#SassuoloInter: finalmente si riparte

Finalmente, non se ne poteva più.

Il calciomercato dell’Inter ha assunto i connotati parossistici di una sindrome che non concede pause: si è partiti l’estate scorsa che si è prolungato in quello invernale del 2018 quasi senza soluzione di continuità, almeno stante le continue discussioni tra tifosi.

Al punto che questa sessione estiva è in realtà partita attorno alle 22.35 di sabato 12 maggio, ovvero al triplice fischio di Inter-Sassuolo, 1-2, marcatori Politano, Berardi e Rafinha.

Il fatto che ci sia stato di mezzo lo “spareggio” tra Inter e Lazio per molti è stata quasi solo una parentesi: poi mercato, mercato, mercato e solo mercato.

Come se il mercato fosse più importante di tutto il resto, del calcio giocato, di ogni possibile analisi su quello che sei stato, sei e sarai.

Lunghissimo: la sensazione è che questo mercato sia stato lunghissimo, estenuante, snervante.

Massacrante.

Per formazione e credo, lo detesto a priori: figuriamoci così come l’abbiamo vissuto in questi mesi.

Finalmente, però, arriva il calcio giocato, l’unica cosa che conta davvero nel… calcio, e benedetta sia la Premier League che ci ha già offerto una giornata (più quella in corso).

L’Inter riparte proprio da quel Sassuolo che era parso ai più, praticamente tutti, il classico inciampo da “fermata dell’autobus”: si scende tutti, sogno finito, niente Champions League.

Come è andata lo sappiamo tutti, ma è una piacevole coincidenza che l’Inter riparta proprio da una squadra come il Sassuolo, croce e delizia, momento topico di tante emozioni del recente passato.

Un Sassuolo diverso, così come è diversa l’Inter che giocherà fra poche ore.

La prima differenza, la più grande, è costituita da quel Politano che ha cambiato sponda: non sappiamo ancora cosa ha in mente Spalletti, se lo schiererà o meno, ma in una squadra come quella del Sassuolo uno così fa spesso la differenza.

15 gol e 10 assist nelle ultime due stagioni, ma con una impennata clamorosa nella scorsa quando Iachini decide un cambio di modulo che porta sia Politano che Berardi a giocare da punta, più il primo che il secondo: 10 gol e e 4 assist per quello che nasce come ala.

Altra differenza, non da poco, è che il Sassuolo ha cambiato allenatore, portando in panchina quel De Zerbi che comunque a Benevento ha fatto intravedere anche buone cose. Ma, si sa, la continuità tecnica in panchina è generalmente un valore aggiunto, quantomeno al secondo anno, quando si raccolgono i frutti della semina nei 12 mesi precedenti.

L’Inter da questo punto di vista è a posto, presentandosi ai blocchi di partenza con un allenatore ultra consolidato, al quale la società ha da poco prolungato il contratto con una mossa da una parte dovuta, dall’altra più che necessaria per scacciare sin da subito ogni forma di dubbio: attorno all’Inter ci sono spesso voci e disturbi costanti, basta un risultato sbagliato per parlare di dimissioni o licenziamento del tecnico, pertanto fissare subito un “altolà” a possibili future voci di questo genere è mossa più che intelligente, soprattutto se si pensa che è libero quell’Antonio Conte accostato tanto spesso ai colori nerazzurri.

Per non parlare, poi, di idee esotiche che ogni tanto gli “esperti di mercato” tirano fuori chissà come, chissà perché.

A tal proposito, mi prendo una piccola parentesi, Vi racconto di quella volta che con un gruppetto di tifosi interisti cominciammo a parlare con costanza di Henk Ten Cate come allenatore dell’Inter: eravamo tutti d’accordo, ovviamente, e la facemmo diventare una voce rimbalzata con rimandi inesistenti.

Ebbene, a proposito degli “esperti di mercato”, sappiate che qualche giorno dopo il nome di Ten Cate venne fuori su qualche media tradizionale come possibile allenatore dell’Inter: clamoroso, scoop, in esclusiva!

