#InterFiorentina 2-1: le luci e le ombre di una vittoria fondamentale

Introduzione

L’Inter dà un altra sistemata alla classifica, al morale, all’andamento della stagione in questa sua specifica fase, battendo una delle squadre più interessanti del campionato, per organizzazione, qualità, corsa, soluzioni tattiche.

Soprattutto queste ultime che rendono merito al lavoro di Pioli, uno di quei tecnici “scuola Gasperini”, ovvero bravissimi a tirare fuori il massimo da squadre di classifica media, che rischiano di perdersi quando devono far rendere al massimo squadre di prima fascia. Questo perché spesso nelle prime situazioni si allena molto di più di quanto non si faccia nelle seconde, dove pesa maggiormente la gestione dello spogliatoio, il polso della squadra, la capacità di adattamento.

La classifica dell’Inter somiglia adesso a quella che si poteva immaginare a inizio campionato: le avrei dato 11/12 punti, adesso è a 10.

La partita in sé è stata condizionata da tante piccole e grandi situazioni che abbiamo già visto in precedenza.

Spalletti sembra insistere sui concetti dell’anno scorso, chiedendo ai suoi uomini di essere quella squadra che lui vuole che sia fra qualche tempo, ovvero tentare di somigliare sempre e comunque a sé stessa senza cedere nella lusinga della via più breve, più semplice, probabilmente più redditizia: l’Inter, insomma, non si adatta.

Non lo fa neanche la Fiorentina, che può giocare con l’animo leggero di chi non ha davvero nulla da perdere.

La squadra di Pioli si piazza con un 4-1-4-1 che in fase offensiva diventa un più chiaro 4-3-3, sebbene sarebbe più corretto parlare di 4-1-2-3, visto che Veretout rimane davvero staccatissimo rispetto ai compagni e Benassi, soprattutto, risulta essere pedina tattica fondamentale per Pioli, a prescindere dal numero di palloni che tocca effettivamente (relativamente pochi).

Spalletti, invece, insiste con la mediana Brozovic-Vecino e il 4-2-3-1 d’ordinanza con Nainggolan trequartista, mentre sugli esterni si rivede la coppia dell’anno scorso, Candreva-Perisic.

I primi 4 minuti e mezzo sono un film horror che non lascia presagire nulla di buono: l’Inter è come in bambola, la Fiorentina è alta, aggressiva, anche se tutto quello che viene fuori è in sostanza demerito dei nerazzurri, bravissimi nel perdere palla, ancora più bravi ad andarci molli molli, neanche fosse un’amichevole estiva tra scapoli e ammogliati… dove, tra l’altro, sarebbe più facile intravedere più agonismo.

Il palo della Fiorentina è la certificazione di una sofferenza di cui sinceramente avremmo fatto a meno.

Dopo questi 5 minuti scarsi di patimento, un paio di verticalizzazioni rapide verso Perisic costringono la Fiorentina a rinculare, soprattutto dal lato destro dell’Inter, perché l’uno contro uno Perisic-Milenkovic è qualcosa che nessun allenatore si augura.

Da quel momento in poi, per tutto il primo tempo si vede un’altra partita, con l’Inter che macina gioco, prova a creare e in diversi casi crea anche occasioni da rete, ma soprattutto riesce a sovrastare fisicamente e tecnicamente la Fiorentina, che non trova più il bandolo della matassa e può soltanto decidere che ci si deve sacrificare: ci sono momenti in cui, obtorto collo, devi accettare la supremazia avversaria.

Il primo tempo dell’Inter è probabilmente tra le cose migliori di questo inizio stagione. Il buon volume di gioco in alcuni frangenti diventa intenso, a tratti anche piacevole da guardare, con il tentativo nerazzurro anche di accelerare i tempi di salita della palla: quello che è mancato è stato il passaggio gusto negli ultimi 15/20 metri.

Ma per almeno 15 minuti la Fiorentina non riesce più a gestire il possesso né vede area nerazzurra fino al 29esimo quando un pallone viene buttato casualmente in area e c’è un fallo su Handanovic: in quei 15 minuti il possesso palla nerazzurro è doppio rispetto a quello viola, la palla sosta nell’ultimo terzo di campo per il 45% del tempo.

Poi c’è un fisiologico calo di intensità in cui la Fiorentina si inserisce bene perché non tira mai indietro la gamba e non rinuncia mai a giocare il suo calcio, sebbene quelle due/tre situazioni che creano grattacapi all’Inter non siano così trascendentali, a parte una occasione per Simeone.

Nel finale di primo tempo interviene il Var o, almeno, l’addizionale al Var chiede che l’arbitro giudichi un intervento di mani in area viola.

Il tocco di mani c’è, indiscutibile e, rivedendo bene le immagini, la deviazione non è così ininfluente come vorrebbero far passare i viola: il pallone di Candreva probabilmente sarebbe finito tra Icardi e Vecino (a rimorchio di Icardi) e invece finisce un paio di metri avanti.

Mani indiscutibile, non c’è neanche da valutare l’intensità o eventuale “danno subito”: è rigore, con buona pace delle proteste viola.

