#SassuoloInter e le pagelle malpensanti

Introduzione

Fai le cose difficili quando sono facili, e inizia le grandi cose quando sono piccole. Un viaggio di mille miglia deve iniziare con un singolo passo.

Le pagelle malpensanti hanno una fortuna: sono diventate, nel corso del tempo, un piccolo approfondimento tecnico/tattico più che semplici pagelle. Questo consente loro di essere pubblicate anche con estremo ritardo (grazie sempre Dazn, grazie davvero) perché tanto sono slegate dalla contingenza… anche se è in realtà tutto ilMalpensante a esserlo.

Il “vantaggio” è quello di poter parlare anzitutto di singoli (poi parleremo, nuovamente, anche di squadra) con la consapevolezza di avere rivisto la partita, a mente più libera, focalizzandosi sui particolari invece che trascinati dall’emozione del momento della diretta.

Si vede un’altra partita, letteralmente. E, dato che sono lunghette, bando alle ciance e cominciamo con numeri e giudizi.

HANDANOVIC 6,5

Anno nuovo e vita vecchia anche per lui. Nel senso che contro il Sassuolo se l’è scansata per tante ragioni, lui che è spesso bersaglio di critiche spesso ingiuste, come vedremo anche nella “preview di stagione” in settimana, legata alle pagelle della scorsa.

Sostanzialmente fa una sola vera parata, su Bourabia nel primo tempo su un’azione che analizzeremo, con le altre, in serata.

Sul rigore intuisce ma non riesce a parare.

Ho letto da qualche parte, sinceramente non ricordo dove, che per l’Inter starebbe diventando un “problema” il suo minore impatto sui rigori tirati: insomma, ne para di meno.

Considerando tutte le competizioni, Handanovic in carriera ha una media mostruosa: 36 parati, 63 non parati. Stiamo parlando di oltre il 36%, qualcosa che si avvicina a 4 rigori parati su 10… eppure per qualcuno anche questo è un problema.

Chiaro, ci aveva abituati male: nell’arco di 11 mesi (dicembre 2013 – novembre 2014) aveva subito 2 gol (di cui uno solo con l’Inter, Pinilla, Inter-Cagliari) e ne aveva parati ben 7. Ma è questa la cosa anomala, non certo il resto.

L’ultimo salvataggio, però, è comunque quello su Federico Bernardeschi, aprile 2017 nel pazzesco 5-4 contro la Fiorentina. Diventerebbe un problema se l’Inter subisse tanto da questo punto di vista, ma siamo a 4 rigori (Baldé, Pazzini, De Paul e proprio Berardi) da quel momento

Insomma, per le polemiche contro Handanovic si devono aspettare altri momenti.

D’AMBROSIO 5

Va detto che si salva solo perché Miranda decide di fare il Fantozzi di giornata, altrimenti non ci sarebbe stata storia: il peggiore della difesa è stato Danilo D’Ambrosio.

E la cosa stupisce un po’ perché, come scritto ieri, dai vari resoconti mi aspettavo altro, come vedremo nelle pagelle di Dalbert.

D’Ambrosio, invece, ha optato per la soluzione più semplice: quando le cose vanno male, se non ci sei non ti vedono, sic et simpliciter.

Lento, imballato, con costanti, ripetute e spesso inutili corse in affanno e, soprattutto, almeno una decina di recuperi abbandonati così, semplicemente perché il fisico non gli reggeva. Con l’aggravante di avere sbagliato clamorosamente il pressing nell’azione che poi ha portato al rigore del Sassuolo.

Le linee difensive disastrose, i buchi lasciati per Di Francesco idem, e dire che dal suo lato la prova di De Vrij è stata tutto sommato (quantomeno) sufficiente e Vecino in fase di non possesso ha provato comunque a farsi sentire, così come Politano: insomma, non ha neanche le attenuanti di una catena mal funzionante o di sostegno mancante.

Aggiungiamoci poi che in attacco ha deciso di non andare mai neanche sotto tortura e ci ritroviamo con una partita tra le peggiori della carriera in nerazzurro, “salvata” solo per le prestazioni ancora più negative dei compagni.

Nel primo tempo sono giusto due, ma due contati letteralmente, i palloni toccati nella metà campo avversaria, se si escludono quelli fatti a due metri dalla linea di metà campo; nel secondo va un pochino meglio, ma il conteggio passa da due a cinque se prendiamo come riferimento la trequarti avversaria.

