#Calciomercato #Inter: o #Modric o morte!

Introduzione

Malpensa’.

Addirittura?

O Modric o morte?

Tutto bene? Mangiato pesante a ferragosto?

Come fai a scrivere se hai la camicia di forza?

Hai bisogno di una mano? Ti stai candidando a titolista della Gazzetta o collaboratore di Zazza?

Invero il titolo a effetto può risultare fuorviante per tante ragioni, ma dovete capire una cosa fondamentale, ed è la ragione principale del mio quasi religioso e assoluto silenzio in questi giorni (sto cominciando più o meno adesso che si gioca la finale tra le due squadre di Madrid): io adoro Luka Modric.

Una sorta di venerazione che è nata durante Euro 2008: si parlava un gran bene di questo ragazzo, brevilineo, bravo con la palla tra i piedi, gran visione di gioco. Trequartista, ai tempi: senza dubbio nel (almeno mio) best XI di Euro 2008, nonostante soffrisse della “sindrome del giocatore leggero“, ovvero quella insolita malattia del tifoso secondo il quale più sei basso e più sei scarso, a dispetto degli Iniesta, dei Messi, dei Maradona.

Dei Luka Modric.

Inevitabile seguirne le gesta al Tottenham (tra l’altro in un periodo in cui divoravo calcio inglese) dove ha avuto la sfortuna di incontrare uno degli allenatori più sopravvalutati della storia del calcio inglese moderno, quel Harry Redknapp verso il quale ho proferito più insulti che verso Wenger (ed è tutto dire…), per via dell’atteggiamento da ubriacone rubicondo in panchina soprattutto quando, almeno per un certo periodo, aveva deciso di insistere, sulla falsariga del suo predecessore Juande Ramos (che non sembrava più ubriaco di Redknapp, almeno fisicamente, mentre a guardare le formazioni più volte avresti scommesso che fosse peggio) più spesso sul duo-fabbro-medianaccio Palacios+Huddlestone (giuro, tutto vero, ve lo dice un vecchio ammiratore di Huddlestone) a metà campo facendo pellegrinare, talora a destra e talaltra a sinistra, il genio di Luka Modric.

Va anche dato atto a Redknapp di esser stato lui a spostare indietro, e in mezzo, il croato, più spesso accanto a Huddlestone, per maggiore affinità tattica, vuoi perché non c’erano alternative (a maggior ragione dopo l’arrivo, nel 2010, di Van Der Vaart: avete idea di quanto talento ha avuto in mano l’allenatore inglese in quegli anni?), vuoi perché era predisposizione naturale del calciatore croato.

Mettetela come volete, ma a certe inclinazioni dei fuoriclasse non si può resistere troppo a lungo.

Perché lì, solo lì nel mezzo Modric ha potuto esprimere davvero la sua maggiore qualità: lui è sempre stato quel giocatore a cui dare la palla quando più scotta, quando c’è maggior pressing avversario, quando il rischio di perderla è non solo più probabile ma anche potenzialmente devastante.

Modric è quel compagno a cui la dai proprio in quei momenti, spesso gliela dai con fretta, disperazione, imprecisione, perché tanto sai che è l’unico che non può perderla, sai che comunque vada lui e la palla hanno un rapporto così speciale che sembra animato da una forza assimilabile a quella della gravitazione.

Avete presente? Palla nei pressi di Modric, palla che non se ne va via finché non è calciata dallo stesso croato: altrimenti resta lì, a danzare con lui.

Ma non siamo qui per decantarne le lodi o approfondire aspetti tecnico/tattici, né questo è quello spazio libidinoso che, chissà, spero di ritagliarmi a breve, questo sì. La speranza non costa, per questo è facile abbandonarcisi ed eccedere.

Insomma, vedere Modric giocare e amarlo all’istante è in teoria qualcosa che deve essere avvenuto per un gran numero di persone, non certo ai Massimo Mauro del mondo che del croato è arrivato a parlarne così:

Noi lo conserviamo a imperitura memoria.

No, dico, e voi abbonati a Sky lo avete pagato per anni. Non so se vi rendete pienamente conto del furto che avete subito… io ho smesso diversi anni fa.

