Gli esperimenti di #Spalletti in #ChelseaInter (e le indicazioni positive)

Introduzione

Visto che il campionato comincia fra una ventina di giorni, più passa il tempo e più le partite diventano importanti per comprendere cosa possiamo aspettarci da alcuni protagonisti della stagione.

Ci dicono anche cosa possiamo aspettarci dall’allenatore, che idee abbia in serbo, quali alternative di gioco sta preparando. Parlo di alternative perché mancando alcuni interpreti fondamentali (e su tutti Nainggolan, Brozovic e Perisic), difficile immaginare un’impianto di base da quello che vediamo oggi.

Il Chelsea era avversario credibile anche se, chiaramente, non al suo top, anche Sarri ha dovuto rinunciare ai suoi “top” per via delle vacanze posticipate causa mondiale.

Sui blues si può intanto dire una cosa: il cambiamento di filosofia è stato tanto importante quanto repentino.

Con Antonio Conte il Chelsea ha rasentato picchi di bruttezza inenarrabili, che sono persino difficili da raccontare. Questo, ovviamente, al di là di titoli e vittorie, che quasi sempre sono quel che resta di una squadra, ma non sempre: questo è uno di questi ultimi casi. E, in un certo senso, che sarebbe andata a finire così me l’aspettavo.

I blues con Sarri hanno cambiato atteggiamento: possesso palla decisamente più rapido, gioco a un tocco il più delle volte, squadra più corta e più alta (con il microfono a bordo campo si sentiva distintamente l’allenatore italiano urlare spesso “UP UP UP”). Sarri chiaramente dovrà inserire i big, dovrà instaurare sin da subito un buon rapporto con Hazard (che è riuscito a “triturare” Mourinho), dovrà far comprendere anche ai big il valore di essere quella squadra che lui desidera costruire: se saprà farlo, saprà divertire anche in Inghilterra, titoli o non titoli.

Tra i londinesi, la partita più interessante è stata quella di Jorginho, che è già decisamente centrale nella manovra blues e lo diventerà sempre di più nel corso del tempo. Ma non siamo qui per parlare di loro: la cosa che più ci interessa è che il Chelsea di Sarri ha provato a fare molta densità in mezzo al campo… lo faceva anche con Conte, ma 15 metri più indietro. E la posizione di questa densità può davvero cambiare tutto.

Ovviamente siamo qui per l’Inter di Spalletti.

Il tecnico toscano ha provato diverse soluzioni in campo, soprattutto provando a “ibridare” gli schemi di riferimento.

È diventata una delle sue caratteristiche più interessanti nel corso degli anni, partendo dalle posizioni di Totti, Taddei, Perrotta e altri alla Roma, per finire all’Inter dello scorso anno, soprattutto con Candreva, Cancelo e Perisic: calciatori che partivano con una posizione in campo per poi farne altre.

In questa Inter c’è soprattutto un calciatore che glielo consente: Asamoah.

L’ex (doppiamente) bianconero si sta rivelando la più piacevole sorpresa di inizio stagione: per continuità, personalità, capacità di stare in campo. La qualità migliore, però, è quella risaputa: la duttilità.

A inizio partita l’Inter si è schierata con un 4-4-1-1 in cui i due terminali offensivi erano Icardi e, alle sue spalle, Politano; mentre a metà campo una linea a 4 con Asamoah, Gagliardini, Emmers e Candreva.

In questa versione dell’Inter, la principale preoccupazione del tecnico nerazzurro è sembrata quella di bloccare il flusso di gioco su Fabregas. Per farlo, ha chiesto al ghanese di accentrarsi molto rispetto alla sua posizione iniziale.

L’Inter così si ritrovava spesso con la fascia sinistra scoperta sul raddoppio avversario, ma Asamoah è sempre stato bravo a tornare presto sugli esterni, mentre l’Inter guadagnava quello spazio utile per Dalbert che ha provato più volte a sfruttare pur senza mai trovare davvero l’assistenza dei compagni.

In pieno controllo di palla, così, spesso ci si trovava con una sorta di difesa a 3 (non proprio “pura”, visto che comunque D’Ambrosio rimaneva sbilanciato a destra), un centrocampo a 3 con Gagliardini in mezzo, Asamoah e Emmers da interni; mentre in attacco Candreva altissimo, mentre dall’altro lato o Dalbert, quando riusciva a prendere posizione, oppure Politano.

 

Vi faccio vedere due immagini chiarificatrici, vi indico con i cerchietti sia Candreva che Dalbert, oltre al disegno naturale del triangolo di metà campo. Da notare, inoltre, la posizione di Politano, seconda punta vera.

La cosa si è riproposta molto spesso, sempre con questa conformazione, con Skriniar raramente vero “terzo” di sinistra e D’Ambrosio che rimaneva più placidamente come “quarto” di destra nonostante la posizione di Dalberto.

Un 3-3-4 sghembo, se mi passate il termine (e se siete pignoli: 3-1-4-1), o un 4-3-3 da quello che in fase di non possesso era un chiaro 4-4-1-1.

Il meccanismo è complicato a dirsi (la prossima volta, promessa, animazione video) ma anche a farsi, tanto che per i primi 10/15 minuti, forse qualcosa di più, l’Inter ci capisce davvero poco e riesce a farsi vedere solo con una conclusione di Icardi.

Il vantaggio dei blues è la logica conseguenza di un po’ di confusione, anche se arriva per una serie di errori individuali.

Il primo e il secondo, i più gravi, sono ovviamente di Candreva, anche se non è corretto fermarsi solo a questi: De Vrij si fa superare ben due volte da una finta di Morata, mentre Skriniar prima guarda Pedro, poi decide di non seguirlo, mentre Dalbert sonnecchia un po’ troppo nella chiusura centrale. Insomma, se più di metà gol avversario è di Candreva, il resto va diviso con i 3 compagni.

L’esterno italiano ha fatto discretamente bene in avanti nel primo tempo, in pratica le uniche 3/4 opportunità dell’Inter sono nate da sue iniziative. Le due più pericolose sono un suo tiro da destra che Icardi prova a sfiorare, seguito da una lunga cavalcata sulla destra con radente indietro che Icardi lascia per l’accorrente Politano che sbaglia l’impatto e tira fuori.

Proprio in questa ultima azione si evidenzia quello che sembra già essere un buon canovaccio per il futuro, soprattutto considerando la presenza di Perisic sugli esterni.

Ovvero il lancio di De Vrij, che spiega anche il perché Spalletti stia insistendo nel lasciarlo dove si sente più a suo agio, ovvero sulla destra del duo di difesa.

L’olandese sta mostrando non solo di avere una gran visione di gioco ma anche un lancio (anche di 40/50 metri) preciso e capace di ribaltare il campo o di colpire in profondità, proprio come nell’occasione di Candreva-Politano.

Mentre Skriniar è decisamente più bravo nel trovare corridoi stretti rasoterra, De Vrij ha capacità di regia complessive superiori.

Per il futuro è un grande investimento, perché l’Inter “guadagna” due playmaker bassi, soprattutto se Miranda dovesse finire il panchina: il brasiliano non ha mai mostrato né grande attitudine né grande qualità in questi due fondamentali di gioco.

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