Non siamo neanche ingenui, sia chiaro: basteranno due pareggi, forse una sconfitta, per far sì che la panchina sotto le toscanacce natiche di Spalletti cominci metaforicamente a traballare.

Affrontare squadre come il Sassuolo, a maggior ragione con un allenatore nuovo, può essere fonte di maggiori sorprese nonché inattese difficoltà, perché le cosiddette “piccole” in genere provano a partire più forte per sfruttare le prime giornate, quando le squadre destinate a classifica migliore portano ancora addosso i carichi di lavoro per l’inverno.

  • L’anno scorso pareggio 0-0 contro il Genoa;
  • Nel 2016-17 batte il Palermo per 0-1;
  • Nel 2015-16 batte il Napoli per 2-1;
  • Nel 2014-15 pareggio col Cagliari 1-1;
  • Nel 2013-14 sconfitta per 2-0 dal Torino;

Per trovare una sconfitta negli ultimi anni, quindi, dobbiamo risalire al 2013-14, segno che per una realtà come quella del Sassuolo è importante partire bene: De Zerbi vorrà farlo a maggior ragione, considerando l’esperienza non felicissima, almeno dal punto di vista della classifica, a Benevento.

Dalla sua parte, però, l’Inter ha un ruolino di marcia importante nella prima di stagione: 4 vittorie e 1 pareggio senza subire reti, 1 sconfitta contro il Chievo nelle ultime 6 stagioni.

Per i neroverdi c’è la quasi certezza di un 4-3-3 ibrido, in cui il neo-rapper Kevin Prince Boateng farà da “falso nueve”, cosa che gli garantisce una rapida trasformazione in più moduli: pronto quindi a trasformarsi in un 4-6-0 alla bisogna, o in un 4-4-2 rombo o in un 4-5-1 con il sacrificio di Berardi e Di Francesco, sulla falsariga di quello che accadeva l’anno scorso con Iachini, ma modulo diverso.

Questo nonostante ci sia un centravanti naturale, di quel tipo che l’Inter negli ultimi anni ha spesso sofferto, ovvero Babacar.

C’è una residua possibilità di (ri)vedere una difesa a 3 ma, al momento, non c’è altro modo che definirla “residua”.

Mi aspetto squadra molto rapida, che alternerà fasi di possesso palla e ripartenze rapide, una discreta predilezione per il pressing aggressivo anche se probabilmente meno alto e aggressivo di quello che l’anno scorso talvolta esprimeva il team di De Zerbi.

Quella del possesso palla è una fissa di De Zerbi, a prescindere dal materiale tecnico a disposizione, come dimostra l’ottimo 48%  (e spicci) dell’anno scorso, con impensabili partite dominate dal punto di vista del possesso palla.

In futuro vedremo certamente una squadra diversa, in cui si inserirà quasi certamente Brignola, in cui ci sarà da inserire Locatelli (e magari anche quel Djuricic che può dare molto a questa squadra), trovare il posto a Peluso, capire come si può giocare con Boateng e Babacar insieme, però il canovaccio del Sassuolo che sarà lo vedremo già oggi.

Importante sarà mantenere la concentrazione, perché il modulo è e sarà piuttosto fluido, con punti di riferimento che si presenteranno e verranno a mancare senza un preciso schema temporale.

Insomma, se qualcuno pensa a un Sassuolo da barricate sbaglia di grosso, o almeno non sarà l’unico canovaccio durante tutti i 90 minuti. Iniziare bene nei primi 15/20 minuti, pertanto, sarà fondamentale proprio per assecondare la natura intrinseca di questa squadra, che potrebbe concedere più spazi.

Da registrare, però, soprattutto la difesa con l’assenza, dopo diversi anni, di un giocatore esperto e di buona qualità come Acerbi: Lemos, probabilmente il più interessante del pacchetto difensivo assieme a Rogerio, non sarà in campo.

Nell’Inter non dovrebbero esserci spazio per le sorprese dell’ultimo momento e Spalletti dovrebbe premiare chi c’è stato per il maggior numero di partite in questo avvio di stagione, centrocampo a parte.

