è stata la concentrazione mantenuta per tutto il tempo, a maggior ragione nel secondo, e nessun vistoso calo né fisico né mentale: la piccola “lezione sionese” è stata mandata a memoria.

Insomma, come concetto di squadra ci siamo, come esecuzione tutto rimandato alle prossime uscite.

DIFESA

Un po’ meglio nella versione a 3, con cui l’Inter ha trovato più quadrature, anche se molto è dipeso dalla presenza dei “ragazzini” a metà campo.

D’Ambrosio ha mostrato perché Spalletti non vuole privarsene: è l’unico difensore che può consentirgli di passare a 3 o a 4 in corso d’opera, a maggior ragione se dall’altro lato c’è un Asamoah che questo “elastico” lo fa davvero bene. Se dovesse arrivare un terzino, cominciate a registrare le obiezioni, perché Danilo ha un posto speciale nei piani di Spalletti.

La coppia centrale De Vrij-Skriniar è ancora da registrare, benché il gol subito sia arrivato più per la confusione in quel momento in campo che per altro: Candreva aveva cambiato fascia da poco e ancora non tutti avevano registrato la posizione. Skriniar sbaglia, sì, l’uscita; De Vrij e D’Ambrosio sbagliano, sì, i tempi di uscita e copertura dello spazio, però alla fine è un gol casuale che tra l’altro doveva essere annullato per fuorigioco (il pallone è già staccato dal piede, ma fidatevi comunque, non sono riuscito a fermarlo prima).

In difesa, l’olandese sembra quello più spaesato di tutti e la sua posizione destrorsa non aiuta per nulla Skriniar, decisamente più a suo agio da questa parte del campo.

Con il passaggio alla difesa a 3, De Vrij diventa il centrale dei tre, e anche qui Skriniar sembra soffrire un po’ il posizionamento.

L’olandese è dotato di discrete doti di regia però con lui nel centro-destra nella difesa a 4 e centrale in quella a 3 l’Inter perde una delle qualità migliori di Skriniar, che l’anno scorso è stata arma formidabile contro certe difese piuttosto chiuse: lo slovacco è bravissimo a impostare in verticale palla a terra, a superare la metà campo, trovare gli inserimenti dei compagni, far saltare il banco del pressing avversario.

Con entrambe le posizioni, però, sembra perdere fiducia, tocca meno palloni, diventa meno “centrale” nell’azione nerazzurra e qualcosa manca a lui e a tutta la squadra.

Speriamo che Spalletti abbia notato e che in futuro ci sia inversione tra i due.

Asamoah (tra i più positivi in generale e fisicamente il più pronto) non è una sorpresa a sinistra, perché con la Juventus ci ha giocato spesso. Si vede che ci non è un difensore vero, che ci mette molta attenzione, che il suo habitat naturale è quello di quinto a sinistra piuttosto che quarto, però mentalmente non esce mai dalla partita e raramente gli vedi fare una cosa davvero negativa.

Ho ancora qualche dubbio di troppo sul fatto che possa essere stabile come esterno della difesa a 4, perché alla lunga certe tendenze vengono fuori: i suoi grandi meriti difensivi venivano soprattutto dalla compattezza bianconera e dal baricentro spesso molto basso. Con molto campo alle spalle, invece, è tutto da registrare.

Lui nasce centrocampista, mezz’ala sia a tre che a 2, e in quei pochi minuti visto lì in questo inizio stagione dimostra che se Dalbert dovesse crescere e diventare parte integrante delle rotazioni, Asamoah risulterà utilissimo a metà campo.

Mi sbilancio: alla fine potrebbe essere persino più utile a metà campo che sugli esterni. Sempre a patto che a sinistra ci sia qualcuno… e in tutti i casi Spalletti dovrà anche centellinarlo perché la carriera è costellata di infortuni.

Per concludere, luci e ombre per la difesa, con meccanismi da affinare nel più breve tempo possibile, anche se la presenza di Miranda in futuro potrà dare tempo a De Vrij e a Spalletti per trovare la soluzione dell’incastro.

