#BolognaInter, analisi tattica e pagelle malpensanti

Introduzione

Metti che il Chelsea superi con difficoltà il Bournemouth o che il City multimilionario fatichi terribilmente col Newcastle, entrambe vincono e, benché ci sia stata sofferenza e gioco per nulla spettacolare, le critiche patrie si rivolgono verso le avversarie che decidono scientificamente di non giocare.

Non si tratta solo di “difendere”, che sarebbe comunque una tattica apprezzabile (e che apprezzo se fatta con logica, ordine e applicazione), ma di puro “resistere”.

Metti che il City faccia il 78% di possesso palla con quasi 800 passaggi in partita e il mondo parlerà di “tiqui-taca” e strategia del calcio moderno; metti che il Chelsea compia oltre 730 passaggi con il 73% di possesso palla e giù di “maestro Sarri”.

Metti che il City la vince soffrendo segnando al 52esimo e che il Chelsea la sblocchi solo al 72esimo: il concetto che passa è quello di “tenacia” e squadre che ci provano nonostante il gioco orribilmente speculativo degli avversari.

Ora spostate l’obiettivo e rivolgetelo al Dall’Ara, dove l’Inter chiude il match con la strabiliante cifra di 840 passaggi, il 90% dei quali a buon fine, con il 73% di possesso palla; metti che l’Inter la sblocchi attorno all’ora di gioco, poi dilaghi non appena l’orribile gioco speculativo dell’avversario non ha più senso di esistere.

E apriti cielo.

Poi guardi l’azione del primo gol dell’Inter e vedi due cose.

La prima è che, quando la palla varca la linea di porta, l’orologio segna 65:54, per un attimo rimani spaesato perché l’Inter era un po’ che sembrava insistere col possesso palla: riavvolgi e per trovare il primo tocco sul possesso palla devi tornare a 64:30: ovvero 84 secondi di possesso palla ininterrotti.

La seconda è che tutti e gli 11 calciatori hanno toccato palla, compreso Handanovic visto che la partenza è da rimessa dal fondo.

Sarrismo allo stato puro. Ah no, scusate.

Forse ho voluto calcare un po’ troppo la mano, le situazioni sono diverse, così come le partite ma così anche come le rose di Chelsea e City che sono più di un paio di gradini più in alto di quella nerazzurra.

Il concetto di fondo, però, è proprio quello e la partita contro il Bologna va ascritta a quelle dure da vincere soffrendo perché l’avversario si è difeso benissimo, con ordine e disciplina, rinunciando scientificamente a qualunque velleità offensiva che non fosse la pura e semplice improvvisazione.

Non che fosse il piano originario, visto che nei primi 15 minuti l’Inter comunque ha giocato un calcio migliore: ma come certo brutto gioco è stato causato dal Bologna, anche i primi 15 minuti vedono la collaborazione dei rossoblu.

Inizialmente, infatti, la squadra emiliana ha probabilmente sottostimato la forza dell’Inter, provando a giocare un calcio diverso, come dimostra la distanza che c’è tra l’ultimo difensore e il centravanti:

Ci sono circa 30 metri di campo.

Il Bologna subisce e Inzaghi decide di accorciare la squadra, talmente tanto da rendere irrespirabile l’aria tra le linee.

Ci sono appena poco più di 20 metri che, però, si fanno anche meno quando la squadra non trova modo di ripartire né trova Santander con i lanci lunghi.

 

Nel primo tempo il Bologna chiuderà con 23 metri di lunghezza media: una roba indescrivibile, con baricentro sui 40 metri e 11 uomini sotto-palla costantemente, fatte salve alcune rarissime eccezioni.

Ora possiamo star qui a fare filosofia e discutere sui massimi sistemi del calcio ma il bello di questo gioco è che non si tratta di playstation, in cui tu prendi il joystick e l’unica cosa che devi fare è imparare a smanettare bene con una delle due levette quando hanno la palla quei calciatori dai numeretti più sostanziosi: il bello del calcio vero è che il 94 (credo) di Cristiano contro il 60 (forse) di un difensore mezzo sconosciuto della Serie A rischia di essere inutile per più di 3 giornate di campionato.

Bologna-Inter è stata una di quelle classiche partite, insomma, che si “aprono” soltanto dopo il primo gol: magari Perisic la mette dopo 2 minuti e finisce 0-5, oppure Nainggolan esce un minuto prima di segnare e si chiude con un fischiatissimo 0-0 e tanti saluti alla controsterzata; o magari Gagliardini non la spara alle stelle dopo 5 minuti, oppure la sbaglia e poi Helander sorprende Handanovic e raccontiamo tutt’altra partita, in un caso o nell’altro.

Le partite, tutte le partite, sono decise dagli episodi, ma quelle come Bologna-Inter lo sono ancora di più.

L’Inter ha mostrato, ieri come nelle altre due, che qualcosa di sostanziale è cambiato rispetto all’anno precedente, quando anche con Cancelo e Rafinha c’era un eccesso di ricorso al gioco sulle fasce.

