#InterTorino, la testa sotto la sabbia

Come spesso accade, le partite viste per la seconda volta (rivedo sempre l’Inter, anche quando va male) offrono sempre molti più spunti di quanti non ne diano alla prima visione, inevitabilmente condizionata dall’emozione contingente generata dal tifo, dalle distrazioni, da quella irripetibilità dell’evento che “a bocce ferme” è facile da sconfiggere con tasti stop&rewind.

Per chi l’avesse perso e volesse dedicare qualche minuto alla lettura delle considerazioni post partita, l’articolo è qui:

#InterTorino 2-2: Dr. Jekyll e Mr. Hyde

Inizio a scrivere questo articolo con la consapevolezza che sarà di pagelle, mi ritrovo in mano un piccolo approfondimento quasi necessario per comprendere anche i voti che verranno. Di più, il rischio è che le pagelle malpensanti saltino anche per oggi e vedano la luce domani,e pertanto faccio la scelta di pubblicare prima le premesse e, a parte, i voti.

Tanto a chi importa? Se avete voglia di leggerle lo fate sia di domenica che di mercoledì, non trattandosi di semplice breve commento individuale… anche perché serviranno poi per rivedere il film della stagione.

Tornando alla partita e alla seconda visione, questa non cancella le due squadre, il Dr. Jekyll e il Mr. Hyde (tanto che al momento in cui scrivo questa introduzione non ho ancora deciso se dare un voto unico o due), ma lascia anche una sensazione diversa.

Ovvero che parte di quel che è accaduto nel secondo tempo mi è parso essere un deliberato tentativo, non andato a buon fine (anzi…) di Spalletti di provare a vulnerare le fragili certezze granata sfruttando la velocità in ripartenza.

Una parte, va detto, e c’è un perché.

Se è vero che il vantaggio dell’Inter è frutto di quanto accaduto nei primi 5 minuti, con l’Inter entrata con l’intento di essere padrona del campo e vincerla, nel secondo tempo è il Torino a giocare 10 minuti di altro calcio, mettendo sotto i nerazzurri come era difficile prevedere: tanto il primo gol è frutto della supremazia nerazzurra nei primi minuti, quanto lo è quello del Torino per quanto mostrato all’inizio del secondo tempo.

Come sempre, ho dedicato molto tempo a leggere tanti commenti, mi aiuta a schiarirmi le idee, serve soprattutto a farmi quella sorta di “avvocato del diavolo” che per me è tanto necessario quando scrivo.

Stavolta ho fatto fatica a trovare una logica in gran parte dei ragionamento, quasi tutti incentrati sul concetto che, tolto Handanovic, si vinceva in scioltezza.

Chiunque abbia deciso di sposare questa linea ha, credo inevitabilmente, deciso anche di metter la testa sotto la sabbia e dimenticare quanto visto prima del gol di Belotti: l’Inter nei primi 10 minuti (il gol arriva proprio alle porte del minuti 55) varca la soglia della metà campo due volte contate, di cui una proprio poco dopo il fischio d’inizio.

Per il resto è un florilegio di calcio improvvisato, palle buttate avanti, spazzate, palle perse che se ne contano 6 almeno, più quelle sparacchiate, in meno di dieci minuti: rendetevi conto che si buttavano anche le rimesse laterali, letteralmente buttate a casaccio, battute come se non fossero importanti.

Aggiungete cattiva disposizione e zero pressing: c’è addirittura un’azione lunga un intero minuto, 60 secondi, in cui il Torino fa correre l’Inter in un pressing a vuoto, tenendo sempre la palla ma facendola girare bene, per provare a stanare i nerazzurri.

Il tifoso che prova a elevarsi dalle considerazioni sui problemi contingenti avrà una sola formula per descrivere la situazione di quei primi 10 minuti: destino segnato e film già visto.

Dici, ma hanno tirato una volta sola (con Rincon) e poi sul gol, come si fa a dire che era partita segnata?