Spazio, quindi, anche a Dalbert come terzino e Asamoah più avanti, con Vecino e Brozovic in mezzo, Politano e D’Ambrosio a occuparsi della corsia di destra.

Interessante vedere se Spalletti butterà subito nella mischia Lautaro Martinez con Icardi, ma l’impressione è che il ragazzo si sia meritato queste chance arrivate con l’infortunio di Nainggolan.

In difesa l’inedita coppia Miranda-De Vrij e l’arrivo del calciatore olandese non poteva essere più tempestivo.

L’anno scorso, infatti, Milan Skriniar è parso indistruttibile, giocando talvolta anche sopra a qualche problemino fisico: 38 partite da titolare, mai una sostituzione, tremilaquattrocentoventi minuti ininterrotti (più recuperi, aggiungetene non meno di 150 a stagione) di campionato giocati in nerazzurro.

Questa, invece, la dovrebbe cominciare in panchina, lui che sembra invece essere l’unico sicuro di un posto al 100% in questa squadra. Per il resto ci saranno diversi ballottaggi: tra D’Ambrosio e Vrsaljko, tra Miranda e De Vrij, tra Dalbert, Asamoah e lo stesso D’Ambrosio, nessun altro ruolo ha la stessa consistente certezza di quello occupato da Skriniar.

Altra piccola curiosità, l’unico giocatore di movimento (esclusi i portieri, quindi) che l’anno scorso ha giocato tutte e 38 le partite senza saltare neanche un minuto è stato proprio… Acerbi.

Una soluzione da non scartare, in alcuni contesti e alcune partite, la presenza di De Vrij come terzino, ruolo che in passato ha talvolta occupato e che consentirebbe a Spalletti di ripetere l’esperienza fatta con altri centrali di difesa usati in questo modo, vedi Rudiger, tra gli altri.

Insomma, dovremmo rivedere quel 4-2-3-1 (o meglio, 4-4-1-1) che Spalletti ha mostrato in questo precampionato, anche se ammetto che pensare al tecnico di Certaldo che rinuncia sia a Skriniar che a Perisic fa un po’ di impressione.

 

Detto già di Skriniar, Spalletti ha tenuto in campo Perisic anche a dispetto di infortuni (vedi anche qui-pro-quo contro la Juventus con l’improvvisa sostituzione di Icardi), a dispetto di forma fisica, di necessità tecniche e tattiche: ha saltato solo 103 minuti di gioco regolamentare, ma l’unica sua assenza è dovuta a un problema alla spalla, il resto è dato da manciate di minuti raccattate qui e lì, ovvero sostituito contro il Benevento (8 minuti), contro il Napoli (4 minuti) e contro il Chievo (1 minuto).

Dopo di loro (e Handanovic, sempre presente) c’è, lontano, Icardi a 2.970 minuti, un’eternità in meno.

Non sono al meglio ma qualche perplessità resta comunque: dovessero restare in panchina, però, sarebbe anche un bel segnale di abbondanza.

Io me la giocherei diversamente per tante ragioni, con Asamoah in mezzo a far coppia con Brozovic, Dalbert a sinistra con Politano, mentre a destra butterei subito nella mischia Keita, solo che ho l’impressione che sia troppo anche per Spalletti.

Abituiamoci.

L’Inter di quest’anno ha alternative e potenzialità che per anni sono mancate e Spalletti dovrà fare un gran lavoro per tenere tutti sulla corda, farli sentire tutti protagonisti e importanti, gestire le forze anche per presentarsi sempre al meglio in Champions League, senza perdere di vista il campionato, che è il vero banco di prova: l’Inter ha il dovere di contendere il più possibile con le migliori e comunque rimanere in zona Champions League anche a fine di questa stagione, nonostante il Milan sia cresciuto e la Lazio non abbia perso i suoi big.

Si comincia con una squadra rognosa e complicata, con un allenatore ambizioso e dalle idee chiare: il primo assaggio al campionato ha tutta l’aria di volere essere indigesto.

Vedremo fra qualche ora come ne racconteremo, quando finalmente parleremo di calcio, quello vero, quello giocato.

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