#InterTottenham e l’irresistibile voglia di essere… Inter

Introduzione

Alla fine l’ha ripresa Vecino.

Proprio lui, uno di quelli che in tanti avrebbero tenuto fuori dalle liste al posto di Gagliardini. Proprio lui che era stato, per un’ora abbondante, uno di quelli più in difficoltà soprattutto fisicamente. Proprio lui che aveva segnato il gol decisivo contro la Lazio, determinante per il ritorno in questa Champions League, e proprio lui che in certi frangenti ha incarnato quella definizione di “garra charrùa” applicata all’Inter, che ne ha sposato le accezioni, quantomeno nella sua versione “pazza Inter”.

Basterebbero questi “proprio lui” per far comprendere che non abbiamo assistito a una partita normale e che provare a spiegarla con logica è, di per sé, tentativo che gratta via quella patina di bellezza emozionale (non estetica) che dovrebbe e potrebbe essere raccontata, semplicemente, con l’urlo a squarciagola che i tanti tifosi interisti si sono divertiti a mandarsi tramite social… giornalisti e addetti ai lavori compresi.

Solo che c’è chi è qui anche per questo, pur se conscio che non tutto nel calcio si può spiegare. E, lasciatevelo dire, non c’è neanche l’intenzione di farlo.

La premessa è, quindi, questa: vuoi anche per tutta una serie di coincidenze/casualità che ne hanno determinato l’andamento, Inter-Tottenham non potrebbe essere spiegata, soprattutto a chi di professione fa il tifoso “per vincere” a prescindere dalla squadra tifata. Per cui ogni tentativo di razionalizzarla passa inevitabilmente per un fallimento annunciato.

Non nella sua totalità, ma almeno ci proviamo, analizzando quegli aspetti che sono risultati essere più determinanti.

Spalletti prova a fare buon viso a cattivo gioco, stavolta senza fissarsi troppo sulla filosofia: se non hai il terzino, metti lì il primo che capita e che dio ce la mandi buona.

Per sostituire gli assenti D’Ambrosio e Vrsaljko ci va però quello che è risultato negli ultimi mesi, ampiamente, il miglior difensore nerazzurro, quel Milan Skriniar che già spostato dal centro-destra faceva storcere il naso, figurati spostato a destra dove ha dovuto vedersela con Son e, ancora peggio, con Lucas.

La mossa avrebbe avuto un senso se davanti a Skriniar ci fosse stato uno come Candreva, in grado di fare le due fasi, e non certo quel Politano al quale Spalletti ha chiesto di accentrarsi quanto più possibile (idem, come sempre, a Perisic).

Come detto per Dalbert, come fatto per Asamoah, il concetto è sempre quello: il terzino esposto all’attaccante, soprattutto se c’è una differenza di passo (esagerata in questo caso), non può essere abbandonato a sé stesso.

L’arbitro (pessima direzione la sua) ci ha messo lo zampino con una ammonizione sostanzialmente inventata che ha condizionato tutto il match dello slovacco.

Nonostante un lungo possesso palla, che gli inglesi perdono nell’ultima mezz’ora dopo il gol, spesso sterile e orizzontale, l’Inter registra “solo” due falle nel suo meccanismo, e la posizione di Skriniar è una di queste.

La seconda è dovuta all’insistenza di Spalletti nello schierare Nainggolan trequartista, nonostante durante la partita più volte si sia creata la necessità di scalare e riposizionarsi a 3: in certi casi l’Inter lo ha fatto con quell’eccesso di naturalezza che ha fatto pensare che fosse una mossa voluta, con Brozovic a piazzarsi in mezzo da regista appena possibile e Vecino a affiancarsi a Nainggolan.

Nonostante la posizione piuttosto avanzata del belga, la casistica si è ripresentata più volte, scegliamo un’immagine tra le tante disponibili:

Con Nainggolan trequartista “mobile” mi aspettavo un maggior controllo su Dembélé, proprio da parte del belga, che però si è dedicato alla faccenda senza convinzione né ritmo, rimane il dubbio se per scelta dell’allenatore o per mancanza di ritmo del calciatore: il pressing, comunque, è stato di ottimo livello per gran parte della partita.

Ci si aspettava anche un maggior controllo su Brozovic, ma dopo i primi 15 minuti è saltato anche questo, ed è stato uno degli errori di Pochettino.

Tornando alla metà campo nerazzurra, la mancanza di esperienza con questa disposizione, però, ha reso tutto un po’ più complicato, perché Vecino si è trovato spessissimo avanzatissimo (e evidenti difficoltà a rientrare coi tempi giusti) rispetto a Brozovic, con la difesa non sempre pronta a chiudere il buco, generando così spaziature atroci e quei varchi alle spalle dei centrocampisti che fortunatamente il Tottenham non hanno sfruttato appieno se non in un paio di occasioni e mai in maniera decisiva.

A questo va aggiunto lo strano comportamento del croato che con Gagliardini in campo è decisamente più ordinato anche nelle avanzate, mentre con Vecino è come se si sentisse più “autorizzato” a avanzare, solo che tempi e modi di certe scelte, di certi posizionamenti, sono tutti da rivedere, perché hanno facilitato il compito dell’avversario sulla trequarti.

Sotto questo aspetto, Eriksen ha trovato la fantomatica “mattonella giusta” alle spalle di Brozovic, ma anche Lamela ha potuto pasteggiare senza sosta alle spalle del croato, soprattutto nel secondo tempo, pur senza mai risultare neanche lui davvero decisivo.

Siccome questo mi è parso, assieme alle difficoltà evidenti di Skriniar, l’aspetto principale delle (relative) sofferenze dell’Inter, ho estrapolato qualche immagine e un paio di video a corredo del discorso.

Senza queste sbavature posizionali, la prestazione di Brozovic sarebbe stata da urlo.

La prima è una di quelle più costanti, con un uomo che attacca la difesa in profondità e un giocatore (a turno, compreso Kane) che si stacca dalla difesa avversaria per “galleggiare” tra le linee, visto che l’Inter non riesce a rimanere corta. In questa immagine si apprezza “l’altra faccia” di Nainggolan, quella più consistente come minutaggio, quella più voluta dall’allenatore: in fase di non possesso più che trequartista, praticamente seconda punta da affiancarsi a Icardi nella gestione del pressing ai difensori. E, va detto, con ottimi risultati in diverse situazioni:

Nel video sotto è proprio concettualmente sbagliata sia la posizione di Brozovic che quella di Vecino:

In quest’ultimo video possiamo apprezzare l’unico vero pericolo per l’Inter nel primo tempo, anche qui parliamo più di “regalo” nerazzurro che di vera pericolosità del Tottenham. L’azione la facciamo rivedere tutta perché c’è, sì, una corposa responsabilità di Brozovic, ma c’è la compartecipazione di Vecino (che tarda nella chiusura centrale) che soprattutto di Icardi, troppo molle nel pressing:

Ecco, la questione “problemi dell’Inter” però si esaurisce qui: tolte le difficoltà di Skriniar e le scelte infelici del duo Brozovic/Vecino (soprattutto il primo) in uscita, l’Inter non ha sofferto quanto in molti si attendevano, e mi attendevo.

Anzi.

(continua nella seconda parte)

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