Un giorno non stupitevi se la difesa a 3 nascerà da meccanismi diversi e, magari, la cosiddetta “salida lavolpiana”, con Skriniar da centrocampista che si abbassa in fase di costruzione: ci metto su l’obolo che qualche volta la proverà, magari in mancanza di centrocampisti in arrivo…

METÀ CAMPO

L’unica nota negativa, che può essere analizzata a prescindere da velocità e carichi di lavoro, è probabilmente la prestazione di Gagliardini come regista/mediano: pare una di quelle classiche conferme sul fatto che “non è roba sua”.

Errori di posizionamento, palla lenta, tanti piccoli e grandi errori, passaggi troppo spesso fuori misura nella direzione e nella potenza: se è questo, se lo è davvero, Gagliardini non può fare questo ruolo (all’Inter non gli è praticamente mai andato bene) che va restituito ai suoi legittimi proprietari.

Un po’ meglio nel centrocampo a due con Asamoah accanto, ma niente può migliorare il giudizio di partita: è quello che più di tutti fa inceppare il meccanismo.

Non si tratta di un giudizio universale, non è una laurea honoris asinorum per la vita, ma quantomeno un altolà quasi definitivo al concetto di Gagliardini playmaker.

Detto di Asamoah a sinistra, Candreva ha giocato anzitutto a sinistra per provare a sfruttare il suo tiro, ma anche i suoi accentramenti e consentire a Dalbert di salire, con Asamoah pronto a scalare sugli esterni in caso di necessità.

Meccanismo ancora un po’ farraginoso ma che diventa interessante per il futuro, sia con Perisic che con Candreva o Politano.

L’italiano, comunque, è sembrato imballato più di altri, ha girato spesso a vuoto provando però a rimanere utile almeno tatticamente.

I due ragazzini hanno fatto una discreta partita, con fisiologici alti e bassi, luci e ombre, ma l’impressione è che, insistendo, si potrebbe avere materiale utile alla bisogna anche in campionato: nonostante questo diffido che vedranno il campo nelle competizioni che contano, quali che siano le sfide, a meno di qualche raro minuto buttato lì a causa di infortuni.

Emmers tra i due è sembrato il più pronto, ma anche Roric ha giocato senza complessi di inferiorità.

Peccato, perché la stoffa è buona e si vede: andrebbe lavorata sin da subito.

ATTACCO

Nella melma di una condizione ancora lontana dall’essere ottimale sbuca un bagliore che lascia ben sperare per il futuro.

Se fino a oggi tutti i compagni d’attacco di Icardi hanno faticato e spesso terribilmente, con una sola eccezione in Palacio (sul quale però dovremmo spendere più di due parole per capire le ragioni di un immediato adattamento), l’impressione è che tra Lautaro e il suo compagno di reparto ci sia tutta l’intenzione di fare bene insieme, trovare movimenti e spazi per giocare bene in due.

Intenzione reciproca, meglio precisare.

Icardi si è mosso molto più del solito, e decisamente più di tutte le amichevoli estive interiste messe insieme, proprio per consentire a Lautaro di muoversi con più libertà su e giù per il campo, sempre centrale.

Non è solo la giocata che porta Candreva a regalare un cioccolatino delizioso per Icardi: l’argentino più giovane dell’attacco nerazzurro ha dato davvero ottime impressioni per personalità, altruismo, voglia di mettersi al servizio dei compagni, pressing, qualità tecnica, capacità di vedere gioco là dove in molti vedrebbero difficoltà.

In questo senso, l’azione del gol è davvero emblematica.

Beninteso, è ancora davvero troppo presto per poter fare previsioni, soprattutto non cominciamo a dargli troppe responsabilità e caricarlo di obblighi prestazionali che mal si adattano a chi è appena arrivato, ma se il buongiorno si vede dal mattino, si può dire che questa aurora che è spuntata improvvisamente nel South Yorkshire ci lascia ben sperare.