Tutto giusto, se non fosse che l’Inter di partite con mezzo tiro in porta ne ha perse una quantità industriale: non sono d’accordo con la considerazione finale, ma la premessa è puntuale:

Poi ciascuno è libero di credere a quel che vuole, a quel che ha visto, ma se vi sforzate e provate a rivedere quei 10 minuti vi renderete conto che il gol era una di quelle cose che si definiscono “nell’aria”.

L’Inter non è sparita dopo il gol, non è andata in affanno per l’errore di Handanovic o quello di D’Ambrosio, non ha avuto il blocco emotivo di sentirsi in pericolo: la verità è che la squadra di Spalletti ha offerto il fianco al Torino già dopo il 1° minuto del secondo tempo, mostrandosi vulnerabile, lasciando l’iniziativa alla squadra di Mazzarri, soffrendone il pressing, non trovando più spazio e idee, decidendo di non giocare e spesso arrivando a spazzare palla casualmente in avanti.

E qui, sì, si fanno più forti le responsabilità di Spalletti che non ha visto in tempo la sofferenza nerazzurra, o forse l’ha vista e ha solo pensato che si trattava di un momento.

Perché, certo, poi devi anche segnarlo il gol, devi prendere fiducia e magari ti basterebbe resistere per lasciare che la marea granata passi da sé vista l’inefficacia degli attacchi, anche se da questo punto di vista diffido, perché il Torino ha corso per tutto il resto della partita fino al 93esimo, l’Inter no, l’Inter si è fermata attorno al 40esimo o poco più.

Capisco che non possono essere sufficienti a illustrare a fondo quanto successo ma, a mera dimostrazione di come siano state davvero due partite diverse, si possono usare delle immagini del primo e del secondo tempo, nella fase di possesso palla basso dei nerazzurri.

Questa è come gestisce una uscita sulla sinistra all’11esimo minuto:

Questa immagine ci racconta di come il Torino rimanga molto basso, remissivo, prova ad aspettare l’Inter per ripartire, rimane in attesa nonostante lo svantaggio:

 

Questa, invece, è una rappresentazione di quanto accaduto più spesso nel primo tempo: il Torino ha scelto consapevolmente di lasciare più possesso a D’Ambrosio, nella convinzione che l’Inter gestisse peggio il possesso palla, dimostratasi poi errata.

Queste due, invece, sono dei primi 10 minuti del secondo tempo, con due situazioni di pressing differenti e uscite di palla diverse. Notate la differenza?

Qui, invece, sono apprezzabili la differente posizione di Soriano che va a ricostituire la parità numerica in vase di pressing (Falque su Skriniar, Belotti su De Vrij o Handanovic, Soriano su D’Ambrosio), ma anche e soprattutto l’uscita costante di Rincon su Brozovic, letteralmente sparito dal campo.

Questo gioco di coppie stretto, quasi a uomo in certe situazioni, mi ha portato alla considerazione post-partita che sarebbe servito o un centrocampista in più, nel caso in cui si fosse passato (come accaduto) alla difesa a 4, oppure l’inserimento di un calciatore fisso in mezzo, più in alto, magari sul centro-sinistra per fare arretrare Rincon e dare sfogo a Brozovic: perché all’Inter è mancato soprattutto il possesso palla, il palleggio e, di riflesso, il controllo della partita.

Con questa mossa il Torino ha guadagnato (sull’unghia, statistica) 10 metri di campo, l’Inter li ha persi, ma li ha persi perché non appena ha provato a sbucare dalla propria metà campo (due volte, tre se contiamo anche qualche rinviaccio), il Torino è ripartito con molta più energia, quella stessa che è mancata ai nerazzurri, anche e soprattutto in fase di ripiego.

Questa immagine a didascalia del concetto: nel 1° tempo non era praticamente mai accaduto che il Torino arrivasse con parità numerica in ripartenza. E dico parità perché Perisic è lì come figurante. E, tra l’altro, dopo quello scatto ha smesso di farlo.