Da questo punto di vista, se possibile, Bologna-Inter ha rappresentato un cambio di passo importante, con una insistita ricorrenza di tentativi centrali, giocate sui piedi in alcune situazioni sulla trequarti, che in qualche caso hanno portato a buone combinazioni fallite per qualche errore di misura di troppo, in altri casi potevano comportare un maggior gioco sulla profondità, quello che Spalletti chiama “l’imbucata alle spalle della difesa” come in questo video, in cui Nainggolan non trova la misura per il passaggio verso Keita.

Proprio il belga risulta essere fondamentale in questo modulo e contesto di gioco: in assenza, c’è da valutare se altri possono interpretare adeguatamente il ruolo secondo i desiderata di Spalletti, da Borja Valero a Lautaro, da Keita per non escludere quel Vecino che presto o tardi una chance lì potrebbe meritarla.

Proprio la posizione di Vecino ha generato qualche confusione, soprattutto per come è nato il secondo gol, quello di Candreva, con il centrocampista uruguaiano davvero molto avanzato, tanto da far pensare a una posizione da trequartista.

In verità l’Inter si è disposta con il 4-3-3, indiscutibile, con Brozovic vertice basso:

2018 09 01 bologna inter centrocampo a 3.jpg

Il gol è un effetto dei buoni meccanismi di pressing nerazzurri, soprattutto con questa disposizione, che consente sia a Gagliardini che a Vecino di anticipare il pressing quando giocano (hanno giocato o giocheranno) contro un centrocampo a 2: nello specifico, il marcato era Pulgar.

 

L’azione nasce da qui, evidenziati Gagliardini e Vecino, con la linea continua che indica quella che è la direzione che prenderà di Pulgar.

2018 09 01 bologna inter gol di Candreva.jpg

In una situazione normale, De Maio sarebbe marcato da Gagliardini, ma la superiorità numerica a metà campo, così come la freschezza di Vecino appena entrato, gli concede di accorciare prima e fare densità in un punto del campo dove il Bologna non riesce più a giocare:

2018 09 01 bologna inter gol di Candreva (2).jpg

Quando il Bologna sparacchia in avanti, è Brozovic, perno centrale, a recuperare la palla. Si può comunque apprezzare la differente posizione del croato rispetto ai due compagni di reparto, ma anche come sia notevolmente diversa l’interpretazione di Candreva rispetto a quella di Politano, ma ci torniamo fra qualche istante.

2018 09 01 bologna inter gol di Candreva (3).jpg

 

La palla va poi da Gagliardini a Vecino, poi a Perisic che trova Candreva liberissimo, in uno di quei movimenti che l’anno scorso avrà fatto due milioni di volte, con tantissimi palloni serviti male o in ritardo, o in anticipo o fuori misura: per una volta è tutto perfetto e viene premiata quella che è e rimane la sua dote migliore (doti, meglio usare il plurale), checché ne dicano i detrattori: l’intelligenza e l’utilità tattica.

Dopo il terzo gol, altra immagine che chiarisce la posizione, benché comunque Vecino ha dimostrato di avere gamba e voglia e si è mosso moltissimo nei pochi minuti che ha giocato:

2018 09 01 minuto 4 bologna inter disposizione bologna

Altra novità, un inizio diverso già dallo start: se lo riguardate, non più semplice passaggio indietro ma subito attacco alla profondità con 5 uomini.

Peccato, tornando alla considerazione di prima, che piccoli errori di misura nell’ultimo passaggio abbiano vanificato diversi buoni movimenti degli attaccanti.

Peccato, anche, per l’ennesima direzione di gara che condiziona terribilmente il corso della partita. A darne la prova basterebbe quella palla rubata da Nainggolan sulla trequarti, che scatenerebbe una ripartenza altissima 4 contro 3 a favore dei nerazzurri e che invece Di Bello decide di convertire in fallo (inesistente) per i gialloblu.

Sono almeno almeno 5 le occasioni di palla recuperata dall’Inter che Di Bello trasforma in fallo quando invece non c’è: 5 che, invertite, “pesano” 10 all’interno soprattutto del primo tempo: quando fate il conto delle difficoltà di una squadra, sì, si misura anche questo continuo spezzettare del gioco da parte dell’arbitro che non ha concesso nulla all’Inter, se non nel secondo tempo, quando ha leggermente cambiato il metro di gara.

Tanto che sullo 0-0 il conto dei falli era 8 contro l’Inter, appena 4 contro il Bologna: numeri pazzeschi, non giustificabili se non da una cattivissima predisposizione contro, se considerate che fino a quel momento l’Inter aveva avuto oltre l’80% di possesso palla. Tanto che, dicevamo, a fine partita quel 4 a 8 diventa 7 a 10.

Nel primo tempo ci sono almeno 3 sgambetti da dietro non sanzionati… non dico non ammoniti, ma neanche fischiati né redarguiti a fine azione. Niente, impuniti totalmente. Per non parlare di contatti simili interpretati diversamente (vedi casi di Falcinelli e Gagliardini).

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole della Danimarca dove c’è sempre qualcosa di marcio che qualcuno dovrebbe spiegare.

(nella seconda pagina le pagelle)

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