Il primo tempo finisce con l’Inter meritatamente in vantaggio, anzi, con un bottino che è probabilmente inferiore, eccezion fatta per quei 260 secondi di sbandamento iniziale dove la Fiorentina colpisce anche un palo, al volume di gioco creato.

Manca qualcosa nella fase di ultimo passaggio ma la crescita c’è e si vede.

Quello che fa davvero la differenza è il pressing, organizzato davvero molto bene dai nerazzurri, con Spalletti che ha deciso di impedire una costruzione facile per i viola, andando a pressare Veretout con Nainggolan costantemente.

Beninteso, aanche quello della Fiorentina è ben strutturato.

Sia l’Inter che la Fiorentina hanno un credo, che è la costruzione dell’azione dal basso: è un rischio che si prendono volentieri e che in più occasioni rischiano di pagare, ma che alla fine porta qualcosa a entrambe, in termini di gioco alla Fiorentina, in termini di supremazia e, in questo caso, risultati all’Inter.

Le ultime considerazioni, congiunte, portano a un risultato dal punto di vista statistico: nel primo tempo, la precisione nei passaggi da parte di entrambe le squadre è sotto l’80%, l’Inter di poco sopra il 75%: davvero troppo basso per entrambe e segno che, a palla conquistata, c’è stato spesso il tentativo di verticalizzare più rapidamente verso le punte di quanto non si faccia di solito, da ambo le parti.

Bene quasi tutti i nerazzurri, piaciuti meno Brozovic e Vecino in fase di impostazione, sugli scudi Nainggolan, D’Ambrosio e Candreva, ma da segnalare anche un’ottima predisposizione di Icardi ad un gioco più collaborativo: nel primo tempo la valutazione individuale è piuttosto alta e la prestazione confortante.

Il secondo tempo comincia più o meno sulla falsa riga del primo, se non fosse che a metà campo succedono 3/4 cose raccapriccianti.

Tra il 46esimo e il 53esimo ci sono almeno 3 palle perse gravissime, due di Brozovic e una di Vecino, che hanno l’effetto di far sbandare l’Inter e toglierle certezze.

 

Si tratta di pura psicologia in campo, si perdono distanze, non si trovano più le posizioni: errori così gravi, dai quali partono azioni pericolose viola, hanno l’effetto di fare arretrare l’Inter di quei 10/15 metri che poi risulteranno fatali.

Ho sentito che il merito di questa “variazione” durante la partita sarebbe dei cambi di Pioli: peccato che Pjaca entri in campo a pareggio ottenuto e che l’unica vera ragione per cui l’Inter soffre e subisce il pareggio è… l’Inter.

Ne prendiamo solo una, probabilmente la più grave perché è al 47esimo e perché è un errore senza alcuna possibile giustificazione:

Il terzo errore è quello che mette l’Inter in ginocchio dal punto di vista dell’assetto tattico ed è una collaborazione Skriniar, Brozovic e Vecino in ordine crescente di responsabilità: da questo errore nasce l’azione insistita dei viola da cui poi viene il gol.

Si tratta di oltre un minuto di azione insistita, in cui l’Inter paga mentalmente l’errore di Vecino molto più di quanto avrebbe dovuto e potuto fare.

Questa è una di quelle azioni che all’Inter mancano. Non vediamo tutto il campo e non possiamo renderci conto di cosa ci sia in attacco, ma è chiaro il linguaggio del corpo di Skriniar: se avesse avuto un appoggio in avanti da uno tra Nainggolan e Icardi, probabilmente l’avrebbe data in profondità, proprio lui che in questo fondamentale tecnico è davvero bravissimo.

Nello svolgersi dell’azione c’è il quarto errore, quello più grave in termini di peso specifico ma probabilmente il meno grave dal punto di vista tecnico, lo fa Nainggolan in uscita di palla su un calcio d’angolo viola: il suo istinto gli dice di attaccare al centro piuttosto che portarsi verso l’esterno, ed è un errore sotto tutti i punti di vista perché, dopo il penultimo tocco, con Veretout (credo) sbilanciato, sarebbe bastato riportarsi verso l’esterno per costruire un contropiede epico piuttosto che prendere un gollonzo del genere.

Solo a questo punto Pioli decide di togliere un Simeone, fin lì bullizzato da Skriniar e De Vrij, e inserire Pjaca, togliendo un riferimento centrale all’Inter e provando a creare scompiglio.

La mossa ha anche l’effetto di sbilanciare la Fiorentina, tanto che l’Inter avrebbe anche l’opportunità per rispondere pochi istanti dopo con un contropiede 4 contro 4 che gestisce male con Candreva che serve Icardi là dove non può arrivare e, se anche ci fosse arrivato, non avrebbe combinato granché.

Poi c’è un’altro errore tecnico grave ma Spalletti valuta erroneamente: non è Candreva a sbagliare il tocco su Perisic bensì è il croato a attaccare troppo la profondità. L’effetto emotivo dell’azione sbagliata, unita al momento di difficoltà oggettiva e alla cattiva gestione del contropiede precedente porta l’allenatore interista a togliere Candreva e far entrare Politano.

Cambio sbagliato proprio concettualmente, perché Candreva fin lì era stato probabilmente il migliore dei nerazzurri, ma soprattutto perché Perisic era già in evidente debito di ossigeno.

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