#InterCagliari: le pagelle (malpensanti) del lunedì

Introduzione

Il titolo è stato sempre lì, a portata di mano, ma solo dopo mesi e mesi di tribolazioni è venuto fuori. Da oggi in poi, le pagelle malpensanti usciranno di lunedì, sia che si giochi di sabato che di domenica: se ve lo state chiedendo, le chiameremo “del lunedì” anche quando l’Inter giocherà il turno infrasettimanale, che si tratti di Champions League o campionato.

Ho dovuto ri-rivedere la partita contro il Cagliari perché in diretta lo streaming di Caz… ops, scusate, di Dazn è stato veramente indecente. Le esperienze con il nuovo operatore sono varie, c’è chi dice di non avere problemi, chi invece non ne ha mai avuta buona una, tra cui il sottoscritto.

Sabato il ritardo accumulato tra i 140 e i 160 secondi: del gol di Lautaro ho appreso perché su Twitter mi è venuta fuori la notizia.

Bando alle ciance, l’Inter ha battuto un Cagliari che ha giocato una partita migliore di quello che abbiamo raccontato, benché sia mancata terribilmente quel quid di qualità in più dalla trequarti in su per far fruttare il buon lavoro svolto nei primi 2/3 di campo.

Una squadra ordinata, attenta, spesso con 11 uomini sotto palla in fase di non possesso, con un baricentro piuttosto basso attorno ai 43 metri, ma bravissima a salire non appena recuperata palla: non è un caso che la partita sia finita in parità sul piano del possesso.

Per una squadra come l’Inter, con la storia che ha l’Inter con le cosiddette “piccole”, era più facile sbagliare questa partita più che portarla a compimento.

C’è stato un momento del secondo tempo in cui il gol rossoblù sembrava nell’aria. Poi è arrivato, sì, ma la reazione positiva e il raddoppio ci raccontano anche di questa piccola crescita mentale.

LE PAGELLE

HANDANOVIC SV

Inoperoso, se non per qualche uscita che va decisamente meglio che nel passato, come al 27esimo quando rischia di rimetterci la faccia.

Spalletti gli chiede di non buttarla in avanti se non proprio estremamente necessario, perché la necessità è che l’Inter faccia partire l’azione dal basso.

Il perché è presto detto: facendo così si invoglia l’avversario a uscire dal buco in cui si è rintanato.

Handanovic obbedisce anche se in alcune occasioni è un tantino esagerato, prendendosi rischi inutili, come in un disimpegno del secondo tempo: sulla coscienza non meno di 40mila infarti.

D’AMBROSIO 6-

L’impressione è che si contenga lui perché sa di doverle giocare tutte fino al rientro di Vrsaljko, ma è chiaro che si tratta di una richiesta dell’allenatore. Anzi, più che una richiesta.

Anche lui fa come Handanovic, obbedisce e lo fa quasi con sollievo: nell’ultimo terzo di campo, quello della difesa avversaria, lo si vede solo nei calci d’angolo e in una occasione sulla fascia.

Fine, stop: la partita offensiva di D’Ambrosio finisce qui.

Non perfetto ma comunque efficace in fase difensiva, anche se la vicinanza con De Vrij lo aiuta a passare una serata tranquilla.

Unico vero grande difetto delle ultime partite, ripetuto anche in questa, l’eccesso di apprensione nello stringere centralmente e chiudere la diagonale che per almeno due volte ha generato problemi all’Inter, al 27esimo del primo tempo quando Handanovic ci mette una pezza e 10 minuti dopo, quando lo fa Politano.

DE VRIJ 7,5

“Ma che partita ha fatto?”

Citiamo volentieri una delle frasi preferite del Crespo commentatore per descrivere il match di De Vrij: ma che partita ha fatto?

Se nelle partite precedenti si era concesso qualche sbavatura, in qualche caso anche grave pur se in solitaria, in questa non sbaglia praticamente nulla: pulito, preciso, chirurgico in alcune scelte di piazzamento.

Uso l’avverbio perché sul taccuino degli errori importanti ne conto uno e uno soltanto, al 40esimo quando tiene in gioco un giocatore del Cagliari (credo Sau) e resta 50 centimetri dietro Miranda, insolitamente perfetto nell’altezza. L’azione è questa, all’errore però risponde bene il compagno di reparto:

De Vrij è uno di quei rari difensori che rischiano di passare quasi “inosservati” perché, a differenza di tanti più in vista, lui non deve fare cose mirabolanti per risolvere il problema: lui è lì, al posto giusto, prima del problema.

E quello, il problema dico, non nasce neanche.

Mentre il compagno di reparto prova quasi fastidio nell’impostare il gioco, lui si diverte anche se viene pressato quel tanto di più che gli impedisce di toccare molti più palloni.

Su uno dei giornali sportivi leggo un azzardato “un po’ meno preciso del solito in fase di costruzione“: 93% di precisione, un solo lancio sbagliato.

Alla faccia del “meno preciso del solito”.

Va vicino al gol 2 volte, ne farà diversi in stagione.

Le cose migliori, però, non le fa con i piedi ma con le mani, quando indica ai compagni il tempo e il posto in cui stare: obbediscono tutti, Miranda compreso, segno che ne hanno riconosciuto la qualità da leader.

MIRANDA 6+

Lui, sì, è impreciso, pure troppo a volte.

In fase di possesso ha quell’espressione di chi, da nobile viziato, deve fare le pulizie di casa: prova quasi un fastidio che diventa fisico e glielo leggi in viso.

Si diverte di più in difesa, quando deve randellare, anche se lui perde la maggior parte dei duelli, l’esatto contrario del compagno di reparto.

Ma questa non era partita da patemi e, sbandata del secondo tempo a parte, non ce ne sono state.

DALBERT 6,5

Avrebbe meritato qualche cosa di più se non fosse per qualche pallone sbagliato di troppo.

Corre, contrasta, lotta, ci mette sempre la gamba, rischia anche una ammonizione che, a termini di regolamento, dovrebbe ricevere, ma che il metro un po’ ballerino dell’arbitro gli abbuona (se è per questo, ai cagliaritani anche di più!).

L’assist impreziosisce una partita che gioca con maggiore fiducia che in passato, e questo è confortante perché Asamoah non durerebbe tutta la stagione e, sinceramente, avere un mancino lì sulla sinistra cambia la prospettiva dell’attacco, perché si guadagnano tempi di gioco e opportunità. vedi gol di Lautaro Martinez: l’azione e il cross nascono proprio perché c’è un mancino.

Speriamo solo non sia un fuoco di paglia.

GAGLIARDINI 5

Il peggiore in campo per distacco.

Meno di 30 palloni toccati, 7 passaggi sbagliati, un paio di cose incomprensibili che dovrebbero somigliare a aperture purtroppo venute male, diversi errori di posizionamento e troppi duelli persi: per avere giocato meno di un’ora è davvero troppo.

Gagliardini è uno di quelli che dovrebbe giocare di più in questa fase della stagione per trovare brillantezza, ma al momento Spalletti sembra avere fatto altre scelte: vista questa partita non ha torto.

Quello che preoccupa di più, però, è la confusione tecnica e tattica in cui annega nelle partite peggiori. Il ragazzo è anche intelligente e ha una buona sensibilità calcistica, si accorge quando la giornata è destinata ad andare male e prova a compensare con tanta corsa.

Peggiorando le cose, però. Perché quella corsa a volte è un ulteriore elemento di confusione suo e dell’intero reparto.

(continua a pagina 2)

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