Insomma, ribadisco, chiunque voglia insistere nel concetto che “è tutta colpa di Handanovic”, magari declinato nel più aggressivo “con un citofono in porta si vinceva in carrozza”, è libero di farlo: il bello dello sport è che tutti abbiamo delle opinioni e sono tutte (più o meno, dai, non esageriamo) dignità di essere difese, le mie come le vostre, di chi la pensa come me e di chi la pensa diversamente.

La partita, però, rivela una verità diversa e ci dice che quello è nascondere la testa sotto la sabbia e ignorare i problemi fisici e mentali di una squadra che nel secondo tempo è sparita come gioco. E se non vi basta, guardate come i compagni, che dovrebbero essere “di movimento”, decidano di imitare Handanovic nella sua aspirazione alla fissità: sono tutti in ritardo, tutti che arrivano sull’uomo quando ormai sarebbe persino più lecito aspettarli:

Rivederla mi ha confermato questa certezza: l’Inter non ne aveva più, quale che ne sia stata la ragione.

Il che, a scanso di equivoci, nulla toglie alle responsabilità individuali di Handanovic o di D’Ambrosio o quelle di Spalletti o chi volete voi: non è un articolo “a giustificazione di”: il tentativo è solo quello di provare a spiegare l’andamento del match.

 

 

E l’andamento ci conferma che l’Inter è sparita.

Mentalmente? Fisicamente? Qui si fa un po’ più complicato decidere, ma l’impressione è che sia un misto di fisico e di sottovalutazione dell’avversario, alcuni errori tattici di Spalletti e, ovviamente, meriti del Torino.

Sparita, sì, ma per fortuna la seconda visione ha regalato qualche barlume di speranza in più, perché in effetti i nerazzurri hanno creato delle occasioni da gol.

Alcune delle quali davvero clamorose:

  • ottima ripartenza al 65esimo con Politano e Icardi che duettano e l’argentino che non raggiunge di poco l’assist del neo-acquisto interista;
  • un tiro di Perisic di sinistro al 76esimo che poteva essere gestito meglio, anche se comunque è risultato molto pericoloso;
  • il tiro di Icardi parato da Sirigu all’84esimo su ripartenza di Keità;
  • altro tiro di Perisic di sinistro dal limite dell’area per il quale è stato necessario un vero miracolo del portiere granata;
  • per finire, il tiraccio di Icardi su splendido assist di Lautaro Martinez.

Nonostante l’Inter si sia mostrata impacciata, lenta, spenta fisicamente, è riuscita a creare delle occasioni da rete importanti, almeno 5 seguendo l’elenco di cui sopra, più un altro paio che sono sfuggite per ripartenze gestite male.

Si è mostrata anche vulnerabile, purtroppo, visto che ne ha concesse altre 3 al Torino sul 2-2 (più un paio di azioni pericolose), di cui due davvero importanti (entrambe con Belotti, un bel tiro al volo e un colpo di testa), ma quella sensazione di impotenza che (ci) aveva suscitato la prima visione in diretta è in parte rischiarata dalla consapevolezza che comunque l’Inter ha prodotto.

Male, improvvisando, ma ha prodotto azioni da gol importanti.

Sparita, ma non morta.

Forse non basta per ammorbidire la frustrazione, di certo è una considerazione che aggiunge 0 punti alla classifica dell’Inter che è e rimane deficitaria con 1 solo punto raccolto, che è e rimane deludente e brucia, anche se il calendario un po’ lascia sperare che si possa riprendere il cammino dopo questi due inciampi… e ho come l’impressione che Spalletti e staff abbiano cambiato qualcosa nella preparazione anche tenendo conto delle prime sfide dei nerazzurri.

Se possibile, però, la consapevolezza di una squadra che nel suo momento peggiore, nel suo grigiore più insipido, nel momento in cui sembra aver gettato la spugna riesce comunque a essere pericolosa aggiunge altre buone considerazioni a quelle dell’articolo precedente, ovvero che non è tutto da buttare, che certo disfattismo di parte del tifo interista è un po’ troppo affrettato. Così come l’eventuale pretesa di far fuori l’allenatore dopo appena due partite.

Come se il passato non ci avesse insegnato nulla. E mettiamo la testa sotto la sabbia anche in questo caso.

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