 

C’è poi da aggiungere, alla vicenda in questione, che nei confronti del Real Madrid nutro una forma di invidia pazzesca, perché nel corso degli anni ha acquistato praticamente tutti quei centrocampisti che avrei voluto fortemente all’Inter: Mourinho (si son presi anche lui eh…) prima arraffa Mesut Ozil (quanti sassolini nella scarpa ho su Ozil? Un’infinità…), poi si sgraffigna Nuri Sahin (un giorno parleremo di questo talento pazzesco buttato via non si sa perché) e infine proprio Modric… aggiungiamoci due anni dopo Ancelotti che si porta a casa Kroos, l’anno successivo il mio pupillo (mia debolezza, ammetto) Kovacic, e capirete bene la mia sindrome nei confronti dei blancos.

Fortuna che Iniesta è sempre stato irraggiungibile.

Quindi, sì, l’idea di prendere uno forte dal Real Madrid mi attizza (sportivamente parlando) come poche altre possibili operazioni di mercato, prendere Modric mi fa staccare la connessione con la realtà, con quell’equilibrio che ho sempre provato a mantenere qua dentro. Insomma, non perdo neanche tempo a cercarmi i piedi per terra in questo caso.

Dico, per capirci meglio perché non vorrei ci fossero equivoci: considero Cristiano Ronaldo il più completo giocatore del mondo, quel compagno di squadra che vorrei sempre in squadra. E lo ribadisco (su Cristiano scriverò prima dell’inizio del campionato) nonostante oggi sia nella squadra più odiosa sulla faccia della Terra:

Ecco, avete presente il quadro? Se due mesi fa mi avessero chiesto quale dei due vorresti, io avrei comunque detto Modric: chi mi legge da tempo sa che dico la verità.

Va bene che ha 32 anni, va bene che forse ti dura una stagione e mezza, forse due se si è fortunati, va bene che il costo è esorbitante sotto tanti punti di vista, ma l’apporto di Modric ha la stessa natura di quello di Cristiano: non si possono misurare con semplici parametri numerici, non puoi fare conti e calcoli, nonostante si abbia ben chiaro in mente che arriva proprio perché ha 32 anni, proprio perché è al suo ultimo contratto “vero”.

Se c’è l’occasione Cristiano, se c’è l’occasione Modric, devi fare di tutto per affondare il colpo e portarlo dalla tua parte.

Questa è la base del concetto di “o Modric o morte!“, una base che va approfondita.

Ovvero, se l’Inter ha questa possibilità deve provare a sfruttarla fino in fondo. Ma nel caso fallisse, che succede?

 

Nulla.

Non succede nulla.

Tu ci provi, così come ogni anno ci sono centinaia di operazioni di mercato chiuse senza ragione, molte delle quali non sono neanche raccontate dai cosiddetti “esperti di mercato” (ma davvero si può essere “esperti di mercato”? Pare di sì e si raccoglie anche più consenso di chi, invece, prova a parlare di calcio giocato!): ci provi e se va bene è un colpaccio, se va male… va bene uguale.

Ma l’Inter ha bisogno di Modric?

In termini strettamente utilitaristici si potrebbe dire di no, per tante ragioni, ma abbiamo detto che la mera concretezza delle cose che s’appigliano alla realtà non hanno consistenza in operazioni del genere: l’Inter deve prendere un centrocampista se questo è uno che ti fa fare il salto di qualità sin da subito.

Non solo dal punto di vista tecnico, ma anche e soprattutto dal punto di vista mentale e di filosofia in campo.

Per molti tifosi, però, il vero nocciolo di mercato sta nel mancato acquisto di un centrocampista: da qui l’esigenza Modric.

Sono due prospettive diversissime, come potete ben capire, perché questi ultimi pretendono (pretenderebbero) che l’Inter abbia non solo il “piano Modric”, ma anche il “piano B”, il “piano C” via via fino al “piano prendi un centrocampista qualunque purché tu abbia un piano!”

Solo che qui ci si scontra con la cruda realtà: quale senso avrebbe un “piano B” a Modric?

Provate anche solo a immaginare fra 36 ore l’Inter che presenta Barella dopo settimane del croato: che senso avrebbe?

Nessuno.

L’unica pista che avrebbe un senso è quella che porta a Rafinha, a condizione che Spalletti lo consideri (e non sembra) un arruolabile a metà campo, ma al tempo stesso un titolare, perché #RiprendiRafinha per lasciarlo in panchina… ma anche no, grazie: che senso avrebbe?

Nessuno.

Con Modric arriverebbe un fuoriclasse assoluto, probabilmente uno che si iscriverà nella top 10 dei centrocampisti nella storia del calcio, non arriverebbe “un centrocampista”.

Non c’è e non ci può essere un “piano B” a Modric.

Anche perché è chiaro che l’Inter in questo momento non ne ha bisogno, numericamente parlando.

[continua nella seconda pagina]

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