Ma da questo punto di vista il nulla più assoluto.

DE VRIJ 6+

Ci sono stati momenti della partita in cui ho pensato che per descrivere la sua partita ci sarebbe voluta la penna che Vasilij Grossman (se Tolstoj ha avuto un erede, eccolo) ha usato per scrivere “l’inferno di Treblinka”, perché in effetti questo è stato, un inferno.

Tra le sue caratteristiche non c’è la rapidità, mettiamoci che siamo a inizio preparazione ma mettiamoci anche che davanti a lui e accanto a lui gliene hanno combinato di tutti i colori.

L’emblema è l’azione che porta al tiro di Bourabia parato da Handanovic nel primo tempo, che vedrete nell’analisi in serata: tu pensi che abbia sbagliato De Vrij… e l’errore in effetti c’è, ma solo perché hanno sbagliato tutti gli altri.

Costretto a recuperare le inefficienze dei compagni di squadra, è pure l’unico che riesce a trovare il modo per provare a essere pericoloso davanti… e ci riesce in un paio di occasioni, una clamorosa.

Ha il piede migliore del reparto arretrato e quando riesce a sfruttare il suo lancio crea sempre qualche grattacapo all’avversario: insistere su questo tasto aiuterà la squadra a trovare alternative.

Urge accelerare l’intesa con Skriniar, perché l’Inter ne ha bisogno e perché sono individualmente i migliori, sia dal punto di vista fisico che per l’impegno messo in campo: solo, spostare De Vrij sul centro-sinistra per dare modo a Skriniar di sfruttare tutte le sue qualità.

MIRANDA 4,5

Condivide la palma del peggiore in campo con Brozovic solo perché il croato decide di rinverdire i fasti del passato e far passare una settimana orribile al tifoso nerazzurro.

Per diverso tempo ha sopperito a molte mancanze con quell’atteggiamento da grandeur in salsa brasiliana che nelle peggiori giornate si trasforma in insopportabile flemma: abituati ai Samuel, ai Materazzi, ai Lucio, persino ai Cordoba, è strano che gran parte dei tifosi interisti lasci passare indenne il brasiliano nonostante raramente ci metta quel “di più” che è valso a molti calciatori dell’Inter anche una simpatia non sempre meritata… e non mi riferisco certo ai Samuel, ai Materazzi e ai Lucio. E neanche ai Cordoba, se è per questo.

Aggiungete all’atteggiamento un po’ così, naif, anche la tendenza a giocare praticamente solo per sé stesso, a proteggere la propria prestazione individuale: così vedi la squadra che gioca con un baricentro discretamente alto, a volte molto alto, qualche volta persino scriteriatamente molto alto (nel prossimo approfondimento vedremo anche questo), e lui decide che, dato che non sta bene, è giusto giocare 10 metri dietro, ma dietro tutti, persino al compagno De Vrij.

Quale senso abbia solo lui potrebbe spiegarcelo.

La ciliegina sulla torta è che il Sassuolo decide scientificamente di impegnare di più De Vrij in fase di possesso, lasciando a Miranda la costruzione bassa dell’azione, solo che il brasiliano si limita sempre al compitino e quel po’ di extra che si concede ha tutte le caratteristiche della scolasticità.

La cosiddetta “mierda” sulla ciliegina che sta sopra la torta è quella stupida maglia tirata che è poi l’amo al quale l’arbitro non vede l’ora di abboccare per fischiare il rigore: può il capitano del Brasile, a 34 anni, commettere un errore del genere?

Di certo è che le prestazioni di Miranda nelle ultime due stagioni sono crollate verticalmente, con una improvvisa impennata (toh, guarda un po’ che caso!) proprio nel finale di stagione dello scorso anno, evidentemente momento preparatorio per il mondiale.

Spalletti si trova di fronte a un bivio che può decidere tanto di questa stagione: tenere fuori Miranda, oltre che creare qualche problema di spogliatoio (vedi 2016-17), può significare anche non metterlo più nelle condizioni di rendere, perché calciatori con questa struttura fisica, a 34 anni, sono fatti così: o giocano o implodono.

Solo che il presente e il futuro dell’Inter è già in squadra e ha una combinazione precisa: Skriniar+De Vrij.

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