#SampdoriaInter 0-1: l’Inter c’è

Introduzione

Nel’arco di tutta una stagione ci sono partite che valgono ben più di tre punti.

L’Inter sembra averne quasi bisogno: se, da una parte, la grande vittoria fa emergere certe consapevolezze, la sofferenza nella vittoria e la vittoria ghermita negli ultimi minuti appaiono elementi indispensabili, liturgia di una catarsi da attraversare per tornare a sorridere, a correre, a essere competitiva. Finalmente.

Se queste due partite, Tottenham e Sampdoria, avranno queste caratteristiche lo sapremo a maggio 2019, se avranno anche parte del peso, che so, di un 4-3 col Siena o un 1-2 a Kiev, con tutte le dovute e rispettosissime proporzioni, lo realizzeremo più avanti quando il quadro sarà completo, ogni pezzo al suo posto, e all’improvviso emergeranno quegli elementi che hanno avuto un peso specifico emotivo e mentale più determinante.

Già adesso, però, le due partite in questione emettono un paio di sentenze quasi inoppugnabili: l’Inter sta crescendo fisicamente e mentalmente, a livello caratteriale questa squadra c’è, eccome.

Chi aveva pensato, ipotizzato, fantasticato di una squadra spenta, senza carattere e magari in rotta con l’allenatore (con il solito tran tran dello #SpallettiVattene, tanto noi interisti non impariamo mai), ha avuto la sua dose di benservito.

Nulla di tutto questo: l’Inter c’è, è viva, ha cuore e voglia di essere protagonista.

L’Inter, insomma, tiene viva la sua stagione che è stata terribilmente a rischio già in questi primi 20 giorni di settembre.

Lo ha fatto in Champions League contro il Tottenham nei modi in cui Vi ho raccontato nei giorni scorsi, lo ha fatto con la Sampdoria sapendo soffrire quando non si poteva diversamente, emergendo prima fisicamente, poi tecnicamente e infine caratterialmente contro una squadra compatta, organizzata, disposta bene e ormai di spessore in Italia.

Il calcio è anche questo ed è uno dei motivi per cui si differenzia in maniera sostanziale dagli altri sport: soprattutto in quello moderno, il valore della squadra può differire dalla somma degli 11 in campo.

Anzi, differisce praticamente sempre, in positivo e in negativo.

Accade, così, che gli scarti tecnici individuali vengano compensati da quello che è diventato il vero fuoriclasse di oggi, quello a disposizione di ogni squadra: l’organizzazione, intesa anche e soprattutto come partecipazione alle quattro fasi della manovra, includendo anche le due di transizione che sono state molto importanti nella partita di ieri.

D’altra parte, senza scomodare esempi più eclatanti (ultimo in termini di tempo, Lione-City), la Sampdoria è quella squadra che ha schiantato il Napoli meno di 20 giorni fa 3-0 proprio a Marassi.

E se c’è una cosa sulla quale conveniamo praticamente tutti è che il Napoli, al momento, è squadra più attrezzata e organizzata dell’Inter: aspettarsi una minore sofferenza non era nell’ordine delle cose naturali.

Giampaolo ha delle certezze: la Sampdoria sta meglio dell’Inter fisicamente ma ha un turno infrasettimanale imprevisto e un giorno in meno di recupero.

In più sa che per molti versi può replicare la partita contro il Napoli, quantomeno nel tentativo di sfruttare la superiorità numerica a metà campo.

Infine aggiungiamo che l’Inter può subire mentalmente l’andare in svantaggio, cosa che avrebbe reso vita facile alla Sampdoria nelle ripartenze e nella gestione delle forze, viste anche le assenze in attacco.

Le certezze si traducono facile in una formula: la prima mezz’ora della Sampdoria è a tutta, i primi 20 minuti di una intensità incredibile a metà campo, al punto che in quei 20/25 minuti la Sampdoria fa e crea di più di quanto non faccia in tutto il resto della partita.

Le somme dei tentativi nei primi 15′ e dei tackles tentati nei primi 20′ superano di molto il 50% del totale delle due voci: segno che essere aggressivi sin dall’inizio era una scelta ponderata per bene.

Non è un caso che in campo ci sia Linetty, che col Napoli era stato il più battagliero di tutti.

Squadra corta, compatta, a tratti anche feroce, attenta e concentrata: l’immagine è una ma riassume perfettamente il concetto, la fase è un recupero palla della Sampdoria, tutta stretta entro meno di 20 metri di campo.

Squadra attenta in fase di non possesso ma anche, in possesso palla, capace di alternare un lungo possesso palla sfiancante per i nerazzurri a improvvise verticalizzazioni verso un sontuoso Quagliarella capace di fare il regista avanzato come pochi in Italia, sapientemente spostato sul centro-sinistra per sfruttare la scarsa forma di D’Ambrosio (il peggiore in campo assieme a Icardi).

All’Inter questa soluzione manca e questa è una di quelle partite in cui la cosa si fa sentire.

Ogni volta che la Sampdoria è stata pressata alta dall’Inter, l’uscita della palla rapida e in verticale verso Quagliarella è stata determinante per la costruzione della manovra, soprattutto per abbassare la difesa dell’Inter e costruire alle spalle dei due mediani, se non in profondità tra D’Ambrosio e Skriniar.

La maggior parte degli affanni nerazzurri nasce da questo continuo galleggiare dell’attaccante della Sampdoria tra le linee e negli half-spaces: i nerazzurri si sono trovati sempre a rincorrere, sempre con un attimo di ritardo nei confronti di una Sampdoria che ha sapientemente alternato possesso palla e verticalizzazione.

Questo il confronto della touchmap di Icardi (in blu) e Quagliarella (in rosso):

Atteggiamento che soprattutto nel primo tempo ha avuto i tratti persino dell’irritante, con continue lamentele ai compagni. L’archetipo dell’Icardi-fastidioso si ha al 15esimo del primo tempo, su palla sbagliata da Vecino: il capitano, invece di lottare sul pallone, con l’avversario che poi sbaglia, saltella per una plateale protesta verso l’errore del compagno, facendo poi una figura barbina per via dell’errore della difesa, al quale fa seguire un fallo.

L’Inter ha giocato male solo per via della “assenza” ingiustificata di Icardi?

Certamente no, ma l’Inter è costretta a una monotonia tattica non indifferente, alla quale Spalletti sta provando a dare risposte piazzando gli esterni con il piede opposto rispetto alla fascia (Candreva a sinistra e Politano a destra) e chiedendogli di accentrarsi per creare densità centrale e quelle soluzioni verticali necessari in mancanza dei movimenti di Icardi.

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