#SassuoloInter: anno nuovo, vecchi difetti per #Inter, arbitri… e tifosi.

Introduzione

Chi si aspettava vita facile contro il Sassuolo ha avuto paga.

Non qui, su queste pagine: nel tardo pomeriggio, un paio d’ore prima dell’incontro, chi ha letto l’anteprima ha avuto quella che probabilmente era l’analisi più cauta da fare.

Ovvero: aspettatevi un Sassuolo molto più in palla, più veloce, più aggressivo. E se qualcuno ha la convinzione di vincerla con agilità, se la tolga immediatamente dalla testa.

Così è stato.

Il Sassuolo ha giocato la partita che ci si aspettava, alternando un buon possesso palla, con costruzione rapida e che parte dal basso, a rapide ripartenze che hanno fiaccato sin da subito la resistenza mentale dell’Inter.

Nessun autobus davanti alla porta, nessuna paura aprioristica.

Ho letto anche dei giudizi poco lusinghieri nei confronti di De Zerbi, allenatore che ha delle buone idee e che, se non dovesse “perdersi” in provincia, potrebbe presto o tardi sbarcare in una squadra di buona levatura che possa dargli quell’opportunità che sembra meritare: il fatto che non abbia un nome esotico o esperienze passate in grandi squadre non è di per sé motivo valido per giudicarne le idee del tecnico.

Che buone sono state finora, buone sono e buone saranno a dispetto anche dei risultati.

Non sarebbe stato facile e lo sapevamo, non solo per le caratteristiche del Sassuolo in sé, ma anche per la naturale differenza di preparazione. Non è un fatto di “fisico” e basta: la media dell’11 titolare del Sassuolo nella partita di ieri totalizza 2 cm di media in più rispetto a quello nerazzurro.

Solo che, come spiegato nell’anteprima, le squadre votate alla necessità di salvarsi provano spesso la partenza più rapida possibile, proprio per sfruttare quella che è invece l’opposta necessità delle squadre che puntano a una classifica diversa: arrivare in piena forma nel vivo della stagione, a maggior ragione se c’è una Champions League di mezzo.

Le differenze di velocità e di esplosività sono state evidenti, soprattutto nel primo tempo: fra 40 giorni vedremo l’esatto opposto. Funziona così.

Per l’Inter non è un caso che, almeno dal punto di vista fisico, le prestazioni migliori siano arrivate da 2 dei 3 unici calciatori sotto i 180 centimetri: Asamoah e Politano, non seguiti da un Lautaro Martinez che è sembrato piuttosto appesantito e imballato.

A complicare le cose, un campo indecente e non degno di una partita di Serie A.

Facciamo tanta chiacchiera sullo spettacolo da offrire agli spettatori, su come “preparare il prodotto” Serie A, eppure poi si vedono campi in condizioni come quelle di ieri, in cui nessuno, e dico davvero nessuno, dei passaggi palla a terra della partita è riuscito a scansare una buca qualsiasi.

In questi casi si dice che dovrebbe prevalere la tecnica, perché se sei più bravo tecnicamente in condizioni normali dovresti esserlo a maggior ragione in condizioni pessime. Purtroppo per i sapientoni non è così, visto che conta molto di più la consapevolezza del campo in cui si gioca, la conoscenza dei suoi difetti e l’abitudine a starci su: in molte occasioni si sono visti calciatori interisti sbagliare anche cose piuttosto semplici proprio per un rimbalzo inatteso, perché la palla ha cambiato direzione senza preavviso.

Insomma, è chiaro che giochi in emergenza, giochi con un eccesso di attenzione in più, spesso perdi un tempo di gioco e quando vuoi provare a accelerare, è più facile che sbagli.

La somma delle possibili “scusanti”… anzi, chiamiamole col loro nome, delle possibili attenuanti a una brutta sconfitta come quella di ieri finisce qua.

Dopo di che subentra l’analisi delle cose che non vanno. E la cosa che più fa imbestialire è che sono cose sapute e risapute, cose che abbiamo già visto e rivisto, che tutt’ora si fa fatica ad accettare.

Il bersaglio più semplice di tutti è stato Dalbert, sostituito dopo i primi 45 minuti. Ho avuto la sfortuna di essere tra i tantissimi penalizzato da quella ciofeca ambulante che si chiama “Daszòn” (bravi: legate per bene, invereconda ostentazione, il vostro nome a un servizio infimo!) e quindi la partita ho potuto vederla per intero soltanto stamattina: se “Dazn” fosse nata prima della parola “indecenza” a quest’ora per dire “indecenza” diremmo “Dazn”.

Mi aspettavo una partita di Dalbert ai livelli di Dazn. Devo dire, invece, che buona parte dei problemi della sua prestazione non sono suoi, semplicemente.

Il primo, che è un male atavico dell’Inter da qualche anno, è certamente dovuto al troppo frequente mancato allineamento della difesa, di cui è protagonista indiscusso Miranda, lui sì autore di una prestazione “alla Dazn”. Lo vedremo meglio anche in un’analisi tattica più approfondita.

Problematica, dal punto di vista tattico, è stata anche la partita di De Vrij, il quale evidentemente non trova i ritmi giusti per accompagnarsi a un Miranda indietro di preparazione: il brasiliano ha questo vizio di scappare sempre dietro, è uno che amerebbe giocare con molto meno campo alle spalle, a maggior ragione in questo momento che ha poca forza e esplosività sulle gambe.

Questo ha condizionato non poco la difesa di De Vrij, spesso preso in mezzo tra la tendenza ad accorciare in alto e la necessità di non lasciare troppo indietro Miranda.

Per dire, Miranda al 42esimo era sulla trequarti mentre il resto della squadra giocava 15 metri più in alto, occasione per Berardi, solo che al “tifoso medio” (senza offesa per nessuno eh) rimane di più l’impressione di un grande intervento difensivo a disturbare Berardi piuttosto che l’errore, clamoroso, di posizionamento sbagliato che di fatto genera l’azione stessa.

Insomma, si deve applaudire a quel calciatore che rimedia a un proprio errore, ma se non lo commettesse così di frequente e non ce l’avesse così nel sangue lo applaudiremmo di più.

Altro problema per il terzino sinistro dell’Inter è stata la posizione di Asamoah.

Chi ha letto l’anteprima ha visto quale formazione avrei schierato io:

Handanovic, D’Ambrosio De Vrij Miranda Dalbert, Keita Brozovic Asamoah Politano, Lautaro Icardi.

Il motivo è presto detto: Politano sta dimostrando di avere un’ottima fase difensiva e di supporto al difensore, ed è chiaro che tra D’Ambrosio e Dalbert è quest’ultimo ad averne più bisogno.

Ma Asamoah non sarebbe più adatto a coprirlo? Non proprio, visto che il ghanese ha giocato spostandosi quanto più spesso possibile verso il centro e lasciando dietro di sé il nulla.

 [continua nella seconda parte]

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