Icardi sembra avere capito che ha tutto da guadagnare muovendosi di più e assecondando la tendenza del compagno a muoversi tanto su tutto il fronte d’attacco (anche se la tendenza è sempre quella di restare centrale): Lautaro ha anche un gran gioco spalle alla porta, è in grado di aprire spazi e togliergli almeno un uomo, potrebbe risultare il martello per sgretolare le certezze granitiche degli avversari sui movimenti di Icardi.

Dai ragazzi, avete tutte le carte in regola per farci divertire e divertirvi!

SPALLETTI

Braccino corto con Emmers spostato sulla fascia (ma perché?) e sin troppo tentennamento nel vedere le difficoltà della squadra con l’ingresso di Roric e il modulo fisso sul 4-2-3-1.

Quando cambia, lo fa quel filo un po’ troppo tardi che tante volte gli abbiamo rimproverato l’anno scorso, ma soprattutto senza le dovute perentorietà e indiscutibilità delle mosse definitive: il gol avversario nasce da una serie di errori individuali che però si focalizzano sul recentissimo spostamento di Candreva a destra.

Nulla di grave, per carità, ma quest’anno ci auguriamo interventi più rapidi, decisi e drastici.

Ovviamente giudizio rimandato sul 3-5-2 impostato così, visto che Gagliardini si è staccato rispetto agli altri due centrocampisti formando un netto e atipico 3-1-4-2 che difficilmente rivedremo in questo modo.

Partita che non racconta nulla di definitivo insomma, ma che lascia una sensazione di fiducia diffusa e un buon sapore sul palato: più luci che ombre, più prospettive che negatività.

Sarà interessante capire l’evoluzione di Lautaro Martinez. L’Inter al momento non ha attaccanti di riserva (lo sapete, sì?) e vederli entrambi in campo significa probabilmente mettersi in difficoltà per tutta la stagione: quindi sarà fondamentale capire come vorrà impostare la squadra Spalletti, soprattutto vista la predilezione per Nainggolan trequartista e assodata l’insostituibilità (intesa anche come uscita dal campo a partita in corso) di Perisic.

Ah, un’ultima cosa davvero positiva: ottima, davvero ottima, professionale, preparata, attenta, puntigliosa, precisa, mai sopra le righe. Insomma, la telecronaca inglese di Patrick Kendrick, di Inter Tv, mi ha riappacificato con il concetto di telecronaca dopo un mondiale speso appresso alle urla di Pardo e alla sua dannatissima “touche”, che nel calcio non esiste.

Possiamo fare in modo che ripeta? Sì, vero?

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SHEFFIELD UNITED-INTER 1-1
MARCATORI McGoldrick (S) al 28’, Icardi (I) al 35’ p.t.
PRIMO TEMPO 1-1
SHEFFIELD UNITED (3-5-2) Henderson (dal 1’ s.t. Moore); Basham, Egan (dal 26’ s.t. Stearman), O’Connell; Baldock (dal 33’ s.t. Freeman), Fleck, Evans, Lundstram (dal 15’ s.t. Duffy), Stevens; Clarke (dal 33’ s.t.Sharp), McGoldrick (dal 26’ s.t. Holmes).
PANCHINA Lavery, Norrington-Davies.
ALLENATORE Wilder
INTER (4-2-3-1, poi 3-5-2) Handanovic; D’Ambrosio, De Vrij (dal 24’ s.t. Ranocchia), Skriniar, Dalbert (dal 10’ p.t. Roric); Gagliardini, Candreva (dal 18’ s.t. Zappa); Emmers (dal 42’ s.t. Pompetti), Lautaro (dal 33’ s.t. Colidio), Asamoah; Icardi (dal 33’ s.t. D’Amico).
PANCHINA Padelli, Berni, Dekic, Nolan, Demirovic, Gavioli.
ALLENATORE Spalletti

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